Francesco: un uomo, un mistico, un rivoluzionario

Rivedere il film “Fratello sole Sorella luna” mi lascia sempre profondamente scossa.

Di questa storia mi piace tutto, perchè è una storia vera, perchè è una storia coraggiosa, perchè è forte, sconvolgente, radicale, e perchè è servita a portare un profondo rinnovamento nella Chiesa secolare e ancor più nella Chiesa spirituale.

Zeffirelli sceglie attori, inquadrature, musiche, paesaggi, espressioni, episodi e intrecci con grande maestria, e lo spettatore segue la vicenda come rapito dagli eventi che in sostanza trasformano un giovane ricco e destinato al potere in un giovane emarginato e destinato alla povertà.

Sarebbe la fine per Francesco e per il suo sogno di farsi servo di Dio, se non fosse per l’opera di una serie di amici che circondano,  senza mai abbandonarlo  nella sua metamorfosi, il menestrello d’Assisi. Certo, non senza difficoltà.

Ricordiamoci che davanti a noi sta forse il santo più famoso del mondo, quello che per fama e per leggenda ha raggiunto ogni angolo dei paesi, quello che con la sua estrema semplicità ha umiliato l’opulenza e la tracotanza di una curia incancrenita sotto le sue vesti lussuose e dorate…

Detto così sembra una favola, e lo sarebbe se non fosse una favola al contrario, dove il protagonista  non persegue il successo personale, ma insegue   la propria autodistruzione per la propria elevazione.

Il figlio di Pietro di Bernardone non avrebbe mai immaginato di farsi frate, di farsi strumento di pace, di farsi icona di santità e di misericordia, lui credeva di andare in guerra, di tornare vincitore, di sposarsi, di fare lo stesso mestiere della sua famiglia…, e invece dalla guerra che aveva abbracciato con entusiasmo torna stravolto, quasi mutilato,  come fosse diventato  una persona diversa.

Quello che accade nella sua testa, nel suo cuore, nella sua anima, in questo periodo precedente la scelta di cambiamento, non viene  raccontato dal regista, che invece si concentra su quello che Francesco decide di fare per cambiare in modo insolito e decisivo  la sua vita.

Prima osserva, poi esplora, poi riflette, poi prega, e infine agisce.

Osserva gli uccelli che volano nel cielo felici senza che nessun lavoro li incateni, osserva i gigli che splendono nei campi senza che nessun sarto li abbia vestiti, osserva il creato nella sua incredibile bellezza e maestosità senza che nessun mercante lo possa comprare.

Esplora i mendicanti, andando a vedere come vivono, obbligati a una serie infinita di umiliazioni e privazioni.

Riflette su questi squilibri che fanno del mondo un luogo ingiusto e afflitto da cecità e prevaricazioni senza senso.

Prega, prega Dio che queste cose possano cambiare, sparire, attraverso la presa di coscienza degli uomini che devono pensare a cambiare le visioni delle priorità. E chiede a Dio la propria stessa preparazione al grande passo, i segni, gli indizi, le risposte necessarie nel travaglio della propria  solitudine angosciosa.

Alla fine agisce;  prende tutte le vesti della bottega paterna e le getta dalla torre, in pasto ai passanti; il padre lo rincorre per il palazzo e pieno di rabbia lo porta in giudizio davanti al sommo sacerdote; il sommo sacerdote lo interroga contrariato e gli chiede cosa avesse deciso di fare, dal momento che aveva dato scandalo con il suo comportamento così folle;   e Francesco si dichiara.

Dopo questa solenne quanto stupefacente  dichiarazione di voto di povertà,  Francesco riconsegna al padre le sue vesti, il suo nome, le sue cose, e se ne esce dalla città nudo,  nuovo, solo, perso. Solo alcuni poveri e semplici,  come lui ora,  lo seguono nella sua nuova dimora, una porziuncola religiosa che distrutta forse da un terremoto o da chissà quale sventura, aspettava d’essere ricostruita.

Il segno simbolico di una Chiesa che andava macera e miserrima in cerca di luce e rinascita.

Francesco, se fosse rimasto solo Francesco, non ce l’avrebbe fatta a fare quallo che poi riuscirà   a costruire, cioè un nuovo Ordine religioso che ancora oggi resiste, che ancora oggi cresce, che ancora oggi è quello che noi tutti sappiamo essere, cioè  un gruppo di frati  che come il loro maestro fanno  solenne voto di povertà, castità e obbedienza.

Un ordine prima tutto maschile e poi anche femminile.

Non dei preti/suore normali, non dei mistici, non dei religiosi votati alla carriera ecclesiastica, ma solo degli uomini/donne   di Chiesa votati al servizio dei più poveri e alla forza trasformatrice  della preghiera.

Francesco è talmente rapito   dalla voce di Dio che gli parla dalla croce,  da cadere in estasi, da portare ad ad uno ad  uno con sè tutti i suoi amici di gioventù, giovani  scapestrati e benestanti, che nel frattempo  si erano ricoperti di gloria secolare, votati a carriere magnifiche, e  che fanno di tutto per non cadere nella rete  della sua pericolosa forza persuasiva.

Ci cade dentro  Bernardo di Quintavalle, ci cade a suo modo Giocondo, ci cade Egidio, ci cade Chiara,  che  per prima aveva indicato al compagno  la sua via, e infine ci cade Paolo, il più avveduto,  quello che riesce a far ricevere in udienza  l’antico amico  dal Santo Pontefice.

Francesco aveva deciso   di chiedere udienza al Papa perchè la comunità  dove lui si era  insediato continuava a fronteggiarlo, a non riconoscerlo, persino a combatterlo. Intende  chiedere un consiglio, chiedere  chiarimenti sui suoi possibili errori, chiedere la risposta del Sommo Padre della Chiesa in merito la sua scelta, la sua regola,  il suo operato, convinto d’avere forse sbagliato in qualcosa…

E proprio quando tutto sembra essere perso, con Francesco ed i suoi compagni  gettati fuori dalla Santa sede come degli eretici qualunque, la situazione si capovolge;   il Papa ha una specie di visione, comprende le potenzialità e la missione del giovane d’Assisi, e lo fa richiamare, lo benedice, lo abbraccia.

Originaria innocenza, così lo apostrofa Innocenzo III, e lo invita a uscire nel mondo proliferando nel suo esempio.

