L’orco, la verità e i bambini

Lui è l’orco cattivo che i bambini se li mangia dopo averli abusati.

Gli adulti lo sanno, ma non dicono nulla.

Sentono  e vedono il pianto degli innocenti, ma  raccomandano di fare silenzio,  che tutto passerà….

Allora gli amici bambini dei bambini mangiati, raccontano tutto  alla fata buona che arriva per salvarli.

E la piccola Fortuna  finalmente riesce ad avere da morta  l’attenzione  che tanto si meritava d’avere  da viva.

 

scusa Falcone, ieri era la tua festa

 

Il mondo capovolto

 

Il mondo capovolto

Cosa accomuna  i conflitti  esistenti in  terra  santa  con  i conflitti esistenti in terra di camorra o di mafia?

Forse nulla,  se non che sono entrambi problemi scottanti e storici che possono avere un diverso ordine di priorità ed un diverso   ordine di impatto.

Il sinodo in questi giorni si è appena espresso sulla questione medio orientale, prendendo le distanze dagli estremismi e dalle violenze di cui Israele si è fatto ripetutamente protagonista.

Mi è sembrata una dichiarazione doverosa e necessaria, che semplicemente si attiene alla valutazione dei diritti di tutti nessuno escluso.

Le parole esatte del pontefice, come riportate da Repubblica, sono state:

“Da troppo tempo nel Medio Oriente perdurano i conflitti, le guerre, la violenza, il terrorismo”. La pace, che è dono di Dio, è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà, delle istituzioni nazionali ed internazionali, in particolare degli stati più coinvolti nella ricerca della soluzione dei conflitti”. Non bisogna mai rassegnarsi alla mancanza della pace. La pace è possibile. La pace è urgente. La pace è la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana e della società. La pace è anche il miglior rimedio per evitare l’emigrazione dal medio oriente. ‘Chiedete pace per Gerusalemme’, ci dice il salmo (122,6). Preghiamo per la pace in Terra santa”.

Benedetto XVI non dimentica neppure di sottolineare che in certi luoghi di là dal mediterraneo non hanno esattamente una precisa tolleranza verso culti differenti dal loro, mentre che occorre permettere e divulgare ovunque la libertà religiosa che non è solo banalmente libertà di culto ma libertà di coscienza.

Poi mi sento di dovere accantonare questa questione così speciale per me che sono radicalmente filo cristiana e filo ecumenica, perché mi rendo conto che comunque Israele è lontano, è il nostro problema numero due, mentre abbiamo il problema numero uno, quello di avere numerosi comuni, numerosi territori, dal nord al sud, che sono terreno mafioso, che sono gestiti dalla mafia in tutte le sue varie espressioni e collusioni con la politica.

Si è mai espressa la Chiesa su questo delicatissimo ed urgentissimo e secolare  tema  tutto nostro?

Non si nega che l’abbia fatto, sia attualmente che nel passato, ma ritengo che l’impegno profuso per debellare questa piaga possa essere e debba essere da parte sua ancora infinitamente maggiore e più incisivo.

Quanto potrebbe una chiesa presente e radicata sul territorio incidere con più vigore sulla sensibilità della gente che da sempre per necessità convive con la mafia nei luoghi della sua vita quotidiana.

Non sto dicendo che il problema è solo della chiesa, abbiamo anche tutte le nostre regolari istituzioni che stanno facendo, sembrerebbe, la loro parte. (come  non menzionare l’eccellente lavoro portato avanti  con rigore  dai vertici dell Dia  e della Digos  in territorio  di mafia?)

E’ proprio di questi giorni l’arresto del boss mafioso Geraldino Messina, latitante da oltre undici anni; se ne stava tranquillo e beato nel suo covo a Favara, nel centro della sua terra e dei suoi interessi economici.

Sembrerebbe di potere gridare alla vittoria, ma non serve illudersi, se l’hanno trovato è forse perché qualcuno ce lo ha fatto trovare, perché ha pianificato già la sua successione, il suo subentrante, come è giusto che sia in una organizzazione che è il massimo dell’efficienza, della funzionalità e del radicamento sul territorio.

Non a caso     Blogsicilia, solo per citare  una delle fonti locali,  non festeggia, non sbandiera nessun telo trionfatore, rimane critico e lontano da ogni facile entusiasmo, come infatti si può evincere da questo articolo riportato da chi conosce da vicino la questione.

Fatti accaduti il mese scorso al sindaco di Cesa (Caserta) Vincenzo De Angelis  non sono certo una novità, non sono affatto isolati, non si possono certo ritenere motivo di festeggiamento e di abbassamento del livello di guardia.

