Segni nel grano

 

Un pò di pietoso rispetto per Sarah

 

E’ di questi giorni un fatto di cronaca terribile, l’uccisione e la violenza libidinosa esercitata sul povero corpo ormai privo di vita di una ragazzina di quindici anni,  Sarah  Scazzi, avvenuto  in un piccolo paese del nostro sud.

Il mostro è stato, come nel più classico degli orrori, lo zio, lui stesso padre di altre due figlie più o meno della stessa età.

La sfortunata è stata seppellita di fronte ad una folla oceanica di gente, compaesani e non, che sono voluti andare, vuoi forse anche per miserevole curiosità ma spero   soprattutto per umano rispetto , ad onorare questa giovane salma, giovane vita spezzata con il peggiore dei delitti, la più allucinante delle colpe.

Di Sarah i media nazionale ne parlavano ormai da oltre quaranta giorni, ossia da quell’infelice pomeriggio  d’agosto in cui la giovane si stava recando proprio dalla cugina  per andare al mare.

Sarah era bella, solare, ed era innocente, ingenua, ignara delle brutture del mondo; certo non era una che se interrogata su certi temi non avrebbe avuto le sue ben precise risposte, era esattamente come tutte le ragazzine di oggi che vanno su Facebook, che hanno i loro sogni  per la testa, con certo tanta fretta di crescere, di far vedere che dietro la loro giovanissima età ci sono comunque dei caratteri,  delle adolescenti che stanno per diventare donne…

Su FB aveva anche scritto frasi che senza dubbio  esprimevano un desiderio acceso di lasciare il proprio piccolo borgo, sentito come una piccola prigione che avrebbe impedito a chicchessia , ma soprattutto ad una giovane che si vuole proiettare   nel mondo, di crescere, di fare esperienze nuove, interessanti, meravigliose, che solo una nuova città ed una nuova vita avrebbero reso possibili. Forse.

Ma Sarah avrebbe dovuto parlare, avrebbe dovuto confidarsi con qualcuno, avrebbe potuto allarmare così le persone che le volevano bene di quanto lei fosse in pericolo, salvandosi così la vita. Lo zio era recidivo, aveva già cercato di abusare di lei, ed aveva comprato il suo silenzio con qualche spicciolo, come si può fare con il bambino della vicina di casa, testimone involontario ed occasionale di qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.

Ed invece questa figlia del suo tempo, ma anche figlia del nostro, di tempo, non sì è confidata, e se l’ha fatto è stato con la persona che non ha saputo aiutarla, salvarla,  perchè l’informazione l’ha tenuta per sé, mascherandola e facendosi così complice dello sciagurato assassino che in un pomeriggio d’agosto in una mezz’ora di follia si è distrutto l’esistenza, non solo la propria, non solo quella di Sarah, ma anche quella dei propri familiari  e di qualche altra famiglia ancora…

Questo paese, Avetrana, ormai entrerà nella memoria collettiva come il paese di Michele Missari che ha prima strangolato e poi violentato, da morta, il povero corpo ancora adolescente di una giovanissima  ridotto alle fattezze di una squallida  preda intrappolata  nell’orditura  oscura e folle di una tela.

In televisione per tutti i giorni che hanno interessato la sua scomparsa si è visto di tutto, a riguardo di questo volto: Sarah che balla, Sarah che ride, che gioca, che si trucca come una donna adulta, giocando con la sua voglia di crescere, che canta, che sorride, che parla con i suoi grandi occhi sgranati di chi sta appesa al mondo come un bambino fattosi quasi grande che guarda impaziente fuori dall’uscio di casa…

S’è  anche detto di tutto; che non andasse d’accordo con la madre, che avesse litigato con gli amici, che fosse la povera Cenerentola di casa, che se ne volesse andare dal paese, anzi, che era stata vista di là, di qua, di su , di giù….dove sarebbe senz’altro stato preferibile lei fosse davvero scappata, finita, per il suo bene.

Nulla di vero. Per tutto questo tempo infinito questa bambina, perché questo era ancora dopotutto, è rimasta sola, morta, nuda, infreddolita, violentata, profanata, tumefatta, decomposta, ridottasi irriconoscibile, in fondo a uno squallido pozzo a poca distanza dalla sua casa e dalla casa del suo assassino.