Così è stato. Il mondo ha acquisito la gloria di questa piccola giovane comunità, oggi un esercito di religiosi che operano nel segno della pace senza che se ne senta mai parlare, ma basta andare presso le loro comunità per scoprirne l’esistenza.

Nel nome di Francesco, nel nome di Gesù.

 

 

 

 

Se il sole muore, seconda parte

Ho finito di leggerlo.

La prima cosa che mi viene da commentare  è che il libro meritava, naturalmente.  Non solo per come scrive la Fallaci, che comunque lo sappiamo, è stata un genio della scrittura. Non solo perchè  il suo stile ora leggero, ora canzonatorio, ora storico, ora giornalistico…non ci permette mai d’annoiarci.  Ma più che altro per quello che ci racconta, di questo suo viaggio che fece in America a studiare gli astronauti che vanno sulla luna.

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Gesù di Nazaret

da        Il Gesù di Nazaret  di Ida Magli

Nel    leggere questo  saggio su Gesù sapevo di andare a scoprire una visuale del cristianesimo che mi avrebbe sorpreso e  illuminato, oltre che confermato nel mio  pensiero,  ma non potevo immaginare  quanto.

Questa meravigliosa   scrittrice  che ci ha da poco lasciato dall’alto dei suoi  ottantasei anni suonati  si conferma  come un’antropologa profondissima e capace nell’analizzare i fatti storici  che accaddero nel tempo del Messia,  dando di questi una interpretazione  lucida, razionale  e nel contempo spirituale  su quello che fu il volere e il fallimento  inevitabile  dell’agire messianico.

In poche parole, che certo non possono rendere nella loro sinteticità la bellezza ed il dramma che sempre ci assale in ogni discorso intorno alla morte del nostro  Profeta (per chi è credente) ,  o di un grande rivoluzionario della storia (per chi non è credente) ,  Ida Magli ci direbbe (ma sono le mie parole che vanno ad interpretarla):

” Gesù ha cercato di far comprendere al suo popolo e non solo  che  la sola cosa che conta nella vita  è l’amore e il relativo sentirci figli di Dio   dal quale l’amore stesso  è reso  possibile.  Il suo modo di vivere, pensare, comportarsi  è stato   un radicale rifiuto della gerarchia ebraica, un radicale rifiuto della ritualità e della gestione del sacro così come inteso nella stessa Bibbia. Dentro questo agire quotidiano  Gesù comprende di non avere al suo seguito  veri seguaci che l’avessero saputo capire, se non forse in  minima  parte Giovanni.  Nella sua assoluta libertà e consapevolezza, Gesù ama l’umanità che a lui corre per essere assistita, e in particolare ama le donne in quanto parte stessa  e sofferente  dell’umanità, proprio  perchè  nella struttura ebraica  le donne sono relegate a esseri  inferiori e impuri, per la loro stessa costituzione fisica (l’essere soggette al ciclo mestruale).

Le sole persone che forse avrebbero saputo veramente trasmetterlo  al mondo   sarebbero state proprio le donne, ma siccome per la società stessa non contavano nulla,  è necessario che Gesù cerchi solo tra gli uomini  i mezzi   ed i testimoni  del suo passaggio e del  suo agire.

Di sicuro sono proprio le donne ad amarlo/capirlo   profondamente,  e Gesù accetta l’amore che da loro proviene senza cercare di impedirlo, perchè l’amore in quanto tale non può essere fermato, impedito, condannato, giudicato e offeso.

Tutto questo accade nella totale  disapprovazione  del sistema sociale e nella totale confusione e  imbarazzo  a cui ripetutamente gli apostoli non sanno dare una spiegazione  e necessaria comprensione.

Accade anche nella finale disperazione del figlio di Maria, la quale per tutti i trent’anni di vita in comune con lui avrà cercato di farne di lui un buon figlio della sua stirpe, senza riuscirci (secondo la sua visione),  Gesù stesso  si trova   nella totale  sconsolazione,   perchè senza possibilità d’avere  persone simili  a lui  al suo fianco.

Gli apostoli del Figlio di Dio sono tali più per necessità che per vocazione,  e saranno proprio   loro i destinatari inadeguati   di questo personaggio specialissimo ed unico  che mai più si potrà ripetere nella storia dei popoli.

La Chiesa che consegue alla vita e morte di Gesù non è in nulla la Chiesa che Gesù stesso avrebbe voluto, sempre che Gesù avesse mai voluto    cambiare una Chiesa sbagliata con un’altra altrettanto identica nello stile;   Gesù stesso  non  avrebbe mai   pensato di lasciarci  in eredità   il cristianesimo, proprio perchè Gesù è nel profondo contrario a qualunque forma di amore sacrale  istituzionalizzato.  In lui sacro e profano vengono a identificarsi.   In altre parole,  non si trattava di trasformare una religione ormai superata in un’altra religione che in quanto tale si sarebbe rivelata inadeguata al suo scopo liberatore e salvifico.  Gesù ci dice che Dio sta in ogni uomo e donna in quanto persone fatte a  immagine e somiglianza di Lui, e che è solo l’esercizio dell’amore che ci permette di far vivere l’amore  cioè Dio stesso dentro di noi.

Il fatto che dopo di Lui mandato a morire si sia voluti costruire la Chiesa con i suoi sacramenti e riti e dogmi tra cui il principale che è quello eucaristico,  significa che gli uomini non hanno capito nulla dell’insegnamento stesso del Messia, se non che dimostrare che forse  questo  valore o potere o sapienza o virtù  o necessità   dell’essere giusti  spetta a pochi uomini e non all’umanità in quanto tale, meno che meno alle sue gerarchie, comprese quelle sacre.

Pochi uomini illuminati che accettano di destinarsi ad una vita di solitudine ed emarginazione,  dove non esiste il potere, dove non esiste  il  prestigio, l’onorificenza,  l’elogio,  ma  il  contentarsi, possono semmai  arrivare ad avvicinarsi al suo  pensiero.

O ancora meglio,  saranno gli ultimi ad essere i primi nel regno dei cieli.  Eppure la nostra religiosità o  fede o volontà d’amare come sarebbe meglio chiamarla,  deve essere spesa qui nella vita della terra, e non riservata al mondo dei morti che poi sarà il mondo  implacabile del giudizio, o forse fin troppo accomodante  ed equivocabile    del perdono.”

