4 gennaio 2015

Maria e Mario

La Maria di cui parlo è Maria Montessori; Mario sarebbe suo figlio, che la nostra più importante pedagogista di fama mondiale è costretta a partorire nel segreto per evitare scandali (non essendo sposata) e per evitare di rischiare di perdere il diritto a continuare a vedere la sua creatura (in un tempo in cui l’essere donna non era protetto da nessuna legge)
Leggi ferree ed ipocrite severissime, che probabilmente hanno portato il mondo oggi ad essere quasi l’opposto di quello che era allora.
La fiction su questa drammatica e sfortunata vicenda personale probabilmente ci dà degli spunti romanzati, che possono lasciare il tempo che trovano.
Non è la vicenda romanzata che mi interessa riflettere.
Almeno tre cose emergono chiare dalla vicenda storica (e dunque non romanzata):
1. la complessa personalità della Montessori, una mescolanza di coraggio e di incoscienza, di saggezza e di slancio pressochè infantile, di ambizione e di dedizione al sacrificio, di ferma determinazione e di capacità di analisi obiettiva, che ce la consegnano in tutta la sua normalità e vicinanza
2. il suo essere nata in un tempo storico dove i bambini orfani venivano destinati al manicomio, ad essere etichettati come bambini con problemi mentali, solo perchè di loro nessuno se ne voleva occupare e se ne era mai preso il carico, non in maniera scientifica, non in maniera politica e non in maniera umanitaria
3. il suo incrociarsi con persone autorevoli che a lei diedero tanto il peggio di sè come anche grandi occasioni di sviluppo e di insperata provvidenziale salvezza

Ecco, volevo solo concludere con il giudizio finale: semplicemente un esempio di insegnante e di madre ok.

Io la trovo una donna  straordinariamente moderna, giovane, vitale, incoraggiante, e non mi stancherò mai di ripeterlo.

Pensieri utili a gogo

A tavola gli uomini sono tutti uguali, e forse è proprio davanti a una grande tavola che si dovrebbero prendere le decisioni del mondo

Una Gerusalemme che vuole essere una città come tutte le altre anche se non può diventarlo….

Per chi è in giro di notte ma vorrebbe stare altrove…

Nel crepuscolo   della sera i colori si trasformano,  come accade con la luce del mattino o la penobra delle zone ombreggiate,  o con la luce del mezzodì- così è la vita, una lunga serie di stagioni

Non nascondere il tuo viso perchè così fan tutte, ma perchè pensi sia bello farlo…

Leggere una bella poesia  fa bene alla salute del cuore

Di un albero mi piace tutto; come nasce, come cresce, come muore…

Buongiorno a te che ti svegli presto e, mentre fuori ancora e’ buio, con i tuoi occhi assonnati pensi gia’ al lavoro che ti attende, mentre gusti un buon caffe’.
Buongiorno a te che apri le finestre e ti chiedi cosa ti riservera’ questo giorno.
Buongiorno a te, che ancor prima di aver preparato la colazione, trovi gia’ le tue preoccupazioni sedute a tavola ad aspettarti.
Buongiorno a te che ti svegli con un bel sorriso sulle labbra e vai incontro al nuovo giorno con determinazione.
Buongiorno a te che, con le pinne fucili ed occhiali, ti prepari ad una bella giornata di mare.
Buongiorno a tutti voi, miei splendidi amici, ovunque voi siate e qualunque cosa vi prepariate a fare.

Buongiorno a te che ti attardi  tra le coperte perchè ancora non hai deciso cosa programmare della nuova giornata che inizia, ma ne avresti di idee.

Buongiorno a te che ti svegli non proprio sorridente, perchè temi una giornata uguale a tutte le altre mentre vorresti potere urlare al mondo “oggi cambio”

Buongiorno a te  che non hai preoccupazioni perchè nessuno ha ancora deciso d’avere fiducia delle tue possibilità, o perchè ancora non è arrivato il tuo momento d’averle, ma arriveranno.

Buongiorno a te che sai  cogliere le migliori occasioni anche nella normalità, nella ripetitività,  nel solito noto  sapendolo gustare diverso.

