Brigitte, Macron e l’incognita

E’ la coppia del momento, tutti i giornali ne stanno parlando, su di loro stanno i riflettori dei programmi televisivi d’Europa.

Lei è la moglie del probabile futuro presidente di Francia,  ha ventiquattro   anni  in più del suo gentile consorte,  che ha sposato nel 2007 dopo un divorzio e dopo tre figli già grandi.

Lui era   un giovanissimo sedicenne che conosce la sua insegnante di letteratura, se ne innamora, ma viene obbligato ad abbandonarla  per un evidente amore impossibile. La loro storia fa scandalo, lei viene indotta al trasferimento nel tentativo di mettere tutto a tacere.

Prima di essere obbligato  a lasciarla le dice con la forza dei suoi giovanissimi anni: “Un giorno ritornerò e sarai mia moglie”

Così è stato.

Certo, un’età matura  portata splendidamente, mentre lui è già stato definito un giovane vecchio, cioè un giovane che evidentemente delle persone non guarda  molto  l’apparenza ma assai più   la sostanza.

Dietro ogni scelta del  presidente in  scalata c’è lei, ci sono i suoi consigli, le sue conoscenze, i suoi programmi. Donna, ex docente, politica per passione, madre (dei  tre figli avuti nel precedente matrimonio), moglie, consigliere, e immagino anche amica, sorella, e tutte quelle che sono  le facce necessarie dentro una  convivenza  funzionante e così particolare.

Sono l’immagine di quello che va contro corrente,  l’immagine del cambiamento necessario, l’immagine della trasgressione  che se ne infischia delle regole, che ragiona con la propri TESTA,   che non si lascia intimidire dai luoghi comuni e dai pregiudizi.

Certo, una bella mescolanza di testa e cuore, di ragionamento e romanticismo,  di  calcolo e  improvvisazione. Al confronto l’Attimo fuggente che finisce con il suicidio del giovane studente che  non riesce a ribellarsi all’autoritarismo paterno,  di strada in avanti ne è stata fatta. Perchè questa è l’Europa che sa vivere libera e non soffocata dal bigottismo  e dal conformismo di maniera.

Lui è una mescolanza di ribellione e di  capacità mediatrice  e mediatica;  viene dalla finanza, dai poteri che contano,  e nello stesso tempo avrebbe la presunzione di rappresentare il nuovo, la nuova via, la fine della destra e della sinistra  intese come nella vecchia politica.

Ai francesi piacciono enormemente, sia alle donne che agli uomini, moltissimo ai giovani, ma non solo;  piace la loro testardaggine, la loro coerenza, la loro capacità di perseguire i sogni e di realizzarli.   Piace  evidentemente il loro fascino, la loro eleganza, il  loro anticonformismo (anche lei si difende benissimo, dimostrando almeno dieci anni di meno).

Ovviamente non mancano voci di gossip, malelingue che  sparlerebbero di una presunta omosessualità di lui, e di una presunta  ruffianaggine di lei…a cui però non ci piace credere, visto che rincorriamo  i grandi ideali.

Allora qual’è l’incognita?  Che lui viene dal nulla, non ha un partito che lo sostiene,  non ha esperienza, è un signor nessuno  politicamente parlando.  E la Francia si aspetta molto dal suo Presidente neo eletto  che dovrà dimostrare d’essere capace   non solo dei  bei sogni perpetrati nella vita privata   ma anche  di solide e  produttive  realtà  da realizzare nella vita pubblica.

L’alternativa sarebbe la Le Pen che invece vanta un curricolo politico di tutto rispetto,  ma rappresenta l’estrema destra, e tutti sappiamo cosa significa appartenere all’estrema destra…

Un’altra incognita è rappresentata dal futuro; nulla ci garantisce che l’unione oggi   così  simbiotica tra Macron e la sua vetusta moglie potrà sopravvivere al tempo, di certo implacabile, di certo oscuro, di certo   imprevedibile.

Per il momento ci si gode la bella storia d’amore, rimanendo saldi dentro un progetto che guarda al futuro con tanti propositi  di innovazione  e di rinnovata  unità  europea,    portando   con sè la capacità di credere negli assoluti valori del passato.

E poi  c’è la sua antagonista,  che non ha davvero nessuna intenzione di alzare bandiera bianca, che   ha già rassegnato le sue dimissioni da presidente  del   Front National, e che  tenacemente    crede  in una Francia  più forte, capace di ostacolare la minaccia del terrorismo  islamico,  libera dalle oppressioni di una Europa  despota   che ha saputo soltanto chiedere dazi  e  diffondere malcontento nei popoli.

Staremo a vedere.

 

 

DJ FABO voleva morire,

ma  il suo Paese lo ha voluto ignorare fino alla fine, e continuerà ad ignorare questo problema fino a che potrà, perchè è un tema scomodo    che nessuna volontà politica italiana   adeguata  vuole  farsene carico.

Così chi sceglie per  disperazione di morire o lo fa  clandestinamente, o lo può fare andando in quei  paesi  dove viene permesso e legiferato.

Fino alla fine condannati all’isolamento, all’esilio, al rifiuto  della normalità, senza diritti nè per la vita nè per la  morte.

Certo, non è normale  volere vedere finita la propria vita, ma è normale  passare la propria esistenza   attaccati a un tubo con il quale  respiriamo, ci nutriamo, parliamo, mentre tutto del nostro corpo è condannato al buio totale?

Anzi no, il nostro cervello è ancora attivo e funzionante, e ci fa  ricordare di quando eravamo uomini  come tutti, capaci di stare nel mondo     senza macchine che ci fanno vegetare   a tempo indeterminato,  meccanicamente, ignorando di noi  se siamo tristi o felici, disperati o presenti, senza desideri o con tanti pensieri che guardano alle cose  che sono   il nostro domani.

Potrà mai in Italia    un uomo decidere che se non c’è un domani, non ci può essere nemmeno un oggi?  Potrà un uomo condannato ad essere ostaggio di un tubo che lo tiene respirante, decidere di volere fare un viaggio  dove forse potrà trovare la pace che ha perso?

Dj Fabo   ha combattuto con tutte le sue forze,  ed alla fine   ieri ha smesso di essere  obbligato  ad una macchina ed impedito   senza speranza   alla felicità.

Perchè il potere essere felici  e non condannati a stare attaccato a un tubo  è un diritto sacrosanto  e sancito dalla Costituzione.

Il fatto raccontato

L’ennesimo ministro che spara insulti indegni…

Il ministro Poletti e i suoi insulti ai giovani italiani

Mozione di sfiducia

Non è il primo Ministro pagato da noi italiani che le spara grosse sulla gente comune che si deve barcamenare  tra la mattina e la sera… anche andando all’estero per vivere e costruirsi un futuro.

Adesso le scuse non bastano.

Sul fronte del lavoro,   o  i voucher vengono disciplinati o si dovrà fare qualcosa di più incisivo.

Si avvicina l’ora

referendum  senza vincoli di   quorum    sulla  riforma della  Costituzione

Leonard Cohen, la magia di Hallelujah e altro…

Leonard Cohen

Trump vince

 

E’      il nuovo volto della Grande America.

Ha spiazzato chi lo dava  per impossibile, chi lo ha   insultato in tutte le maniere, non sapendo mettersi nella pancia del Paese, della gente comune, la working class,  che deve preoccuparsi   di mettere insieme    il pranzo con la cena.

La Clinton  non ha convinto, non è piaciuta abbastanza,  non era certamente   lei la  persona giusta da mettere come controparte, troppo compromessa  con i giochi di palazzo, con  la politica del conformismo.

Il presidente uscente Obama ha subito fatto squadra, ha subito invitato il popolo  elettorale  ad accogliere pacificamente il risultato del voto,  anche se ci sono state manifestazioni giovanili spontanee   anti Trump, mosse  dalla cocente delusione e dalla paura del futuro.

Ecco, la democrazia è anche questo: ieri con un Presidente di colore, oggi con uno yankee  di razza  che   ha salutato e ringraziato la Grande  Congregazione Americana  per avergli dato fiducia, per averlo onorato di tanto  riconoscimento.

E  se Trump dovesse stupire tutti quanti???

Staremo a vedere. In politica contano solo i fatti.

Bob Dylan è il Premio Nobel per la letteratura 2016

“Ha creato nuove espressioni poetiche attraverso la grande tradizione della canzone americana”, con questa motivazione il premio Nobel per la Letteratura 2016 è andato al cantautore statunitense Bob Dylan.

Una vittoria a sorpresa dato che il nome di Dylan, da anni candidato al prestigioso premio, non figurava nella lista dei favoriti di questa edizione.

Bob Dylan, mome d’arte di Robert Allen Zimmerman, 75 anni, è uno dei cantautori più importanti della storia del rock. Nel 1962 ha pubblicato il suo primo album intitolato “Bob Dylan”. Negli anni sessanta i suoi testi hanno veicolato la voce del movimento dei diritti civili negli Stati Uniti.

Nel 2008 è stato insignito del premio Pulitzer alla carriera.

Nel 2001 aveva vinto un premio Oscar e il Golden Globe per la miglior canzone originale ‘Things have changed’ dal film ‘Wonder boys’”  da Euronews

A lui il prestigioso riconoscimento

La giuria  di Stoccolma  che  decide le assegnazioni stupisce ancora , è avanti a tutto, non si lascia  condizionare da nulla…

 

Adorabile Giullare

E’ morto Dario Fò, un gigantee, un genio, un… adorabile Giullare  del pensiero.

Era un casinista, un sovvertitore, imprevedibile, intelligente,  colto, irriverente, provocatore, uomo libero del nostro tempo,  giovane nello spirito, rivoluzionario, eclettico, …come lui nessuno.

Ciao Dario, rideremo   per molto molto tempo ancora con te….garantito, e spero anche non solo ridere. Perchè è il momento di essere seri.

 

Premio nobel per la Pace

Premio nobel di incoraggiamento

In Colombia  ancora tutto è da cambiare,  ma è in corso un cammino  faticoso di  ricostruzione e di liberazione dalla cocaina  imperante.

Per questo il suo massimo leader Juan Manuel Santos  ha ricevuto il riconoscimento  all’attuale premio nobel  per la pace.

Mi associo  con le migliori  aspettative.

 

E’ morto uno dei padri di ISRAELE

Peres e Israele

Peres e Israele

E’ morto Shimon Peres

Il pacifista indeciso

Il ricordo del figlio

 

Fertility Day: ecco come lo penso…

Mettiamoci a fare un bambino

Mettiamoci a fare un bambino

Ma se non arriva ...

Ma se non arriva …

Ma se non possiamo farlo adesso perchè...

Ma se non possiamo farlo adesso perchè…

Dobbiamo volere una società che protegge la famiglia...

Dobbiamo Costruire   una società che protegga  la famiglia…

Ammetto d'essere all'antica, per me la famiglia è ancora questa...

Ammetto d’essere all’antica, per me la famiglia è ancora questa…

cioè questa

cioè questa

e non omosessuale

è possibile anche questa  ( solo  come eccezione alla regola)

e questa è possibile ma solo per diritto di adozione e non di surrogazione

e questa è possibile ma solo per diritto di adozione e non di surrogazione

Credo nelle differenze e non nelle omologazioni che nel nome della democrazia pretendono di cancellare la Storia di millenni

Personalmente Credo nelle differenze e non nelle omologazioni che nel nome della democrazia intesa come il tutto concesso, pretendono di cancellare la Storia di millenni, il nostro naturale sentire- Non per questo mi sento una che dorme…

Le famiglie possibili sono tante ma solo uno rimane il modo di fare figli

Le famiglie possibili sono tante ma solo uno rimane il modo di fare figli da cui dipende il diritto/dovere  di averne

Come di certo la fertilità necessita di cromosomi differenti che quando funzionano fanno miracoli

Di certo la fertilità necessita di cromosomi differenti che quando funzionano fanno miracoli

Non voglio ridurmi a sperare in un miracolo...

però non voglio ridurmi a credere nei miracoli…

Però i figli è meglio farli quando non si è troppo vecchi

E  i figli è meglio farli quando non si è troppo vecchi,  potendolo fare

Un giorno sarò madre

Un giorno sarò madre

Un giorno sarò padre...