 

Insomma,   Gesù lascia un interrogativo aperto.  E’ possibile  dare vita  al suo insegnamento  nello spazio e nel tempo della vita di ogni uomo e donna sulla terra?

Certo che rimane possibile,  che non possiamo negare la libertà dell’amore che agisce ovunque quando meno ce lo aspettiamo,  che  non può essere fermato da nessun potere dittatoriale   se non attraverso la forma distruttiva della violenza fisica e morale la quale può distruggere il corpo ma nulla può contro  la forza  dello spirito.

Ida Magli con maestria rigorosa   divide le vere parole di Gesù scritte nei Vangeli, dalle parole costruite dagli evangelisti ad interpretazione  e  illustrazione  del loro scopo, non certo  per volere dissacrare quello che rappresenta la nostra indiscussa tradizione, ma per dare come Gesù avrebbe voluto il giusto senso ad ogni cosa.

Ma come possiamo legare questa presenza totale d’amore con il mondo reale che ci circonda, il quale ha completamente   dichiarato  guerra  al legame dell’uomo con Dio, un  Dio che viene stupidamente   associato alle forme dittatoriali delle sue gerarchie, un Dio che viene dichiarato ideologicamente   ancora  un’idea  menzognera messa in circolo da regie  politiche  perverse?  O ancora peggio: un Dio che viene messo in conflitto con se stesso, là dove i tre grandi monoteismi nel nome dello stesso Dio hanno portato il mondo sull’orlo di un ennesimo conflitto di religione, che poi è solo conflitto di potere?

Come legare questo esercizio  perfetto e meraviglioso dell’amore  all’essere sessuato dell’uomo  che oggi giorno  ha sdoganato forme   confuse di sessualità, dove si dice di detta sessualità   il tutto e il contrario di tutto?   Come legare  questa scelta dell’amare senza un secondo fine, semplicemente nel donarsi  e nel farci  accoglienza,   con  le scelte perentorie    dell’uomo  che ricorrendo alla tecnica  ha  destabilizzato il confine  tra il naturale e l’artificiale?

Gesù, se fosse oggi tra noi,  come si comporterebbe?  Quali parole avrebbe da riservarci?

Io so solo che   Gesù  non è vissuto e morto per nulla.  So solo che  non ci possiamo affidare a nessuno se non al nostro senso  religioso  interiore che ci può ancora guidare nella selva sempre più oscura  e tenebrosa che è il dono  di vivere.

Morto il leader Maximo

Morto il lider Maximo

Nel bene e nel male ha fatto la storia di Cuba, è stato fino alla fine capace di rimanere fedele a se stesso e alla sua storia, alla storia della sua Isola: Cuba lo ha più amato che odiato, e per essere stato un dittatore,  il mondo ha potuto vedere di molto molto molto   peggio di lui…

E’ stata di certo la forma di comunismo di Stato  più a misura d’uomo  che si sia vista  sul pianeta Terra.

Rimane di certo  una realtà  alla quale fare riferimento e sulla  quale volgere studi e riflessioni, osservazioni, critiche e  possibili cambiamenti per il futuro, soprattutto dopo la fine dell’embargo americano.

Figura eccezionale che è entrata nell’immaginario collettivo accanto all’altro grandissimo lider,  rimasto  amatissimo ai giovani rivoluzionari di ogni tempo,  il  leggendario  Che Guevara.

In vita   ha dovuto combattere feroci lotte e guerre fredde senza risparmi di colpi da parte dei suoi potentissimi avversari, senza mai arrendersi.

A 90 anni  si è lasciato piegare dal tempo,  che non risparmia nessuno,  che arriva  nel momento che deve essere  per tutti…

Una rivoluzione autonoma, quella cubana; mai esportata, non esportabile, unica.

Ma il suo futuro?

 

 

Tina Anselmi…

E’ morta Tina Anselmi, una grande protagonista  dello scenario politico del nostro Paese, al di là degli schieramenti politici di appartenenza.

Credeva nei valori della libertà e della democrazia, in tempi in cui la libertà  non era certo una garanzia. Ci ha creduto sempre,  anche dopo quando la libertà è diventata un’abitudine che si  rischia di dare per certa ed acquisita, proprio  quando basta poco per perderla e farla scivolare dentro il pantano del caos.

E’ giusto celebrarla, anche se ai giovani dice poco o nulla, anche se ai loro occhi può apparire come un’ anonima  vecchia del passato che nulla a che fare con il nostro mondo di oggi.

E invece occorre ricordare a tutti, e soprattutto alle ragazze e a tutto il mondo femminile del  nostro tempo,  che questa  semisconosciuta morta  a ottantanove anni  è  stata una ragazza esattamente come loro, che ha saputo fare fin da giovanissima  delle scelte coraggiose importanti, che non ha avuto timore di impegnarsi e di credere in una società migliore.

Ci sono oggi le Tina Anselmi di domani?  Donne che hanno un progetto e intendano perseguirlo  a beneficio di tanti?  Che sia in politica o in altri settori della vita,  poco importa.  Io credo di sì,  questa è l’eredità che  questa esemplare  e  non certo  superata  donna  di vita    ci lascia in consegna.

Adorabile Giullare

E’ morto Dario Fò, un gigantee, un genio, un… adorabile Giullare  del pensiero.

Era un casinista, un sovvertitore, imprevedibile, intelligente,  colto, irriverente, provocatore, uomo libero del nostro tempo,  giovane nello spirito, rivoluzionario, eclettico, …come lui nessuno.

Ciao Dario, rideremo   per molto molto tempo ancora con te….garantito, e spero anche non solo ridere. Perchè è il momento di essere seri.

 

Gli USA aprono al pensiero gender

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E’ di questi giorni la storica apertura degli Stati Uniti  al pensiero gender.

E’ solo questione di tempo e tutto il mondo occidentale accetterà di fatto una idea nuova di famiglia, di figli, di paternità e di maternità. Ossia di società. Ossia di economia (perchè dove si parla di diritti si parla anche di soldi). Ossia di antropologia.

Davanti alla storia che chiede cambiamenti  il pensiero dei singoli ha poca rilevanza, ed i singoli sono chiamati ad adeguarsi  a quello che sembra una volontà ferrea di una intera società in mutazione.

Solo il tempo racconterà le implicazioni, le novità, le complicazioni, le difficoltà e gli errori  che ogni Cambiamento significativo porta con sè, un cambiamento che oggi non è più possibile fermare, credo non sia più nemmeno corretto  ostacolare.

