Socrate

 

Perchè è possibile ritenere  proprio Socrate un   simbolo di conoscenza?  Perchè  questo filosofo rappresenta il passaggio dal pensiero mitologico-antico verso il pensiero moderno, emancipato dalla credenza dei miti, degli antichi, ancora legato alle superstizioni  e al culto del divino inteso nella sua forza oscura.  Socrate ha pagato con la vita questo suo essere stato precursore del tempo, è stato troppo anticipatore  per i suoi contemporanei, e continua ad essere straordinariamente attuale nella nostra civiltà post-moderna. Segna  l’inizio del tragico, la fine dell’illusione, dell’eroismo  umano che scopre  di potere contare solo sulle proprie  forze, abbandonato dai Signori dell’Olimpo   ed  ancora  orfano di nuove  divinità , o meglio, di un nuovo senso della trascendenza.  Vissuto prima dell’avvento del cristianesimo, di fatto  Socrate   esprime pienamente  in senso pagano e potremmo dire ateo, il bisogno  tutto umano di ricercare la verità, di fondare la propria esistenza su dei valori condivisi e partecipati, pratica che  diviene di per sè fonte di amore per l’altro, espressione di una chiara volontà di  educare, insegnare, trasmettere e fondare su dei pilastri assai profondi ed interrati  il proprio progetto di vita, una forma di comunicazione orizzontale e trasversale nello  stesso tempo.

il metodo socratico

alla ricerca perpetua del bene

La  presentazione  di Diego Fusaro commentata  all’interno del progetto  La scuola che funziona

(A cura di Diego Fusaro  e rivisto  da Antonella Dallomo)