Un giorno sarò padre…

Un giorno ci sarò anch'io...

Un giorno ci sarò anch’io…

Non posso compromettere la mia possibilità d'avere figli...

Non posso compromettere la mia possibilità d’avere figli…

E se il Maggiore problema è sociale...

E se il Maggiore problema è sociale…  con il  Diritto degli uomini compreso…

Allora lavoriamo sul Concreto per far vincere le Idee...

Allora lavoriamo sul Concreto per far vincere le Idee di libertà, giustizia, realizzazione…

Castello cerca strada disperatamente

 

Mi è capitato in questi giorni di visitare per puro caso un Castello  degno di nota, dalla  storia un pò bizzarra  e dal nome alquanto  significativo  che mi piacerebbe raccontarvi.

Si  tratta del Castello dell’Aquila che non porta questo nome perchè aquilano,  ma perchè svetta tra le alte valli della Lunigiana a ben 800 metri sopra il livello del mare.

Dovete sapere che questa storica dimora affonda le sue radici  documentate  intorno al 1300, ma si sa per certo che ha precorsi longobardi e romanici, quindi potrebbe essere (tolgo il potrebbe e ci metto un bel deve)  anche anteriore.

Solo  circa vent’anni fa era più che altro un rudere abbandonato  che subiva tra l’incuria ed il sciacallaggio locale    la perdita dei suoi tesori e lo svilimento della sua antica austerità.

Succede che le sorti di questa maestosa residenza finiscono nelle mani e nei sogni di una signora  di circa  cinquantanni,  allora insegnante di lettere, che decide di licenziarsi per  trasferirsi  arma e bagagli  tra i rovi selvaggi  di questo luogo  che hanno mangiato nei secoli  pezzi interi di mura e di torrioni.

La cosa che attira la dolce donzella,  la quale  dietro il suo aspetto gentile e raffinato  nasconde un coriaceo  desiderio  di vedere rinascere il luogo,  non sono certo i sassi implosi su stessi    e le mille difficoltà previste  da doversi affrontare nella ristrutturazione: dietro il progetto un pò folle   di comprarsi  questa casa ancora  non abitabile  è che  il costo di questa impresa equivarrebbe   l’acquisto di un appartamento di lusso  nel nord d’Italia,  e quindi, spesa per spesa,  l’idea  di avventurarsi  nella rinascita  di un bene storico nazionale,    porta in sè  quel valore aggiunto  che fa  vincere ai suoi occhi  ogni resistenza.

La ristrutturazione prevede il beneficio di  fondi finanziati dall’Unione Europea,  più ovviamente propri capitali, più il progetto  di mettere a regime il Castello una volta  riportato al suo splendore.

Mettere a regime significa andare ad  utilizzare e quindi capitalizzare   gli spazi ristrutturati per  scopi mondani privati e di utilità pubblica, che significa andare ad  organizzare  dentro le mura cerimonie, piuttosto che matrimoni, meeting ed  altri  eventi di vario genere, con tanto di cappella intra le mura   benedetta.

Nel giro di vent’anni tutto si compie a puntino; ad aggiungere una nota  misteriosa  a tutta la vicenda, come se non bastasse il recupero  rocambolesco di un cotanto  ostello,  ci si mette  una tinta di orrore;  mentre che si sta scavando per predisporre lo spazio di un bagno viene ritrovato un osso umano.

Tutto si blocca; improvvisamente   i riflettori delle Sovraintendenze alle   Belle Arti  piuttosto che dell’Università di non so quale eccellenza americana,  nonchè   lo stesso gruppo dei Ris  operante in Italia,   intervengono con il loro staff di antropologi  piuttosto che di  biologi  ad analizzare la conformazione delle ossa capaci di raccontarci a quale secolo/periodo  deve essere collocato il cadavere del defunto rinvenuto.

All’inizio si vociferava   fosse il corpo di un ex partigiano qui rifugiatosi  e poi ucciso in tempo di guerra, ma il responso è ben differente e non lascia ombra di dubbio: si tratta di un cavaliere risalente al  1200, morto per essere stato impallinato nientepopodimeno  che da una balestra che va a conficcarsi con tutta la sua violenza  proprio nel mezzo della sua gola dove  vi  si ficca  facendolo morire nel giro di pochi secondi.

Tutto ricostruito  sapientemente  e con grande efficacia da un video a posteriori e dato in visione ai visitatori.

La perizia aggiunge anche che il povero cavaliere,  probabilmente ucciso per ragioni di contese  di corte a noi rimaste oscure ma  immaginabili,  viene subito seppellito  in quattro e quattro otto   proprio sul luogo della sua decapitazione (ma dovrei dire altra parola che non mi sovviene), al fine di farlo  sparire repentinamente  alla vista.

Il cavaliere è  alto quanto poteva essere un uomo di quel tempo, ma viene sacrificato in un angolo angusto e dentro una terra argillosa (non c’è il tempo e il modo di trasportarlo altrove); questa sua tomba  improvvisa,  ignota e segreta  riesce a conservare perfettamente  lo scheletro fino ai giorni nostri. Viene  analizzata  con cura  anche la parte di  metallo rinvenuta nel cranio, ed è proprio  questo materiale a far risalire l’evento  intorno al 1200.

Non mi stupirei  di cominciare a sentire  vociferare  di luoghi maledetti o   segnati da eventi infelici, dove di notte si potrebbero udire  i lamenti dei fantasmi, se non fosse che il Castello che io mi sono trovata a girare in lungo e in largo in una soleggiata  giornata settembrina è a dir poco   fantastico, maestoso, accogliente, stupendamente restaurato,  immerso nel silenzio  della  valle, solare e per nulla tenebroso,  dove la visuale sottostante è  da mozzafiato, e dove davvero ci si può aspettare di vedere il cielo ed i boschi silenti e verdeggianti  sorvolati  da regali  e maestose aquile.

Fin qui tutto bene, sembrerebbe che  la moderna  castellana innamoratasi del suo  ranocchio  trasformatosi in un meraviglioso principe   possa oggi cantare vittoria; ma non è così:  c’è un ma da raccontare.

Tutto sembrerebbe precipitare davanti  all’ostacolo insormontabile di una strada che conduce dalla   valle fin su nella cima del luogo: la strada che attraversa il bosco in certi punti diventa molto stretta e ci possono passare le macchine  in alternanza, prima per un senso e poi per l’altro.

Voi direte, e che sarà mai? Basta organizzare un servizio di passaggio,  oppure basterebbe  allargare un poco la strada, in modo da risolvere il problema alla fonte.

Ma la strada è del Comune, ed il Comune non ha soldi   da investire, e così  non se ne viene fuori; la nostra nobildonna  incompresa   ormai comincia ad avere una certa età, e non ha più la forza (e la voglia)  di lottare e di sperare in tempi biblici che risuonano da subito  di carte bollate.

A  fine anno lascerà la sua dimora al suo destino, sta già predisponendo lo svuotamento dei locali sapientemente arredati, e tornerà da dove era venuta, con tanta amarezza nel cuore  ma anche, io credo,  parecchia nostalgia di un sogno fuori del comune che ha avuto modo di vivere così lungamente e che l’ha cullata nelle lunghe notti   vissute   al solo chiarore della luna.

Possibile che tutto questo debba finire per l’apparente  inconciliabilità di una signora, del suo Castello e di un Comune che non vuole saperne di lei e dei suoi problemi  di viabilità (almeno così sembrerebbe)?

Ma come si può definire un Paese che ignorasse  e lasciasse  morire   le sue bellezze, i suoi splendori, la sua storia, le sue radici, i suoi tesori?

Qualcuno  giovane e forte  ( e con qualche denaro o arma diplomatica in più)  vuol farsi avanti in questa faccenda  che senz’altro potrebbe trovare con buona pace di tutti il suo lieto fine?

“Castello cerca   strada  disperatamente.”

Il Castello dell’aquila    che presto chiuderà i battenti.

Visitatelo finchè ne avete modo.

 

 

 

 

 

Il fertility day non è piaciuto

Effettivamente non sono stati ben pensati….

BOCCIATI

siamo tutti belgi, siamo tutti cubani…

Due eventi  in breve tempo, uno di guerra, uno di pace…

Adozioni per tutti

Utero in affitto no, adozioni per tutti sì.

Diritti civili sì, omologazione no.

Un Diritto è un dovere, non un assurdo.

Per maggiori chiarimenti:

normativa vigente

Pacs e Dico

Testo di legge in Parlamento: ddl Cirinnà

Il paradosso londinese

Tu cosa ne pensi?

 

 

 

Cominciano a scoprirsi le carte

Pubblico solo un capitoletto  di quello che sarà il mio nuovo libro…

Parlerà di lavoro, di scuola e di cooperazione…(ed è un racconto di pura immaginazione ma che riflette la realtà del lavoro e della scuola in Italia)

Cominciano a scoprirsi le carte

Cominciano a scoprirsi lentamente le carte: le assistenti che venivano bistrattate dalla Dsga  uscente quando hanno appreso della sua dipartita hanno brindato per la felicità; altre due che con la capo ufficio aveva buoni rapporti, ma che comunque conservano per dignità una loro autonomia lavorativa, stanno osservando la situazione in attesa di decidere che posizioni assumere nei confronti del nuovo assetto;  l’impiegata che  invece era umma umma con la capa e che è risultata perdente posto, quella è stata la principale ragione che ha fatto decidere all’ultimo minuto al direttore (in questo caso direttrice) la richiesta di assegnazione provvisoria altrove,  stà altrove immagino abbastanza contenta d’avere causato questa conseguenza.  Fa sempre piacere sentirsi importanti, o comunque, dei precisi punti di riferimento per qualcuno, soprattutto quando questo qualcuno occupa dei posti di comando.

Il giro negli altri due plessi è stato fatto, e a dir la verità ho visto dei locali che  commentare che sembravano sporchi è dir poco; ma poi mi spiegano: alcuni spazi  della sede o hanno lavori di muratura in corso, o sono stati  luogo  di  accoglienza estiva dei bambini, quindi fino a qualche giorno fa  sono state teatro di lavori e di utilizzo; ovvio che adesso sono tutti  da pulire; si rilevano tutti i problemi e  la lista delle emergenze da segnalare al Comune che è il responsabile della manutenzione degli  edifici scolastici.

Per gli interventi di piccola manutenzione  non ci sono problemi, provvede la scuola con le minute spese, ma per tutto il resto (le mura, i bagni, le aule, gli impianti, il tetto, gli esterni, gli infissi…)  deve provvedere il Sindaco attraverso l’ufficio Pubblica Istruzione  e  relativo Ufficio  Tecnico,  che però ultimamente dice sempre di non avere grandi soldi.

Sto osservando le  colleghe  giorno dopo giorno mentre che le lascio lavorare in totale autonomia e cercando di disturbarle il meno possibile.  C’è Marta  della didattica che è molto silenziosa, non si sposta mai dalla sua cattedra, la preside me ne ha parlato   molto bene; poi c’è Ester   che mentre mi confidava a denti stretti di avere molto  sofferto con la direttrice di prima, praticamente aveva le lacrime agli occhi;  al protocollo  c’è  Piera   che tra le amministrative è la più anziana, con la massima competenza nel suo campo; alla finanziaria ( il settore che più mi riguarda )  c’è   Rosanna  che tra  tutte è l’unica ad avere conseguito la funzione superiore, ossia è l’addetta a sostituire  il Dsga assente.