Ma allora  come  si può  conciliare tutto questo  con quello che  sembra  presentarsi e rimanere  come un essere fuori tempo, fuori moda, fuori tutto?

Personalmente continuo a credere che la famiglia normale debba essere costituita da un padre, una madre e via discorrendo; come  anche  credo che anche le famiglie non normali debbano avere i loro diritti garantiti, nel nome di un amore che si vuole dichiarare senza sesso e dunque senza  imposizioni di sorta.

A causa di questa uguaglianza di diritti da tutelarsi,  le famiglie non possono essere classificate però (come io non riesco a fare e credo non ci riuscirò mai, essendo questo un mio limite)  tra  l’essere  nella norma e l’esser  fuori della norma, e dunque la società e le leggi procederanno affinchè questa distinzione  di parte  che viene tacciata di omofobia,  non possa avere la meglio  e causare discrimini, come è sempre accaduto nel passato.

Nelle scuole si insegnerà per decreto, ossia per programma ministeriale,  il pensiero gender  e ci saranno notevoli conseguenze e modifiche  nell’educazione e nello sviluppo della pedagogia  condivisa, da come è stata ad oggi intesa e progettata.

Questo comporterà tutto un ciclo di formazione rivolta ai docenti  ed in parte anche alle famiglie  che dovranno prepararsi a questa importante  esigenza  collettiva.

Non solo, questo mutamento comporterà decine e decine d’anni di assestamento, durante i quali accadranno cose nuove e non prevedibili, ovviamente  del tutto legittime.

Coloro che si  rifiuteranno di accettare questa presunta  ideologia, dovranno in qualche modo  adattarsi pena il loro allontanamento dalla scuola  pubblica, oppure in alternativa    rifugiarsi nelle scuole private e cosiddette confessionali.

Di sicuro si va anche ad ingrandire il gap  che già esiste tra la laicissima  cultura occidentale e la lontanissima cultura orientale araba, che rimane nelle sue maglie più incontrollate ed oscure profondamente teocratica, e visto il già dilagante terrorismo islamico, i folli della jiadh  aggiungeranno anche questo tassello alla loro violenza (è il normale  prezzo richiesto a chi si ritiene essere  avanti nello sviluppo e nel progresso).

Per concludere, credo che ogni paese dovrebbe proporre un referendum  al suo popolo, chiamato a rispondere nelle urne con un parere favorevole o sfavorevole.

Favorevole non all’amore  libero  (retaggio degli anni della contestazione) ma alla parità di genere (sostanza del mondo che si è totalmente emancipato dalla tradizione, dalla storia, dalla letteratura  religiosa  e da un certo modo di intendere la ragione).

Solo questo referendum giustificherebbe e permetterebbe   agli occhi di tutti  l’accettazione e l’effettivo normamento  di questa   nuova prassi  familiare. Così come si fece per il divorzio e per l’aborto (ma con la differenza che l’aborto ed il divorzio non si chiedeva di imporli ma solo di legittimarli).

Potrebbe sembrare un passaggio forzato o discriminatorio,  ma visto che la materia è imponente  e profonda,  quale procedura migliore di detto trasparente e democratico  agire politico?

Visto che la verità sulla questione non può essere dettata con leggerezza nè da una minoranza che si vorrebbe    imporre, nè da una presunta  e forse non esistente  maggioranza che chiederebbe l’immobilismo di fatto,   che referendum sia.

 

Il reato di tortura

Grazie a   Amnesty International

da Polisblog.it

Rinascere

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Il mio legame con Francesco è qualcosa di speciale.

Quando ancora adolescente ebbi modo di vedere il film di  Franco Zeffirelli    “Fratello sole Sorella luna”, ne rimasi abbacinata.

Uscita dal cinema mi sentivo come frastornata,  come se fossi stata investita da un qualcosa che mi aveva travolto e stravolto.

Pensavo e ripensavo dentro la mia testa di ragazzina a questo’uomo semplice quanto complicato che aveva saputo in maniera del tutto pacifica entrare nella Chiesa fino alle soglie della sua alta Investitura, non solo in punta di piedi, ma addirittura a piedi scalzi.

Pensavo e ripensavo dentro la mia testa a questa coppia tutta speciale, Francesco e Chiara, che avevano saputo trasformare il loro incontro in una meravigliosa storia d’amore universale.

Pensavo ai tanti discendenti che questo grandissimo amore per Gesù  aveva saputo seminare e raccogliere  cammin facendo, andando a formare una grande famiglia ( le famiglie che ognuno di noi è, aspira, rappresenta o si presta a  modificare)

Pensavo  a quanto fosse almeno in apparenza, distante la chiesa reale da quell’idea di religiosità che si era fatta carne ed ossa del suo Signore.

Pensavo a me stessa, e mi chiedevo come e cosa dovessi fare per somigliare almeno in parte a quello stile di vita e di pensiero, così giusto, così bello, così alto.

Pensavo, pensavo e ripensavo  a quello stordimento buono  che non volevo se ne andasse e si cancellasse con l’andare del tempo.

Pensavo a come questo moto di stordimento potesse diventare un moto di cambiamento e rinascita.

Non mi sono mai arresa alla normalità; mai identificata in movimenti specifici, in dottrine chiuse e sigillate; mi sento uno spirito libero che però non vuole significare inconcludente.

Non dò mai nulla per scontato, e mai nulla  come  assoluto,  se non il sentimento della giustizia  che ognuno di noi possiede e dovrebbe coltivare.

Oggi non sono più una  ragazzetta, sono diventata una donna adulta, e non può non venirmi doverosa la domanda: “Hai mantenuto fede a quel movimento dello spirito che credevi così degno di considerazione”?

L’amore per la vita (e quindi per le cose viventi) e  per la bellezza  che dall’essere vivi   deriva (e dove c’è bellezza c’è bontà),   è la sola cosa che ci permette di rimanere nel solco  della felicità.

E che cos’è un uomo potente che fosse, se guardandosi allo specchio non potesse vedervi riflesso il suo vero io, il suo sogno, la parte migliore di sè?

La prima cosa da capire è che cosa significa essere nella Vita. Non è essere vivi.

Quanti vivi ci circondano ma che di fatto sono solo zombi nel senso che sono solo espressione di morte? Quanti vivi ci circondano ma che di fatto sono solo maschere, facciate, apparenze, muri indeformabili e impenetrabili, pareti di gesso asfissiante, melma fangosa che  sembra volere tutto inghiottire, uomini  nati  nella carne  ma mai rinati nella luce?

