Sveva e Andrea in città

Sveva Modignani e Andrea Vitali  sono venuti in città a presentare i loro ultimi libri.

Non li avevo mai visti nè li ho mai letti, in sincerità. Nessuna opera di questi due  autori nemmeno tanto giovani.    E invece sono due belle penne  della nostra bella Italia, che vendono bene, ma che a quanto pare scrivono anche in maniera  davvero  accattivante.

Se scrivono come si sanno presentare, dovrebbero essere dei geni.

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Dopo l’occidente

Ho appena finito di leggere Dopo l’occidente di Ida Magli.

Libro interessantissimo, per acutezza, intelligenza, vastità di conoscenze e amore per la verità, o meglio, amore per la ricerca di un mondo più giusto e più a misura d’ uomo.

Ida Magli è una donna arguta, determinata nelle sue analisi che non si lasciano deviare dai pensieri dominanti e spesso superficiali e di comodo.

Fa un’analisi spietata dell’Europa di oggi, ormai volta al tramonto, destinata a diventare l’Africa del nord tra l’indifferenza di tutti, in primis dei sistema di potere occulti che ne hanno decretato la fine a suon di  guadagni predatori  operati dalla logica finanziaria e speculativa.

Fa un’analisi   spietata  degli americani e di quello che l’America ormai  rappresenta sempre più per tutti,  ossia un paese non più liberatore, non più portatore di pace e di democrazia (se mai è esistito un tempo in cui lo è stato), ma un paese violento, fagocitante e onnivoro, pronto a divorare anche se stesso se si dovesse trovare nel bisogno di farlo.

Fa un’analisi spietata della Chiesa, che da comunità  evangelica e perseguitata si è trasformata nel tempo in un contenitore ora crudele,   ora  corrotto, ora vuoto,   che ostinatamente continua  a dichiararsi, più per necessità che per convinzione,  portatore di luce e di salvezza.

Fa un’analisi  spietata  dell’Islam e di quello che rappresenta, ossia un’enorme agglomerato di persone pressochè primitive, insensibili a qualunque volontà di cambiamento e di apertura al mondo, convinte della propria attuale superiorità sia numerica che ideologica, e che  detteranno da qui a breve il loro predominio su una comunità europea e non solo, del tutto incapace a difendersi e a proteggere la propria bellezza, la propria storia, la propria civiltà,  la propria scienza, la propria arte, musica, e letteratura. Tutto quello che ha costruito in 2000 anni di vita.

E’ la fine dell’Occidente, è la fine della supremazia dei bianchi sui neri o sugli orientali.

E’ la fine del nostro mondo, delle nostre radici, della nostra passione per il progresso, le nostre scoperte,  le nostre incommensurabili battaglie che mentre che seminavano vittime andavano a celebrare il trionfo della libertà sull’oscurità dello stare prigionieri dei propri tabù.

Dopo l’occidente ci dice a chiare lettere che stiamo per finire, che verremo dominati da esseri inferiori in tutto ma non nel numero e non nell’ignoranza.

Si sa che l’ignoranza può fare enormi danni, persino maggiori dell’intelligenza criminale.

Infine la scrittrice  apre uno spiraglio:  chiude la sua  serie di analisi spietate, scomode ed indigeste,  con un’analisi generosa e portatrice  di possibilità di  ripresa da questa già decretata apocalisse.

Sarà la  grande  Russia il paese che erediterà i nostri tesori, che cercherà di fare opposizione alla conquista islamica, che non sarà mai assorbita dalla follia  americana, che non mollerà le proprie radici ortodosse e profondamente religiose, nonostante la  rivoluzione bolscevica, nonostante  lo sterminio assoluto  perpetrato  contro i monaci e contro il pensiero  religioso  e teologico. Se lo fece, fu per ottime  ragioni che Ida Magli non ha problemi    ad argomentare.

Una Russia che ci è sempre più assomigliata di quanto mai abbiamo saputo comprendere, che ci ha sempre amato e preso come modello, modello di vita, di cultura e di espressione, senza però  essere mai stata la stessa cosa, perchè la grande e sterminata  terra  degli zar   si è sempre contraddistinta  per il proprio ineguagliabile  ed  indomabile  carattere.

Dentro questo scenario globale non mancano considerazioni interessanti sul Giappone e sulla Cina, il  primo elogiato per la propria assoluta capacità  disciplinare, il secondo elogiato  per  la propria capacità di pesare sull’asse della bilancia, almeno in termini economici.