Più ripenso a tutti i nostri problemi, ai nostri conflitti, alle nostre sciagure, e più il problema mafioso mi appare di gran lunga il più terribile, il più allucinante, il più satanico; mi si passi questo termine così cataclismatico  ed apocalittico,   a volte abusato; quando uso l’espressione satanico intendo proprio caricare qualcosa della peggiore delle sue negatività.

E’ satanico qualcosa che utilizza l’astuzia per raggiungere il proprio criminale profitto  finendo  per apparire  la parte buona del sistema  che opera  per il bene stesso degli altri.

Potremmo dire  che il satanismo (ossia  l’arte del male)  ci consegna letteralmente  un mondo  rovesciato, al contrario,  dove i valori  diventano  difetti  ed i vizi diventano   virtù.  Gli sprovveduti   ne diventano vittime  perché plagiate  da una forza a loro superiore;   i capaci  malintenzionati ne diventano protagonisti.

La mafia è sostanzialmente questo, un’organizzazione criminale perfettamente gestita, che non conosce fasi di arresto e di declino, nonostante i relativi e pur cospicui avanzamenti da parte delle forze dell’Ordine e da parte delle forze giudiziarie che hanno già sacrificato cadaveri eccellenti sull’altare di questa battaglia nostra, battaglia vicina, e non lontana.

E come non ripensare all’esperienza assolutamente tutta vivente e presente di   Roberto Saviano, che da quando ha denunciato la camorra della sua terra è stato oggetto di continue minacce e di continui attacchi mediatici e non solo, contro la sua stessa credibilità, come se fosse lui  il criminale da smascherare e non il libero e comune cittadino da proteggere?

Ma poi Saviano è solo   il più noto  di questi uomini coraggiosi per quanto  normali,  ce ne sono molti altri che agiscono con meno notorietà  ma non per questo con meno valore ed impegno. Come non menzionarli?  Come non sentirci  corresponsabili  di questa realtà   che tutti ci riguarda?

Come si pronuncia la Chiesa su tutto questo? Perché allora   non si fanno sinodi aperti anche su questa questione vicina e non lontana, ripeto  nostra e non di tutti, dolorosamente e vergognosamente   produttrice di morte e non di vita e di nessuna liberazione, alla quale piaga la stessa tacita presenza se non collaborazione della chiesa locale ha in parte  contribuito e dato la sua parte ?

Dov’è la terra promessa nella nostra bella Italia?  Chi sono gli israeliani integralisti  del nostro bel paese che non vanno a buttare bombe  (sempre per legittima difesa, questo è ovvio,  nessuno osi dire il contrario), non quelle fisiche, non quelle  che fanno stragi visibili,  ma quelle ben più silenti ed invisibili  che  tacendo  fanno comunque  danno,  fanno  rovine, fanno testimonianza al negativo,  perché lasciano un vuoto che viene  riempito  dagli altri,  che viene gestito da chi ha gli strumenti e gli interessi e l’organizzazione per farlo.

Una nuova via  che ci venga mostrata  con  un segno forte, incisivo, come solo la Chiesa  delle pastorali e delle omelie  e dei concili e delle bolle papali e delle encicliche e delle scomuniche  …. sa fare,  quando fa propria una causa ; del resto ce lo deve  visto  che  da sempre si è  arrogata   la funzione di guida dell’umanità.

Mentre  che lei   riflette   soppesa calcola pianifica e …pontifica, noi poveri mortali ci arrangiamo come possiamo.

Credo che il nemico numero uno sia   proprio e sostanzialmente lo stare in silenzio, il tacere, il far finta di nulla,  addirittura a volte il depistare,  lo scoraggiare  ogni forma di rivolta, il proteggere  ogni forma  di  partecipazione,   il condividere di fatto  l’atteggiamento  di omertà che le persone di strada, spesso  poco armate, spesso sole, spesso abbandonate a se stesse, quando non esplicitamente indifferenti e partecipi, adottano come unica forma di garanzia della propria incolumità.

Occorre  invece  rompere il silenzio, incoraggiare le testimonianze, le denunce, le ribellioni; ma poi lo Stato è pronto concretamente  e non solo per enunciati  a fare la sua parte? Ma se non ci sono nemmeno i soldi per la cultura e per la scuola e per la sanità e per le forze dell’ordine, come si può pensare che ci saranno i soldi per i piani di protezione e di difesa di chi anche volesse denunciare e liberarsi dal peso della convivenza e della connivenza con il diavolo?