Ognuno  faccia la sua rinascita come meglio crede, secondo le proprie possibilità e desideri, occasioni e conoscenze, aspettative e fatiche; l’importante è farla, non dimenticarlo, non rinunciarci mai.

 

scusa Falcone, ieri era la tua festa

 

VIVI più che mai

nel nome del perdono, della pace, del futuro

3 milioni di copie

maometto

A person reads on November 1, 2011 in Pa

 

la chiesa anglicana apre ai gay

le nozze in chiesa

la felicità è un dettaglio

che fa la differenza

una bella rivoluzione

Non c’è nessuna rivoluzione dal basso dove non si arriva alla fame,  e non c’è nessuna rivoluzione culturale delle coscienze  se non si arriva alla guerra.

In altre parole, la rivoluzione si fa inevitabilmente con la violenza.

La violenza è un’arma  dolorosa ma necessaria, ma non deve cadere nella tortura o nella ceca sopraffazione.

Quando detta violenza viene saggiamente ed onestamente  esercitata, porta con sè notevoli pesi e notevoli  complicazioni,  tanto che  è difficile trovare uomini giusti capaci e intenzionati ad esercitarla.

Il nostro paese Italia ne è attualmente sprovvisto, di detti uomini. Difficile  quindi pensare che si possa fare una rivoluzione culturale.  E nemmeno si è socialmente parlando alla fame, non ancora. Difficile dunque pensare  che si possa fare una rivoluzione civile.

Rimane lo stagnamento di  conflitti e di precarietà   che continuano a vivacchiare e a  creare tanti piccoli fuochi sparsi.

Il nostro amato  papa Francesco  qualcosa di concreto forse lo sta facendo.

Vorrei potere vedere che sapesse fare molto molto di più, ma vorrei potere vedere anche uomini di mondo al suo fianco, uomini arditi, passionali ed onesti, uomini che sapessero  ancora possedere ideali  e  progetti oltre il loro proprio specifico interesse e oltre le parole che rimangono sempre e solo parole. Oltre le scaramucce di parte.  Oltre i cartelloni di palazzo.

Abbiamo bisogno di leader che sappiano amare la vita e il nostro paese ( il paese mondo) quanto potrebbero   avere a  cuore il trionfo della giustizia.

Io  continuo a volere credere.

E che cosa faccio per essere coerente?

Sono tante le cose  possibili.

Non lusingo gli ipocriti, non mercifico cose che non hanno prezzo, cerco di dare il buon esempio, me ne frego di non possedere prestigi che non sono tutto, cerco di accontentarmi di piccoli passi in avanti, faccio cose  che mi possono gratificare, cerco di non offendere il mio prossimo, dico pane al pane,  incoraggio i disperati, ma  queste semplici  cose le possiamo fare tutti, nella nostra quotidianità.

Se le facessimo tutti,  già ci sarebbe una rivoluzione culturale.

Possibile,  senza  neanche un poco di violenza?    Si, lo sarebbe,  perchè la prima  violenza necessaria   è quella…verso di se medesimi.

 

 

José Pepe Mujica – Discorso agli intellettuali

Cercavo un articolo speciale da ribloggare ed ho trovato questa meraviglia!

Ve la regalo…  🙂

Analisi di un salvatore…

Torno sul mio argomento preferito: la personalità di Gesù.

Dalla lettura molto accattivante di Alberto Maggi  sto rispolverando  un Cristo  che praticamente era:

  • irriverente ( non su cura dell’autorità, delle convenzioni, della tradizione, mettendosi a dire e fare cose assolutamente sconvenienti)
  • scomodo ( parlando nel nome del Padre suo, ossia nostro, mette in ridicolo la stessa autorità che aveva la presunzione di detenere  la verità assoluta  e andando predicando tutto il contrario di quello che i sacerdoti del Tempio  sostenevano)
  • rivoluzionario ( glorifica gli ultimi, la feccia della società, e anzichè circondarsi di dotti e religiosi, si circonda di miserabili pescatori, dopo avere  riscattato i pastori  e i ladri; parla  alle donne,  che era noto, non avevano diritto di occupare un posto di rilievo nella gerarchia sociale; addirittura perdona l’adultera,  compromettendo un equilibrio politico e giudiziario che si reggeva sulla condanna assoluta verso i peccatori e soprattutto verso certi generi di peccato; si accosta toccandoli ai lebbrosi, che per antonomasia erano intoccabili, senza volto e senza nome, chiamati ad espiare le colpe dei loro padri o le loro stesse colpe, indesiderati dal mondo e dallo stesso Dio; guarisce nel giorno del sabato, giorno assolutamente dedicato al Signore e dunque non profanabile; compie miracoli a costo zero, senza chiedere sacrifici alcuni da parte dei beneficiari, mentre i sacerdoti vanno avanti a suon di riti sacrificali che richiedono dei precisi tributi…
  • incomprensibile,     perchè parlava  di un regno che era giunto, che portava la salvezza,  e tuttavia  la stessa vita di Gesù,  cioè del suo stesso profeta, viene messa dai suoi comportamenti   in grave pericolo, e dunque quale doveva essere la salvezza che questo giovane un pò folle  andava  predicando?
  • blasfemo   perchè  si esprime con l’autorità stessa del Padre,  e non come un qualsiasi  profeta,  pretende l’identità padre-figlio, aggiunge il servizio dello spirito santo, andando a suggellare il mistero della Trinità in un contesto  culturale  profondamente  Teocentrico e monocentrico, dove l’umano era l’umano e il divino era il divino, assolutamente distinti e diversi, praticamente inconciliabili

Che altro aggiungere?

Io davvero non conosco rivoluzionario  storico che possa competere con questo profilo.

Di tutti i grandi rivoluzionari, ed ognuno potrebbe aggiungere e pensare al proprio o ai propri,  io non  individuo alcuno vagamente simile.

Mi si potrebbe replicare che come rivoluzionario, Gesù ha miseramente fallito.

Perchè,  conosciamo forse rivoluzioni che abbiano sconfitto concretamente   la povertà? le malattie? l’ingiustizia? la corruzione? infine la tortura e la stessa morte?

Forse qualcuna qualcosa ha fatto di buono; occorre valutare con parsimonia ed equilibrio, obiettività e giudizio.

