Riforma della scuola o riforma della società?

Nella riforma della scuola   si parla di       retroazioni virtuose  per cui   si intende   che  il docente dovrebbe diventare il primo e assoluto  coach  di se stesso, del proprio lavoro, del proprio agire didattico.

L’ultimo  ma non meno importante   compito dell’insegnante è quello di valutare.  Per potere certificare correttamente  un percorso  formativo    occorre ovviamente   avere  osservato, avere registrato, avere programmato secondo  uno stile meticoloso che prevede per ogni ambito   il quando valutare, il cosa valutare e il come valutare.

Continua a leggere

la felicità è un dettaglio

che fa la differenza

diverso è bello

José Pepe Mujica – Discorso agli intellettuali

Cercavo un articolo speciale da ribloggare ed ho trovato questa meraviglia!

Ve la regalo…  🙂

“rio bo” e le altre…

  

Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, è vero,
paese da nulla, ma però…
c’è sempre disopra una stella,
una grande, magnifica stella,
che a un dipresso…
occhieggia con la punta del cipresso
di rio Bo.
Una stella innamorata?
Chi sa
se nemmeno ce l’ha
una grande città.

Aldo Palazzeschi 

chi dice donna dice…bello

Continua a leggere

TEMPI MODERNI

Femminista ucraina protesta in Piazza San Pietro

Quali sono i matrimoni ben riusciti?

Sappiamo quali sono i matrimoni che vorrebbe la Chiesa ed il senso comune, ma questo non risponde alla nostra domanda.

Io sono eterosessuale, mi piace il sesso opposto al mio, ma non per questo posso affermare che non possano esistere sentimenti contrari e diversi.

Sappiamo   anche che l’essere una coppia etero non è garanzia per rappresentare  anche una famiglia equilibrata.

La cronaca ci riporta fatti contrari e terribili   quotidianamente.

Quando penso ad una possibile coppia gay   come detentrice del diritto genitoriale, non penso di avvallare il desiderio dei genitori, ma penso di rendere possibile una  buona protezione  per il bimbo o la bimba che potrebbero trovarsi  a crescere dentro questa coppia omocostituita.

Poi mi immagino questa famiglia tanto  rivoluzionata   dentro la nostra attuale società, e qui effettivamente  mi compaiono evidenti tutte le possibile difficoltà e complicazioni del  caso.

Una famiglia per potere garantire il meglio ai suoi figli deve potersi sentire accettata  anche dal gruppo sociale.

E forse per potere comprendere che una società è pronta ad accogliere questo, occorrerebbe fare un referendum  che chiedesse l’opinione di tutti.

Come si è fatto per il divorzio e per l’aborto.

Siamo pronti ad andare a votare  per decidere se le coppie gay possono costituirsi un una famiglia ed educare figli?

In Francia  sembra che ci sia in questi giorni una forte contestazione in merito i diritti  avanzati dalla comunità omosessuale, ma accade   più per radicate credenze tradizionali o per contestare una sinistra troppo esigente in materia fiscale?;  l’Inghilterra insegna diversamente, nel  senso  che sembra essere molto più progredita ed evoluta; e la Spagna? gli americani? i russi? i cinesi? cosa ne pensano loro dei matrimoni gay?

E tu cosa ne pensi?

Oggi in piazza san Pietro durante il tradizionale Angelus impartito dal pontefice alla folla gremita e ossequiosa, un gruppo di contestatrici femministe ucraine  hanno voluto protestare il loro dissenso contro una posizione clericale storicamente   antifemminista e antitutto  quello che può sapere di vago rinnovamento.

Ieri era la caccia alle streghe, oggi è la caccia all’omosessuale  piuttosto che allo straniero,  omosessuale  che cerca di riscattare lunghi periodi di oscura persecuzione;    domani lo sarà a qualcos’altro…

Io penso che tutti abbiamo diritto ad essere felici, con la precisa natura con cui veniamo al mondo, che non è solo  quella del sesso, ma anche  quella della testa e del cuore.

Penso che ci possono essere affetti casti anche dentro le coppie gay, e perversioni anche dentro il più canonico ed ortodosso dei matrimoni.

E non dico questo privilegiando i sentimenti degli adulti, lo dico per privilegiare la buona crescita e protezione dei bambini stessi.

Un figlio cresce bene se ha dei genitori che si amano e si rispettano (o che cercano di amarsi e rispettarsi), e se ha una società che rispetta  o cerca di rispettare  tutti i propri membri.

Inutile sostenere   il contrario nel volere  separare le due facce della stessa mela; nella vita familiare il bimbo si ciba  dell’umanità  diretta ed immediata, quotidiana e carnale, fatta di contatti fisici, di sguardi, di emozioni profonde, di silenzi parlanti, di condivisioni totali…; nella vita sociale,  che  può cominciare  ben presto, spesso  fin dal proprio inserimento nel nido,  l’infante si ciba  di sostituti che vanno a replicare, integrare o sostituire  quello che la famiglia stessa non può offrire o garantire.