Non mancano nemmeno gli ebrei, che rimangono una presenza non presenza, nel senso che  se Israele  è stato capace   di regalarci  Gesù di Nazaret,   lo ha fatto senza volerlo, lo ha fatto senza riconoscerlo, lo ha fatto conducendolo a morte, tra   la repulsione dei romani   ed   il ludibrio  del popolo  perduto    osannante ed inconsapevole  della  sua fine.

Scrittrice dalle grandi passioni,  dunque, che credo abbia ancora molto da dirci.

 

 

 

 

 

 

 

Adorabile Giullare

E’ morto Dario Fò, un gigantee, un genio, un… adorabile Giullare  del pensiero.

Era un casinista, un sovvertitore, imprevedibile, intelligente,  colto, irriverente, provocatore, uomo libero del nostro tempo,  giovane nello spirito, rivoluzionario, eclettico, …come lui nessuno.

Ciao Dario, rideremo   per molto molto tempo ancora con te….garantito, e spero anche non solo ridere. Perchè è il momento di essere seri.

 

27 gennaio for everyone ? Forever!

E’ tornato il giorno della Memoria.

Vorrei che questo giorno in memoria della Shoah si potesse allargare a tutti  gli  sterminati e perseguitati del pianeta, e sappiamo ce ne sono molti e di diversi.

Vorrei che questo pensiero potesse venire accolto dalla comunità ebraica, che così facendo potrebbe dimostrare la sua generosità verso la vita e la sua intelligenza verso tutte le comunità che  dividono con loro il loro immenso, straziante  e mai superabile dolore.

 

Sandra che non voleva morire

Ciò che contava per Sandra erano i soldi. Sui soldi misurava tutto, calcolava tutto, persino decideva cosa dire, come pensare, come fingere.

Non ricordavo d’avere conosciuto qualcuno più falso e pronto a cambiare la maschera come lei.

Potevi per esempio esserti prodigato in ogni genere di gentilezza durante la giornata, e non avere ovviamente mai mancatole di rispetto, insomma, nonostante il tuo essere potremmo dire una brava persona,  che lei in caso di attacco egopatico improvviso, non avrebbe esitato a prenderti spudoratamente in giro.

Faccio un esempio concreto, per fare meglio capire.

Si sa che sul conto corrente bancario possono versare e tanto meno prelevare solamente chi è depositario di firma.

Ebbene, tu sei quindi dovuta andare con lei a versare il solito assegno  che poi è un importo interessato non esclusivamente alla sua persona.

Davanti al commesso che sta svolgendo  in silenzio l’operazione, lei si mette a recitare dicendo “Potevi venire tu a fare  il versamento  che intanto è la stessa cosa” e naturalmente l’impiegato replica, non potendo tacere “No signora, bisogna essere depositari della firma”,  e subito Sandra sfoggiando un sorriso di chi la sa lunga replica “Lo so, lo so, (è solo per prendere in giro questa cretina  che l’ho detto)”…, mentre la cretina sta lì in piedi accanto a lei, e assiste alla scena, e non replica nulla se non parole di una straordinaria educazione.

Questa è Sandra. Una persona che l’educazione non sa dove sta di casa, non perchè non l’abbia ricevuta, ma perchè non l’ha voluta amare.

Non importa che ne abbia viste tante nella vita, o che abbia ormai seppellito tutti i suoi compagni di viaggio, o che sia stata baciata dalla fortuna non essendo afflitta, alla sua veneranda età (circa novant’anni)  da nessuna grave malattia.

Non importa che si sia appena fatta quindici giorni quasi,  di assoluto relax,  potremmo dire servita e riverita e con poche spese, e poi tutto organizzato a sua insaputa, come un imprevedibile regalo che potremmo definire davvero straordinario ed imperdibile, per come la vedrebbe una persona capace di relazioni affettuose.

Non importa che tu possa essere stata collaborativa, persino amorevole in certe espressioni spontanee, di quelle che non riusciamo a controllare perchè ci nascono direttamente dall’inconscio   e non dal ragionamento.

Non importa che tu abbia voluto scuoterla, incoraggiarla a cambiare, a vedere le cose da un punto di vista diverso, abbia voluto esserle in qualche maniera amica; lei ti lascia parlare e poi attacca il suo ritornello, sempre quello, che tu sei certa che lei non ti abbia nemmeno ascoltato.

