Anonymous

images

 

 

Anonymous sembra essere un’idea che ha dichiarato guerra al suo nemico, ossia a quel movimento terroristico che sta usando i media in modo del tutto  criminale.

Usa anch’esso la via mediatica per spiazzare con le stesse armi quello che ritiene  un  ostacolo alla libertà personale e dei popoli.

Si presenta con una maschera, scelta come segno di anonimato, che vuole forse dire due cose contemporaneamente: la prima sarebbe è che “Loro” sono ovunque, dove meno te lo aspetti, e che con le loro abilità destabilizzanti avranno la meglio sugli “Altri”; la seconda sarebbe è che vogliono rimanere non visualizzati in volto, per ovvie ragioni di sicurezza.

Domenico Quirico li critica senza pietà alcuna, dicendo che se la nostra salvezza dovesse dipendere da questi  bell’imbusti, possiamo considerarci già tutti morti, ma io non voglio a mia volta  buttare fango su chi si sente mosso, anche se pur vagamente o velleitarmente, da nobili intenzioni.

In quanto al mascherarsi dello jihadismo, non è un segno di codardia, come potrebbe sembrare; è il loro volere apparire in tutto vestiti come dei combattenti, pronti al martirio.

Insomma, questa è una guerra senza fronti e senza frontiere, dove il nemico potrebbe essere ovunque, dove nulla  è quello che sembra, dove le cose sono contemporaneamente qualcosa e in parte il suo contrario.

Concordo   sull’analisi del giornalista quando sottolinea che al confronto di questo nuovo Stato islamico che si prefigge di insediarsi stabilmente in un territorio con tutte le caratteristiche di uno  stato qualunque,  e quindi con i suoi uffici, ospedali e scuole, Osama  Bin Laden ed i suoi fedelissimi al seguito, che si era rassegnato a vivere in una grotta, nascosto al mondo ed ai suoi pericoli, potrebbe raffigurarsi come uno sprovveduto principiante alquanto mal messo di questo pensiero di conquista.

Sullo sprovveduto  avrei le mie riserve, visto che la preistoria terroristica islamica è stata capace di un giorno come quello dell’11 settembre 2001.

Di sicuro è cambiato il modo di pensare se stessi: nei loro videomessaggi, pieni di terrore e di morte, lo jihadismo  non parla a noi occidentali, per i quali noi nemmeno siamo degni di dialogo,  ma parla ai propri, parla al proprio   mondo musulmano, e dice loro: “Vedete, adesso siamo noi i più forti, adesso siamo noi che facciamo quello che vogliamo con gli americani e con quelli che la pensano come loro. Noi siamo i combattenti che combattono perchè Allah è unico, perchè Allah è grande, e adesso vinceremo”

Usano un grande pensiero del tutto  non commerciabile,  per scopi del tutto arbitrari.

Di fronte a tanta follia  il popolo musulmano in genere si dissocia, si difende,  replicando che quelli non sono dei veri islamici, che la loro religione non dice di uccidere come questi sciagurati fanno.

Se poi viene sacrificato un giordano, lui stesso musulmano, con il solo torto di simpatizzare per certi sistemi di vita o di tollerare certe aperture verso l’occidente, allora il mondo arabo non solo si dissocia, ma si mette comprensibilmente  a bombardare e a lanciare i suoi razzi sul nemico.

Ecco, mi sembra di capire  che  non siamo che all’inizio di qualcosa che diventerà a breve sempre più complicato.

In attesa di forze risolutrici migliori.

 

 

Annunci