Buongiorno a tutti noi   che pur essendo lontani e sconosciuti ci possiamo sentire vicini, come il sorriso di un bambino  che ci fa riappacificare  con il mondo, e a tutti noi che invece stiamo tutti accanto all’altro, perchè ci siamo scelti, perchè ci stiamo amando…

Le tre emme della mia didattica

Insegno ispirandomi nel mio piccolo a tre  grandi  maestri del recente passato. Li chiamo le mie tre emme, emme come Montessori, come Milani e come Maieutica.

I corsi di formazione continua, moderni e supertecnologici,   non sono stati in grado di sostituirli.  Questi   mi rendono   informata e formata,  ma quelli   danno il senso e tracciano la via  del mio vagabondare lavorativo.

Ho annoverato l’antico  Socrate  tra i  pedagogisti recentemente passati, come se fosse contemporaneo degli altri due studiosi ed educatori; e non è stato un lapsus o una svista; Socrate è assolutamente senza tempo.

Ecco quindi un brano classico di insegnamento maieutico, giusto per darne una rispolverata e  nell’attesa di potere quanto prima riportare i miei…

Chiese il maestro    ai suoi scolari: “Voi ragazzi,  non avete mai confuso  il vostro compagno Paolo  con questa tavola o con questo albero? Giusto?”

“O no…”

“Perchè?”

“Perchè  questa tavola  è inanimata  e insensibile;   invece Paolo vive e sente!”

“Bene,  se voi battete la tavola  non  sente nulla e voi non le fate del male;  ma avete voi diritto di distruggerla?”

“No,  si distruggerebbe   la cosa altrui”  “

“Che cosa dunque rispettate  nella tavola?”  il legno inanimato e insensibile, ovvero la proprietà di colui cui essa appartiene?”

“La proprietà di colui cui essa appartiene”

“Avete voi il diritto di battere Paolo?”

“No, perché gli faremmo male e patirebbe”

“Che cosa rispettate in lui?, la proprietà di un altro o Paolo stesso?”

“Paolo stesso”

“Voi non potete dunque    né batterlo, né rinchiuderlo, né privarlo di cibo?”

“No, i carabinieri ci arresterebbero”

“Ah ,la paura del carabiniere…ma è solo per questo che non fareste del male a Paolo?”

“No,  signore, perché noi amiamo Paolo  e non vogliamo farlo soffrire,  perché non ne abbiamo il diritto”

“ Credete  dunque  che bisogna  rispettare  Paolo  nella vita  e nella sua sensibilità, perché la vita e la sensibilità  sono da rispettare?”

“Sì, signore”

“Vi è dunque solo questo da rispettare in Paolo? Esaminiamo,  cercate bene”

“I suoi libri, il suo abito, la sua cartella, la colazione che vi è dentro…”

“ Sia,  che volete dire?”

“Noi non possiamo stracciare i suoi libri, macchiare il suo abito, distruggere la sua cartella, mangiare la sua colazione”

“E perché?”

“Perché queste cose sono sue e non è permesso prendere le cose altrui”

“Come si chiama l’atto che proibisce di prendere le cose altrui?”

“Furto”

“ Perché  il furto è proibito?”

“Perché si  va in prigione”

“Sempre la paura del carabiniere….Ma  è soprattutto per questo che non si può rubare?”

“No   signore, perché la roba altrui deve essere rispettata, come la persona altrui”

“Benissimo,  la proprietà è il prolungamento della persona umana e si deve rispettare come quella,   ma è qui tutto?  Non vi è altro da rispettare in Paolo che il corpo, i libri e i quaderni? Non vedete altra cosa?  Non  trovate più nulla?…vi metterò sulla via io: Paolo  è uno   scolaro studioso,  un compagno franco e servizievole; voi tutti lo amate come si merita.  Come si chiama  la stima che noi abbiamo per lui? La buona opinione che noi abbiamo di lui?”

“L’onore,   la reputazione…”

“Orbene, questo onore, questa reputazione  Paolo si acquistò con la buona condotta e i buoni costumi.  Sono cose che gli appartengono  “

“Sì signore, noi non abbiamo il diritto di rubargliele”

“Benissimo,  ma come si chiama questo furto, cioè il furto dell’onore? E prima di tutto, come si può rubarglieli?”  sono forse essi che si possono  prendere  e mettere  in tasca? “

“No, ma si può parlare male di lui”

“Come?”