Si torna sempre qui, alla questione dei soldi che stanno dove occorre trovare la capacità di andare a prenderli.

Chi si candida a questo progetto? Quanto è disposta la Chiesa a finanziarlo? Quanto e come è disposta la politica a garantirlo?

Tutte le candidature sono bene accette.

Antonella dall’omo

Un pò di pietoso rispetto per Sarah

 

E’ di questi giorni un fatto di cronaca terribile, l’uccisione e la violenza libidinosa esercitata sul povero corpo ormai privo di vita di una ragazzina di quindici anni,  Sarah  Scazzi, avvenuto  in un piccolo paese del nostro sud.

Il mostro è stato, come nel più classico degli orrori, lo zio, lui stesso padre di altre due figlie più o meno della stessa età.

La sfortunata è stata seppellita di fronte ad una folla oceanica di gente, compaesani e non, che sono voluti andare, vuoi forse anche per miserevole curiosità ma spero   soprattutto per umano rispetto , ad onorare questa giovane salma, giovane vita spezzata con il peggiore dei delitti, la più allucinante delle colpe.

Di Sarah i media nazionale ne parlavano ormai da oltre quaranta giorni, ossia da quell’infelice pomeriggio  d’agosto in cui la giovane si stava recando proprio dalla cugina  per andare al mare.

Sarah era bella, solare, ed era innocente, ingenua, ignara delle brutture del mondo; certo non era una che se interrogata su certi temi non avrebbe avuto le sue ben precise risposte, era esattamente come tutte le ragazzine di oggi che vanno su Facebook, che hanno i loro sogni  per la testa, con certo tanta fretta di crescere, di far vedere che dietro la loro giovanissima età ci sono comunque dei caratteri,  delle adolescenti che stanno per diventare donne…

Su FB aveva anche scritto frasi che senza dubbio  esprimevano un desiderio acceso di lasciare il proprio piccolo borgo, sentito come una piccola prigione che avrebbe impedito a chicchessia , ma soprattutto ad una giovane che si vuole proiettare   nel mondo, di crescere, di fare esperienze nuove, interessanti, meravigliose, che solo una nuova città ed una nuova vita avrebbero reso possibili. Forse.

Ma Sarah avrebbe dovuto parlare, avrebbe dovuto confidarsi con qualcuno, avrebbe potuto allarmare così le persone che le volevano bene di quanto lei fosse in pericolo, salvandosi così la vita. Lo zio era recidivo, aveva già cercato di abusare di lei, ed aveva comprato il suo silenzio con qualche spicciolo, come si può fare con il bambino della vicina di casa, testimone involontario ed occasionale di qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.

Ed invece questa figlia del suo tempo, ma anche figlia del nostro, di tempo, non sì è confidata, e se l’ha fatto è stato con la persona che non ha saputo aiutarla, salvarla,  perchè l’informazione l’ha tenuta per sé, mascherandola e facendosi così complice dello sciagurato assassino che in un pomeriggio d’agosto in una mezz’ora di follia si è distrutto l’esistenza, non solo la propria, non solo quella di Sarah, ma anche quella dei propri familiari  e di qualche altra famiglia ancora…

Questo paese, Avetrana, ormai entrerà nella memoria collettiva come il paese di Michele Missari che ha prima strangolato e poi violentato, da morta, il povero corpo ancora adolescente di una giovanissima  ridotto alle fattezze di una squallida  preda intrappolata  nell’orditura  oscura e folle di una tela.

In televisione per tutti i giorni che hanno interessato la sua scomparsa si è visto di tutto, a riguardo di questo volto: Sarah che balla, Sarah che ride, che gioca, che si trucca come una donna adulta, giocando con la sua voglia di crescere, che canta, che sorride, che parla con i suoi grandi occhi sgranati di chi sta appesa al mondo come un bambino fattosi quasi grande che guarda impaziente fuori dall’uscio di casa…

S’è  anche detto di tutto; che non andasse d’accordo con la madre, che avesse litigato con gli amici, che fosse la povera Cenerentola di casa, che se ne volesse andare dal paese, anzi, che era stata vista di là, di qua, di su , di giù….dove sarebbe senz’altro stato preferibile lei fosse davvero scappata, finita, per il suo bene.

Nulla di vero. Per tutto questo tempo infinito questa bambina, perché questo era ancora dopotutto, è rimasta sola, morta, nuda, infreddolita, violentata, profanata, tumefatta, decomposta, ridottasi irriconoscibile, in fondo a uno squallido pozzo a poca distanza dalla sua casa e dalla casa del suo assassino.

