Kubra Dagli, sei brava, non mollare

Ecco l’ennesima follia dell’islam intransigente: lei è la campionessa mondiale di TaeKwondo, è turca, si chiama Kubra Dagli,  e combatte con il velo in rispetto alla sua identità, ma a piedi nudi, per evidenti esigenze di movimento, del resto come fanno in pedana  i suoi colleghi maschi.

Per questo  in patria viene criticata  e offesa dalla popolazione maschile più conservatrice. “Sei solo una merce, ti metti in mostra, non devi fare quello che fai…”

In altre parole per i paesi  islamici  radicalizzati   le donne non solo libere  di fare sport,  come del resto le donne islamiche non sono libere di fare molte e molte e molte altre cose…perchè in questa cultura la donna non viene rispettata.

Cara Kubra,    non mollare.

Sandra che non voleva morire

Ciò che contava per Sandra erano i soldi. Sui soldi misurava tutto, calcolava tutto, persino decideva cosa dire, come pensare, come fingere.

Non ricordavo d’avere conosciuto qualcuno più falso e pronto a cambiare la maschera come lei.

Potevi per esempio esserti prodigato in ogni genere di gentilezza durante la giornata, e non avere ovviamente mai mancatole di rispetto, insomma, nonostante il tuo essere potremmo dire una brava persona,  che lei in caso di attacco egopatico improvviso, non avrebbe esitato a prenderti spudoratamente in giro.

Faccio un esempio concreto, per fare meglio capire.

Si sa che sul conto corrente bancario possono versare e tanto meno prelevare solamente chi è depositario di firma.

Ebbene, tu sei quindi dovuta andare con lei a versare il solito assegno  che poi è un importo interessato non esclusivamente alla sua persona.

Davanti al commesso che sta svolgendo  in silenzio l’operazione, lei si mette a recitare dicendo “Potevi venire tu a fare  il versamento  che intanto è la stessa cosa” e naturalmente l’impiegato replica, non potendo tacere “No signora, bisogna essere depositari della firma”,  e subito Sandra sfoggiando un sorriso di chi la sa lunga replica “Lo so, lo so, (è solo per prendere in giro questa cretina  che l’ho detto)”…, mentre la cretina sta lì in piedi accanto a lei, e assiste alla scena, e non replica nulla se non parole di una straordinaria educazione.

Questa è Sandra. Una persona che l’educazione non sa dove sta di casa, non perchè non l’abbia ricevuta, ma perchè non l’ha voluta amare.

Non importa che ne abbia viste tante nella vita, o che abbia ormai seppellito tutti i suoi compagni di viaggio, o che sia stata baciata dalla fortuna non essendo afflitta, alla sua veneranda età (circa novant’anni)  da nessuna grave malattia.

Non importa che si sia appena fatta quindici giorni quasi,  di assoluto relax,  potremmo dire servita e riverita e con poche spese, e poi tutto organizzato a sua insaputa, come un imprevedibile regalo che potremmo definire davvero straordinario ed imperdibile, per come la vedrebbe una persona capace di relazioni affettuose.

Non importa che tu possa essere stata collaborativa, persino amorevole in certe espressioni spontanee, di quelle che non riusciamo a controllare perchè ci nascono direttamente dall’inconscio   e non dal ragionamento.

Non importa che tu abbia voluto scuoterla, incoraggiarla a cambiare, a vedere le cose da un punto di vista diverso, abbia voluto esserle in qualche maniera amica; lei ti lascia parlare e poi attacca il suo ritornello, sempre quello, che tu sei certa che lei non ti abbia nemmeno ascoltato.

E non conta nemmeno che lei sia anziana, e quindi scusabile,  diremmo “da comprendere”, perchè a cinquant’anni  era anche molto peggio, molto molto oltre ogni possibile capacità di dialogo.

Il punto è che Sandra è un regina che vive volontariamente  seppellita nel suo passato e non vorrebbe permettere a chi dice di lei di contraddirla. Ormai viene assalita dai fantasmi, che la visitano nelle lunghe ore notturne. Le piace rimescolare le carte e come una vera strega (non posso dire stregone) aspetta di potere intrappolarti nella sua rete e di tirarti a terra, senza che neanche tu te ne possa rendere conto, perchè Sandra non ha età, è un folletto, un maghetto, uno spiritello, e tu davanti ai suoi occhi  sei soltanto una formica  che indaffarata  nemmeno si renderebbe  conto  della terribile trappola mortale travestita  da  zucchero filante.