L’anno scorso, non so perchè, ho visto che la nomina di vicaria alla direzione era stata data a Piera, credo per motivi di anzianità e perchè è quella con più servizio continuativo nella scuola. Forse questo ha provocato un certo risentimento in  Rosanna  che infatti ha già detto alla preside che intende chiedere l’utilizzo annuale presso  L’ufficio Provinciale del Territorio.

La Dirigente per questo si è molto risentita e sembra che voglia  in qualche maniera  rifarsi di questa assenza di spirito di squadra  cominciando a mettere dei paletti ben precisi, che però rischiano a loro volta di creare ancora più malcontento e ancora più scissioni e fuggi fuggi del personale.

Domani nella riunione con il gruppo   amministrativo (quello con i collaboratori scolastici c’è già stato ed ha portato molti frutti…)    proporrò proprio  Rosanna come mia sostituta (del resto è solo lei titolata a farlo).  Forse questo le darà una buona ragione per rimanere ancora un anno, e poi per l’anno nuovo io non ci sarò più, immagino, e le cose   andranno come dovranno andare anche senza di me.

Adesso che però ci sono,  il controllo ce l’ho io, accanto alla Preside,  e posso fare i miei passi, e seminare bene piuttosto che male,  così che  piano piano  le cose si stabilizzeranno   e  si tornerà ad una certa normalità (sempre che le cose stiano come mi detta l’impressione iniziale e non che ci siano elementi di valutazione a me ancora ignoti).

Ho fatto la conoscenza con il Presidente del Consiglio di Istituto; di solito sono genitori inesperti e  preoccupati  di venire disturbati il meno possibile,  salvo poi sapere il proprio figliolo gestito con una certa attenzione  dai professori o maestri; questo non è così, vuol sapere tutto di tutto (e magari anche di tutti) e mi sembra di capire che ha le mani in pasta  con il Comune, forse è dentro qualche maglia elettorale e la sua presenza interessata è forse  dovuta anche a secondi fini,  ma va benissimo lo stesso, di queste cose non si parla tra noi, perchè  con me si parla e si parlerà  sempre e solo di lavoro, di decisioni da prendere, di strategie da mettere in campo ecc…ecc… ( e va bene così, non sono fatta per il pettegolezzo o le intese poco chiare).

Lentamente vengono a presentarsi anche i docenti, ma loro lo fanno con il Direttore solo per motivi di interesse personale, ossia se devono prendere informazioni sulla loro ricostruzione di carriera e sulla loro  pratica pensionistica o sulla ricongiunzione dei servizi….

Per un docente la segreteria è quel luogo strano che non si capisce le impiegate cosa abbiano da fare per sette ore continue;  a volte  diventa anche quel luogo dove vengono assegnate le docenti o i docenti che come dire, vanno fuori di testa, e dunque diventano dei dipendenti scomodi, che non possono più coprire ruoli di insegnamento.

Come sta capitando a noi che ospitiamo una professoressa  in difficoltà,  Sonia, che però ora si deve decidere dove collocarla stabilmente, visto che  nemmeno in segreteria dimostra di potere funzionare in maniera serena; al telefono a volte se ne esce con  argomentazioni poco appropriate; “Se la fa  archiviare”,  la Dsga precedente aveva detto alla preside,  “non me ne assumerò la responsabilità”; allo sportello non ne parliamo;  non rimane che la biblioteca,  dove potrebbe venire relegata  tra i libri e le mura che non hanno nè orecchie nè bocche per replicare.

In quanto a Laura, la Direttrice che se ne è andata, doveva venire ieri a fare il passaggio delle consegne, ma non s’è vista, addirittura ha sparato la balla che si era presentata ma che a scuola non c’era nessuno; no problem,   mi sono fatta dare l’orario presunto del suo arrivo, l’abbiamo confrontato con i presenti ed abbiamo concluso che ci stava spudoratamente prendendo in giro.

La preside l’ha ricontattata   e facendo finta di niente le ha detto davanti a tutti che sentivano,  che non era possibile, che evidentemente ci doveva essere stato un priquoquo,  e che dunque la si attendeva, la si attendeva  il prima possibile, visto che “proprio oggi abbiamo scoperto che una pratica pensionistica di una docente andata in congedo  dal primo settembre dovrebbe avere il fascicolo completo da consegnare , ma di questo fascicolo   non c’è nessuna  traccia”.

La   Ds  è molto  contrariata;  mi chiede cosa sono tutte quelle carte che mancano, ed io che mi sono preoccupata di portarne alla sua attenzione l’elenco, rispondo già stanca, dopo otto  ore di lavoro indefesso :   “Preside, non posso fare in un giorno un lavoro di un anno; domani la prendo in mano e vediamo di risolvere”

Considerando che poi di pratiche pensionistiche non ne ho mai fatte,  ci sarà da divertirsi, ma intanto a me piace imparare, sono nata studente,  e dunque farò anche questo.

dal libro in prossima pubblicazione  (Un Paese, una Scuola)

il papa Guevara

Ma signor Papa, lei è cattolico?

Certo, se vuole posso recitarle un credo….

Lo giuro, sono cattolico

 

 

accordo nucleare usa e iran

President Barack Obama addresses the 106th annual NAACP national conference at the Pennsylvania Convention Center, Tuesday, July 14, 2015 in Philadelphia. (Tom Gralish/The Philadelphia Inquirer via AP)  PHIX OUT; TV OUT; MAGS OUT; NEWARK OUT; MANDATORY CREDIT

President Barack Obama addresses the 106th annual NAACP national conference at the Pennsylvania Convention Center, Tuesday, July 14, 2015 in Philadelphia. (Tom Gralish/The Philadelphia Inquirer via AP) PHIX OUT; TV OUT; MAGS OUT; NEWARK OUT; MANDATORY CREDIT

epa04690023 Members of the media gather in front of the stage prior to a press event after the end of a new round of Nuclear Iran Talks in the Learning Center at the Swiss federal Institute of Technology (EPFL), in Lausanne, Switzerland, 02 April 2015. Iran and six world powers announce they will hold a press conference on their nuclear negotiations in the evening, indicating that talks on a framework agreement on Tehran's nuclear programme were ending.  EPA/VALENTIN FLAURAUD

epa04690023 Members of the media gather in front of the stage prior to a press event after the end of a new round of Nuclear Iran Talks in the Learning Center at the Swiss federal Institute of Technology (EPFL), in Lausanne, Switzerland, 02 April 2015. Iran and six world powers announce they will hold a press conference on their nuclear negotiations in the evening, indicating that talks on a framework agreement on Tehran’s nuclear programme were ending. EPA/VALENTIN FLAURAUD

raggiunto accordo accettabile

accordo nucleare

la Grecia sull’orlo

 

la Grecia va la voto inevitabile

Gli USA aprono al pensiero gender

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E’ di questi giorni la storica apertura degli Stati Uniti  al pensiero gender.

E’ solo questione di tempo e tutto il mondo occidentale accetterà di fatto una idea nuova di famiglia, di figli, di paternità e di maternità. Ossia di società. Ossia di economia (perchè dove si parla di diritti si parla anche di soldi). Ossia di antropologia.

Davanti alla storia che chiede cambiamenti  il pensiero dei singoli ha poca rilevanza, ed i singoli sono chiamati ad adeguarsi  a quello che sembra una volontà ferrea di una intera società in mutazione.

Solo il tempo racconterà le implicazioni, le novità, le complicazioni, le difficoltà e gli errori  che ogni Cambiamento significativo porta con sè, un cambiamento che oggi non è più possibile fermare, credo non sia più nemmeno corretto  ostacolare.

Ma allora  come  si può  conciliare tutto questo  con quello che  sembra  presentarsi e rimanere  come un essere fuori tempo, fuori moda, fuori tutto?

Personalmente continuo a credere che la famiglia normale debba essere costituita da un padre, una madre e via discorrendo; come  anche  credo che anche le famiglie non normali debbano avere i loro diritti garantiti, nel nome di un amore che si vuole dichiarare senza sesso e dunque senza  imposizioni di sorta.

A causa di questa uguaglianza di diritti da tutelarsi,  le famiglie non possono essere classificate però (come io non riesco a fare e credo non ci riuscirò mai, essendo questo un mio limite)  tra  l’essere  nella norma e l’esser  fuori della norma, e dunque la società e le leggi procederanno affinchè questa distinzione  di parte  che viene tacciata di omofobia,  non possa avere la meglio  e causare discrimini, come è sempre accaduto nel passato.

Nelle scuole si insegnerà per decreto, ossia per programma ministeriale,  il pensiero gender  e ci saranno notevoli conseguenze e modifiche  nell’educazione e nello sviluppo della pedagogia  condivisa, da come è stata ad oggi intesa e progettata.

Questo comporterà tutto un ciclo di formazione rivolta ai docenti  ed in parte anche alle famiglie  che dovranno prepararsi a questa importante  esigenza  collettiva.

Non solo, questo mutamento comporterà decine e decine d’anni di assestamento, durante i quali accadranno cose nuove e non prevedibili, ovviamente  del tutto legittime.

Coloro che si  rifiuteranno di accettare questa presunta  ideologia, dovranno in qualche modo  adattarsi pena il loro allontanamento dalla scuola  pubblica, oppure in alternativa    rifugiarsi nelle scuole private e cosiddette confessionali.

Di sicuro si va anche ad ingrandire il gap  che già esiste tra la laicissima  cultura occidentale e la lontanissima cultura orientale araba, che rimane nelle sue maglie più incontrollate ed oscure profondamente teocratica, e visto il già dilagante terrorismo islamico, i folli della jiadh  aggiungeranno anche questo tassello alla loro violenza (è il normale  prezzo richiesto a chi si ritiene essere  avanti nello sviluppo e nel progresso).

Per concludere, credo che ogni paese dovrebbe proporre un referendum  al suo popolo, chiamato a rispondere nelle urne con un parere favorevole o sfavorevole.

Favorevole non all’amore  libero  (retaggio degli anni della contestazione) ma alla parità di genere (sostanza del mondo che si è totalmente emancipato dalla tradizione, dalla storia, dalla letteratura  religiosa  e da un certo modo di intendere la ragione).

Solo questo referendum giustificherebbe e permetterebbe   agli occhi di tutti  l’accettazione e l’effettivo normamento  di questa   nuova prassi  familiare. Così come si fece per il divorzio e per l’aborto (ma con la differenza che l’aborto ed il divorzio non si chiedeva di imporli ma solo di legittimarli).

Potrebbe sembrare un passaggio forzato o discriminatorio,  ma visto che la materia è imponente  e profonda,  quale procedura migliore di detto trasparente e democratico  agire politico?

Visto che la verità sulla questione non può essere dettata con leggerezza nè da una minoranza che si vorrebbe    imporre, nè da una presunta  e forse non esistente  maggioranza che chiederebbe l’immobilismo di fatto,   che referendum sia.

 

Il reato di tortura

Grazie a   Amnesty International

da Polisblog.it

una storia di denunce

C’era una volta un Giudice che a seguito di una denuncia e di un processo  ha condannato in primo grado un Ministro.

Questo Ministro a dispetto di una legge che  glielo vietava  si è iscritto  ad una candidatura politica riuscendo a venire eletto.

Questo stesso Ministro, dopo avere partecipato ad una candidatura non legittima,  ha fatto denuncia ad una seconda  Ministra  che mettendolo in una lista di incandidabili   aveva semplicemente fatto il suo doveroso lavoro.