Socrate nacque nel 470 / 469 a.c. da Sofronisco , scultore , e Fenarete , levatrice . Dapprima esercitò forse il mestiere del padre , ma successivamente l’abbandonò per dedicarsi esclusivamente all’indagine filosofica . Non di rado dovette quindi ricorrere all’aiuto economico di amici . Sposò Santippe , che una certa tradizione tende a presentare come donna bisbetica e insopportabile : si è arrivati a pensare che Socrate stesse sempre in piazza non tanto per filosofare quanto piuttosto per stare lontano da Santippe e dalle sue ramanzine continue : pare che Socrate sia riuscito a far ragionare tutti tranne Santippe . Da lei ebbe tre figli . Socrate non lasciò mai Atene se non per brevi spedizioni militari : partecipò infatti nel 432 alla spedizione contro Potidea , traendo in salvo Alcibiade ferito , e nel 424 combattè a Delio a fianco di Lachete durante la ritirata degli Ateniesi di fronte ai Beoti . Successivamente nel 421 combattè ad Anfipoli . Nel 406 in conformità al principio della rotazione delle cariche , fece parte dei pritani , ossia del gruppo del Consiglio al quale spettava decidere quali problemi sottoporre all’Assemblea e si oppose alla proposta illegale di processare tutti insieme i generali vincitori nello scontro navale avvenuto al largo Arginuse , perchè non avevano raccolto i naufraghi . Con questa presa di posizione egli si poneva in contrasto con i democratici , ma nel 404 , passato il potere in mano all’oligarchia capeggiata dai Trenta , rifiutò di obbedire all’ordine di arrestare un loro avversario , Leone di Salamina . Nel 403 la democrazia restaurata , pur concedendo un’amnistia , continuò a ravvisare in Socrate una figura ostile al nuovo ordine , anche per i rapporti da lui intrattenuti in passato con figure come Alcibiade e Crizia . Nel 399 fu presentato da Meleto un atto di accusa contro Socrate , ma tra i suoi accusatori erano anche Licone e soprattutto Anito , uno dei personaggi più influenti della democrazia restaurata . L’atto di accusa è il seguente : ” Socrate è colpevole di essersi rifiutato di riconoscere gli dei riconosciuti dalla città e di avere introdotto altre nuove divinità . Inoltre è colpevole di avere corrotto i giovani . Si richiede la pena di morte ” . Gli accusatori contavano probabilmente in un esilio volontario da parte di Socrate, com’era avvenuto in passato per Protagora o Anassagora, ma egli non abbandonò la città e si sottopose al processo . A maggioranza i giudici votarono per la condanna a morte la quale fu eseguita in carcere mediante la somministrazione di cicuta . Possiamo inserire Socrate nell’era sofistica (sebbene lui si schierò contro i sofisti) perchè come i sofisti si interessò di problemi etici ed antropologici , mettendo da parte la ricerca del principio e della cosmogonia . Socrate non scrisse mai nulla e così per ricostruire il suo pensiero dobbiamo ricorrere ad altri autori. Le fonti principali sulla vita di Socrate sono quattro 1) Platone 2) Senofonte 3) Aristotele 4) Aristofane .  1) Il grande Platone  è senz’altro la fonte più attendibile : egli fu discepolo diretto di Socrate e con lui condivise sempre l’idea della filosofia come ricerca continua .    2) Senofonte è la fonte più banale e meno interessante : il Socrate degli scritti di questo testimone  è un cittadino ligio alla tradizione , il vero interprete dei valori correnti , il saggio che mira al bene dei suoi concittadini ed è ossequioso verso la città e le sue divinità . Va subito precisato che Senofonte  era un grande generale , coraggioso e valoroso , ma non era certo un’aquila : i suoi scritti stessi non sono certo esempi eclatanti della letteratura greca : sono ridondanti e ripetitivi . Fece anche campagne militari con Socrate e nei suoi scritti ne esalta il valore dicendo che non stava mai fermo , era sempre in azione , non soffriva niente (camminava addirittura a piedi nudi sul ghiaccio) . A Senofonte  della filosofia non gliene importava nulla e con Socrate , di cui era grande amico , non trattava mai argomenti filosofici , ma solo militari : questo ci consente di capire che Socrate modulava il discorso a seconda del personaggio che aveva di fronte : con un filosofo parlava di filosofia , con un generale di guerra parlava di guerra. 3) La testimonianza di   Aristotele  è stata a lungo ritenuta la più attendibile perchè Socrate non viene caricato di significati simbolici : il  filosofo precursore del razionalismo   ce ne parla in modo oggettivo . Tuttavia la testimonianza   aristotelica  ha dei limiti : in primis , è la meno ” artistica ” delle 4 ed è l’unica di un non-contemporaneo . Va poi detto che in   costui  Socrate ci viene presentato quasi come un ” robot ” : la filosofia socratica viene presentata come un susseguirsi di ragionamenti e non viene dato spazio al filosofare in pubblico , al dialogo aperto . 4) Aristofane  è il personaggio più vicino a Socrate come età : ci presenta un Socrate relativamente giovane (circa 40 anni) . Va ricordato che    Aristofane era un commediografo e ne risulta che l’immagine che lui ci dà di Socrate è fortemente impregnata di tratti sarcastici . Ne ” Le nuvole ” ce lo presenta come un sofista studioso della natura (il contrario di ciò che era in realtà) , con la testa fra le nuvole . Insomma Aristofane è l’unico a darci di Socrate un’immagine fortemente negativa (non a caso   Aristofane  era stato uno dei primi accusatori di Socrate) . In realtà non dobbiamo pensare che egli   volesse gettar discredito su Socrate o lo prendesse in giro per cattiveria : in fondo lui faceva solo il suo lavoro di commediografo , che consisteva nel far ridere . In realtà con la figura di Socrate vuole prendere in giro non Socrate , ma l’intera categoria dei filosofi . La testimonianza di     Platone  resta la migliore e le altre tre vanno sfruttate come appoggio .    Platone  lo conosceva davvero bene ed era lui stesso un gran filosofo : il grosso limite è che trattandosi di un filosofo ,    Platone  stesso  avrebbe potuto rimaneggiare i discorsi di Socrate , ed è proprio quel che fa man mano che invecchia . ” L’apologia “ , per fortuna , resta un dialogo giovanile nel quale  il grande fondatore del pensiero  spirituale   descrive il processo che decretò la condanna a morte di Socrate . E’ proprio in questo dialogo che emerge fortemente la differenza tra Socrate ed i sofisti : i sofisti pronunciavano discorsi raffinati ed eleganti , ma totalmente privi di verità : per loro l’importante era parlar bene , avere un buon effetto sulle orecchie degli ascoltatori . Per Socrate invece quel che più conta è la verità : lui si proclama incapace di controbattere a discorsi così eleganti e ben formulati (ma falsi) . Socrate , pur non tenendo un’orazione raffinata , dice il vero : la critica ai sofisti verrà poi ripresa da    Platone   stesso . I sofisti puntavano a stupire l’ascoltatore , dal momento che erano convinti che la verità non esistesse (soprattutto Gorgia) . Socrate per difendersi in tribunale non pronuncia un discorso (come i sofisti) , ma imposta un dialogo botta e risposta : è proprio dal discorso che viene a galla la verità ( Platone  dirà che il discorso tra due o più individui è come lo scontro tra due pietre dal quale nasce la fiamma della conoscenza) . Lo stile oratorio di Socrate è scarno , secco e quasi familiare , modulato a seconda dell’interlocutore . Il punto di partenza del discorso socratico è la cosiddetta ” ironia socratica ” , ossia la totale autodiminuzione , ” io non so , tu sai ” . Così inizia anche ” L’apologia” : si pone la domanda “che cosa è x ?” e l’interlocutore cade nel tranello e risponde , sentendosi superiore a Socrate . Socrate , come abbiamo detto parlando di   Senofonte, parla di argomenti noti all’interlocutore : se ad esempio parla con un generale gli chiederà ” che cosa è il coraggio ? ” . Quello risponderà , per esempio , dicendo che il coraggio è il non indietreggiare mai . Allora Socrate interverrà dicendo che quello non è coraggio , bensì pazzia . La critica diventa stimolo per l’interlocutore a fornire una seconda risposta meglio articolata : il gioco può andare avanti a lungo e spesso rimane aperto .