A testimonianza del fatto che gli uomini quando si impegnano seriamente,  riescono, possono riuscire.

Magari non fanno miracoli, ma nessuno pretende miracoli da un uomo.

La  differenza tra le rivoluzioni umane e le rivoluzioni divine,  è che  il divino  sarebbe capace dell’impossibile.

Gesù può piacere solo ad inguaribili sognatori. A chi o vuole tutto, o non si accontenta.

Rinascite, la vita riprende abbondante…

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Chiunque può fare il presidente della Repubblica?

 

per cinque mesi, sì, e anche alla grande, ma poi o ci si fa sul serio  tale, o si molla e si rilancia   il tiro..

Ma noi non li abbiamo neanche cinque mesi da buttare via, nè cinque mesi, nè cinque stelle…e andrà a finire che butteremo via tutto, ma proprio tutto…

Speriamo di no!

La scuola che amo

La scuola che amo è un luogo allegro, dove la gente si reca  ogni mattina contenta di andarci, tutta indaffarata nelle proprie occupazioni, senza l’affanno  del dovere a tutti i costi  portare a casa un obiettivo irraggiungibile o fuori luogo.

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Dopo la contestazione, qualcosa c’è, molto manca…

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chi dice donna dice…bello

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Parola di web

Cari amici, quello che sta accadendo in Italia io credo sia un fenomeno singolare che non vada assolutamente taciuto.

Credo che per singolarità possa essere allo stesso livello delle dimissioni del Papa, e mi riferisco al fatto che siamo in scacco di fronte allo scenario politico di questi giorni.

I casi sono due;   lo scacco o  lo diamo, o lo subiamo.

Il fenomeno mi interessa e credo che dovrebbe interessarci sia come amanti del  web, sia come italiani. Come  amanti del web perchè usiamo la stessa rete che ha permesso al fenomeno Grillo di esistere;  sia come italiani perchè siamo tutti reduci da  un voto elettorale, e sia che si abbia votato Grillo ( uno su quattro  tra di noi) sia che si sia votato altro, a tutti dovrebbe importare di stare dentro un paese che non conosce governabilità.

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Rivoluzione o catastrofe?

Ha vinto Grillo, sul piano nazionale.

Ma  la partita ora si fa delicatissima.

Ci sono due soliti noti che non si filano, chi più chi meno; e c’è il terzo incomodo, che vuole fare e farsi avanti, senza scendere a patti.

Ma si sa che in parlamento i patti si devono fare, e ci vuole una maggioranza.

Riusciranno questi tre ibridi a fare in qualche modo squadra?

Riuscirà a vincere il buonsenso ed il senso di responsabilità?

Saranno i tanti grillini capaci di interpretare il bisogno reale del paese coniugandolo con gli strumenti del mestiere?

Forse lo sapranno fare meglio di quanto  non abbiano saputo concludere e produrre i grandi mestieranti, ma con i forse non si salva l’economia.

E si parla di economia vera e non di fanta finanza.

Certo, alla peggio  si tornerà a votare di nuovo,  ma non per ripetere la stessa situazione

( e questo gli italiani lo dovrebbero capire).

E cosa sarà accaduto nel frattempo dentro le maglie già molto pericolanti  del nostro paese?

Come si può concludere, le domande sono tantissime e le certezze inesistenti.

Non mi resta che augurare ai  distruttori  del sistema  di essere capaci di costruire dopo che hanno saputo  sfasciare.

Dovrei dire, dopo che abbiamo saputo sfasciare, visto che uno su tre abbiamo   votato Grillo e quello che rappresenta.

Largo ai lavori, dunque.

Del resto,  Mai dire mai.

L’importante è adesso essere seri, perchè non è più tempo di facile comicità…

(leggere anche il fatto quotidiano)

S.O.S. GIUSTIZIA CERCASI

 

 

 

Ciao amici,  oggi si parla di giustizia.

Ma quale  giustizia?  Quella  dei tribunali?, quella processuale? O quella più  generalmente intesa  come senso  positivo  della vita?  La mia attenzione riguarda quest’ultima.

Io non auguro    al mondo  felicità  o ricchezza o potere  o successo…tutte cose  estremamente  soggettive  che lascio alle considerazioni personali, oppure estremamente oggettive che lascio alle considerazioni  generali  ;  io auguro  al mondo che possa avere  la sua giustizia, semplicemente.

Già la premessa  fa comprendere    che di essa ce ne sia un grande bisogno, ovunque, sempre, da sempre.

Il fatto  che questa  emergenza o necessità prioritaria  non si sia mai placata nella storia e nel tempo  non è una buona ragione  per  ritenere  archiviabile o secondario il  tema di discussione.

La giustizia va amata di per se stessa perché è una meta, è un progetto collettivo ed universale che coinvolge tutto il tessuto della comunità.

Mentre il sentimento della felicità è qualcosa di assolutamente intimo e privato, quasi segreto o da segretare,  mentre  il  successo  è qualcosa di molto esteriore, di molto contingente, di molto  visibile e concreto,  per cui su di esso, sulla sua  oggettività  si è tutti generalmente  d’accordo,  la giustizia  è un cammino, è un sentiero, è un percorso  che  solca  tracciati  impervi  e spesso sconosciuti alla grande  notorietà, senza per questo rimanere    mai un fatto squisitamente privato, squisitamente del singolo.

Cercano  giustizia  tutti  gli uomini che hanno ricevuto un oltraggio, un’offesa, un torto, una prevaricazione; cercano giustizia  tutti  gli esseri privi di parola, privi di capacità di  difesa, privi di autonomia  che per difendersi  dalle offese   devono ricorrere alla parola di chi sa e deve  spendere voci per loro.

Cercano  giustizia  i carcerati nelle carceri,  che si trovano a scontare una giusta pena  in condizioni incivili  ed ingiuste;   cercano giustizia i  perseguitati, gli scherniti,  gli esclusi, i diversi,  che per le più varie ragioni  non si sono trovati garantiti  i diritti  più elementari e prioritari,  sopratutti quelli che faticano a trovare riconosciuti  i loro diritti  anche dopo lunghe lotte  e battaglie.

Cercano giustizia  i normali, quelli che hanno sempre fatto il loro dovere e si sono sempre spesi  per  la giusta via di mezzo,  ma che al posto di riconoscimenti si sono trovati solo  negazioni, scorrettezze, squilibri;  cercano giustizia.

