DJ FABO voleva morire,

ma  il suo Paese lo ha voluto ignorare fino alla fine, e continuerà ad ignorare questo problema fino a che potrà, perchè è un tema scomodo    che nessuna volontà politica italiana   adeguata  vuole  farsene carico.

Così chi sceglie per  disperazione di morire o lo fa  clandestinamente, o lo può fare andando in quei  paesi  dove viene permesso e legiferato.

Fino alla fine condannati all’isolamento, all’esilio, al rifiuto  della normalità, senza diritti nè per la vita nè per la  morte.

Certo, non è normale  volere vedere finita la propria vita, ma è normale  passare la propria esistenza   attaccati a un tubo con il quale  respiriamo, ci nutriamo, parliamo, mentre tutto del nostro corpo è condannato al buio totale?

Anzi no, il nostro cervello è ancora attivo e funzionante, e ci fa  ricordare di quando eravamo uomini  come tutti, capaci di stare nel mondo     senza macchine che ci fanno vegetare   a tempo indeterminato,  meccanicamente, ignorando di noi  se siamo tristi o felici, disperati o presenti, senza desideri o con tanti pensieri che guardano alle cose  che sono   il nostro domani.

Potrà mai in Italia    un uomo decidere che se non c’è un domani, non ci può essere nemmeno un oggi?  Potrà un uomo condannato ad essere ostaggio di un tubo che lo tiene respirante, decidere di volere fare un viaggio  dove forse potrà trovare la pace che ha perso?

Dj Fabo   ha combattuto con tutte le sue forze,  ed alla fine   ieri ha smesso di essere  obbligato  ad una macchina ed impedito   senza speranza   alla felicità.

Perchè il potere essere felici  e non condannati a stare attaccato a un tubo  è un diritto sacrosanto  e sancito dalla Costituzione.

Il fatto raccontato

Ricordati di fare l’elemosina

Aiutare chi non ha nulla è un dovere, non un piacere.

Se poi diventa anche un desiderio,  allora siamo persone veramente speciali.

Lo so,  ci dà  fastidio vederli, alcuni sono fasulli, non sappiamo chi sono,  sono persone al margine  che spesso usano la poca elemosina  che ricevono in alcool ed altre schifezze…, ma sono sulla strada perchè non hanno avuto fortuna, hanno avuto dei problemi che non hanno potuto affrontare, insomma, non sta a noi giudicarli.

Discorso a parte per gli zingari, che  sappiamo   hanno uno stile di vita  nomade e mendicante al limite della legalità.   Ma forse anche per loro,  ci sarebbe da fare delle precisazioni…

Io l’elemosina la faccio…anche per  pulirmi la coscienza verso un sistema sociale  che non sa essere dalla  parte della persona.

la parola handicap non è più adeguata…

Ridere del problema...

Ridere del problema…

fa benissimo!!!

fa benissimo!!!

ecco il video

Muhammad Alì

Un mito, un simbolo, un grande del ventesimo secolo

Addio a Muhammad Alì

E’ morto il signor Hood

A un   Grande Signore della Politica Italiana che deve continuare a Vivere tra noi

L’asilo bianco

L’asilo bianco era un luogo dove Sabina Spielrein mise in pratica i suoi semplici quanto  rivoluzionari principi pedagogici durante i terribili anni del nazismo stalinista.

Erano principi che si ispiravano all’educare nell’insegna dell’essere libero, libero di fare, libero di sperimentare, libero di scegliere, libero di scoprire tutte le  diverse meraviglie della vita, non escluse quelle sessuali legate alla  elementare conoscenza del corpo umano.

I suoi  orientamenti  di pensiero si legavano a Freud  e Jung,  con cui ebbe anche una travagliata  relazione affettiva,  legando il suo credo pedagogico  all’importanza della  psicanalisi.

Lei stessa ex malata, lei stessa futuro medico, lei stessa perdutamente   innamorata dell’amore e della sua incommensurabile forza trasformativa.

Accanto alla psicanalisi riteneva fondamentale la capacità di curare e l’amore per la musica. Le sue lezioni erano una mescolanza di giochi, canti e poesie, dove attraverso la leggerezza si arrivava a toccare  gli spiriti profondi dei comportamenti complessi.

Tra i suoi alunni ebbe il privilegio di crescere e formarsi un  bambino tra i tanti  con problemi di relazione, chiuso in un ostinato mutismo,   che divenuto adulto e ottuagenario,  all’età di ottantaquattro anni avrà modo di testimoniare al mondo civile e moderno quegli anni oscuri, quei  giorni  lontani, quegli indimenticabili momenti   conservati nel cuore.

Sabina era una donna speciale, geniale, profondamente intelligente, e purtroppo per lei anche ebrea.

Finì fucilata dall’armata del regime in una sinagoga , insieme alle sue due figlie  e a molti altri ebrei che invano avevano cercato la fuga.

Prima di venire trucidata,  solo per non avere voluto abiurare al suo pensiero, nascose un  suo libro pieno di sue poesie dentro gli scaffali di un  inginocchiatoio, per sottrarlo  alla inevitabile dispersione.

Sapeva perfettamente  che il suo principio educativo sarebbe sopravvissuto al suo sacrificio.

Quello che ancora  non immaginava  nel momento della fine    era che sarebbe stata celebrata   come insegnante  nei posteri,  proprio  e soprattutto    grazie all’amore e alla riconoscenza  di questo  suo piccolo allievo  che lei aveva saputo strappare al buio della solitudine e del silenzio.

Si chiamava   Ivan Ionov  la cui scena di toccante umanità è stata oscurata sui video che erano presenti sulla rete  per diritti d’autore.

 

 

 

 

Cercasi medico vero disperatamente

Ci sono medici veri che curano facendosi mille domande,

e altri che le domande le rifuggono, pensano solo a pararsi il culo quando il malato presenta un problema che vedono per se stessi solo come una possibile complicazione, fregandosene di quel benedetto giuramento che hanno pronunciato nel nome della medicina e dei diritti del malato.

Di questi secondi i nostri ospedali ed ambulatori sono pieni zeppi.

Io lancio un urlo di sconcerto: “Cercasi medico vero disperatamente”

E intanto nel mondo scopriamo che la medicina non è mai una sola…

i medici volanti

l’alternativa alla chemio

il metodo di bella in africa

la medicina in mozambico