Questo metodo viene detto ” maieutico “: Socrate diceva di fare lo stesso lavoro della madre , la quale era ostetrica : lei faceva partorire le donne , lui le anime . Come le ostetriche valutano se il neonato è ” buono ” , così Socrate valuta se le idee , le definizioni sono buone . Non tutti gli interlocutori erano intelligenti e riconoscevano i propri errori : spesso preferivano evitare Socrate . Da un interlocutore Socrate fu anche denominato ” torpedine ” (in un senso moderno  diremmo rivoluzionario) in quanto l’incontro con Socrate risulta scioccante perchè ribalta le concezioni di chi era convinto di sapere e dimostrava che in realtà non sapeva . Socrate stesso si paragonava ad un moscone che stimola il cavallo : lui stimolava gli uomini a ragionare . Socrate con il processo dell’autodiminuzione afferma di non sapere nulla , mentre sostiene che i sofisti sappiano tutto : dice che forse l’educazione che impartisce lui è inutile rispetto a quella sofistica , ma senz’altro è più importante . Le calunnie nei confronti di Socrate hanno avuto inizio quando lui si definiva sapiente in quanto l’oracolo di Delfi gli aveva detto che era il più sapiente tra gli uomini . Lui era rimasto sconvolto da tale affermazione e non riusciva a crederci : allora cominciò a girare per Atene per vedere se trovava persone effettivamente più sapienti di lui . Dunque si recò da coloro che si ritenevano sapienti : politici , poeti , artigiani . Socrate si accorse che tutte e tre le categorie erano convinte di sapere , ma in realtà non sapevano niente : i politici erano i peggiori di tutti non in quanto politici (Socrate stesso , se vogliamo , era un politico perchè svolgeva la sua attività in pubblico) ma in quanto non capaci di insegnare il loro sapere : un vero sapiente deve spiegare ciò che sa : anche i politici migliori (Pericle) non sanno trasmettere il loro sapere . Lo stesso era per i poeti , che a partire da Omero erano considerati sapienti ed educatori : Socrate li biasima sia perchè dicono assurdità , sia perchè il loro non è un sapere , ma una forma di ” follia ispirata ” : era la divinità che parlava per bocca loro . I meno peggio risultarono essere gli artigiani , che almeno sapevano fare diverse cose di utilità pubblica : la loro è una ” tecnè ” , ossia una sapienza pratica . Però anche gli artigiani avevano i loro difetti : erano sì competenti nel loro settore , ma peccavano di presunzione perchè erano convinti che la loro conoscenza fosse universale ed illimitata , anzichè limitata . Inoltre essi agivano senza pensare e ponderare . Socrate arrivò alla conclusione che l’oracolo di Delfi aveva ragione : lui stesso è il più sapiente , pur sapendo di non sapere . Il suo non va interpretato come atteggiamento di rinuncia alla ricerca della verità , ma come segno di modestia intellettuale : è proprio il fatto di essere consapevoli della propria conoscenza che spinge l’uomo a sforzarsi di raggiungere la conoscenza ; se si è convinti di sapere già tutto non ci si sforzerà di migliorare . Tra le varie accuse che vengono mosse a Socrate c’è anche quella di corrompere i giovani nella piazza rendendoli peggiori : lui ribatte a questa accusa dicendo che non avrebbe motivo di fare ciò . Infatti se corrompesse i giovani finirebbe per vivere in una città di giovani corrotti , il che si ritorcerebbe contro lui stesso . Va senz’altro ricordato il cosiddetto ” intellettualismo etico ” di Socrate : secondo lui nessuno può compiere il male sapendo effettivamente di compierlo : nessuno potrebbe mai fare del male volontariamente . Un rapinatore rapina non pensando di fare del male , ma di fare del bene : è un errore intellettuale ritenere bene ciò che è male . E’ un atteggiamento tipicamente cristiano-cattolico che si possa scegliere tra bene e male indistintamente . Dunque Socrate introducendo l’intellettualismo etico dimostra di aver agito per il bene della sua città . E’ Socrate che ha scoperto il concetto moderno di anima : in precedenza significava ” soffio vitale ” , ciò che fa vivere le cose ; il termine  greco  assunse poi il significato di ” immagine nell’Ade ” , un’esistenza depotenziata . Per gli Orfici significava ” demone ” . A partire da Socrate fino al giorno d’oggi l’anima è diventata il nostro io : ci identifichiamo con l’anima . Secondo Socrate possiamo dividere i beni ed i mali in tre categorie a) dell’anima b) del corpo c) dell’esterno . Il corpo è lo strumento nonchè la prigione dell’anima . Il denaro , per esempio , è un bene esterno . In alcuni frangenti sembra che Socrate (ed anche    Platone) rifiuti i beni materiali e del corpo , scegliendo quelli dell’anima ; in altre occasioni pare che possano essere accettati entrambe . Socrate , per esempio , pare che non disprezzasse il vino . Quest’ambiguità tra beni del corpo e beni dell’anima