Cercano giustizia  gli incompresi e i calunniati,  quelli che hanno agito bene ma sono stati accusati  di avere agito male, quelli  che hanno gito per l’interesse comune  ma si sono trovati tacciati  di avere agito  per interessi personali;  cercano giustizia  gli infermi  obbligati  a condizioni di vita  disumane   e  ben oltre il  limite della sopportazione.

Cercano giustizia  gli sfortunati  che sono nati nella parte sbagliata  del mondo, nel momento sbagliato, o nel modo sbagliato;  cercano giustizia gli sfruttati,  i raggirati,  quelli che sono stati usati come oggetti  e poi buttati via   come pezzi di ricambio;  cercano giustizia  gli umili, gli ultimi, le persone normali ed ordinarie  che a causa di leggi ingiuste o non perfette  si sono trovati a pagare le colpe  degli altri, della cattiva politica,  della cattiva  amministrazione.

Cercano giustizia  quelli che non capiscono,  quelli  che  devono fare appello a tutta la loro  buona volontà    per  far tornare i conti che non tornano,  quelli che non hanno mezzi adeguati  per  farsene una ragione  e tuttavia  se la inventano, se la sanno  improvvisare.

Cercano giustizia quelli che stanno  al palo, che per le più varie ragioni non sono dentro il circuito del mondo,  e attendono, attendono, attendono che venga anche per loro il momento  del salto, dello scatto, dell’involata.

Cercano giustizia quelli che danno cento e ricevono trenta,  però continuano lo stesso a dare quello che  sanno  fare e costruire, perché le loro   ragioni superano ogni forma  di  soddisfazione apparente.

E cercando dunque ovunque, di sopra e di sotto, a destra e a sinistra, dalla mattina alla sera,  si ha solo da sperare  che non ci si stanchi mai di farlo.

Tra  l’inizio di questa ricerca e la sua  risoluzione il tempo che può intervenire  nessuno può calcolarlo e prevederlo;  vuoi perché i tempi stessi  della  sua   realizzazione sono assai contorti, vuoi perché   non è affatto garantita nessuna  dirittura d’arrivo.

Nella ricerca  di questa benedetta  benedizione,   corre la vita.

La vita di quegli stessi corridori  che pensano solo a correre, a correre, a correre, correre sempre.

Non c’è pausa, non c’è sosta, non c’è  intervallo, che non sia quello  contingente ed inevitabile, giusto il tempo di riprendere fiato, di recuperare le forze,  di riorganizzare  il tempo.

Alla fine della corsa  uno saprà la verità.

Qualcuno però  non arriverà nemmeno a conoscerla, perché non arriverà alla fine della gara; anche loro cercano giustizia,  perché  non hanno potuto  avere le loro occasioni.

Non crediamo  a chi vuol scoraggiarci ;  non crediamo   a chi  vuol depistarci dal nostro sogno; non crediamo  a chi  sembra già avere il paradiso  nelle mani  mentre ha solo palta e fango.

C’è da credere solo a se stessi e a quelle poche persone  che abbiamo avuto la fortuna di conoscere perché ci hanno insegnato il vero senso   della vita.

Tutto qui.

La giustizia insomma è solo una questione  di  volontà,  che supera  l’oggi, che supera lo ieri,  che  supera  la paura del fallimento e della solitudine.

 

8 MARZOOOOOO

Ho avuto problemi con  wordpress, sembrava non funzionare più la funzione in visuale, indispensabile per scrivere….

Adesso sembra funzionare,  vediamo  se così   rimane…

Nel  frattempo   festeggio  la Festa  delle donne,  che è  una ricorrenza che trovo del tutto  svilita  e  insulsa,  quantomeno  se festeggiata solo tra donne …

Viva gli uomini, allora;  io propongo la festa dell’altro sesso,  per la pari opportunità,  non  credete?   E  poi che ci sarà mai da festeggiare,  oggi,  in piena crisi di identità  sessuale  e in piena  crisi  economica?

Forse che la vita rimane   sempre una cosa  meravigliosa…comunque

Ecco allora    immagini  di uomini, famosi o sconosciuti non fa nessuna differenza,  che hanno amato le donne nella loro donna;  immagini di  uomini e donne  che hanno  amato  l’umanità  in genere nella loro  idea d’amore…animali compresi;  immagini  di donne che hanno amato la vita nel dono di darla,  la vita;  e insomma, quando si dice donna si dice  inizio  di qualcosa di nuovo…

Ciao  a tutti

      

INNO ALLA VITA

Io amo mio padre

lui è paziente

dona tutto senza chiedere nulla

non si addormenta la sera

se non vede i suoi figli al sicuro;

quando sono ancora bambini

li immagina già uomini fatti

che affronteranno la vita,

non si risparmia nelle ore della fatica

indomabile come un guerriero

progetta ogni singolo spazio

del suo breve giorno.

Io amo mio padre

perchè è buono

e sa tutto di me

e non vuole vedermi infelice

è pronto a togliersi la sua mano sinistra

pur di sapere che io non perderò la mia destra

mi accompagna con lo sgaurdo

sulla via che conduce nel tempo

ed io cammino spedito

non ho nessun timore  di cadere

lui ha già asciugato tutte le mie lacrime

come un albero sempre verde

ha nutrito  tutti i miei   appetiti

come uno stupendo arcobaleno

ha colorato tutte le mie candide vesti

tra me e lui c’è un canto soave che ci tiene uniti

indissolubilmente

oltre le rovine degli uomini.

Io amo mio padre

che sa

che io non sono il mio lavoro

che io non sono quello che faccio vedere

che io non sono il mio presente

ma  che sono solo quello che

il giorno giusto

deciderò di essere.

Possa il tuo cuore

essere degno del suo

possa la tua vista

divenire capace quanto la sua

possa il tuo tempo

accompagnarmi tra i sentieri

oscuri del mondo

che renderemo insieme    pieni di luce.

Il nord Africa è in fermento, vicino e venturo:e l’Europa?

Gli scontri al Cairo (foto Amel Pain - Epa)

Manifestazioni Egitto

IMMAGINI DAL CAIRO

Rivolta nel deserto, venti di ribellione in tutto il Nordafrica

NORD-AFRICA: TEMPO DI RIVOLUZIONI

Lotta al velo integrale o lotta alle segregazioni?

