La stanza del figlio

La stanza del figlio è la riflessione di un regista e di un intelletuale  sul tema della morte. Non una morte qualunque, ma la più terribile che possa capitare ad un padre, ossia  la morte del proprio  figlio.

Nanni Moretti sceglie uno scenario familiare d’elite, come credo sia nel suo stile; tanto di sinistra, almeno  nelle parole, quanto  ricercatore di un’espressione di vita medio alta borghese, dove non esistono problemi economici, conflitti sociali, scontri di piazza ecc…

Mi sto limitando all’analisi di questo film, non degli altri che devo ancora  visualizzare; quindi potrebbe essere che la visione di altre pellicole mi farà ricredere su certi aspetti; lo metto obbligatoriamente per inciso.

Come dicevo, il padre è uno psicanalista, ha una bellissima moglie che è il ritratto della madre perfetta, ha un meraviglioso figlio che  sta frequentando la scuola superiore, e ha anche una meravigliosa figlia forse più grande di qualche anno   iscritta al classico.

Un giorno viene convocato dal preside del figlio perchè sembrerebbe che  Andrea  abbia rubato dalla stanza dei fossili un pezzo di sasso pregiato, accusato da un compagno che lo denuncia. Il padre cerca di capire se è vero, se è possibile che suo figlio, intelligente e benestante quanto basta, si fosse ridotto a rubare un pezzo di sasso dall’aula di scienze.  Si fa l’idea che  deve essere tutto uno sbaglio, come lo stesso figlio sostiene, cioè d’essere vittima di un dispetto.

Lo stesso figlio che di fronte al padre nega d’avere fatto una  simile cretinata, riesce a confidarsi con la madre, ammettendo d’aderlo fatto, sì, ma solo per gioco, e poi avrebbero voluto riposizionarlo là da dove l’avevano preso, ma nel frattempo s’era rotto, facendo una misera fine…

Insomma, è solo per fare capire che tutti i ragazzi del mondo dopotutto sono solo dei ragazzi, può starci qualche cavolata, che sono cazzate che poi nemmeno ci si ricorda più d’averle fatte.

La vita procede ordinaria, tra  scorribande in auto dove emerge un quadro familiare tranquillo e affettuoso,  ed episodi di vita quotidiana dove si comprende che nulla potrebbe guastare questa armonia e questo idillio  casalingo.

Nulla, tranne l’imponderabile, quando durante un’immersione subacquea il povero Andrea si trova senza ossigeno e commette un’imprudenza che gli causa il decesso per embolia fulminante.

Ecco  che in un solo istante la vita di tre persone serene e felici viene stravolta e irrimediabilmente modificata. Altro che sasso rotto e sospensione di una settimana dalla scuola. Andrea  è finito solo e senza possibilità di chiedere aiuto dentro una bolla d’acqua marina che non ha avuto nessuna considerazione della sua vita  e della sua voglia di vivere. Perchè Andrea   era giovane, aveva tutta la vita davanti, era bello, dolce, solare, speciale, come tutti i figli lo sono per i loro genitori. Ma Andreao lo era per davvero, anche quando giocava a tennis senza convinzione e senza la voglia di vincere, anche quando giocava con la sorella a prendersi in giro come si fa tra fratelli, anche quando andava a correre con il padre sentendosi un poco il figlio che doveva ancora crescere e farsi uomo…

La vita di ora  diventa un ricordo ossessivo del figlio scomparso. La stanza del figlio diventa il luogo in cui la madre si reca alla ricerca del suo sorriso, del suo odore, della sua voce; la stanza del figlio diventa il luogo che Matteo aveva più a lungo vissuto e fatto proprio, prima della sua sparizione.

Ma dove finisce un figlio quando muore? Dove  finisce un  figlio quando ci viene tolto per sempre e senza una ragione accettabile? Questo è il punto. Se solo si potesse pensare che questo nostro ragazzo possa essersi trasferito in un luogo  di pace, dove potere continuare la sua vita anche sotto altre vesti, o altre condizioni,  allora sarebbe più facile accettare che oggi siamo qui tra chi amiamo e domani potremmo  non esserci più.

Ma il padre psicanalista non è credente, non frequenta la chiesa, non crede nella resurrezione, non crede che suo figlio possa avere avuto una seconda occasione o rinascita. Quando si muore si muore e basta. E la morte è così assurda, almeno quanto sono assurde le prediche dei preti che cercano di convincerci  che si muore perchè Dio ha deciso così per noi, dentro un suo disegno che rimane per noi misterioso.