Allora la Ministra in questione  avrebbe potuto a sua volta denunciare l’oggetto del contendere, ossia il nulla a  procedere sulla questione di palese comprensione.

Ma non ce n’è stato  bisogno. Sono stati  altri insindacabili  Ministri che hanno denunciato quel    Ministro  che aveva  fatto denuncia contro la  povera   Ministra  senza nulla potere pretendere.

Secondo me, la catena di denunce non è ancora finita…

Che poi si voglia ragionare sulle condanne gravi o sulle condanne meno gravi se non irrilevanti, questo è un altro discorso.

La legge non è così sottile, lo si sa. Sono solo gli avversari che vanno sempre a mettere i puntini sulle i.

E la politica comunque se ne frega delle leggi.

Ma allora le leggi per chi   hanno valore?

Giusto, solo per chi non sta nel Palazzo  e non può avere  privilegi.

scusa Falcone, ieri era la tua festa

 

lui prega, noi leggiamo il giornale

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Sto andando a farmi la solita terapia giornaliera, o quasi; nulla di preoccupante, solo un fastidiosissimo catarro che mi ha occluso l’orecchio sinistro con tutte le debite conseguenze (colpa di questa influenza devastante).

Mi siedo in metropolitana, che alle sette del mattino è ancora molto scorrevole, per lo meno da dove la devo prendere io.

Ce ne sono di fermate e quindi mi metto tranquilla a guardarmi in giro  i miei compagni di viaggio.

Nulla di particolare attira la mia attenzione, fino a  che non sale sul vagone un giovane di colore, forse proveniente  dall’Africa centrale, a giudicare dalla pelle molto scura.

E’  normalmente vestito, direi all’occidentale, potrebbe sembrare uno dei nostri studenti come ce ne sono centinaia, che vediamo tutti i giorni,  e fin qui tutto ok; ma appena si sistema nell’angolo che si sceglie per il suo tragitto, estrae dallo zaino un piccolo libretto rivestito di pelle di cuoio marrone, con davanti incastrata  come una stella, o qualcosa del genere.

Capisco subito che deve essere il suo libro delle preghiere.

Dunque è un giovane musulmano che sta per adempiere al dovere della preghiera quotidiana, rito che ogni islamico  ripete per cinque volte durante la sua giornata.

Se  a fare quel gesto fosse un giovane dei nostri, non ci si potrebbe credere, ovviamente; subito penseremmo a uno squilibrato, a un pervertito, o  quanto meno a uno che vive fuori dal mondo, con qualche problema di socializzazione.

Ma siccome sappiamo che per loro è un dovere, e sappiamo che per loro è una abitudine, e sappiamo che per loro è una cosa del  tutto ordinaria, allora nessuno dei presenti si stupisce più di tanto.

Mi viene però da osservarlo; lui non sa che lo sto guardando, o sembra non volerlo sapere, perchè nonostante sta davanti a me, non alza lo sguardo dal suo libretto dove con lo sguardo fa scorrere le pagine, una dopo l’altra.

Mentre che legge le sue labbra si muovono alla recita dei versi, come facevano le nostre nonne che recitavano il rosario a bassa voce, senza disturbare il silenzio delle stanze che le avvolgeva e le custodiva.

Lui invece  sta pregando in mezzo a un mare di estranei, in pieno giorno, anzi, di mattina appena inoltrata, senza preoccuparsi di nulla, nè di chi lo guarda, nè di chi gli sta accanto.

Ad un certo punto si libera un posto, allora smette un attimo di pregare, si allontana per sedersi, il tempo di risistemarsi e riprendere la recita della sue preghiere.

Mi rendo conto della sua fortuna, o meglio, del suo privilegio condiviso e concesso, ossia di potere manifestare il proprio credo religioso senza preoccupazione, cosa che noi non possiamo fare nei loro paesi, non senza qualche complicazione.

Accanto a lui sta una giovane donna che probabilmente sta  per recarsi al lavoro; lei non sta leggendo nessuna preghiera, ma naturalmente il giornale, quello appena ricevuto o ritirato all’ingresso della metro. Ne approfitto per fotografarlo, in modo da non essere notata, perchè  non vorrei che poi lui se ne abbia a male, visto che non ho cattive intenzioni su come utilizzerò la sua immagine (una volta feci lo stesso in Giordania ma con conseguenze non esattamente pacifiche).

A questo punto   mi viene spontaneo fare questa riflessione:  ma noi siamo mai stati in un tempo remoto, quando la modernità non era ancora imperante come ora,  in qualcosa simili a questa gente, che  nonostante la modernità dominante   si occupa normalmente  delle faccende di Dio tra gli obblighi e le necessità quotidiane?

Certo, abbiamo subìto un periodo in cui ci veniva imposto di essere credenti, e di essere osservanti, e di essere come una certa etichetta ben pensante ci obbligava a mascherarci.

Non voglio nemmeno entrare nel triste ed obsoleto capitolo della Chiesa che addirittura ha commesso delitti orribili nel nome della stessa fede, o infangando la tonaca che in modo indegno certi preti hanno indossato e a volte continuano ad indossare.

Non è di  questo che ora vorrei  discutere con voi.

Quello che io mi chiedo, e vi chiedo, cari amici che mi leggete,  è perchè abbiamo smesso di pregare.

Certo, mi si risponderà che non è vero che abbiamo smesso di farlo; che lo facciamo quando nessuno ci vede e nel privato della nostra vita. Che andiamo in Chiesa solo quando ne sentiamo il bisogno e che comunque anche se non lo facciamo vedere, noi sappiamo che dentro di noi un pò di fede c’è, un pò di fede è rimasta (ma quanto un pò? cosa vuol dire che ci è rimasta un pò di fede? forse che la fede si può misurare in grammi? facciamo ricette del tipo “Mi dia un etto di misericordia e due etti di coraggio, mescolati a centocinquanta grammi  di speranza, per favore…)

E mi si risponderebbe  che loro sono antiquati a continuare a fare  quello che noi abbiamo capito non essere più necessario (ma che cosa non sarebbe più necessario? pregare o pregare in quel modo??  ma poi che ognuno preghi pure come meglio crede, magari anche bestemmiando, se è la sola preghiera che la vita gli ha dato di conoscere)

Qualcuno potrebbe osservare:  ”  Abbiamo visto quanto serve questo rito ripetuto e ostentato  a conservare queste persone migliori di noi, visto che l’unica  vera preoccupante paura terroristica attuale proviene proprio da questa religione.”

Ma ne siamo proprio sicuri?

Premesso che loro non stanno ostentando nulla,  ma solo  ricordando a se stessi quello che sono, mentre noi ce lo siamo dimenticato,   non è forse  proprio  l’esercito terroristico islamico che  tutto ampiamente mostra di sè, armi e terrore,  ben  guardandosi    dal mostrarsi  inerme ed intento alla preghiera?

E’ solo la sua bocca piena di farneticanti esclamazioni ad evocare la figura di Dio,   mentre che non si cura di conservare nulla di umano, e di conseguenza nulla di divino (ed infatti questo presunto esercito jihadistico  non ha nulla a che spartire con l’Islam).

Nulla da paragonare con quanto sto vedendo:  davanti ai miei occhi c’è  solo un giovane uomo, del tutto pacifico, del tutto perfettamente inserito nel contesto che lo circonda.

Nulla di lui mi fa pensare ad una presenza  pericolosa, o ad un  individuo  fuori dal mondo, o ad un giovane che potrebbe andare ad arruolarsi domani  con quei folli che si mascherano   di nero,  kalashnikov  in  spalla.

Sono certa che se mi mettessi a ragionare con lui, potrei scoprire una bella persona, con le sue credenze e le sue aspirazioni del tutto simili alle mie.

Allora mi chiedo dove stiamo sbagliando, nessuno escluso, in questa faccenda dello scontro tra civiltà, che invece il terrore vuole farci temere.

Io credo piuttosto che qualche cosa abbiamo perso che invece merita d’essere recuperato; e credo che  c’è qualcosa in questa gente   che merita d’essere condiviso, a condizione che si possa incontrare in essa quella stessa curiosità verso l’altro che fa abbattere ogni diversità.

Vuote e retoriche parole?  Non credo proprio. Non sto parlando di come meglio apparire o di come aumentare il nostro giro d’affari (pratiche oltremodo nobili se ben finalizzate); sto banalmente dicendo di come dovremmo preoccuparci di tenere  il cervello acceso, ed insieme al cervello, anche il cuore.

afrodite k

un esempio di donna ok
per una società più giusta
il diritto di guarire

VIVI più che mai

nel nome del perdono, della pace, del futuro

3 milioni di copie

maometto

A person reads on November 1, 2011 in Pa

 

la tenerezza di Dio

Padre Francesco è il nostro parroco, il parroco di tutti che sempre ci stupisce nelle sue parole e nei sui gesti.

Ho ascoltato per poco e per caso qualche tratto della sua  omelia  sul santo natale, ed il Papa usava queste parole su cui indurci a riflettere; parlava di pazienza di Dio, di vicinanza di Dio, di tenerezza di Dio.

Dio il sommo ed unico e sconosciuto perchè nessuno lo avrebbe mai visto nelle sue vere fattezze,  non sarebbe altro che un amorevole nonno senza età determinato a volere che noi  uomini e suoi figli  ci decidessimo a lasciare che il suo Bene ci possa cambiare la vita.

Perchè poi si tratta solo di questo; non tanto che siamo noi   a trovare Lui, ma almeno permettere che possa Lui essere l’Essere che trova noi.

Bene, da oggi è ancora un poco più Natale anche a Cuba, dove i cristiani possono liberamente esibire i loro presepi che solo  fino a ieri erano ancora proibiti.

 

 

mia dolce madre

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“Mia dolce madre, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore divengano polvere.”

Sono alcune delle ultime parole lasciate alla madre dalla giovane donna iraniana impiccata in Iran per essersi difesa da uno stupratore.

Qui tutta la vicenda

viva peppino tra noi

Quando ho visto il film che ci racconta la vita e la morte di Peppino Impastato, oltre essermi commossa per la bellezza di questa persona che ha vissuto in maniera coerente e coraggiosa, mi sono sentita catturare  da  una scena  specifica, che tutto dice del personaggio e del suo modo di pensare e di sentire.

Saremmo naturalmente  portati a immaginare  che sia  quando viene ucciso, o  quando mette la sua vita in serio pericolo, con le sue incontenibili e straordinarie provocazioni che non conoscevano pudore e paura di sorta…(in apparenza).

E invece no.

Mi colpì  moltissimo, come continua a colpirmi ogni volta che la rivedo, la scena di quando si mette a litigare con il fratello più piccolo, più normale, più discreto, più rispettoso delle regole e del quieto vivere…(che così faceva  per non fare soffrire troppo i genitori, che per quanto criticabili, sono sempre e sempre rimangono carne della nostra carne).

Si mette a urlare, a urlare, a urlare tutta la sua rabbia, la sua voglia di ribellarsi, di rompere uno schema sempriterno, mentre che il povero miserrimo cercava di calmarlo e avrebbe voluto sparire sessanta metri sotto terra.

Peppino Impastato dichiara al mondo,  in una  maniera che non dà possibilità di ritorno, il suo essere diverso,  il suo essere contro la mafia, contro la società dell’omertà e della condiscendenza, e lo fa contando i cento passi che separano la sua casa dalla casa di chi tiene soggiogato un intero paese, un intero popolo, con tutte le miriadi di vite che contiene, le vite delle sue donne, dei suoi uomini, dei loro figli e dei figli  dei loro figli…


 

Questo giullare della verità  probabilmente aveva messo in conto di venire ucciso, prima o poi, probabilmente in cuor suo se n’era fatto un’idea,  sull’eventualità; ma mai se lo sarebbe immaginato così presto, così improvvisamente, così vigliaccamente, con tutta quella inaudita e bestiale violenza.