può essere spiegata affermando che i beni son tutti beni finchè non entrano in conflitto con altri : la ricerca del piacere fisico diventa un male quando la si antepone alla ricerca di quello intellettuale . Questo non vale solo per i beni , ma anche per il rapporto tra anima e corpo : il corpo per Socrate e   Platone  non va disprezzato , anzi va apprezzato perchè serve all’anima . Per il Cristianesimo la ricchezza è un male , per Socrate e    Platone  è un bene finchè non entra in conflitto con gli altri beni . Interessante è il concetto socratico di ingiustizia : essa non danneggia chi la subisce , ma chi la commette . La giustizia infatti dà un senso di piacere interiore e chi è ingiusto perde questo piacere , mentre chi subisce l’ingiustizia continua a provarlo . Questo vale anche per   Platone . Tra le cose che Socrate dice di non sapere vi è la conoscenza dell’aldilà , di cosa c’è dopo la morte (   Platone dirà di essere in grado di dimostrare l’esistenza di un aldilà) . Per lui non è che se si vive una vita giusta si sarà premiati : si è già appagati dal vivere giustamente , la felicità che si prova perchè si è giusti è già una sorta di premio : Socrate dice che magari potrebbe esserci una vita ultraterrena , ma lui non lo sa . Tra le varie accuse rivolte c’era anche quella di ateismo e di empietà : Socrate infatti credeva nei demoni , che lui proclamava ” figli delle divinità ” . Lui dimostra che è un’accusa sbagliata dicendo che se crede nei demoni che sono figli delle divinità , è ovvio che creda anche nelle divinità : perchè ci sia il figlio (demone) , ci devono anche essere il padre e la madre (le altre divinità) . Ma che cosa era questo demone ? Abbiamo due testimonianze divergenti : per   Platone  era una sorta di angelo custode – coscienza personale che interveniva ogni qual volta Socrate stesse per sbagliare : si tratterebbe di una sorta di ” aiuto privilegiato ” che non tutti hanno : solo le persone per bene . E’ un dono divino per i buoni . E’ come se la divinità partecipasse alla vita umana.   Per    Senofonte  invece il demone è un’entità che lo spinge ad agire in determinati modi :   Senofonte  intende ancorare fortemente Socrate alla credenza in un ordine divino e in un intervento divino nella vita umana . Per Socrate l’importante non è vivere , ma vivere bene : quando la nostra anima è sana , giusta , allora anche noi stiamo bene . Sempre    Senofonte  nei ” Detti memorabili ” riassume la prova dell’esistenza di Dio formulata da Socrate in questi termini : ciò che non è opera del caso postula una causa intelligente , con particolare riguardo al corpo umano che ha una struttura organizzata non casuale . Per questa sua origine l’uomo è ritenuto superiore a tutti gli altri animali ed è oggetto dell’interesse di Dio , come si deduce anche dalla possibilità di conoscere i suoi progetti sull’uomo ricorrendo all’arte della divinazione . Va notato che il Dio socratico ( inteso come intelligenza finalizzatrice ) è una sorta di elevazione a entità assoluta della psychè umana . Molti hanno notato che gli accusatori non volevano in realtà condannarlo a morte , ma semplicemente zittirlo . Ma Socrate non può accettare di essere zittito : il suo destino è andare in giro a colloquiare con la gente . Vivere bene per Socrate significa svolgere quest’attività e non rifiutare di essere colpevole significava non far perdere significato alla sua vita . Dal momento che era già vecchio e gli restavano pochi anni di vita , tanto valeva farla finita lì , ma non rinunciare ai suoi ideali . Mentre la ricerca di   Platone  si spingerà in un’altra dimensione , quella di Socrate rimane saldamente ancorata al mondo terreno : la sua missione è far capire ai cittadini ciò che fanno . In Socrate vi è poi un  certo  rifiuto della politica (che peraltro troveremo anche in    Platone ) : fa infatti notare che lui stesso aveva avuto parecchi problemi con la politica : prima contro di lui si erano scagliati gli oligarchici , ed ora i democratici (nell’accusa ai danni di Socrate si possono scorgere istanze politiche : lui era un aristocratico e i democratici volevano punirlo ) . Pur avendo problemi con la politica , Socrate non dice che vada abolita . Prima dell’esecuzione della pena capitale , a Socrate era stata presentata la possibilità di evadere dal carcere , ma lui si era rifiutato : in lui infatti vi era il massimo rispetto per la legge , che non si deve infrangere in nessun caso . La legge può essere criticata , ma non infranta : di fronte ad una legge ingiusta non bisogna infrangerla , ma bisogna battersi per farla cambiare. Socrate afferma che sarebbe stato suo dovere far cambiare la legge e che non essendoci riuscito è giusto che lui muoia . Gli Ateniesi son convinti di essersi liberati di Socrate avendolo eliminato fisicamente , ma in