E comunque lo farebbe con garbo, quasi  dopo averti ammaliato  con le sue storie, con le sue fantasie, che anche quelle, in parte nascono dal volere sempre essere solo lei il centro della scena.

Una scena senza spettatori, perchè il teatro è deserto, se ne sono andati tutti, ma Sandra l’immortale  e la faraonica  non se ne importa.

firma anche tu…

Per un paese più giusto

http://www.rsucontroriformapensionifornero.it/

Un paese colpevole

Un paese che non si cura dei suoi cittadini

che ruba rubando al suo prossimo

che mente mentendo a se stesso

che tace  quando dovrebbe urlare

che giudica  quando dovrebbe cercare di capire

che assolve quando dovrebbe condannare senza mezzi termini

che  non offre lavoro ai suoi giovani

che non offre garanzie nemmeno sulle cose più sacre

che detiene i suoi detenuti come nemmeno gli animali andrebbero gestiti

che lascia soli quando dovrebbe fare quadrato

che si mercifica quando dovrebbe prendere le distanze

che insozza il nemico perchè viene facile

che convive allegramente con la corruzione

che scarica di prassi  le proprie  colpe addosso agli altri

che parla parla parla senza mai fare i fatti,

io lo chiamo

un   paese colpevole

Questo paese siamo noi.

Oscar Pistorius

Era per tutti un esempio di coraggio, di energia inesauribile;  in un   attimo  si è trasformato in un  mostro, in un folle, in un uomo malvagio e capace di un terribile delitto.

L’ennesimo femminicidio.

Peccato morire per lo sbaglio di un secondo da parte di chi ci ha voluto bene.

Peccato buttare via una preziosa  vita di successi e di centri ben riusciti.

Che poi tutte le vite sono oltre che preziose visto che sono uniche e irripetibili.

Dobbiamo tenerlo presente che basta un errore a cambiare tutto di quello che abbiamo impiegato anni a costruire.

Soprattutto quando l’errore che si compie è irreparabile.

Togliere la vita a qualcun’altro.

Per la più disumana  delle motivazioni.

Per delirio di onnipotenza.

Per delirio di frustrazione.

E non servirà mentire, negare, giustificarsi…

Un assassino rimane solo un assassino.

E una donna uccisa  non resuscita domani.

IL SIG. ENNE

Molti  uomini semplici  pensano    che basta comportarsi bene per avere in cambio cose buone; pensano  che basta essere onesti per non avere nulla da temere dalla vita e dalla legge; pensano   che come ci dicevano i nostri vecchi,  “se male non fai, paura non avrai…”.

La  ben triste   storia di   Ambrogio Mauri  purtroppo smentisce questa  santa solidità, questa  solo  prudenziale   ovvietà. E se solo si trattasse della sola storia o di una vicenda isolata e sporadica,  ci si potrebbe comunque rallegrare, ma   purtroppo   non è la sola, non si tratta  di  un caso isolato e sporadico.

I numerosi suicidi degli ultimi mesi, ma potremmo dire degli ultimi anni, causati da i dissesti economici   e da corruzioni  politiche ed amministrative  che hanno messo  e che mettono in ginocchio  piccole e medie  imprese   produttrici  e preziose per il territorio e  per il paese,  ci raccontano esattamente il contrario.

La vicenda Mauri è stata  a tempo debito  egregiamente  celebrata dalla bravissima  Milena Gabanelli   che  quando c’è  da smuovere  le coscienze  non fallisce mai un colpo.

Restando nel campo delle ingiustizie  commesse dallo Stato,  mi viene puntualmente  a memoria  la più celebre  strage  che ha mandato a morire  alcuni  dei nostri migliori  figli,  Falcone e Borsellino;  avrebbero dovuto essere protetti e difesi, ritenuti preziosi come la vita stessa  della repubblica  e della democrazia,  e invece sono stati lasciati soli, orrendamente  condannati alla morte  perchè ritenuti scomodi.