Non è violento  che Peppino muoia; non è violento che Peppino venga trucidato, preso a sassate come un porco che deve essere scuoiato; è violento e inaccettabile che Peppino muoia  nel momento che  aveva scelto non per morire, ma per vivere. Vivere per urlare, sbraitare, correre, fottere, ridere, bersi qualche birra, scrivere, raccontare il mondo…

e Morendo in quel modo viene consegnato all’eternità, non l’eternità  che il mondo disprezza a cui rivolge sono fragorose pernacchie, ma l’eternità di chi se ne frega  della morte perchè sa che tanto solo i porci muoiono.

Di  sicuro   i codardi e i malavitosi che  uccidono come bestie, come  sciacalli, peggio delle bestie, peggio degli sciacalli, perdendo nell’atto dell’uccidere   la loro dignità di uomini, loro non sono mai nati, sono zombi viventi, sono morti che camminano, loro sì morti che camminano perchè quando moriranno nessuno si accorgerà della loro scomparsa, se non per gioirne…

Questo giovane che per me rappresenta il meglio di ogni possibile gioventù, l’indomani della  suo morte, anzichè trovare lacrime e riconoscimenti,  si trova a dovere  competere  contro un fatto di cronaca estremamente   ridondante sotto il profilo politico ed  internazionale;  il ritrovamento del cadavere dell’onorevole Aldo  Moro che viene fatto scoprire dentro il bagagliaio di una macchina.

In quel  frangente,  del suo assassinio  si parla pochissimo, in sordina. Si dice che Peppino si sia suicidato. Si cerca di  archiviare il fatto come un incidente legato alla depressione.

Sarà poi la forza della madre e di chi l’aveva conosciuto ed amato, del suo stesso paese  e dei suoi stessi amici,  la forza della verità, a rendergli giustizia, a portare all’onore della cronaca e della storia questo semplice esempio di umanità e di poderosa  civile testimonianza.

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sciiti, sunniti e jihadisti

Non c’è religione che si rispetti che non abbia le sue tribù, o caste, o sottocaste, insomma, l’insieme dei diversi gruppi che fanno le differenze interne di un pensiero sostanzialmente unitario.

Nel caso dell’islamismo ci sono due sostanziali gruppi, gli sciiti da un lato (in minoranza), che derivano direttamente da Maometto e che oltre il Corano hanno come sovranità indiscussa i loro iman, ed i sunniti dall’altro lato, che non derivano per diritto di sangue, riconoscono come sola autorità il Corano, rappresentano l’ala tradizionale del credo e sono l’assoluta maggioranza.

Delle due fazioni, la prima è quella che potremmo definire più idealista e rivoluzionaria, contro l’altra meno spiritualista. Alla prima aderiscono senz’altro gli intellettuali ed i liberi pensatori che non si riconoscono in un sistema geopolitico che non aspiri profondamente alla salvezza universale dentro un desiderio condiviso ed autentico  di messianità.

Detto questo, entrambi sono legalizzati e legittimati dall’essere al servizio delle loro comunità per un fine comune e unitario.

“La shariʿa indica quali atti e comportamenti sono conformi ai precetti islamici, dunque al volere di Dio, che ha concesso agli esseri umani il patto (mithaq): un criterio di valutazione in base al quale i sapienti (ulema) definiscono un comportamento più o meno islamico. Alla base c’è il concetto di liceità (ibaḥa), cui si è ispirato Dio nella sua opera di legislatore supremo. La shariʿa pertanto è un insieme di norme di origine divina (quindi non consuetudinarie), anche se in essa vengono distinti i “diritti di Dio” (huquq Allah), ovvero le regole riguardanti il rapporto tra uomo e Dio e l’interesse pubblico (maslaha ʿamma), dai “diritti degli uomini” (huquq al-adamiyin o huquq al-ʿibad, “diritti dei servi (di Dio)”), norme che regolano la sfera privata degli individui. I primi prevalgono sempre sui secondi, che si basano sui limiti (hudud; cfr. ad es. Corano 4:13-14) imposti da Dio agli uomini. Si tratta pur sempre di leggi che definiscono gli aspetti formali ed esteriori (ẓahir) della fede, mentre quelli spirituali e interiori (baṭin) sono rimessi direttamente al giudizio di Dio.

Dei 6237 versetti totali di cui è composto il Corano, soltanto 109 (il 3% circa) sono applicabili al dominio giuridico delle muʿamalat; questi versetti si trovano concentrati nelle sure II, III, IV, V, VI, VIII, XI e XXIV e riguardano quasi esclusivamente il diritto di famiglia e le successioni. La shariʿa dunque si è costituita a partire dalle fonti del diritto (uṣul al-fiqh), che oltre al Corano, rivelazione diretta di Dio, sono la sunna (la raccolta dei detti e fatti del profeta Mohammed, detti ḥadith, plurale aḥadith), che insieme al Corano costituisce il naql (“ciò che viene tramandato”), il consenso della comunità (ijmaʿ) e il ragionamento analogico (qiyas). “

testo preso da  Centro islamico culturale

E la legge della sharia, cioè la legge islamica, a buttare scompiglio dentro un sistema sociale già di per sè fragile e complesso, laddove invoca ed applica la jihad, ossia la guerra santa contro i presunti  infedeli.

Anche il pensiero di Gesù è stato per lungo tempo frainteso, ostacolato, deviato, strumentalizzato, proibito, negato, ostacolato e mescolato alle crociate contro i mussulmani; ancora lo è in minor  parte ed  in un certo senso ;  allo stesso modo il  pensiero di Maometto  diventa oggetto sul piano storico e dei fatti , di prevaricazioni, fraintendimenti e usurpazioni del tutto violente e pericolose.

Quello che mi preme ripetere, perchè sono cose che ho già detto altrove, è che  non è importante essere sunniti piuttosto che sciiti, l’importante è solo essere dei buoni islamici, aldilà della propria appartenenza specifica.

E  lo stesso ovviamente dicasi per i cristiani e per gli ebrei, a qualunque gruppo o sottogruppo appartengano.

La via d’uscita ad un non auspicabile scontro di civiltà  è il dialogo interreligioso, ossia la capacità dei popoli di ascoltarsi e rispettarsi.

Non bisogna permettere che minoranze violente prendano il sopravvento; e soprattutto non bisogna permettere che minoranze estremiste  possano giustificare il loro folle  operato con la presunta  ragione della giustizia sociale e divina.

Io dico che Dio non sta dalla parte dei violenti; e che la violenza può vestire tante facce; e che la politica estera americana ha commesso negli ultimi trent’anni circa,  enormi errori, di cui deve prendere atto.

 

 

 

tempo di scomuniche

Da tanto tempo non si sentiva più parlare di scomuniche; da quando la Chiesa orribile e indegna perchè corrotta era quella cosa che ti faceva rigare dritto (nel senso ovviamente da lei inteso), che altrimenti erano guai…
Con i divorziati ci fu un atteggiamento rigido, del tipo “Togliamo loro il diritto della comunione”, che era sempre un fatto pesante per chi frequenta l’ambiente con abitudine; però questa della scomunica è un’altra cosa.
E’ il Capo della Chiesa cattolica che dice al mondo:”Tu sei sgradito, o ti penti o non considerarti dei nostri”.

E’ un messaggio forte, incisivo, chiaro ed inequivocabile.

E i mafiosi in carcere disertano la messa.
Giusto. Mi sembra giusto.
Che rimangano pure nelle loro celle impentiti e fieri di essere quello che sono.
Coerenza per coerenza.
Se poi qualcuno di loro si volesse pentire, che lo facesse sapere; la chiesa sarà felice di riabbracciarlo tra i peccatori consapevoli del loro stato.

Ma poi in processione in un bel paesino di terra di ndrangheta, il corteo che porta in giubilo la Madonna si ferma davanti alla casa del boss per onorarlo e dirgli ” Ave Cesare di questo nostro paese, che senza di te noi non saremmo…”
Gia, una volta i Cesari erano i Cesari, potenti, unici e indiscussi come la Storia li ha fatti; in questi paesi sottosviluppati i Cesari sono solo mafiosi, cioè malavitosi, cioè seminatori di morte, cioè feudatari moderni che non solo ti tolgono la terra ma anche il sangue e tutto il resto, se ti permetti di fare di testa tua e di crederti un cittadino di un Paese normale che si chiama Italia.

In parte questo è ancora il nostro sud.
E anche per questo la mafia resiste e trionfa.
Dico anche perchè ovviamente non è solo colpa di chi sta in basso, ma soprattutto di chi sta dentro i Palazzi e protegge questo stato di cose.
Forse il Papa dovrebbe chiaramente passare alla scomunica anche i colletti bianchi di questa politica malsana.

2 giugno: festa della repubblica perduta

portiamo i marò a casa

95 anni di storia nostra

Hillary Rodham Clinton, Nelson Mandela

Ultime La Presse

Le difficoltà piegano alcuni uomini ma ne rafforzano altri. Non esiste ascia sufficientemente affilata da poter tagliare l’anima di un peccatore che continua a provare, armato solo di speranza, con la convinzione che alla fine riuscirà a rialzarsi.

Sembra sempre impossibile finche’ non viene realizzato.

Se potessi ricominciare da capo, farei esattamente lo stesso. E così farebbe ogni uomo che ha l’ambizione di definirsi tale.

Mi piacciano gli amici dalle menti indipendenti che ti consentono di vedere i problemi da angolazioni diverse.

I veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per il bene della loro gente.

Una preoccupazione di base per il gli altri nella nostra vita individuale e di comunità può fare la differenza nel rendere il mondo quel posto migliore che cosi’ appassionatamente sogniamo.

Tutti possono migliorare a dispetto delle circostanze e raggiungere il successo se si dedicano con passione a ciò che fanno.

L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo.

Ho imparato che il coraggio non è la mancanza di paura, ma la vittoria sulla paura. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura ma colui che riesce a controllarla.

Provare risentimento è come bere veleno sperando che ciò uccida il nemico.

Bisogna guidare da dietro lasciando credere agli altri di essere davanti.

Non mi giudicate per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi.

Odio intensamente le discriminazioni razziali, in ogni loro manifestazione. Le ho combattute tutta la mia vita, le continuo a combattere e lo faro’ fino alla fine dei miei giorni.

Una buona testa ed un buon cuore sono sempre una formidabile combinazione.

Nelson Mandela  storia di un attaccabrighe

 

ferite di una città

ribloggato da memoriedalsottosuolo

leggete questo discorso politico

Neuroni, plutoni, tritoni…

Hands

 

 

E’ fuor di dubbio  che uomini speciali si nasce, e non solo si diventa.

I comportamenti che possono far diventare (e non nascere, perchè della nascita non c’è nessun merito)  un uomo speciale sono ovviamente  quelli che travalicano la normalità.

Non la normalità che risulta essere essa stessa una cosa eccezionale,  ma la normalità  che ci fa dire “questo accade spesso, purtroppo, perchè appartiene all’uomo comune”.

Premesso che ognuno di noi può essere considerato speciale per una ragione assolutamente privata, che rimane in un contesto domestico, è pur vero che si viene definiti tali da una comunità, da un gruppo sociale, da uno Stato, e simili,  quando si diventa in qualche modo una persona pubblica.

Ci sono due modi di intendere il potere, ossia il proprio ruolo pubblico;  mettendosi al servizio di un ideale, o mettendosi al servizio del proprio interesse personale.

Il mettersi al servizio del proprio interesse utilizzando un mezzo destinato al pubblico beneficio, è un perfetto reato. E’ il crimine di cui si è macchiato in maniera  pesante   la nostra classe politica.