“Si può dire che egli ha fatto del male a un compagno…che ha rubato delle mele nel vicino frutteto…che ha sparlato di un altro…”

“Sia,  ma come così parlando voi gli rubereste  l’onore e la reputazione?”

“Signore, non gli si crederà più, si avrà cattiva opinione di lui,  si batterà, rimprovererà ,  e si lascerà in disparte…”

“Dunque, se voi dite male di Paolo, allorchè questo male è falso,  gli farete piacere?”

“No, signore , gli si recherà dolore, gli si farà torto,  il che sarebbe assai brutto e cattivo”

“Sì, miei ragazzi, questa menzogna con l’intenzione di nuocere sarebbe assai brutta e cattiva e si chiama calunnia.   Io vi spigherò più tardi  che si chiama maldicenza,  il male che si dice di una persona,  quando questo male è vero,  e vi mostrerò le funeste conseguenze della calunnia e della maldicenza.

Riassumiamo dunque quel che dicemmo: Paolo  è un essere vivente e sensibile.  Non dobbiamo procurargli  sofferenze,  né derubarlo,  né calunniarlo; dobbiamo rispettarlo.    Si chiamano diritti queste cose rispettabili che sono in Paolo e lo rendono una persona morale”  L’obbligazione  che  noi  abbiamo  di rispettare  questi diritti si chiama dovere.  Si chiama  poi giustizia  l’obbligo o il dovere  di rispettare  i diritti altrui.  Giustizia deriva  da due parole  latine  (  in iure stare  )   che significano:  “mantenersi nel diritto”.

I doveri  di giustizia  da noi  numerati  si riassumono così: Non  ferire…non far soffrire…non rubare…non calunniare…”  Riflettete alle parole  che dite sempre:  “Non”    con  un verbo infinito  imperativo…che significa questo?…”

“Un  obbligo, un comando…un divieto”

“Via, spiegate”

“L’obbligo del rispetto, il comando  di rispettare  i diritti…il divieto di rubare…”

“In che cosa dunque si riassumono essi?  Nel non fare del male

Brano tratto    da   “L’autoeducazione”  di Maria Montessori  Edizioni  Garzanti

 

Socrate, Montessori e Milani: maestri del futuro

 

Quando ho avuto modo di cominciare   a far parte  con grande entusiasmo  alla stesura del    Manifesto degli insegnanti,   sono entrata dentro  questo florido e generoso  gruppo di docenti  sognatori  mentre   praticamente stavano limando le parole, la scelta dei contenuti,  il soppeso  dei termini e  delle espressioni…che   era maggio, quando la comitiva di folli stava in carreggiata già dal  settembre prima…

Dove ero stata  fino a quel momento?  Perché  non mi ero  accorta fino a quell’istante   della loro  dinamicità?  Mi son detta:  “Che fortuna ,che bellezza,  guarda quanta bella gente che ha voglia di fare cose buone mentre tutti si lamentano e fan tante cose stupide che non   servono…”

Nel forum aperto  sulla questione  del Manifesto   si è ragionato lungamente sulla  scelta di alcune dichiarazioni  che potevano sembrare troppo forti,  si è ragionato molto sulla sua  forma  singolare o plurale, si è ragionato  sul fatto che  il testo dovesse  rappresentare tutti e non solo una parte della categoria,  si è ragionato molto sui concetti, vari e complessi,  che dovevano  essere tutti inclusi,    infine si è ragionato molto  sul titolo inteso come il simbolo stesso  del Documento  finale.

Sul titolo  sostanzialmente il popolo del forum   si è diviso su due fronti:  chi lo voleva chiamato “Il giuramento socratico”  e chi lo voleva detto    “Il manifesto del nuovo  insegnante”

Spiego  il  perché   del  “Giuramento socratico”:

  • Perché   giurare è per se un’attività solenne  che riflette  tutta la gravità dell’atto da compiere
  • Perché  Socrate è stato il fondatore della filosofia moderna, nonché martire del sapere)   e a lui ancora sono intitolate molte scuole  che  utilizzano a tutt’oggi   il metodo maieutico dell’insegnamento
  • Perché richiamava il giuramento di Ippocrate  da sempre  utilizzato dai medici nell’atto  in cui si  investono  dell’autorità  di curatori  della vita contro il pericolo della morte

 

Ora spiego il perché  del  “Manifesto  del nuovo insegnante”:

