Se il sole muore, seconda parte

Ho finito di leggerlo.

La prima cosa che mi viene da commentare  è che il libro meritava, naturalmente.  Non solo per come scrive la Fallaci, che comunque lo sappiamo, è stata un genio della scrittura. Non solo perchè  il suo stile ora leggero, ora canzonatorio, ora storico, ora giornalistico…non ci permette mai d’annoiarci.  Ma più che altro per quello che ci racconta, di questo suo viaggio che fece in America a studiare gli astronauti che vanno sulla luna.

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Se il sole muore

Sto leggendo “Se il sole muore”  di Oriana Fallaci.

Scrisse questo libro  per  raccontare degli astronauti che si preparavano     ad andare sulla Luna. Per farlo visse un anno intero accanto a loro, vivendo il loro mondo, ragionando sui loro problemi, intervistando  i loro protagonisti, sviscerandone tutte le domande, i dubbi, le questioni, le problematiche  e le riflessioni  ad essi legate.

Leggere la Fallaci è sempre un piacere, vuoi  per il suo stile arguto, per il suo umorismo toscano, per la sua spiazzante curiosità, per il suo volere conoscere e capire sempre tutto, di ogni cosa, per il suo andare diretta allo scopo, senza mezze misure o parafrasi.

Nascono nella scrittrice  le stesse domande che nascerebbero in noi  se ci dovessimo trovare a contatto  con una realtà  che vive dalla mattina alla sera di tecnologia, dove tutto si riduce a sapere stare dentro una macchina che ci porterà nello spazio, sulla Luna, in un universo sconosciuto e misterioso, dal quale forse rischiamo di non potere tornare, e di morire durante questo  terribile viaggio.  Terribile per i rischi che comporta,  ma affascinante ed irresistibile per le straordinarie possibilità di scoperta che ci offre.

Noi, proprio noi uomini speciali  scelti tra mille ad andare nello spazio, sugli altri pianeti, oggi la Luna, ma domani chissà, potrà essere la volta di Marte o di Venere, di Saturno o di Nettuno…

Oriana li intervista, alcuni, con il suo  inimitabile stile, obbligandoli a venire allo scoperto, con i loro pensieri ed i loro difetti, le loro paure e i loro più nascosti desideri, con la loro normalità di uomini qualunque che semplicemente si sono messa in testa l’idea di andare a fare una cosa speciale, a qualunque costo, per qualunque fatica….

Uomini che devono avere dimostrato di possedere   un fisico perfetto, una salute perfetta, una intelligenza perfetta, una capacità di controllo perfetta, una  formazione tecnica perfetta, una volontà  spaziale  irremovibile, una intelligenza fuori del comune.

Leggere di questa storia di allora, dopo oltre quarant’anni  da quei primi voli ed esperimenti,  fa capire  come quello che sembrava allora futuristico e troppo azzardato oggi ci appare del tutto normale, dando la piena ragione a quegli eroi  che hanno messo in gioco la loro vita per la loro convinzione   che fosse giusto andare per pianeti, metterci a viaggiare tra le stelle e le meteoriti del cielo nero e immenso di cui non conosciamo nulla o troppo poco.

L’uomo è fatto per scoprire, e per mettersi alla prova, per allontanare sempre di più l’asticella che si pone come limite. Se così non fosse nella sua natura, non avrebbe scoperto il fuoco, e quindi la ruota, e quindi il treno, e quindi le navi, e quindi l’aereo,  e quindi i sommergibili, e quindi le navicelle spaziali.

Nel momento che si mette alla ricerca  non si ferma davanti a nessun dubbio, nonostante la paura, nonostante i rischi messi nel calcolatore, nonostante gli insuccessi inevitabili che fanno parte  come sempre  del gioco.

Le domande che si pone Oriana sono le stesse che ci poniamo noi: ma  è proprio necessario mettere così   tanta immensa  energia nel progetto di andare nello spazio? lo facciamo solo   per competizione o anche perchè ci sentiamo investiti di una missione  che sentiamo  coinvolgerci?  A  cosa porta al mondo, alla Terra, agli umani normali che rimangono a casa,  l’agire di questa manciata di  astronauti   che per arrivare a fare questo  hanno  dato  un pezzo intero della loro esistenza  sacrificando  ogni genere di distrazione, di leggerezza, di  spensieratezza e di  ripensamento?

Quanto ci può servire  conoscere nuove forme di vita? Ci saranno altre forme di umanità nel cosmo che ci circonda? Come potremo conciliare la scoperta di marziani con la fede nella Bibbia che ci racconta della sua genesi senza fare menzione di altri mondi e di altri viventi  nel cielo?  A tutte queste legittime e sacrosante domande  gli scienziati coinvolti danno le loro risposte,  e c’è solo una cosa che rimane certissima anche a noi   in tutto questo interrogarsi:  andare ieri sulla Luna è stato giusto, come lo sarà domani andare su Marte…

(riprenderò il tema alla fine della lettura…:-)