Per me pari a un crimine di guerra.

Vorrei poter vedere considerati tali personaggi come criminali della peggior specie, e darei loro, almeno potenzialmente,  il carcere 41bis,  giusto per cercare di dare una svolta a una situazione  che sembra non avere via di uscita, al di là delle semplici parole.

Ma quando le cose a livello politico  veramente cambieranno? Quando si vedrà la fine del precipizio e l’inizio della risalita?

Anche nel  privato è tutto abbastanza complicato; non è facile prendere decisioni, assumersi responsabilità, trovare soluzioni eque e giuste,  trovare equilibri  ponderati  e  duraturi.  Del resto nel pubblico non accade   che l’ingrandimento macro  di quello che un uomo combina  nella sua vita personale.

Il gioco del mascherarsi, del mentire, del nascondere, può valere e funziona solo nelle apparenze.

Tolte le apparenze, rimane la nuda e cruda verità.

E la nuda e cruda verità  è che  tutto ruota intorno alla famiglia, la quale rimane  il centro  delle nostre  metamorfosi, o delle nostre evoluzioni/involuzioni.

Allora mi chiedo di nuovo: “Chi possiamo ritenere la nostra famiglia?”  Coloro che ci mettono al mondo? O coloro che ci crescono? O coloro che entrano a farvi  parte non rivelandosene  degni?  O  coloro che non riescono ad entrarci ma lo desidererebbero di cuore? O coloro che  ne fanno parte  ma  senza far nulla  per  migliorarla e per sostenerla? O  coloro  che  abbiamo messo al mondo con tanto amore  e  anche con tanto dolore?  O coloro che sappiamo avere molto bisogno  da cui dipendono  le loro forze?  O coloro  che incontriamo  per caso e che si trasformano nella nostra  prioritaria compagnia? O  coloro per cui abbiamo fatto moltissimo, pressochè l’impossibile, ricevendo in cambio meno di nulla? O   coloro  che  ci hanno insegnato le cose più importanti della vita senza mai essere stati  ritenuti  parte di essa?  Ma quante famiglie stanno dentro una sola?  E soprattutto,  come io in quanto persona specifica unica e irripetibile, adulta e responsabile, intendo  relazionarmi con essa?

Qualunque risposta è quella giusta, purchè dettata  nel rispetto assoluto  delle parti.

Di tutte le parti, di tutti i ruoli, di tutte le necessità.

Altro che compitino di grammatica o di logica.

Qui si tratta di mettere in campo tutti in nostri neuroni e plutoni  e  tritoni   ben combinati…

Ed anche qui ne vale sempre la pena.

 

 

 

 

 

il tiro delle banane

La madre degli idioti è sempre incinta

il fatto accaduto

José Pepe Mujica – Discorso agli intellettuali

Cercavo un articolo speciale da ribloggare ed ho trovato questa meraviglia!

Ve la regalo…  🙂

Un paese colpevole

Un paese che non si cura dei suoi cittadini

che ruba rubando al suo prossimo

che mente mentendo a se stesso

che tace  quando dovrebbe urlare

che giudica  quando dovrebbe cercare di capire

che assolve quando dovrebbe condannare senza mezzi termini

che  non offre lavoro ai suoi giovani

che non offre garanzie nemmeno sulle cose più sacre

che detiene i suoi detenuti come nemmeno gli animali andrebbero gestiti

che lascia soli quando dovrebbe fare quadrato

che si mercifica quando dovrebbe prendere le distanze

che insozza il nemico perchè viene facile

che convive allegramente con la corruzione

che scarica di prassi  le proprie  colpe addosso agli altri

che parla parla parla senza mai fare i fatti,

io lo chiamo

un   paese colpevole

Questo paese siamo noi.

Possa la lebbra invadervi…

Cari amici, cerchiamo di fare il punto.

Il Pd guidato dal suo fallimentare capobastone  non ha saputo trovare la via della riuscita verso il governo, eppure i segnali della disfatta  c’erano tutti e belli evidenti, considerando che si trova ad essere solo il numero uno di un numero tre…

Il Pdl  chiede dall’inizio di potere fare il governissimo, ma non è stato minimamente preso in considerazione come se fosse la peste fatta persona, mentre ha preso i suoi terzi di voto come tutti gli altri.

Continua a leggere

Chiunque può fare il presidente della Repubblica?

 

per cinque mesi, sì, e anche alla grande, ma poi o ci si fa sul serio  tale, o si molla e si rilancia   il tiro..

Ma noi non li abbiamo neanche cinque mesi da buttare via, nè cinque mesi, nè cinque stelle…e andrà a finire che butteremo via tutto, ma proprio tutto…

Speriamo di no!

Rivoluzione o catastrofe?

Ha vinto Grillo, sul piano nazionale.

Ma  la partita ora si fa delicatissima.

Ci sono due soliti noti che non si filano, chi più chi meno; e c’è il terzo incomodo, che vuole fare e farsi avanti, senza scendere a patti.

Ma si sa che in parlamento i patti si devono fare, e ci vuole una maggioranza.

Riusciranno questi tre ibridi a fare in qualche modo squadra?

Riuscirà a vincere il buonsenso ed il senso di responsabilità?

Saranno i tanti grillini capaci di interpretare il bisogno reale del paese coniugandolo con gli strumenti del mestiere?

Forse lo sapranno fare meglio di quanto  non abbiano saputo concludere e produrre i grandi mestieranti, ma con i forse non si salva l’economia.

E si parla di economia vera e non di fanta finanza.

Certo, alla peggio  si tornerà a votare di nuovo,  ma non per ripetere la stessa situazione

( e questo gli italiani lo dovrebbero capire).

E cosa sarà accaduto nel frattempo dentro le maglie già molto pericolanti  del nostro paese?

Come si può concludere, le domande sono tantissime e le certezze inesistenti.

Non mi resta che augurare ai  distruttori  del sistema  di essere capaci di costruire dopo che hanno saputo  sfasciare.

Dovrei dire, dopo che abbiamo saputo sfasciare, visto che uno su tre abbiamo   votato Grillo e quello che rappresenta.

Largo ai lavori, dunque.

Del resto,  Mai dire mai.

L’importante è adesso essere seri, perchè non è più tempo di facile comicità…

(leggere anche il fatto quotidiano)

27 GENNAIO 1945

Immagine2La mappa della morte

In questo giorno il mondo occidentale  scopriva alla luce   del mondo  uno degli orrori  assoluti  che un popolo abbia mai   commesso contro altri simili.

Odio pianificato, mistificato, perpetrato, banalizzato e negato.

Odio folle che incrocia l’incomprensibile e il non spiegabile.

Odio che non si lascia dimenticare, diversamente da    altri che invece possiamo confinare  dentro qualche vecchio scatolone.

Non ne voglio mostrare le sconcezze, che tutti noi già abbiamo ben veduto e continueremo a vedere,  perché  tutte le immagini dei crimini commessi non basterebbero a descriverlo.

Il dolore mai superabile  e mai vincibile  lo tiene in vita, lo tiene eterno, lo tiene nuovo e rinnovabile,  lo tiene talmente attuale e presente che si teme che un simile strazio  si possa ancora ripetere.

E purtroppo è una paura assolutamente vera e giustificata.

Perché gli uomini non imparano dagli errori degli altri?

Forse perché sono proprio degli altri. Ma se diventassero i nostri?

E  se solo avessimo  avuto qualcuno di questi mostri che fecero quel che fecero e che avessero  saputo ammettere e denunciare la propria personale colpa su quei terribili giorni…ci sono stati  al massimo solo suicidi, qualche processo, qualche patibolo, ma non  un barlume di ravvedimento.

Il male ha ucciso se stesso ma non è sparito. E’ rimasto vivo nelle sue ceneri.

Abbiamo potuto udire i lamenti dei sopravvissuti, degli spettatori inermi e inconsapevoli, dei testimoni,  ma loro, gli assassini?  Dov’è questo popolo di donne e uomini e a volte   anche bambini  che mentre gli altri venivano torturati, loro quasi   ridevano? Chi,  cosa, quale bestia feroce ha potuto  trasformare persone  normali in una macchina di tortura assoluta?

Questo popolo potrebbe tornare, in qualunque momento, in qualunque spazio.

Cominciare con piccole cose quasi impercettibili ma che nelle mani di qualche nuovo personaggio disturbato e indisturbabile  potrebbero trasformarsi in atrocità  assolute.

Questo popolo ieri è stato quello tedesco, ma oggi potrebbe essere quello …..ognuno ci metta il suo pensiero, la sua idea.

Io un’idea ce l’avrei; questo popolo siamo proprio noi stessi, che quando vediamo un’ingiustizia facciamo finta di non vederla per non avere problemi. Tutto comincia da questo. Dal far finta di non avere visto e di non sapere. Perché abbiamo paura. Siamo fondamentalmente  solo degli opportunisti.

Per questo è doveroso e utile ricordare, ricordare sempre, ricordare ovunque.

Ricordando quanto siamo fragili e imperfetti , a rischio di imbrattamento, a rischio di impudicizia, a rischio di disonore, a rischio di crudeltà.

Nel nome dei vivi, nel nome dell’umanità che è in noi  e   che per la nostra dignità   non può essere messa al silenzio.

Lo sapeva bene  Primo Levi,  che non ce l’ha fatta a superare la morte dell’anima, ma è rimasto vivo per sempre con il suo testamento d’amore.

Shema’

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.         (Primo Levi, 10 gennaio 1946)

TEMPI MODERNI

Femminista ucraina protesta in Piazza San Pietro

Quali sono i matrimoni ben riusciti?

Sappiamo quali sono i matrimoni che vorrebbe la Chiesa ed il senso comune, ma questo non risponde alla nostra domanda.

Io sono eterosessuale, mi piace il sesso opposto al mio, ma non per questo posso affermare che non possano esistere sentimenti contrari e diversi.

Sappiamo   anche che l’essere una coppia etero non è garanzia per rappresentare  anche una famiglia equilibrata.

La cronaca ci riporta fatti contrari e terribili   quotidianamente.

Quando penso ad una possibile coppia gay   come detentrice del diritto genitoriale, non penso di avvallare il desiderio dei genitori, ma penso di rendere possibile una  buona protezione  per il bimbo o la bimba che potrebbero trovarsi  a crescere dentro questa coppia omocostituita.

Poi mi immagino questa famiglia tanto  rivoluzionata   dentro la nostra attuale società, e qui effettivamente  mi compaiono evidenti tutte le possibile difficoltà e complicazioni del  caso.

Una famiglia per potere garantire il meglio ai suoi figli deve potersi sentire accettata  anche dal gruppo sociale.

E forse per potere comprendere che una società è pronta ad accogliere questo, occorrerebbe fare un referendum  che chiedesse l’opinione di tutti.

Come si è fatto per il divorzio e per l’aborto.

Siamo pronti ad andare a votare  per decidere se le coppie gay possono costituirsi un una famiglia ed educare figli?

In Francia  sembra che ci sia in questi giorni una forte contestazione in merito i diritti  avanzati dalla comunità omosessuale, ma accade   più per radicate credenze tradizionali o per contestare una sinistra troppo esigente in materia fiscale?;  l’Inghilterra insegna diversamente, nel  senso  che sembra essere molto più progredita ed evoluta; e la Spagna? gli americani? i russi? i cinesi? cosa ne pensano loro dei matrimoni gay?

E tu cosa ne pensi?

Oggi in piazza san Pietro durante il tradizionale Angelus impartito dal pontefice alla folla gremita e ossequiosa, un gruppo di contestatrici femministe ucraine  hanno voluto protestare il loro dissenso contro una posizione clericale storicamente   antifemminista e antitutto  quello che può sapere di vago rinnovamento.

