Diaz: fu una tortura

Dopo quattordici anni da quell’evento terribile, l’Europa ha condannato l’Italia a pagare per gli atroci atti compiuti nella notte del G8 2001 in una Scuola di Genova, la Diaz,  contro persone indifese e non in posizione di attacco.
Tra quelle persone c’erano civili qualunque, donne e bambini, persino suore, religiosi, studenti tranquilli che volevano dire il loro no alle logiche affaristiche della politica del malaffare.

C’erano anche evidenti presenze sovversive, che non disdegnano di segnalare la loro presenza dietro al loro stile di vestirsi e di pettinarsi.
E allora? Credevamo d’essere in un paese civile dove dovesse essere garantita la libertà di pensiero.

Abbiamo confermato che sono spesso molto di più le persone coi colletti bianchi a doverci piuttosto preoccupare.

E’ bastata quella inenarrabile notte per accorgerci che si era silenziosamente e diabolicamente dichiarato guerra alle idee, a quelle diverse dalle proprie.

Se poi la parte che dichiara guerra alle idee è proprio la stessa che dovrebbe garantire l’ordine pubblico e la difesa dei più elementari diritti, allora è lo Stato che si fa criminale e responsabile di un atroce delitto.

Lo Stato quel giorno ha indossato la maschera del boia, che senza nessun regolare processo, anzi, persino in assenza di un qualunque crimine effettivo, è andato dentro in un luogo di servizio collettivo e di insegnamento, durante le ore notturne, con il preciso scopo di trovare persone indifese ed inermi, per fare una STRAGE contro TUTTI coloro che fossero dentro quelle mura, colpevoli solo proprio del fatto d’essere DENTRO QUELLE MURA.

Non soddisfatti di tanta TORTURA, è il caso di ripeterlo e sottoscriverlo, la ferocia è continuata anche nei luoghi di reclusione; anzi, se le mura di una scuola non avevano intimorito alcunchè, figuriamoci quanto avrebbero potuto intimorire le mura di casa propria, dove sappiamo essere garantiti e giustificati.

Ci si chiede perchè. Può la paura portare a tanto? può l’odio verso un genere che non comprendiamo portare a tanto? sappiamo bene che tutto questo è stato possibile, e che è dovuta arrivare la Corte d’ Europa a dirci che quella notte abbiamo sbagliato.

Forse che persone del tutto innocenti e inconsapevoli del loro destino, perchè prese a tradimento e secondo un piano criminoso ed efferato, potevano essere chiamate a pagare per le colpe di altri? di chi avesse forse commesso delitti rimasti impuniti? e che avrebbe dovuto essere perseguito secondo equi canali di legge?

Quel giorno quindi si è voluto attaccare  la libertà di pensiero, non delle persone precise, esattamente come stanno facendo i terroristi che si fanno saltare nelle chiese, nelle piazze e nelle scuole, per imporre la loro idea contro quella degli altri.

Anzi, i terroristi sono pronti a morire per un’idea sbagliata; lo Stato, quando sbaglia e si dichiara innocente, non solo non è disposto a morire per nulla, ma si prepara a perseguire altri atti criminali sapendo di rimanere impunito.

E’ come se noi un bel giorno giustificassimo un carabiniere o un poliziotto che fosse, che decidesse di uccidere il primo che passa per la strada giusto per fare giustizia di un torto magari ricevuto anni prima da una persona totalmente diversa che fosse rimasta impunita, colpevole d’essere semplicemente anche lui un cittadino di questo Paese.

Assurdo. Non ci si può fare giustizia da sè; non si può sparare nel mucchio; non puoi farti artefice di torture indossando il vestito di un rappresentante di un Paese che si dice democratico.

Eppure all’epoca non abbiamo saputo nemmeno chiedere scusa; non solo, i colpevoli di quei gesti sono stati premiati con carriere fulgide, rimossi di gran fretta dai loro posti diventati troppo scottanti.

Si poteva chiamare questa giustizia?

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