  • Perché il termine Manifesto  è un termine moderno e attuale   che ben riflette il nostro pensiero  e la nostra società  fatta di individui multipli, autonomi  e perfettamente integrati o integrabili
  • Nuovo perché quel nuovo voleva essere la cesura tra il tempo passato ed il nuovo  tempo   che avrebbe avuto  il privilegio di ospitare  il rinnovamento della scuola
  • E naturalmente insegnante  perché agli insegnanti si rivolgeva, alla loro missione e all’assunzione consapevole  del loro  mandato

 

Alla fine  il nostro  insieme  di  voci  e di  capisaldi   ha voluto chiamarsi  semplicemente  Manifesto degli insegnanti,  senza bisogno di specificarli nuovi o giusti o veri o altro…dopotutto  un insegnante chi è  se non un maestro ed un maestro è uno che insegna e basta,  non c’è bisogno di definirlo né nuovo, né giusto, ne vero…

Nel cuore e nello spirito di molti di noi che  hanno sottoscritto  i 13 punti  del tredicalogo    rimangono un giuramento, per me dedicato a Socrate, padre della sapienza e non solo della scienza metafisica;   nel cuore e nel sentire collettivo   il testo è per l’appunto una Dichiarazione  solenne  di impegno, una serie di punti cruciali e  seriosi    che manifestano  nulla di meno  e nulla di  più  l’agire  dell’insegnante.

I più feroci oppositori a questo titolo  hanno bocciato Socrate  e con Socrate chiunque altro  avesse avuto la pretesa  di sostituirlo,   perché a loro dire  l’insegnante   di oggi non ha nulla da spartire con l’insegnante di ieri,   ancora impelagato  nella sue retorica, nella sua soffocante immagine,  espressione di  un’ autoritarismo  burocratico, antiquato   e ben poco  collaborativo.

Ho accettato  di buon grado, per amore della democrazia che discute e che si confronta con  equilibrio,   l’esito finale, ma  non mi dissocio  dall’antico sentire e dal mio amore per  i grandi maestri: io credo che i veri maestri  non passino mai di moda, credo che se un insegnante è stato grande nel suo tempo, continua ad esserlo anche nel tempo futuro,  nonostante il tempo futuro abbia aggiunto al sistema  scuola strumenti di lavoro e di conoscenza  che il maestro in questione non ha minimamente conosciuto e sperimentato, semplicemente  perché inesistenti nel suo contesto.

Facciamo  l’esempio  di  Socrate che quando accusato di corruzione morale,  piuttosto che  fuggire e mettersi in salvo,  si lascia giustiziare da innocente solo per amore della stessa  verità  tanto da lui amata, proprio come sanno fare i nostri politici   che quando accusati giustamente nemmeno si dimettono.  Addirittura Socrate non pratica   l’uso della scrittura, usando solo la parola parlata,   dialogata,   raccontata…e pur con un centesimo  degli strumenti usati da noi oggi,  riesce a fare con i suoi discenti   cose che noi anche  con l’uso di internet non sappiamo fare…Sarà Platone ad ereditare il pensiero socratico  e a fondare uno stile di ragionamento  che ancora oggi vive all’interno dei nostri atenei, insieme all’atro capisaldo del pensiero, l’aristotelismo.

Facciamo l’esempio  di Maria Montessori  che  rivoluziona e sconcerta, secondo la propria  società,  le logiche dell’insegnamento,  riconoscendo al bambino il suo ruolo di protagonista e di essere  senziente e libero. Addirittura lei elimina la figura della maestra, i bambini sono i maestri di se stessi perché se ben guidati all’inizio  possono da soli capire ciò che è bene e ciò che è male…sarebbe quasi da suggerire alla Gelmini che ha avuto problemi con il maestro unico.