Ma l’orrore non finisce qui; la povera madre che non ha mai voluto credere all’idea che fosse addirittura stata uccisa, l’ha cercata fino alla fine, l’ha chiamata fino alla fine, l’ha invocata fino all’ultimo istante, l’istante in cui davanti al mondo, in una maschera di sconcerto e di dolore, ha saputo pronunciare solo un fievole   no, apprendendo in diretta l’ incredibile  quanto  tamburellata  notizia della sua vita ritrovata spezzata.

Anche di questa madre nel frattempo qualcuno tra i più superficiali   avrà  chiacchierato cose strane, cose sospette; che potesse avere una doppia vita, che non sapesse capire la figlia, che fosse equivoca, e magari solo  perché  appartenente  a quella diffusa  setta religiosa che si fa chiamare   I Testimoni di Geova.

Come è facile finire “chiacchierati   e sospetti ” per il mondo;  da anonimi siamo ancora e sempre noi stessi, ma basta andare su un giornale per vedersi storpiata la propria unica e privatissima esistenza. Non mi sto ovviamente riferendo a chi fa dei media il proprio strumento di lavoro o di mercificazione…

Al funerale lei, la madre,  è arrivata dopo, non credendo nel rito funebre cattolico; il grande paese per un giorno si è trasformato in una grande chiesa, dove tutto un popolo si è ritrovato unito a porgere l’ultimo affettuoso abbraccio alla loro cittadina, per un giorno diventata la figlia di tutti.

Anche la  gerarchia  ecclesiastica  per questo giorno speciale, ha dato un nulla osta   speciale; potere celebrare il rito religioso per un’anima che non aveva ancora ricevuto il battesimo ma che l’avrebbe accolto  tra poco, al compimento dei suoi diciotto anni, come lei stessa aveva già dichiarato di   intendere.

Questo piccola riflessione  non ha lo scopo di documentare i fatti che possono essere di per sé riconsultati e rivisti  per l’ennesima  volta su qualsiasi  pagina di internet,  ma ha lo scopo di porsi e di porre delle domande  che riterrei   urgenti  se non sconsolanti:  come possono accadere  queste disgrazie  in un paese come il nostro   che non è esattamente  l’ultima  delle frontiere  dell’inciviltà?  Come può essere  che i familiari di  Michele  Missari  non si siano accorti di nulla e non abbiano saputo dare l’allarme? Come può essere che se Missari  non avesse deciso di farsi prendere,  di farsi trovare,  è probabile che il corpo di Sarah  magari sarebbe rimasto  celato  nel tempo  per chissà quanti  anni,  lasciando impunito il suo  o  i  suoi  colpevoli? Cosa scatta,  in apparenza  improvvisamente , nel cervello  di un uomo  che per il mondo, per la sua famiglia  è stato  fino a quel momento  per tutti  una persona  normale,  tanto da trasformarlo  in un essere  indefinibile,  allucinante,  degno soggetto  della più   inquietante   indagine  psichiatrica?

La   stessa famiglia non fa che ripetere  che Missari non è pazzo,  che Missari  ha semplicemente sbagliato  e che dovrà pagare per il resto della sua vita.  Tutti sappiamo già che questo  “resto della vita”  potrebbe  venire  tra  alcuni anni  rivisto…ma non tutti  ci rendiamo conto  che  non è  civile, che non è giusto  sentenziare  su quest’uomo  (perché haimè,  un uomo rimane)   frasi del tipo: “Dovrebbero darti in mano agli ergastolani, loro saprebbero cosa farti”

In tutta onestà  non  riesco  a migliorarmi   aggiungendo bestialità a bestialità, sarò fatta male, sarò una imbecille, sarò da commiserare,  ma  non mi farebbe stare meglio questa eventualità,  questa  soluzione.

Per quanto riguarda  la psichiatra,   ancora  deve dirci  il suo punto di vista, ma anche qui, per essere sincera,  credo che ognuno di noi si sia già fatta la propria di opinione;  o siamo tutti dei possibili criminali,  o  la scienza  della mente  non serve a nulla, perché non ha saputo  fermare questo  “malato”, non solo non lo ha saputo fermare, ma non lo ha nemmeno saputo  individuare, riconoscere, curare…

Sarà  senz’altro così,   ma l’idea  che le nostre vite, i nostri  equilibri, le nostre normalità  possano finire  per chiunque in un istante,  per la più  bestiale  delle ragioni,  o per la   più antica  delle colpe,  come l’invidia,    non  ci deve lasciare  molto  tranquilli né soprattutto  indifferenti.