realtà per liberarsene completamente avrebbero dovuto ” ucciderlo filosoficamente ” , batterlo a parole . In realtà volevano farlo tacere , ma han sortito l’effetto opposto :    Platone   infatti , che era intenzionato a dedicarsi alla vita politica , resterà sconvolto per condanna del maestro e si dedicherà alla filosofia . In Socrate vi è una vaga idea di provvidenza divina , ma non collettiva , bensì individuale : la divinità aiuta solo i migliori . Celeberrima è la conclusione dell’   Apologia , in cui Socrate si rivolge ai suoi discepoli prima di essere giustiziato : ” Ma ormai è ora di partire : io verso la morte , voi verso la vita . Chi di noi cammini a una meta superiore è oscuro a chiunque : non al mio dio .” Nel    Simposio  di Platone    Alcibiade   afferma che Socrate non assomiglia a nessuno degli uomini del passato e del presente : è una figura nuova . Non si interessa di politica , ma non la disprezza , non rifiuta i festini , ma non vi si identifica ( nel Simposio  tutti i convitati si addormentano , Socrate no ) . Soffermiamoci ora maggiormente sulla tecnica discorsiva di Socrate : la confutazione è la tecnica che dimostra l’inconsistenza del sapere dei propri interlocutori . Ma per arrivare a questo risultato bisogna partire dal metodo delle domande e delle risposte . ” Che cosa è la giustizia ? ” può essere il punto di partenza per il dibattito : porre questa o qualsiasi altra domanda del genere significa richiedere la definizione delle cose in questione , che però deve essere valida per tutti i casi particolari . In questo senso la ricerca di Socrate è stata interpretata da    Aristotele  come ricerca dell’universale , nell’ambito dei concetti e dei problemi morali . Gli interlocutori di Socrate si dimostrano incapaci di rispondere correttamente alla domanda sia perchè sottovalutano Socrate (che dice di essere inferiore) sia perchè rispondono citando casi particolari , anzichè la definizione universale . Abbiamo già citato il caso della domanda ” Che cosa è il coraggio ? ” : rispondere ” non indietreggiare mai ” è sbagliato , così come dire ” assalire il nemico ” : si può esser             e coraggiosi anche nell’affrontare una malattia o un’interrogazione : una definizione corretta deve coprire tutti i casi possibili . Nella sua funzione negativa il metodo delle domande e risposte si caratterizza come confutazione , ossia dimostrazione della falsità o contraddittorietà delle risposte date dall’interlocutore . Gli effetti prodotti dall’esercizio di questo metodo sono paragonati a quelli della torpedine marina , che intorpidisce coloro che tocca . Di fronte alla confutazione si può reagire rifiutandola , come fanno vari interlocutori di Socrate . Ma , se la si accetta , essa può liberare dalle false opinioni che si hanno sui vari argomenti e agire dunque come una forma di purificazione . La situazione , che risulta dalla confutazione , è detta   letteralmente “situazione senza vie di uscita” . Essa consiste nel rendersi conto che i tentativi sin qui percorsi di rispondere a un determinato problema , hanno condotto a un vicolo cieco . Ma in questa nuova situazione , liberi dal falso sapere e soprattutto dalla presunzione di sapere , ci si può accingere alla ricerca del vero sapere , tentando nuove strade che possano condurre ad esso . In questo nuovo orientamento il metodo delle domande e risposte può assolvere una funzione positiva . Essa è paragonata alla funzione svolta dalla maieutica , capace di far partorire ad ognuno , mediante domande opportunamente indirizzate , la verità , di cui ciascuno è gravido . Socrate si ostina incessantemente a far convergere i propri interlocutori nell’ammissione di un punto fondamentale : per saper agire bene , cioè virtuosamente , in un determinato ambito , occorre possedere il sapere che renda capaci di ciò . A questo risultato egli perviene mediante l’analogia con le tecniche : il buon artigiano che sa svolgere bene la propria attività possiede un sapere capace di guidarlo a questo risultato . La stessa cosa deve valere in ambito etico-politico : questo è il nocciolo della famosa tesi secondo cui la virtù è scienza . Questa tesi conduce ad alcune conseguenze . In primo luogo , chi conosce che cosa è bene e quindi anche che cosa è buono per lui non può non farlo . Il bene è dotato di un potere incontrastabile di attrazione . Ciò non significa che Socrate disconosca l’importanza delle passioni e delle emozioni nella vita umana , ma soltanto che in ogni ambito della vita umana l’unico strumento capace di orientare verso il comportamento corretto è ravvisato nel sapere . La posizione etica di Socrate non va confusa con forme di rigorismo ascetico . Essa è invece definibile come una forma di eudemonismo , perchè pone come obiettivo fondamentale il perseguimento della felicità.