Lo stesso è accaduto  al buon cittadino sopra citato, potremmo chiamarlo il sig.  enne, enne come nessuno,   che voleva solo fare il proprio dovere, che voleva solo migliorare il tessuto economico  ed ambientale, che voleva solo mettere al servizio della  collettività il proprio   spirito  creativo e geniale,  ostinatamente  fiducioso, contro ogni  logica di  violenza e di  prevaricazione,   nella  forza morale  della  legge  sana  e  dello Stato giusto.

Ma la legge si è rivelata insana, costruita ad hoc per stritolare ed indurre al suicidio, e se non al suicidio,  allo sfinimento e all’abbandono  di ogni speranza; così  il  sistema corrotto  ha prodotto la sua vittima di turno.

Lo   Stato si è rivelato  ingiusto,  non volendo difendere  i suoi uomini di valore, non sapendo  proteggere gli onesti e i semplici,  semplici  di spirito  e non certo  di  ragioni, perchè è la Ragione a stare   dalla loro parte, perchè è la Verità  a  splendere  sui loro corpi morti.

Non vorrei seminare sconforto   là dove di certo  di esso  non ne abbiamo bisogno,  ma è così;  la solitudine appartiene  a chi non si mescola  con  la massa  becera  e grondante  di  esibizionismi e pretese,  una  massa  ordinaria, scontata,  prevedibile e manovrabile, una  massa  che  è  quello che noi sconciatamente  siamo o dimostriamo  di condividere.

Certo che tra la capacità  o   l’ esasperazione  di compiere gesti di protesta  come quelli di altri  nostri  concittadini  che si sono dati fuoco  per manifestare   contro un sistema  fiscale e bancario  incivile ed indegno di un paese  evoluto,   ed il lasciarsi  banalmente  corrompere dal ritornello  “Così fan tutti e dunque solo il furbo  vince”,  ci può stare un’ immaginabile e salvifica via di mezzo.

Ci vorrebbero dieci cento mille  Ambrogio Mauri,  in tutte le città, in tutti i comuni, in tutti i paesi, in ogni rione, in ogni cortile, in ogni  famiglia…  Sarebbe più bello guardarsi in faccia  la mattina, e l’aria  sarebbe meno irrespirabile.

Prima  di spararsi un colpo al cuore perchè stanco di lottare per nulla, il sig. enne  scrisse queste parole alla sua famiglia e alla nostra  società:

“Auguro, a chi continua a resistere, di avere maggiore fortuna di me. Potrà sembrare un atto di egoismo. Non è così, sono proprio stufo di lottare ogni giorno contro la stupidità e la malafede e non capisco se è incompetenza. Come tanti, ho cercato di fare il mio dovere, di uomo, di imprenditore. Sempre. Abituato ad essere uno che guardava avanti con fiducia, ora, dopo tangentopoli tutto è tornato come prima. Più raffinati. Forse chissà, saranno anche onesti. C’è chi rinuncia alla vita perché non riesce a lavorare per troppa trasparenza. Il mio vuole essere un gesto estremo della protesta di chi si sente isolato dalla così detta società Civile. P.S. Se fosse possibile vorrei essere il primo sepolto nel nuovo cimitero per essere più vicino al luogo dove ho lavorato e sofferto molto”.

Io sono un idiota

Nella caverna filtra la luce

Stanno con me i miei compagni

Che ridono spassosi

Passando da una parete all’altra

Dove a loro sembra di non mancare di nulla…

Ma  non sarebbe  così per me la vita

Che vedo  lucente fuori dal buco

È come se mi chiamasse con la sua voce muta

Ma io testardo l’ammutolisco

Perchè  non voglio distinguermi dalla normalità

A me piace sapere chi sono

Dove vado e con chi scorrerò  il mio tempo

già programmato

già pianificato dentro  le scatole  dell’ordine mentale

che però sono solo vuoti contenitori

senza parole vere…

Io  non voglio ascoltare il cuore che non posso dominare

Io penso solo alle cose certe

Quelle tranquille

Quelle quotidiane

Dove mi sento rispettato

E tutti mi plaudono per la mia intelligenza

Sciocca

Per la mia forza

Inerme

Per la mia voglia di vivere

Assente

Perchè  Io sono solo un codardo

Io sono solo un bugiardo

Io sono solo

L’uomo più idiota del mondo

ed è giusto  che  lo si dica

ed è giusto che lo si sappia…

Cesare  Papini