Nota bene, Montessori si cimenta con  bambini di tutte le estrazioni sociali, dal miserabile orfano cresciuto  negli ospedali psichiatrici alla stregua dei malati di mente,  ai bambini privilegiati figli di famiglie medio borghesi  ai quali era stata riservata da sempre  ogni   genere di attenzione. E con tutti ottiene ottimi risultati  a dispetto delle leggi ministeriali  che  non si raccapezzano davanti  a tanta bravura  e a tanta diversità  indecifrabile…

Facciamo  l’esempio di Lorenzo Milani  che raccoglie nella sua scuola gli scarti   del mondo scolastico,  quelli che la scuola  dello Stato  bocciava o quelli che il sistema sociale  privava della più elementare forma di educazione  e di istruzione  solo perché    appartenenti  a famiglie  di contadini o di operai non in grado  di mandare i propri  figli  a studiare. Addirittura lui abolisce il tempo normale per creare il tempo continuo, altro che tempo pieno o prolungato;  non ci sono feste che possono interrompere il piacere ed il bisogno del sapere, non ci sono distrazioni che possono giustificare la perdita di tempo,  per chi il tempo ce l’ha contato…

Ma  quale istituto scolastico italiano  ha fatto nel  proprio comune  quello che l’esiliato  prete di Barbiana ha saputo fare per il suo umilissimo borgo  montano?

Quale  scuola d’eccellenza italiana ha saputo fare per i propri alunni  quello che la Montessori seppe fare  in un tempo storico affatto facile e tenero, soprattutto con le donne,  per i bambini  che  ebbe la fortuna, il privilegio e la sfida  di accogliere e di formare secondo un metodo  di apprendimento  che di fatto non aveva nulla di metodologico  e di astratto.

Mi si potrebbe venire a dire che    però oggi nelle scuole c’è internet,  c’è la Lim, ci sono i blog di classe  e c’è Facebook , ed io rispondo prontamente  : “E  allora?”   Se loro avessero avuto internet  chissà cosa sarebbero riusciti ad inventarsi,  chissà quale magie avrebbero saputo costruire intorno al complicato problema dei libri di testo che ormai sono diventati  un ingombro, un ostacolo, un incubo  e non più uno strumento  pedagogico;  o intorno al complicato problema  dei programmi  che sono obsoleti e che non interessano da sempre  gli scolari  che a scuola si annoiano e che vivono il tempo passato  tra i banchi  come una tortura o come una prigione…

Mi si potrebbe venire a dire che oggi non basta il talento,  che ci sono dei meccanismi contorti e complessi   che non danno speranze, che non permettono nessuna facile illusione e che siamo in tanti, in troppi;  che c’è molta concorrenza; che c’è la crisi economica…ed io rispondo prontamente: “E allora?”  Forse che Montessori e Milani  non hanno avuto i loro ostacoli, le loro inimicizie nascoste  e nemmeno   dichiarate, i loro guai economici e non solo, i soprusi di un sistema  che voleva metterli a tacere e mortificarli? Tanti dubbi e  poche   certezze?    Certo che hanno avuto tutto questo, ma non hanno mollato e non si sono fermati a criticare; hanno pensato a fare fare fare, perché le cose potessero funzionare…   

Altro che essere diventati sorpassati  e non più attuali;   così che io avrei volentieri  chiamato il giuramento  socratico  anche Il giuramento del maestro in onore alla straordinaria figura pedagogica di Maria,  o anche La  promessa  di  Lorenzo   in onore  al  sacrificio  umano e professionale  di  questo inimitabile sacerdote   che ha dato tutto  alla sua  idea di scuola vista come luogo laico ed  autentico   di vita e di crescita e di confronto…

Il popolo del network  La scuola che funziona non ha voluto  esempi , non ha voluto padri o madri,   punti di riferimento del passato, ed ha scelto d’essere semplicemente  un momento di svolta, di passaggio, di auto assunzione  del proprio ruolo sociale.

Per me i veri   maestri sono maestri del futuro, non muoiono mai, ce li portiamo  nel cuore se li abbiamo conosciuti,  ce li portiamo nel cervello  se li abbiamo studiati…

Ed io ne sono comunque felice;  felice che  qui si possa essere in molti che ogni giorno crescono,  felice che qui  si possa essere in tanti  che si confrontano, consapevoli  che il pericolo di  vedere incepparsi il meccanismo  è sempre possibile, ma qualora si dovesse inceppare, pazientemente ne troveremo la falla, pazientemente lo rimonteremo.

Per concludere  ecco chi ha studiato il metodo   Montessori  cosa dice a proposito del suo essere antiquato:

il metodo montessori

e cosa si dice della  inattualità  della scuola di Barbiana

la scuola di Barbiana

Vorrei che la mia scuola, quella reale che viviamo tutti i giorni,  potesse essere un poco inattuale come loro…