Il Belgio è il primo paese in Europa ad avere  varato  una legge contro l’uso in pubblico del velo integrale; senz’altro questo farà scuola agli altri paesi, ma osserviamone più da vicino il significato e le relative implicazioni.  A Novara è stata inflitta la prima salatissima e meritatissima multa contro una donna che camminava per strada con il velo che gli copriva completamente il viso; il commento del marito è stato: ” D’ora in poi non uscirà più di casa…” e quindi è ancora la donna e sempre solo la donna che finisce per pagare i tabù  e le ignoranze   dei propri  uomini.  Verrebbe da aggiungere la seguente domanda: “Ma perchè queste donne non si ribellano? possibile che sono tutte così succubi e ceche? possibile che non riescono a non fare qualcosa  di significativo per cambiare lo stato delle cose, nemmeno quando vivono in paesi occidentali?”

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Il terrore e’ sempre di moda

    

Il terrore  marcia sull’onda  della presunzione, della stupidità  e dell’indifferenza: ne parliamo perchè  quello che è accaduto nella grande storia si ripete quotidianamente nel nostro privato con  tecniche  meno  organizzate  ma non per questo meno feroci.  Se leggessimo  le riflessioni della Arendt  e  volessimo  trasporre  nella nostra quotidianità un simile  livello immane  di terrore,  non faremmo fatica  a trovare nei fatti di cronaca   esempi abbastanza simili  di follia e di violenza.  Quello che è cambiato è solo  l’importanza  storica degli eventi stessi:  durante la grande guerra  il fenomeno del  totalitarismo  è stato  gestito  da potenze mondiali che gli hanno alla fine  conferito  il grado appropriato di pericolosità  e di attenzione pubblica,  nel nostro  anonimo  quotidiano il  totalitarismo dello smarrimento della ragione   viene gestito  da potenze anonime, sotterranee e  silenziose, quasi sempre  solitarie  ma  comunque  diffuse,  che  agiscono in totale libertà,   favorite  dalll’impotenza/indifferenza    istituzionale   delle forze  di  prevenzione  e delle forze di sicurezza.  I  dati  emergenti  non possono non farci  preoccupare:  il fatto di  cronaca violento   che esplode  naturalmente contro le categorie più deboli  (donne, vecchi, bambini   ed  emarginati) è praticamente  diventato  dirompente,  eppure  sembreremmo   totalmente incapaci  a   gestirlo (abbiamo problemi molto più seri  di questo  che certo non è nel calendario  governativo  una priorità   politica degna  d’attenzione). 

Salvo forse  miracoli in cui ormai da tempo non  crede più nessuno.

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Non di solo pane o di sole debolezze vivrai…

Baciami ancora

paraolimpiadi L amore al tempo dei disabili

Finalmente adesso i preti pedofili vengono (forse) tempestivamente spretati

 

                                                                                                  

Prete pedofilo immediatamente sospeso dal Papa

Ho accolto con gioia e sollievo la notizia   pervenuta dai media  riguardante  la Santa Sede (e che sinceramente attendevo): il pontefice Benedetto XVI  ha ordinato   l’immediata  sospensione  dalla funzione ecclesiastica  di un suo  ministro accusato di un episodio di pedofilia  appena commesso  ai danni  di una bambina  di dieci anni. Finalmente   la Chiesa attraverso la sua massima autorità  ha dato il primo significativo e tempestivo  segnale  in materia di  giustizia e di cura delle anime al popolo cristiano  e non solo;  Continua a leggere

La fabbrica di nichi ha vinto

Che cos’è la politica? La politica ha ancora un senso? È il titolo e sottotitolo   di un libro di Hannah Arendt, la maggiore  filosofa del pensiero politico del   ‘900 e sulla cui riflessione intenderei  continuare la mia piccola  analisi.

Nota è l’attenzione costante della pensatrice verso la natura dell’agire sociale, per la cui analisi non si può che risalire alla cultura greca, al concetto antico di polis, all’antica distinzione tra vita pubblica e vita privata, all’antica lotta tra Atene e Sparta, i due modelli di vita contrapposti, per finire all’analisi del totalitarismo moderno e delle sue tragiche conseguenze. Continua a leggere

Pensare è la cosa più difficile al mondo

La santa disubbidienza

“La cosa più difficile  al mondo è sapere pensare”   B.  Pascal

Gesù detto il Cristo, Karl Marx, Sigmund Freud, Ernest Einstein, Maria la Vergine, Hannah Arendt …tutti uomini o donne eccellenti (per un credente cristiano sopra tutti Gesù essendo questi collocabile addirittura nella sfera della discendenza diretta con il divino); tutti uomini-donne   ebrei-ebree.

Che ci piaccia o che non ci piaccia,  la cultura ebraica   imperversa  ovunque,  Continua a leggere

Lettera aperta ai cittadini

                       

  Carissimi,  sono un’insegnante che come voi tra qualche giorno sarà chiamata ad  esprimere  il proprio voto alle urne.

In questo periodo   pre-elettorale  nelle nostre piazze e su i nostri canali di informazione  si sono sentite ogni genere  di  dichiarazioni e di slogan propagandistici (nonostante l’oscuramento  mediatico imposto dal governo  secondo un presumibile  rispetto della legge sulla par-condicio);  

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Don Lorenzo Milani, Don Giorgio De Capitani, Don Andrea Gallo …: altri personaggi particolari

” in omaggio a un maestro d’eccellenza e a tutti i maestri d’umanità che il mondo civile  ignora e disconosce”

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L’8 marzo: dopo il secolo di vita, cosa sta cambiando? Tra vecchie tragedie, le nuove conquiste

 

    1      Benazir  Bhutto

             Sonia    Gandhi       2 

3     Aung San Suu Kyi

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L’arresto di Jafar Panahi

In Iran è stato arrestato  Jafar  Panahi, regista scomodo perchè espressione e denuncia del regime di stato iraniano.

Su  Reuters Italia        è possibile prendere visione delle prime informazioni che emergono dagli uffici stampa.

Immediate   le  reazioni   di    Parigi    e del    Giornale   come di tutte le varie testate giornalistiche   che condannano  lo stato di oppressione civile  del popolo iraniano.

Qualche notizia in più  sui  testimoni  scomodi    perseguitati  dai relativi  movimenti estremisti posti al governo dei loro paesi:

leggi il il pen club

leggi il    Foglio

la storia del cinema in Medio Oriente