E non conta nemmeno che lei sia anziana, e quindi scusabile,  diremmo “da comprendere”, perchè a cinquant’anni  era anche molto peggio, molto molto oltre ogni possibile capacità di dialogo.

Il punto è che Sandra è un regina che vive volontariamente  seppellita nel suo passato e non vorrebbe permettere a chi dice di lei di contraddirla. Ormai viene assalita dai fantasmi, che la visitano nelle lunghe ore notturne. Le piace rimescolare le carte e come una vera strega (non posso dire stregone) aspetta di potere intrappolarti nella sua rete e di tirarti a terra, senza che neanche tu te ne possa rendere conto, perchè Sandra non ha età, è un folletto, un maghetto, uno spiritello, e tu davanti ai suoi occhi  sei soltanto una formica  che indaffarata  nemmeno si renderebbe  conto  della terribile trappola mortale travestita  da  zucchero filante.

E comunque lo farebbe con garbo, quasi  dopo averti ammaliato  con le sue storie, con le sue fantasie, che anche quelle, in parte nascono dal volere sempre essere solo lei il centro della scena.

Una scena senza spettatori, perchè il teatro è deserto, se ne sono andati tutti, ma Sandra l’immortale  e la faraonica  non se ne importa.

2 giugno

“2    GIUGNO”  

downloadLa festa della Repubblica

70 anni dopo

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La scuola che amo

La scuola che amo è un luogo allegro, dove la gente si reca  ogni mattina contenta di andarci, tutta indaffarata nelle proprie occupazioni, senza l’affanno  del dovere a tutti i costi  portare a casa un obiettivo irraggiungibile o fuori luogo.

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In ricordo di DALLA

LA MIGLIORE OFFERTA

La migliore offerta - visualizza locandina ingrandita

LA MIGLIORE OFFERTA

La migliore offerta  è la storia   di una truffa colossale.

C’è un pollo molto molto molto ricco  che va spennato, ed una regia perfetta studiata nei minimi particolari  riesce a sbancarlo.

Con il sistema più infallibile  e banale del mondo.

Catturando i sentimenti.

Quelli profondi, lancinanti, assoluti, che ti sconvolgono e che ti rapiscono la mente il cuore i sensi…

Ed il gioco è fatto; la buona riuscita del furto  è assicurata.

Ma lo spettatore non lo immagina, forse lo sospetta, qualcosa mette nel poco chiaro, tuttavia   fino alla fine rimane indotto a  credere nella veridicità  dei fatti.

Tornatore torna a stupirci e ad affascinarci: vuoi per la bellezza delle immagini, vuoi perché   tutto il racconto si snoda tra incantevoli e inestimabili opere d’arte, vuoi perché veniamo calati in un mondo prestigioso al quale noi tutti vorremmo potere appartenere almeno per un giorno, vuoi perché  effettivamente la trama è inedita, mai vista e sentita, nemmeno vagamente ipotizzabile,  tanto sconcertante  da sembrare incredibile (ma in verità  assolutamente possibile).

I romantici alla fine potrebbero  rimanere un poco delusi, per via del fatto che di autentico  in questo film ci stanno solo i falsi, ma a pensarci bene anche in questa gigantesca menzogna  il sentimento vince, il sentimento costituisce l’anello portante, l’ingrediente che permette tutto e che tutto rimette in discussione, sempre e comunque.

L’unica cosa che ci farebbe tornare a guardare questo film.

L’imperturbabile uomo d’affari d’arte, dopo avere truffato per tutta la vita il prossimo, vendicandosi  egregiamente di una cattiva sorte, rimane anch’esso vittima dello stesso delitto.  Ma di questa lezione ne sa fare una virtù.

Ne valeva la pena. E non se ne pente. Tornando indietro lo rifarebbe.

Una bella giovane e misteriosa donna servita sopra un piatto di cristallo, tra tante ferraglie vecchie e misteriosi meccanismi automatici, ne vale sempre la pena, soprattutto   se ci si trova in quella fascia d’età per cui  si sa di non potere più avere molte altre occasioni, soprattutto  se questa donna è legata a quella idea di bellezza  alla quale si è sacrificato tutto, ogni svago, ogni debolezza, ogni cedimento, ogni illusione…

Soprattutto se per questa  improvvisa e non calcolata tentazione si sta mettendo tutto in discussione, irrimediabilmente.