E’ il sapere che è in grado di effettuare un corretto calcolo degli stessi piaceri , misurando le conseguenze piacevoli o dolorose che essi possono arrecare . Questo è il sapere , di cui Socrate dichiara di non essere in possesso , ma proprio per questo è il sapere che egli persegue . Non ha senso allora distinguere le varie virtù nettamente le une dalle altre : la virtù è una, come uno solo è il sapere in cui esse si compendiano : sapere che cosa è bene e che cosa è male

Piccole considerazioni aggiuntive

Scusate la lezioncina  filosofica  che molti di voi già conosceranno o hanno conosciuto o troverebbero da sè nella rete…ma perchè tra tutti i grandi  sapienti  l’attenzione nel forum è caduta  proprio su Socrate?

Il nostro accesissimo dibattito  si è trovato diviso  fin da subito in due  sostanziali tendenze:  chi voleva chiamare il testo che oggi qui andiamo a presentare il Giuramento di Socrate (presenza minoritaria) e chi voleva semplicemente intitolarlo il Manifesto degli insegnanti ( nuovi, rinnovati, veri o giusti che siano  rimane ovviamente implicito…)

Forse una maggiore presenza  speculativa   all’interno del brainstorming  avrebbe saputo portare a maggioranza  la scelta per il primo titolo, ma in quanto filosofa oltre Socrate stesso,  ed in quanto socratica, ed in quanto democratica , mi compiaccio e mi rallegro  di non avere saputo far “vincere”  il nome e la memoria del grande pensatore che ci ha insegnato  la maieutica, ossia  il metodo d’ insegnamento attualmente   usato (perché immortale) da moltissimi insegnanti, da svariati pedagogisti,  che non si sentono certo antiquati solo perché praticano il dialogo  socratico.

