torneranno i prati

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Rinascite, la vita riprende abbondante…

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La scuola che amo

La scuola che amo è un luogo allegro, dove la gente si reca  ogni mattina contenta di andarci, tutta indaffarata nelle proprie occupazioni, senza l’affanno  del dovere a tutti i costi  portare a casa un obiettivo irraggiungibile o fuori luogo.

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Ecce homo

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Cosa si può ritenere  importante?

Molte cose, immagino,  come si può ben capire,  ma una volta messe da parte le questioni della sopravvivenza,  allora il gioco si fa più duro e complesso.

E’ quando si esce  dalle emergenze  che  tutto diventa  difficile e traballante, dove nel superfluo si insinua la tragedia.

Facilmente si può diventare bersaglio  del pericoloso che non si vede,  del nocivo che sembra promettente, e si può diventare fomentatori   di  cose  pericolose o nocive.

C’è una parte di mondo che lotta per arrivare a sera, e non ha tempo d’occuparsi di ghirigori e di ricami.

L’altra parte è quella che potremmo ritenere privilegiata,  protetta dall’indigenza e dalle priorità, ma esposta a un’infinita altra serie di sventure sibilline e sconcertabili.

Quali?   Per esempio  l’essere anaffettivi,  l’essere  troppo polemici e rissosi,  l’essere troppo  opportunisti,   l’essere dei lavativi senza arte né parte,  l’essere  degli inconcludenti, l’essere dei confusi prigionieri di qualcosa,  ed alla peggio,  l’essere dei violenti disposti a qualunque compromesso od a qualunque  eccesso, senza principi morali, dei depravati, degli psicotici  ben mascherati  ed assolutamente liberi di operare orribili disegni.

Come ben vediamo, un uomo che non ha da mangiare rimane  per lo più un uomo a stomaco vuoto, o un uomo che deve chiedere ingiustamente  soccorso a strutture che lo possano  sostenere, o un uomo  che può decidere di lottare per i propri diritti e per i propri  sogni  negati,   mentre un uomo con la pancia piena ma il cervello bacato,  rappresenta   un problema enorme che non si vede ma c’è.

Ci sono due forme  di responsabilità da prendere in  considerazione: la responsabilità civile di una società che non sa mantenere se stessa,  e la responsabilità personale di ognuno di noi  per cui siamo chiamati a rispondere delle nostre specifiche azioni ( o non azioni).

La responsabilità civile  dipende  in piccola  parte dal singolo ma in gran parte dal gruppo; è legata a sistemi fuori dal nostro diretto controllo e dunque  non facilmente modificabili, non in tempi brevi.

La responsabilità personale invece è immediata ed eclatante, diretta e precisa.

Io non avrei   fatto, io non avrei   detto, io non ci sarei stato, io  non avrei pensato  quello che avrei dovuto pensare, e così via.

E quindi cosa rimane la cosa più importante?

Non perdere la propria  dignità, io credo.

Si può perdere un qualcosa, si può perdere molto più di qualcosa,  ma quando si è perso il rispetto di se stessi,  rimane ben poco  per farsi coraggio  ed andare avanti.

Così che si possono trovare persone non privilegiate, non  brillanti, anzi,  quasi  più che modeste, eppure estremamente serene e soddisfatte di sé stesse e della propria vita. Potremmo definirle buone e provvide compagnie.

In un quadro collettivo  serio e pericolante come quello del nostro tempo attuale,  le virtù dei singoli  non fanno grande clamore, anzi,  possono passare per banali ed irrilevanti.

Ma  io non lo credo, rimangono il tessuto sano su cui e per cui   si può continuare ad avere fiducia.

E’  la responsabilità civile che  piuttosto   potrebbe e dovrebbe avere oggi l’ultima parola.

Abbiamo bisogno di uomini di un certo livello,  di una certa affidabilità, capaci di rigore e di serietà, giovani, facce nuove,  capaci di entusiasmi; abbiamo bisogno di uomini nuovi.

Non mi interessano i partiti; mi interessano le persone.

Le persone capaci di non perdersi nel marasma della politica, una volta scesi nell’arena.

Ecce Homo,  diceva un noto filosofo.  Bisognerebbe ripartire da qui.