La migliore offerta rimane la migliore offerta.

E lui gioca come sempre, rischiando tutto,  come è interessante che si faccia.

Il vero e unico  protagonista della trama  è proprio lui, non è la donna; di lui ci interessa il passato, il presente ed il futuro, della donna  ci stupisce come il suo infantilismo e la sua arroganza  giovanile  non scoraggi l’amante  innamorato  tenuto fuori dalla porta.

La ragazza, nonostante la sua bellezza e tutto il resto,   rimane fino alla fine sullo sfondo; vuoi perché ci viene presentata come una donna malata, sofferente e dunque in un certo senso che con la vita ha sempre perso, dove  la malattia viene subita e  non combattuta; vuoi perché  quando ne scopriamo la verità, ci appare tutto sommato nella sua piccolezza e nella sua mediocrità, per quanto vincente.

Bella forza, avere sconfitto un vecchio, facilmente feribile nell’unico suo punto debole.

Ma che vecchio.

Davanti alla sorpresa finale non batte ciglio, non una lacrima, non una imprecazione, non una parola. Nemmeno un infarto,  come invece avrebbe colpito una persona vagamente normale. Solo silenzio, solo uno sguardo allucinato che sembra perdere momentaneamente il senno.  Ma non è follia, la sua.

E’ il bisogno di recuperare il fiato. E’ solo il bisogno di incassare il colpo, e di voltare pagina.

Questo matusa  truffato e derubato della sua vita consumata dietro all’arte più bella, si riprende e non si lascia mettere da parte.

L’amore conosciuto e donato l’ha cambiato per sempre, l’ha tenuto vivo e legato alla vita più che mai.  Alle segrete stanze dove non arrivava la luce del sole, sostituisce il mondo, le persone, le strade, i rumori della quotidianità, i racconti  delle persone amate  fatti propri, le cose semplici della vita, fosse anche lo stare nel dolce far niente del tempo sospeso.

Intanto lui se lo può comunque permettere, se l’è guadagnato il suo tempo ora  finalmente libero e  prima  solo  rubato.

Non lasciamoci ingannare dal suo sguardo che non ci concede nessuna emozione. Forse tardi ha scoperto quello che c’era da scoprire, me meglio tardi che mai. Forse  qualche segno del tempo di troppo  si  coglie dalle sue rughe, ma quest’uomo maturato e stagionato,   è più giovane di un ragazzo,  ha dimostrato d’avere più spirito   dei suoi  giovanissimi compagni di ventura.

Con qualche certezza di meno, ma molto coraggio di più,  decide di continuare ad andare incontro alla  luce del domani, dell’oggi, dell’attimo fuggente,   liberatosi dalle sue ossessioni che lo tenevano aldiquà di ogni possibile ponte;  mentre   degli altri non si trapela   nessuna vitalità, nessun ulteriore  notizia  degna di nota.

Su di lui si apre la prima immagine; su di lui si spegne l’ultima;   e  c’è da credere che questo giovane vecchio, se solo tornasse a parlare di sè,  ne avrebbe ancora di sorprese da riservarci, ben oltre uno spettacolare scantinato  dove dormivano   i sogni imprigionati nel buio.

Scrivo perché sono viva…

Scrivo perché sono viva

e perché le parole sono come

le case

fatte di

grosse pietre pesanti

che costruiscono muri invalicabili

a protezione  di persone che sono gli unici beni preziosi

che non possono essere sostituiti.

Scrivo  perché sono vera

e non posso immaginare parole narrate

che non abbiano un senso preciso

e diretto alla vita

ed alle faccende del mondo.

Scrivo per abbellire la solitudine

e per dare ad essa un contenuto,

un ricamo dentro il quale mettere

tutto il saputo  oltre il silenzio.

Scrivo per  conoscermi e conoscere

perché  attraverso le parole non taciute

svelo i misteri misteriosi e innominati

e nascono canti sinuosi e suadenti

filastrocche bislacche e improvvisate

menestrelli cantanti e ballerini

burattini che diventan di carne come Pinocchi

cresciuti  e rinati.

Scrivo  per donare il pensiero

per condividere,

per chiedere denunciare interrogare

capire svelare creare

pungolare smuovere premere

correggere immaginare e permettere.

Scrivo perché  qualcuno mi legga

o perché qualcuno mi legge

e perché io possa leggere quello che altri   mi possono raccontare…