tiziano terzani

piccolo il mio, grande il nostro

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scuole a confronto

Più di trent’anni fa, il pedagogista francese Jacques Piveteau scriveva queste parole:
“La scuola è diventata «il luogo di tutte le funzioni»: ha dovuto educare i giovani a un civismo scomparso, formarli per professioni che non esistevano più, o ancora, custodirli fra le sue quattro mura perché la società non li voleva per le strade, socializzarli perché non c’erano più strutture per accoglierli, ecc. Si è chiesto alla scuola di compensare le deficienze educative della società, ed è appunto qui che sta il punto di rottura: si è preteso troppo dalla scuola, e questa ha perso di vista il proprio obiettivo principale, che è quello di istruire i giovani e non di sostituire le famiglie o altre strutture sociali nella loro missione educativa.”

 

D. Hameline, J. Piveteau, P. Mayol, La pédagogie à la recherche d’elle-méme. Table ronde, “Esprit”, 1982, n. 11-12. Riportato da Norberto Bottani, La ricreazione è finita, Bologna 1986, p. 146.

dedicato a chi crede d’avere avuto ragione

Dicono che un giorno Nasreddin bussò alle porte del cielo degli illuminati.
“Chi è?” chiesero da dentro.
“Sono io” disse Nasreddin. “Apri”.
“Non c’è posto per te, vattene”.
Nasreddin insistette.
“Chi è?” chiesero nuovamente da dentro.
“Sono te” disse Nasreddin. “Apri”.
“Se davvero sei me, sei già da questa parte, e quindi non serve aprire. Vattene”.
Per la terza volta Nasreddin bussò.
“Chi è?” si sentì domandare.
“Siamo noi” disse Nasreddin. “Io e te. Apri”.
“Non c’è spazio per tutt’e due, vattene” .
Per l’ultima volta Nasreddin bussò.
“Chi è?” fu nuovamente la domanda.
“Non lo so” disse Nasreddin.
E la porta si aprì…
J. Bucay, Conta su di me,  p. 164-165

due parole

Un uomo voleva entrare in un ordine religioso molto rigido.
Gli venne spiegato che la regola dell’ordine consisteva nel parlare all’abate soltanto una volta ogni cinque anni, e anche in quell’occasione di dire solo due parole.
Dopo cinque anni, l’abate chiamò l’uomo e gli chiese: «Dimmi le tue due parole».
L’uomo disse: «Cibo terribile».
Cinque anni più tardi, l’abate di nuovo lo chiamò e gli chiese le sue due parole.
L’altro rispose: «Letto duro».
Dopo altri cinque anni, l’abate di nuovo chiese all’uomo le sue due parole e questi replicò: «Stanza fredda».
Cinque anni dopo, nuovamente si ripeteva il rito delle due parole e questa volta il nostro amico disse: «Per dirvi la verità, sono proprio stanco di questo posto e ho deciso di andarmene».
L’abate allora rispose: «Non sono per nulla sorpreso, una bella liberazione per te! Non hai fatto altro che lamentarti da quando sei arrivato».

 

Anthony De Mello, Brevetto di volo per aquile e polli, p. 76-77