Mi rallegro perchè  è la stessa realtà che lo dichiara  di certo  vivente,  perché a Socrate non sarebbe importato di accaparrarsi  questo onore  ma di essere ascoltato e compreso, quello sì, moltissimo.  E  dire Socrate, ancora oggi significa dire fare scuola in modo moderno, in modo rinnovato e attivo,  dove la ricerca di vie fatte proprie è in sostanza l’ordine del giorno, essendo il dubbio unito alla modestia, ossia la dichiarazione di premessa “Io non so e sono qui per imparare”,   la sola chiave di lettura  vincente.

Nel mio cuore è dunque per me come per molti credo,  un solenne seppur tardivo giuramento di Socrate  quello che  oggi io e molti di voi  e molti degli altri che grazie a voi saranno contattati,  noi tutti andiamo a sottoscrivere. Socrate  non in quanto se stesso ma in quanto un simbolo che non ha ancora smesso di insegnare.

Un  impegno, una dichiarazione d’intenti  verso di sé   come verso  la   società che ci ha conferito il mandato ad insegnare.

Si insegna ovunque, non solo  a scuola; si insegna ai figli, agli anziani, agli amici, ai colleghi, ai nostri avversari  e lo si fa  nel modo di relazionarci,  coi contenuti  che scegliamo di trasmettere.  Qui  vorrei  intendere  l’arte di insegnare  come bensì l’arte allargata del comunicare  parole e gesti  che si attendono una precisa risposta  di ritorno; quando un maestro  non riesce a raggiungere dei risultati, seppur minimi, si pone la questione  del non essere stato capace  di farsi comprendere, ovviamente se ci tiene al suo lavoro  e se ne persegue  gli obiettivi pedagogici.

Si insegna, alla detta di Socrate, a cercare la verità (  ossia il bene e non il male), ad essere felici, a sapere ascoltare gli altri, ad avere  fiducia nel prossimo, a rimanere  semplici, a conoscere le proprie potenzialità, ad accettare la sconfitta quando si presenta inderogabile, a rimanere sempre se stessi, ad esser protagonisti e non esseri passivi e stupidi, a qualunque costo, al prezzo dell’errore…si insegna anche a sapersi difendere dai nemici, perchè si sa quanto ce ne sia bisogno…

Infine  sono soddisfatta  di potere invece, con tutti gli altri che hanno voluto che questo fosse il nostro  MANIFESTO DEGLI INSEGNANTI,  andare a celebrare  un titolo  che per scelta sostanziale della rete che ha discusso su questo tema, per posizione di pensiero e per meditata  riflessione ha voluto rimanere semplicemente generico,  vedendo in questa stessa  genericità  la sua forza rappresentativa, il suo stile pluralistico  o futuribile, il suo spirito giovane e proiettato  nel  domani. Ognuno di noi ci metta il nome che vuole dentro il nostro Manifesto, ognuno di noi  ci  veda rappresentati tutti i propri  maestri.

Via il vecchiume  opprimente ed ottocentesco dalla scuola, via i suoi riti ossequiosi  e pedanteschi che di certo rimangono, che di certo continuano a dettare legge, ma verso i quali  questa coscienza collettiva si dissocia; anche  grazie all’uso della tecnologia   la didattica è stata, e lo sarà sempre più nel tempo a venire,  radicalmente modificata in meglio  nella sua  dotazione strumentale, nelle sue possibilità d’ approccio, nelle sue potenzialità di apprendimento  e  di sviluppo, anche se, e lo vedremo e lo si è visto insieme,  si può e si deve saper fare una scuola che funziona  sia con che senza le nuove tecnologie… Noi certo di questa rete stiamo cercando di farne l’uso più profiquo.