A  volte  il piccolo  si trova ad affezionarsi maggiormente a figure estranee al gruppo genitoriale o presunto tale; dipende dalla quantità di tempo che si trova a potere  passare in famiglia, e dipende dalla qualità della famiglia stessa.

Questo ci riporta alla premessa; solo la società intera può decidere sul presente e sul futuro di questa delicata e preziosa  questione.

Poi accadrà che anche nelle coppie gay succederanno crisi coniugali, e si andrà in separazione con la contesa dei relativi figli, ma questo non sarà da addebitarsi  in quanto coppia omosessuale, ma semplicemente in quanto coppia limitata e soggetta alle  difficoltà  della vita comuni a tutti  i matrimoni.

E così proseguiranno i tempi moderni.

QUANDO LA SXUOLA SA AUTOCORREGGERSI

Ecco i presumibili 10 grandi errori della scuola reale:

1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare
2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale
3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati
4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere
5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale
6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere
7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola
8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti
9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento
10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro.

Estratto  da
R. C. Schank, C. Cleary, Engine for Education, Lawrence Erlbaum Associates, 1995
Traduzione Gianni Marconato

Vediamo  se possiamo ancora   essere d’accordo con queste affermazioni:

  1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare

Significa  che  consideriamo  l’apprendimento come pura teoria dissociata dalla pratica, mentre vivere e realizzarsi è una questione assolutamente pratica e contingente.

  1. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale

Significa che   i docenti sono stati  formati  a pensare  che loro saranno i soli valutatori  del loro operato  e dell’operato degli studenti, mentre invece  il docente come un qualunque maneger  è tenuto a rendicontare del proprio  lavoro,  ed i suoi  primi  (e forse veri)  valutatori  sarebbero  gli stessi studenti

  1. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati

Significa  che    non ci sono  curricula standardizzati, ossia   programmi immobili e statici, calati dall’alto, e subiti passivamente,  come  una creatura  a  noi stessi  estranea.  I programmi  sono concepiti in itinere secondo linee guida generali e personalizzati/modificati/integrati/allargati  alle più diverse situazioni e condizioni.

4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere

Significa  che solo lo studente stesso  può decidere  alla  fine   cosa debba essere importante nell’apprendimento, che significa che lo studente stesso deve giocare un ruolo attivo e consapevole  nella propria formazione.

5      la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale

Significa  che  la  scuola   non sa o non si preoccupa di  coinvolgere, non sa  o non si preoccupa di  motivare,  impone senza proporre o propone  per imporre, sostituendosi    al ruolo centrale ed insostituibile   del discente.

6.         la  scuola  crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere

Significa  che lo studio è solo una piccola parte dell’apprendere; si apprende anche e soprattutto  costruendo, osservando, ascoltando, sperimentando, ricercando, viaggiando, facendo musica, teatro, e  mille altre  cose ancora.

7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola

Significa che il voto è solo un possibile e senz’altro limitato  modo di fare scuola; esistono sistemi formativi ed educativi  che non ricorrono affatto la voto e dimostrano di funzionare benissimo.

8.         la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti

Significa  che  gli insegnanti  sbagliano a pensarlo; gli studenti scolarizzati credono nella funzione del  voto solo perché non hanno conosciuto una forma alternativa di valutazione. Se la conoscessero,  rinuncerebbero volentieri  a  un sistema di  misura dei   propri progressi così rigido ed  irrisorio.

9.         la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento

Significa  che non si può apprendere nel caos e nell’assenza di regole, ma che le regole non sono una parte costituente dell’apprendimento, ma solo necessaria, solo data in premessa, e non in sostanza. Bisogna fare disciplina per poi potercene dimenticare.

10.       La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro.

Significa  che  molte scienze o saperi  decisi e programmati dalla scuola potrebbero e possono non interessare di fatto gli studenti; di contro molti saperi  non messi a programma potrebbero riscuotere la loro provvidenziale e preziosa attenzione  che li trasformerebbe   da giovani senza arte  né parte a giovani  con progetti  ed entusiasmi  da mettere alla prova.

Sembra  che la carne messa al fuoco  su cui riflettere  sempre   sia  molta.

Tutto può essere  sempre di certo migliorato rivisto  ripreso e rivalutato.

L’importante per gli addetti ai lavori  è  di non strumentalizzare mai   e  di  non lasciarsi  mai strumentalizzare; è   agire  sempre  con la massima  diplomazia  e disponibilità,  verso tutti gli interlocutori coinvolti,  perché quello che può sembrare  inizialmente in un certo modo, se osservato da un’altra angolazione che non avevamo preso in conto  può apparire completamente diverso.

La questione   degli errori della scuola è di vecchia data, ma non si finisce mai di riproporla e di rivisitarla.

Naturalmente   a  docenti sempre pronti a rimettersi in gioco e a non perdere l’entusiasmo  del lavorare  coi giovani per i giovani grazie ai giovani.