Ma l’orrore non finisce qui; la povera madre che non ha mai voluto credere all’idea che fosse addirittura stata uccisa, l’ha cercata fino alla fine, l’ha chiamata fino alla fine, l’ha invocata fino all’ultimo istante, l’istante in cui davanti al mondo, in una maschera di sconcerto e di dolore, ha saputo pronunciare solo un fievole   no, apprendendo in diretta l’ incredibile  quanto  tamburellata  notizia della sua vita ritrovata spezzata.

Anche di questa madre nel frattempo qualcuno tra i più superficiali   avrà  chiacchierato cose strane, cose sospette; che potesse avere una doppia vita, che non sapesse capire la figlia, che fosse equivoca, e magari solo  perché  appartenente  a quella diffusa  setta religiosa che si fa chiamare   I Testimoni di Geova.

Come è facile finire “chiacchierati   e sospetti ” per il mondo;  da anonimi siamo ancora e sempre noi stessi, ma basta andare su un giornale per vedersi storpiata la propria unica e privatissima esistenza. Non mi sto ovviamente riferendo a chi fa dei media il proprio strumento di lavoro o di mercificazione…

Al funerale lei, la madre,  è arrivata dopo, non credendo nel rito funebre cattolico; il grande paese per un giorno si è trasformato in una grande chiesa, dove tutto un popolo si è ritrovato unito a porgere l’ultimo affettuoso abbraccio alla loro cittadina, per un giorno diventata la figlia di tutti.

Anche la  gerarchia  ecclesiastica  per questo giorno speciale, ha dato un nulla osta   speciale; potere celebrare il rito religioso per un’anima che non aveva ancora ricevuto il battesimo ma che l’avrebbe accolto  tra poco, al compimento dei suoi diciotto anni, come lei stessa aveva già dichiarato di   intendere.

Questo piccola riflessione  non ha lo scopo di documentare i fatti che possono essere di per sé riconsultati e rivisti  per l’ennesima  volta su qualsiasi  pagina di internet,  ma ha lo scopo di porsi e di porre delle domande  che riterrei   urgenti  se non sconsolanti:  come possono accadere  queste disgrazie  in un paese come il nostro   che non è esattamente  l’ultima  delle frontiere  dell’inciviltà?  Come può essere  che i familiari di  Michele  Missari  non si siano accorti di nulla e non abbiano saputo dare l’allarme? Come può essere che se Missari  non avesse deciso di farsi prendere,  di farsi trovare,  è probabile che il corpo di Sarah  magari sarebbe rimasto  celato  nel tempo  per chissà quanti  anni,  lasciando impunito il suo  o  i  suoi  colpevoli? Cosa scatta,  in apparenza  improvvisamente , nel cervello  di un uomo  che per il mondo, per la sua famiglia  è stato  fino a quel momento  per tutti  una persona  normale,  tanto da trasformarlo  in un essere  indefinibile,  allucinante,  degno soggetto  della più   inquietante   indagine  psichiatrica?

La   stessa famiglia non fa che ripetere  che Missari non è pazzo,  che Missari  ha semplicemente sbagliato  e che dovrà pagare per il resto della sua vita.  Tutti sappiamo già che questo  “resto della vita”  potrebbe  venire  tra  alcuni anni  rivisto…ma non tutti  ci rendiamo conto  che  non è  civile, che non è giusto  sentenziare  su quest’uomo  (perché haimè,  un uomo rimane)   frasi del tipo: “Dovrebbero darti in mano agli ergastolani, loro saprebbero cosa farti”

In tutta onestà  non  riesco  a migliorarmi   aggiungendo bestialità a bestialità, sarò fatta male, sarò una imbecille, sarò da commiserare,  ma  non mi farebbe stare meglio questa eventualità,  questa  soluzione.

Per quanto riguarda  la psichiatra,   ancora  deve dirci  il suo punto di vista, ma anche qui, per essere sincera,  credo che ognuno di noi si sia già fatta la propria di opinione;  o siamo tutti dei possibili criminali,  o  la scienza  della mente  non serve a nulla, perché non ha saputo  fermare questo  “malato”, non solo non lo ha saputo fermare, ma non lo ha nemmeno saputo  individuare, riconoscere, curare…

Sarà  senz’altro così,   ma l’idea  che le nostre vite, i nostri  equilibri, le nostre normalità  possano finire  per chiunque in un istante,  per la più  bestiale  delle ragioni,  o per la   più antica  delle colpe,  come l’invidia,    non  ci deve lasciare  molto  tranquilli né soprattutto  indifferenti.