Ieri era la caccia alle streghe, oggi è la caccia all’omosessuale  piuttosto che allo straniero,  omosessuale  che cerca di riscattare lunghi periodi di oscura persecuzione;    domani lo sarà a qualcos’altro…

Io penso che tutti abbiamo diritto ad essere felici, con la precisa natura con cui veniamo al mondo, che non è solo  quella del sesso, ma anche  quella della testa e del cuore.

Penso che ci possono essere affetti casti anche dentro le coppie gay, e perversioni anche dentro il più canonico ed ortodosso dei matrimoni.

E non dico questo privilegiando i sentimenti degli adulti, lo dico per privilegiare la buona crescita e protezione dei bambini stessi.

Un figlio cresce bene se ha dei genitori che si amano e si rispettano (o che cercano di amarsi e rispettarsi), e se ha una società che rispetta  o cerca di rispettare  tutti i propri membri.

Inutile sostenere   il contrario nel volere  separare le due facce della stessa mela; nella vita familiare il bimbo si ciba  dell’umanità  diretta ed immediata, quotidiana e carnale, fatta di contatti fisici, di sguardi, di emozioni profonde, di silenzi parlanti, di condivisioni totali…; nella vita sociale,  che  può cominciare  ben presto, spesso  fin dal proprio inserimento nel nido,  l’infante si ciba  di sostituti che vanno a replicare, integrare o sostituire  quello che la famiglia stessa non può offrire o garantire.

A  volte  il piccolo  si trova ad affezionarsi maggiormente a figure estranee al gruppo genitoriale o presunto tale; dipende dalla quantità di tempo che si trova a potere  passare in famiglia, e dipende dalla qualità della famiglia stessa.

Questo ci riporta alla premessa; solo la società intera può decidere sul presente e sul futuro di questa delicata e preziosa  questione.

Poi accadrà che anche nelle coppie gay succederanno crisi coniugali, e si andrà in separazione con la contesa dei relativi figli, ma questo non sarà da addebitarsi  in quanto coppia omosessuale, ma semplicemente in quanto coppia limitata e soggetta alle  difficoltà  della vita comuni a tutti  i matrimoni.

E così proseguiranno i tempi moderni.

Io voto onesto

IO VOTO ONESTO

ecco il mio simbolo…so che nessuno l’ha proposto simile…

 

Ciao, amici.

Sarebbe meraviglioso  che ognuno di noi potesse fare il lavoro per cui ha studiato, o che ha sempre sognato per sè, o che semplicemente crede adatto alla propria natura, o che ancora  gli possa tornare vantaggioso per una giusta  causa.

Se hai studiato da pianista, cerca  in tutti i modi di fare il suonatore di piano.  Ma  se hai studiato per un lavoro che non c’è, allora fanne un altro  che ti possa dare da vivere nell’attesa di arrivare a fare qualcosa di meglio.

Nella vita reale  un lavoro per vocazione  accade solo molto raramente; poter fare il mestiere  che ci piace è una particolare  fortuna. Per assurdo, sono più privilegiati chi fanno un lavoro modesto o addirittura sconsigliabile, facendolo con piacere o quantomeno con motivazione. Ma   questi discorsi, in tempi di grave disoccupazione, sono addirittura  fuori agenda. E’ già una fortuna averlo, un lavoro, purchè sia.

Ma io aggiungerei:

Purchè sia onesto, che non vuol dire “secondo i canoni del buon costume”, ma secondo i canoni  dell’essere a posto con la propria coscienza.

Tutti quelli che lavorando rubano,  per me ma credo per molti, non sono nemmeno da considerarsi lavoratori, che infatti sono solo dei ladri.

Ma un popolo che non sa liberarsi dei propri ladri,  non è un buon popolo, o meglio, non ha i crismi dove dovrebbe averli, non ha il potere che funziona.

Mi si potrebbe replicare che ce ne sono molti di genti   in questa condizione; è senz’altro così,  ma questo non cancella il problema.

Un problema di corruzione e di malaffare  che è sotto gli occhi di tutti, da molto molto tempo,  per cui si può comprendere  un vago se non acuto senso di sconfitta e di impotenza  che ci può assalire alla sola idea di dovere andare tra poco al voto.

Votare:  ma chi, quale simbolo, quale idea, quale futuro?

E se desertificheremo il voto,  ci andranno gli altri, i soliti furbi,  che faranno ancora il loro sporco giochetto, o i loro miserrimi   interessi…

A votare ci dobbiamo andare, e non per mettere scheda bianca, e nemmeno per scriverci condivisibili  parolacce.

Piuttosto    si potrà cercare il male minore,  che è già qualcosa in una fase di faticosa ricostruzione.

Commentare  di pancia  anche in questo preciso momento   non serve, e non servirà.  Cominciamo a pensarci sul serio.

Un voto non è un pezzo di carta dentro una scatola, ma  è un possibile cambiamento.

Per lo meno,  questo dovrebbe essere l’andare a votare.

E questo dobbiamo esigere che possa essere. Per noi stessi, per i nostri figli.

Le cose non cambieranno? Non possono cambiare fino a che ci stanno le solite facce e quindi le solite logiche?? E allora qualcosa accadrà.  Qualcosa  accadrà sicuramente.

Non so cosa.  Non so quando. Ma immagino il perchè.

Io sto con Marco,

  Marco Pannella è stato ricoverato, attua lo sciopero della fame da due mesiMarco Pannella ha garantito limpegno di Renato Schifani sulle carceri

perchè come lui nessuno

perchè è un uomo di pace,

perchè è uno che va alla radice,

perchè è stato portatore di grandi battaglie,

tra cui l’ultima poco popolare  per i carcerati

nel sostenere che  anche un galeotto rimane una persona

e se così non fosse sarebbe meglio ammazzarli alla forca

questi mezzi uomini e mezzi bambini

di un paese

dove    nessuna forca sarebbe   degna di un popolo civile;

e dunque

Io sto con Marco,

anche se magari quello che denuncia  oggi

contro il parlamento

avrebbe potuto dirlo forse molto tempo prima

e allora

meglio tardi che mai

meglio anche molto tardi che mai

e per questo

io sto con Marco

perchè nonostante il suo ritardo

è sempre avanti gli altri

che minimamente lo partecipano

e lo apprezzano.

E  allora io dico:

Viva Marco.

Il fatto non sussiste

Nichi Vendola, prima dell'assoluzione, si reca in tribunale con il suo compagno

Non tutta la politica è sporca…

QUANDO LA RELIGIONE PERDE SE STESSA

 

 

 

Gli ennesimi episodi di violenza religiosa accaduti  in Nigeria  ci dimostrano  un modo di fare culto   che si trasforma in occasione di odio.  Ogni atto che utilizza la fede  religiosa, ossia un pensiero  seppur irrazionale  ma pur sempre  raziocinante,  nato per costruire la pace,  a fini politici, ideologici, razzisti, di prevaricazione e di morte,  è da condannarsi come atto dell’ignoranza e dell’intolleranza.

Non voglio e non intendo arrivare al punto di dover concludere, come altri fanno,  che sarebbe   la religione in quanto fanatismo,  l’origine e la causa di tutto questo male.

Il credo in un Dio monoteista (le peggiori violenze sono sempre accadute dentro il monoteismo)  non è di per se fonte  di violenza e divisione;  al contrario, lo spirito  che dovrebbe ispirare  l’appartenere  ad una fede umanitaria, nata per l’uomo e per l’umanità,  non può che essere  conciliatore, votato all’integrazione  e alla convivenza pacifica.

Quando questo non accade, e spesso non accade,   è solo e sempre l’uomo il vero e l’unico colpevole.

Come dire, non è l’arma che uccide, è chi la impugna e la utilizza a  scopi di morte.

Il pericolo più grande che consegue  questi atti terroristici (tutti egualmente da condannare, da qualunque fonte provengano o siano mai provenuti nel passato)  è che appunto si associa  l’agente alla religione che lo ha armato in modo improprio.

Non bisogna cadere in questo errore.

Anche se di fatto crimini di questa natura forse non  avranno mai fine.

Il vivere in un mondo molto imperfetto  non è una buona scusante per fare di peggio e per assuefarci   a  pericolosissimi luoghi comuni.

Un uomo di fede faccia l’uomo di fede, porti questo spirito di tolleranza verso il prossimo   nel suo operato quotidiano, non abbia mai a dimenticare d’essere chiamato a rappresentare la pace,  e abbia a condannare  sempre qualunque atto di violenza.

I cristiani ennesimamente uccisi  questa volta hanno reagito. Non sono in grado di non  comprendere  la difesa di chi si trova  sempre  attaccato  e non riconosciuto,  però  i popoli  che assistono a questi eventi, la gente comune che vive direttamente queste tragedie,   dovrebbe aprire gli occhi ed il cervello, ammettendo  tutti le proprie responsabilità. Per chiedere di conseguenza giustizia.

 

 

Cos’è un muro

 

L’argomento di oggi  me lo ha suggerito come spesso accade in questo periodo, la rete.

Volevo parlare del che cos’è un muro, di cosa si possa intendere per stare dietro un muro, o dentro un muro, o  per conseguenza estrema,  senza muri di sorta.

Tra le   icone che più  prediligo è stata proprio la  caduta del muro di Berlino a colpire la mia immaginazione. E allora cominciamo a parlare dei muri più famosi:  potremmo citare il muro del pianto che  ricorda l’antica  persecuzione  ebraica costellata di continue distruzioni al loro tempio, o il muro stesso  che hanno recentemente  innalzato   gli ebrei in Israele contro gli attacchi terroristici  arabi,  o il muro costruito sul confine con il Messico, teatro di decine di migliaia   di morti tra cui giovani uomini e donne che nel tentativo di attraversarlo rimangono mutilati  o vengono  arrestati e rispediti  a destinazione;   possiamo  citare   il muro eretto a memoria dell’Olocausto, o il muro che divide i cattolici  dall’Irlanda del Nord  che si professa  anglicana; e ancora il muro eretto dopo l’11 settembre 2001  a memoria di quei morti e di quel giorno terribile che ha  cambiato la storia del mondo.

Dove c’è  un  muro     c’è un problema  che  ci si rifiuta di superare, o c’è un problema  che si crede di contenere dentro i confini di questa recinzione.

Dove c’è un muro  c’è una diversità, una separazione tra il dentro e il fuori,  tra chi viene privato della libertà  e chi  conserva il proprio  libero  arbitrio, tra il prima e il dopo;  dove c’è un muro c’è un segnale di  fermo, di avviso a non   scavalcare senza cognizione di causa   quella soglia  che viene segnalata  come una precisa  demarcazione.

Il primo grande muro è stato a ben vedere eretto proprio da Dio, sempre che si sia credenti e si voglia continuare credere.  Il primo muro assoluto  è stato rappresentato da un albero; non bisognava cogliervi le sue mele,  e così non è stato e siamo derivati tutti noi…Se dunque Eva  avesse lasciato  quella mela là dove stava, quel muro sarebbe  rimasto e noi non saremmo mai nati.

L’ultimo dei muri  che invece   mai nessuno ha pensato di ritenere inutile, è stato e continua ad essere   il muro che cinta un carcere.  Immaginiamo  le mura carcerarie    che hanno  la specifica  funzione  di  trattenere dentro certi confini  persone che hanno commesso  dei delitti,  a volte feroci e terribili, altre volte  molto meno imperdonabili…Il carcerato guarderà   ogni giorno  della sua  vita per un numero forse infinito di tempo  quel muro  più o meno fisico, più o meno reale e contingente  che lo separerà forse fino alla morte dal potere ritornare un uomo libero.