La stanza del figlio oggi è vuota, e basta. E la stanza dello psicanalista invece continua a venire frequentata dai soliti pazienti con le loro solite fobie e con i loro soliti racconti  paranoici, o deviati, o perplessi, o profondi, o inquieti…fino a che tutto questo spettacolo teatrale diventa insostenibile. Questo padre oggi distrutto non è più in grado di continuare a fare questo mestiere, di ascoltare gli altri in maniera professioanle e serena come prima gli riusciva di fare.

Già, un privilegiato, che si può anche permettere di sospendere il lavoro non essendo più in grado di farlo; mentre invece la madre continua a cercare anche in morte segnali di vita del figlio, attraverso le vite dei suoi amici  o amiche  che lo avevano conosciuto  e in qualche modo amato…

Dentro questo strazio che non può lasciarci indifferente emerge l’umanità degli stessi pazienti   che in qualche modo entrano a far parte del dolore di questo terribile incidente familiare. La malattia mostra il suo volto umano e recuperabile, soprattutto la più insidiosa  delle malattie, quella mentale, quella che corrode l’animo di una persona dal di dentro, e non ci sono facili medicine da prescrivere, se non quella assai complessa e delicata della parola.

Le persone si curano e guariscono grazie all’uso della parola. Anche Andrea   viveva felice grazie all’uso della parola; non gli importava di vincere a tennis, o di quel ridicolo sasso che aveva preso solo per gioco, o di mostrare ambizioni ancora troppo da grandi per lui che si sentiva ancora un ragazzo…Gli importava solo di parlare, di farsi capire, di stare anche ad ascoltare magari, come faceva suo padre di mestiere, ascoltare i racconti degli altri.

Ma se questo strazio può accadere dentro un quadro familiare così privilegiato,  cosa potrebbe e cosa non accade dentro realtà affatto fortificate ed organizzate  come questa? Cosa soccorre uomini e donne fragili e senza sostentamento, come  al contrario  tutto sommato  capita di dovere affrontare a Giovanni, Paola e Irene? La morte è una questione democratica? Non è forse una delle cose più democratiche del mondo perchè capita a tutti aldilà del proprio censo o nome o altro?

La morte è la vera  protagonista di questo messaggio; la  morte e le possibili risposte  che ognuno di noi può diventare capace di  elaborare; la sua realtà imprescrutabile ci obbliga a guardarla in volto. E  così una famiglia distrutta  e vacillante sull’orlo di un abisso si ritrova ad accompagnare per gioco una coppia di giovani ragazzi incontrati per caso,  verso il confine con la Francia. Lei è una ex fidanzata di Andrea, non proprio fidanzata, diciamo una che avrebbe potuto diventarlo, se lo sfortunato  non fosse morto all’improvviso.

Un giorno gli scrive una lettera non sapendolo già morto. e la lettera finisce nelle mani della madre, che rimane doppiamente sconvolta.

Arianna, questo è il suo nome, per compassione e generosità  restituisce al padre (e quindi alla madre Paola che rimane sempre nell’ombra con grande  maestria)    tre fotografie  scattate e ricevute  da suo figlio prima di morire: sono le immagini di Andrea    nella sua stanza, immagini bizzarre che lo ritraggono felice e sorridente, con tutto il sole negli occhi.

 

Il piccolo Charlie

Lui è il piccolo Charlie. Tutto il mondo ne parla, per l’attenzione che è stata creata su caso.  Chi potrebbe rimanere indifferente davanti a un cucciolo di uomo che è nato sfortunato, afflitto da un male incurabile che ne impedisce il normale sviluppo muscolare,    e che sarebbe destinato a morire senza speranza?

C’è già una sentenza della suprema Corte inglese   che ne avrebbe disposto la fine, ordinando la sospensione dell’accanimento terapeutico.

Ma Charlie è così piccolo, così indifeso, così assurdamente  senza speranze, e allora sia il Vaticano che il presidente degli Stati Uniti si sono mossi per fare qualcosa per lui.

Lo vorrebbero entrambi nelle loro cliniche mediche all’avanguardia   dove si  tenterebbe una serie di  esperimenti  nella speranza di trovare una cura miracolosa contro questo male incurabile.

Detto così potrebbe risuonare come una specie di esperimento  laboratoriale    dove Charlie potrebbe diventarne la cavia.  E in effetti un poco è quello che si andrebbe a  tentare. E’ probabile che la vita  artificiale  di questo bimbo di   un anno e  poco più  verrà inutilmente prolungata di un certo periodo che non porterà a nulla,  ma sappiamo quanto sia  difficile staccare la spina a un  figlio che abbiamo messo al mondo volendogli regalare  la promessa di una lunga vita, mentre lui fatica a tenere gli occhi aperti.