Proprio nella scuola, purtroppo, ossia proprio dove la pratica del dubbio a favore del sapere dovrebbe essere il metodo di ricerca indiscusso e condiviso, e dove la pratica del lavorare in squadra dovrebbe essere incoraggiata e sostenuta, accade che l’onnipresente e l’onnivora presenza burocratica  rischia di divorare le pur ricche e dinamiche risorse dei suoi primi protagonisti; è per continuare una  missione  antica  quanto mai appresa che  anche con questo Manifesto   la classe insegnante vuole dichiarare pubblicamente e coralmente la propria autonomia, la propria professionalità, la propria deontologia specifica, non solo quella conseguita con i titoli accademici, non solo quella appresa sul campo,  ma quella che contraddistingue ognuno di noi nel suo pensiero e nel suo sentire. E’  significativo che moltissimi  grandi educatori  non siano stati dei pedagogisti  ma piuttosto nella vita facevano altro; Milani era un prete, Montessori un medico (e la lista  potrebbe allungarsi di molto…)

Sarebbe  quantomeno curioso che per essere insegnante  si dovesse portare i propri alunni fuori della scuola  dove essa stessa venisse percepita come carcere, e condurla  per le strade, nella vita reale, dove si può apprendere per partecipazione ed interesse ossia per coinvolgimento. Il segreto della scuola di Milani, della scuola di Montessori (solo per citarne un paio tra le più significative e sulle quali si allegano due sintetiche presentazioni oltre tutte quelle a seguire)  come della scuola di Socrate,  non era altro che questo,  concepire  il sapere  come un autoapprendimento guidato,  per cui  come ci si ciba di cibo, ci si ristora di riposo,  si cresce in intelligenza e creatività  solo  nutrendosi  di  saperi  non cristallizati,  non piovuti dall’alto, non estranei e solo impartiti  ma comunque sempre  condivisi, fatti propri.   Noi  non siamo il genio di   Socrate,  di Milani o di Montessori, noi non sappiamo  costruirci  una scuola tutta nostra,  nè  entrare nella storia  per il nostro coraggio  capace  di sacrificarsi fino alla morte,   noi siamo solo  normali insegnanti  come  anche  normali cittadini  che  si impegnano  quotidianamente  con tutte le proprie forze   per  rimanere tali all’interno di una società che possa rimanere degna di chiamarsi  civile. Chiediamo solo di insegnare,  cioè di lasciare un segno  costruttivo e fecondo  nelle generazioni che ci seguiranno, perchè non siamo nè burocrati, nè carcerieri, nè folli;  sappiamo  che possiamo sbagliare  e che sbagliamo, siamo pronti a riconoscere  i nostri errori  se ci vengono mostrati  in modo altrettanto dignitoso e degno di rispetto,  come sappiamo  cosa ci si aspetta da noi  e cosa noi dobbiamo  fare  per non  tradire il nostro mandato.

Gli insegnanti hanno una loro ben precisa idea e pratica di istruzione  perchè la scuola la vivono, la praticano, la conoscono o la studiano, e sono qui oggi  per raccontarla,  renderla nota e per volerla diffondere sul territorio.

Quest’ operazione  vuol dunque essere  una piccola fotografia interna della classe decente, un pur piccolo gruppo, se si vuole, ma che  oggi  si prende ufficialmente  l’impegno  di farsi portavoce di un sentire diffuso, aldilà di ogni sterile gusto per la polemica, di ogni istinto distruttivista e di ogni soffocante e nauseante retorica, perchè non solo gli insegnanti  sappiano muoversi uniti per il semplice amore del loro mestiere, ma soprattutto la gente comune, i genitori che sono i  maggiori portavoce  dei nostri alunni,  i quali medesimi  sono i nostri assoluti interlocutori,  possa  meglio e seriamente  conoscerci  attraverso lo stato reale delle cose, da un lato, e lo stato programmabile dei progetti, dall’altro.

Comprendo  che parlare di intellettualismo etico  può  risultare molto ingombrante e faticoso, aldilà del molto;  dove sta oggi l’etica? dove stava ieri? dove starà domani? e chi sono gli intellettuali  rampanti? Non ci sono risposte  cattedratiche,  ognuno trovi le sue, di certo  si ha con intelligenza  istintivamente sospetto di ogni dogmatismo,  orrore di ogni  massificazione  del sapere che purtroppo  ci minaccia  da ogni fronte,  e siamo qui oggi  anche per parlare di tutto questo. Chiediamo confronti sinceri, chiediamo dibattiti disinteressati e appassionati.

Benvenuti  e  buon lavoro  a tutti.

Antonella Dallomo

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