Lo sappiamo,  chi ha ferocemente sbagliato  deve ferocemente pagare il suo errore, e sappiamo che spesso questo non accade perchè questi muri della condanna non funzionano, non chiudono, non cancellano, non recuperano, in quanto    spesso falliscono nella  loro prioritaria  funzione.

E poi ci sono  mura detentive che invece funzionano benissimo,  forse anche fin troppo bene,  rimanendo ceche e sorde come la pietra  che  li configura e li rappresenta agli occhi del mondo.

Domanda: il muro, un muro in quanto tale,  serve più a proteggere o a  condannare?

Sarebbe facile la risposta  se dovessimo immaginare che da una parte di  detta separazione dovessero stare tutte le cose belle e giuste, mentre dall’altra parte potessimo buttarci e rinchiudere   tutte le questioni  brutte e  indegne…

Questo muro liberatorio  e  deresponsabilizzante   non esiste; e siccome non esiste  bisogna repentinamente   potere immaginare dei muri  che possano venire in qualche modo sempre  sconfitti, raggirati, vinti e superati.Proprio come è accaduto al famigerato muro di Berlino.

Ogni muro viene innalzato  per potere essere in qualche modo  distrutto.

Mi riferisco ovviamente e più precisamente ai muri mentali, ai muri  tutti invisibili  ma alquanto  massicci    che offendono e mortificano  la nostra intelligenza e la nostra capacità di comprensione.

Sarebbe importante    potere immaginare  dei muri  che avessero   tutti comunque delle finestre, delle feritoie aperte sul mondo accanto,  che sembrassero   poter dire a chi  li  guarda. “Io sono qui per dividere o per ricordarti che non sarà facile attraversarmi,  tuttavia tu sei libero di provarci, se ritieni  che questo tentativo   ne valga la pena, se ritieni che questo muro che ti  viene imposto   sia ingiusto, se ritieni  che il prezzo della tanto agognata libertà  stia proprio aldilà  del tuo stare dentro e non altrove…altrimenti questa è la mia funzione,  quella di tenerti qui  e non dove ti può portare il tuo pensiero  e il tuo desiderio…

Concludo per ora    nel dire   che  ci sono dei muri  che è bene che continuino  a rimanere in piedi: sono quelli che servono  molto banalmente  a farci sentire protetti, ma in nessuna maniera possono rappresentare  un limite illecito verso la libertà degli altri.

E poi bisogna ricordarlo,  la  pena a cui va sottoposto un essere non deve essere superiore  alla  sua colpa e nemmeno  alla sua capacità di  sopportazione.

Un  uomo può avere perso tutto  e   tuttavia conservare  la propria libertà,  ma un uomo che perde la propria  libertà di scegliere, deve potere conservare almeno la  propria libertà di  comprendere  d’avere sbagliato…

Se il suo crimine è tale  da non potere essere concepito nessun  recupero,  la cosa più  semplice sarebbe  intervenire  con la morte, ma tale   decisione  non è degna   di  società realmente    civili e ritenibili tali.

Non vorrei mai essere il carceriere di questi   delitti  senza possibilità  di soluzione.

E tanto meno il carceriere  di innocenti e di uomini giusti  che sono stati gettati  senza ragione   dentro una cella, oltre un muro.

Non si pensi  che questo non possa mai in alcun modo riguardarci; la nostra libertà e la libertà degli altri deve starci a cuore come la nostra stessa vita.   Per questo le centinaia di persone che sono testimoni di atti criminali verso perseguitati e che non fanno nulla  per aiutare questi infelici, ritenendoli una faccenda di cui stare alla larga,  sono  colpevoli come i  loro stessi  aguzzini, e saranno chiamati alle loro  responsabilità.

Mi è personalmente capitato  di assistere  ordinariamente   alle offese propagate dai diversi muri invisibili quanto feroci e distruttivi  che esistono nella nostra quotidianità; si chiamano il muro dell’indifferenza, il muro dell’ignoranza, dell’arroganza, della follia,  della bramosia di potere, il muro della codardia, il muro  della solitudine, dell’inedia, dello sconforto, il muro dell’invidia, dello stare in branco, del prostituirsi  per avere un beneficio…

Ho sempre avuto modo  di ritenere,  di pari passo,   che non  esistono comunque   muri che non possano venire  annientati, perchè  questo problema  dell’ostacolo  è solo  una prova  di cui  ci si deve  fare carico. Non mi stancherò mai di ripeterlo.

CONTRO un muro è possibile  lasciarci la vita,   ma  a memoria di questo evento  verrà eretto  un segno  come monito   di  risollevamento  e di continuazione della vita stessa.

Contro un muro  è possibile cadere e fallire,    ma quello che conta è solo  il perchè ci siamo andati addosso;  non ho mai visto uomini piangere per avere scelto e praticato la loro libertà,  ma ho sempre temuto  gli  uomini spenti e muti per aver vissuto invano.

ROBA DA MATTI

Qui l’articolo originale, che io ho riportato sotto, integralmente, per la sua particolare  bellezza.

“Questa non è una casa per matti, è una casa e basta”.

Gisella non ha mezze misure quando parla di Casamatta, la ventennale residenza familiare dove nell’hinterland di Cagliari vivono una decina di persone affette da disturbi psichici, tra le quali sua sorella. Quando lo psichiatra Franco Basaglia scrisse la legge che chiuse i manicomi lager e restituì ai cosiddetti pazzi la dignità di persone in difficoltà, di certo immaginava un posto come Casamatta, accogliente e intimo, non ospedalizzato, dove la normalità fosse fatta di relazioni paritarie e autentiche molto più che di medicinali e cartelle cliniche.

Gisella la lezione di Basaglia l’ha presa sul serio e insieme ad altri familiari di persone con disagi mentali l’ha trasformata in un’esperienza rivoluzionaria, studiata in tutta Italia per le sue caratteristiche d’avanguardia. A Casamatta gli ospiti non sono monitorati come soggetti pericolosi, ma liberi e responsabilizzati, al punto che possono uscire in qualunque momento del giorno e della notte. Ricevono i parenti quando lo desiderano e Gisella insiste molto con le famiglie affinché ricordino che il malato mentale non va abbandonato alle strutture, neanche alla migliore possibile, ma mantenuto all’interno di una rete di relazioni che lo includa e lo rispetti. “Non è necessario vivere insieme se la convivenza è difficile da gestire a causa della malattia” – afferma con l’espressione di chi sa esattamente di cosa parla – “ma si può essere fratelli, sorelle, genitori anche abitando separati. Si può continuare a far sentire il proprio affetto e la propria comprensione senza escludere totalmente dalla propria esistenza “l’altro”, senza considerarlo “altro” da noi”.

Per rispettare questa quotidianità normale le assistenti a Casamatta curano i pasti e l’armonia della casa, ma ciascuno degli ospiti ha l’intimità di una stanza propria, piccole abitudini rispettate da tutti e in qualche caso persino un lavoro all’esterno. Non c’è il dottore nella casa. “Di norma non serve” – chiarisce Gisella con il suo sorriso fermo – “E se serve ci si va, come succede a tutti. Nessuno vive con il medico costantemente in casa”. Cinquantenne e minuta, Gisella è dotata di quella grazia particolare che fa sembrare certe donne regali anche quando corrono intorno all’isolato in tuta da ginnastica; per incutere rispetto le basta usare quel suo sguardo mobile, focale come un laser, sempre attento intorno a sè. Ha nemici potenti e lo sa: come presidente dell’associazione sarda per la riforma psichiatrica, di piedi che contano ne ha pestati molti e la maggior parte sono medici con un approccio alla malattia mentale ancora legato all’idea della distinzione tra i matti e i normali. C’è infatti un ramo del mondo pschiatrico che la legge Basaglia non l’ha mai amata e che rimpiange ancora i manicomi di una volta, quelli dove le cinghie di contenzione, le camicie di forza e i trattamenti di elettroshock sulle persone disagiate erano torture all’ordine del giorno spacciate per cure.

Queste pratiche non sono però ancora fuori legge e per questo capita che qualche medico nostalgico li usi ancora, sia nei reparti ordinari di psichiatria che negli ospedali psichiatrici giudiziari, luoghi in cui si opera spesso con l’idea che la malattia mentale sia un danno sociale da isolare e punire come un reato, più che un disagio personale di cui prendersi cura nel modo più umano possibile. Può capitare che nello svolgimento di queste procedure violente ogni tanto si verifichi un decesso; è accaduto nel 2006 proprio all’ospedale SS Trinità di Cagliari, dove un uomo ricoverato con un trattamento sanitario obbligatorio è morto legato al letto dopo sei giorni di contenzione forzata. Per quella morte Gisella e le associazioni che rappresentava hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta interna alla ASL, senza lesinare critiche ai metodi applicati dai dirigenti del reparto. Quando due anni dopo i carabinieri si sono presentati alle porte di Casamatta informando Gisella che c’era a suo carico una denuncia per esercizio abusivo della professione medica, nessuno si è stupito del fatto che l’esposto venisse proprio da un dottore di quel reparto.

Il procedimento a carico di Gisella, accompagnato da molte dimostrazioni di solidarietà da parte del paese e delle decine di persone che erano a conoscenza del lavoro di Casamatta, si è poi concluso con l’archiviazione di ogni accusa; ma per i delicati ospiti della struttura quei mesi di esposizione mediatica sono stati un momento difficile, aggravato da uno sfratto che diverrà definitivo alla fine del dicembre 2012, costringendo operatori, familiari e ospiti a mesi di ricerca spasmodica della struttura per ospitare la migrazione di quella piccola, preziosissima comunità di affetti. Un piccolo aiuto alla sensibilizzazione delle autorità e di quanti possono offrire uno spazio adatto è venuto da un regista cinematografico, Enrico Pitzianti, che è entrato in Casamatta con l’intenzione di fare un documentario e ha avuto la ventura di trovarsi nel pieno della bufera giudiziaria e dei suoi paradossi kafkiani, poi risolti in nulla. Ha deciso di raccontarli con la sua telecamera, finendo per girare un film delicato, commovente e spassoso dove già nel titolo –Roba da matti – appare chiaro quanto confuso sia il confine tra gli ospiti della casa, quelli con il disagio, e tutti gli altri, sani solo per autodefinizione, eredi di coloro a cui Basaglia ripeteva di non illudersi, che tanto visto da vicino nessuno è normale.

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Che ne dite?  Non è una storia di quelle che vorresti sentire raccontate al telegiornale?  In un momento che sta accadendo di tutto, nel senso peggiore,  sbirciando qui e là, a dire il vero alla ricerca proprio di qualcosa che vada controcorrente, sono   incappata in questo meraviglioso racconto, di cui ringrazio l’autrice  Michela Murgia,  nota e brava  scrittrice.

Ma dico grazie anche a Gisella Trincas  che  ha saputo mettere in piedi una struttura  che dovrebbe esistere in ogni città del mondo, e dico grazie  a  Enrico  Pitzianti    che  incrociando una situazione  di particolare interesse ha saputo produrre un’altra pagina di significativa e lodevole intelligenza.

Ma perchè non esistono  trasmissioni culturali largamente  condivise  e condivisibili  che  possano  trasmettere queste sane,  autentiche  e  positivamente  contagiose   testimonianze   di vita e di civiltà?

E’ vero, lo sta facendo il web, meglio forse di quanto  la stessa rete  televisiva  non potrebbe fare,  ma   anche  i mezzi mediatici  tradizionali   non  si devono  ritenere  esonerati  da questo impegno.

I  segni di intelligenza    costruttiva   fanno bene al cuore e al cervello, all’umore e a tutto il resto…

Di nuovo grazie, grazie, grazie…