E alla fine    Charlie nella disgrazia  è persino privilegiato. Per lui si proverà tutto.

Anche che la suprema corte inglese riveda la sua decisione, e così Charlie potrà arrivare   nelle mura vaticane, dove si predica la salvaguardia della vita  nella misura in cui   non diventi accanimento terapeutico.  Tutto per rispondere alla richiesta dei suoi genitori  che non si rassegnano all’idea  di  vederlo spegnere.

E allora forza Charlie,  Charlie, sei tutti noi, e facci capire   fino a quando Tu  e proprio  Tu  avrai  voglia di combattere.

Dietro la notorietà di questo infante    rimane il destino di morte di migliaia  di altri bambini  di cui però nessuno sa nulla.  Del resto  non si è in grado di salvare tutti, di impedire  tragedie, di……essere presenti  ai problemi ovunque, di avere tutti i riflettori  sistematici puntati addosso…

Anche la  politica globale  è afflitta da un male, questa volta   curabilissimo,   che però nessuno sembra avere la forza   di risolvere.

Buon Natale Famiglia

 

Anche quest’anno  è tempo di Natale, tempo di feste, di auguri, di ….voglia di famiglia.

Auguri a tutte le famiglie allora, a chi la famiglia non ce l’ha o ce l’ha lontana, a chi la cerca,  a chi l’ha persa, a chi la ritrova, a chi se la sceglie a propria misura, a chi  si dedica  a  lei  tutti i giorni  chiedendo poco  in cambio,  a chi  riconosce e sa che le famiglie sono preziose, a chi le famiglie le supporta e le sostiene,  …e a chi ha avuto il coraggio di rinnegarla, la propria famiglia sbagliata… in cambio di una giusta.

BUON NATALE A TUTTI, BUONE FESTE AL MONDO…

L’ennesimo ministro che spara insulti indegni…

Il ministro Poletti e i suoi insulti ai giovani italiani

Mozione di sfiducia

Non è il primo Ministro pagato da noi italiani che le spara grosse sulla gente comune che si deve barcamenare  tra la mattina e la sera… anche andando all’estero per vivere e costruirsi un futuro.

Adesso le scuse non bastano.

Sul fronte del lavoro,   o  i voucher vengono disciplinati o si dovrà fare qualcosa di più incisivo.

Siamo un tutt’uno

Per lui c’era prima la persona e poi la malattia.  Perchè siamo un tutt’uno.

Laico, coraggioso, rivoluzionario, sensibile, intelligente, ricercatore, affascinante, innamorato della vita, idealista… guaritore  della più terribile malattia…

Morte di un medico … amico del malato

La violenza come persuasione

 

Tratto da Osho  “Amore, libertà e solitudine”

Una madre porta il figlio al reparto  giocattoli di un grande magazzino. Vedendo un enorme cavallo a dondolo, il bambino ci sale  e si dondola per almeno un’ora.

“Scendi”, lo implora la madre, “devo andare a casa  a preparare la cena a tuo padre”

Il piccolino rifiuta di muoversi, frustrando  tutti gli sforzi della madre. Interpellato,  neppure il direttore del grande magazzino  riesce a persuadere il bambino. Alla fine, disperati,  chiamano lo psichiatra del centro commerciale.  Questi  si fa avanti adagio e sussurra  alcune  parole all’orecchio del bambino; immediatamente il  piccolo salta giù e corre a fianco della madre.

“Come ha fatto?” chiede la madre incredula, “Cosa gli ha detto?”

Lo psichiatra esita un istante e poi dice: “Tutto ciò che gli ho detto è: “Se non scendi subito da quel cavallo a dondolo, ti sbatto giù io!”

 

Adozioni per tutti

Utero in affitto no, adozioni per tutti sì.

Diritti civili sì, omologazione no.

Un Diritto è un dovere, non un assurdo.

Per maggiori chiarimenti:

normativa vigente

Pacs e Dico

Testo di legge in Parlamento: ddl Cirinnà

Il paradosso londinese

Tu cosa ne pensi?

 

 

 

Ai figli che abbiamo e che …

Quest’anno dedico i miei migliori auspici per l’anno Nuovo a tutti i figli del mondo, i figli che abbiamo, che siamo stati, che avremo, che non abbiamo avuto, che abbiamo perso, che troveremo…

Un caro abbraccio forte e ricco di promesse

Auguri a tutto il mondo

Buon Natale, a tutti, ovunque, nel cuore.

 

Papa Francesco, Mamma Africa

 

Rinascere

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Il mio legame con Francesco è qualcosa di speciale.

Quando ancora adolescente ebbi modo di vedere il film di  Franco Zeffirelli    “Fratello sole Sorella luna”, ne rimasi abbacinata.

Uscita dal cinema mi sentivo come frastornata,  come se fossi stata investita da un qualcosa che mi aveva travolto e stravolto.

Pensavo e ripensavo dentro la mia testa di ragazzina a questo’uomo semplice quanto complicato che aveva saputo in maniera del tutto pacifica entrare nella Chiesa fino alle soglie della sua alta Investitura, non solo in punta di piedi, ma addirittura a piedi scalzi.

Pensavo e ripensavo dentro la mia testa a questa coppia tutta speciale, Francesco e Chiara, che avevano saputo trasformare il loro incontro in una meravigliosa storia d’amore universale.

Pensavo ai tanti discendenti che questo grandissimo amore per Gesù  aveva saputo seminare e raccogliere  cammin facendo, andando a formare una grande famiglia ( le famiglie che ognuno di noi è, aspira, rappresenta o si presta a  modificare)

Pensavo  a quanto fosse almeno in apparenza, distante la chiesa reale da quell’idea di religiosità che si era fatta carne ed ossa del suo Signore.

Pensavo a me stessa, e mi chiedevo come e cosa dovessi fare per somigliare almeno in parte a quello stile di vita e di pensiero, così giusto, così bello, così alto.

Pensavo, pensavo e ripensavo  a quello stordimento buono  che non volevo se ne andasse e si cancellasse con l’andare del tempo.

Pensavo a come questo moto di stordimento potesse diventare un moto di cambiamento e rinascita.

Non mi sono mai arresa alla normalità; mai identificata in movimenti specifici, in dottrine chiuse e sigillate; mi sento uno spirito libero che però non vuole significare inconcludente.

Non dò mai nulla per scontato, e mai nulla  come  assoluto,  se non il sentimento della giustizia  che ognuno di noi possiede e dovrebbe coltivare.

Oggi non sono più una  ragazzetta, sono diventata una donna adulta, e non può non venirmi doverosa la domanda: “Hai mantenuto fede a quel movimento dello spirito che credevi così degno di considerazione”?

L’amore per la vita (e quindi per le cose viventi) e  per la bellezza  che dall’essere vivi   deriva (e dove c’è bellezza c’è bontà),   è la sola cosa che ci permette di rimanere nel solco  della felicità.

E che cos’è un uomo potente che fosse, se guardandosi allo specchio non potesse vedervi riflesso il suo vero io, il suo sogno, la parte migliore di sè?

La prima cosa da capire è che cosa significa essere nella Vita. Non è essere vivi.

Quanti vivi ci circondano ma che di fatto sono solo zombi nel senso che sono solo espressione di morte? Quanti vivi ci circondano ma che di fatto sono solo maschere, facciate, apparenze, muri indeformabili e impenetrabili, pareti di gesso asfissiante, melma fangosa che  sembra volere tutto inghiottire, uomini  nati  nella carne  ma mai rinati nella luce?

Ognuno  faccia la sua rinascita come meglio crede, secondo le proprie possibilità e desideri, occasioni e conoscenze, aspettative e fatiche; l’importante è farla, non dimenticarlo, non rinunciarci mai.

 

il ristorante ruben

il ristorante ruben

Un modo straordinario e   molto semplice di aiutare il prossimo, da parte di chi lo può fare, decide di farlo, sa di doverlo fare, e non si spreca in parole o in ipocrisie…

Un esempio di imprenditore ok

 

4 gennaio 2015

Maria e Mario

La Maria di cui parlo è Maria Montessori; Mario sarebbe suo figlio, che la nostra più importante pedagogista di fama mondiale è costretta a partorire nel segreto per evitare scandali (non essendo sposata) e per evitare di rischiare di perdere il diritto a continuare a vedere la sua creatura (in un tempo in cui l’essere donna non era protetto da nessuna legge)
Leggi ferree ed ipocrite severissime, che probabilmente hanno portato il mondo oggi ad essere quasi l’opposto di quello che era allora.
La fiction su questa drammatica e sfortunata vicenda personale probabilmente ci dà degli spunti romanzati, che possono lasciare il tempo che trovano.
Non è la vicenda romanzata che mi interessa riflettere.
Almeno tre cose emergono chiare dalla vicenda storica (e dunque non romanzata):
1. la complessa personalità della Montessori, una mescolanza di coraggio e di incoscienza, di saggezza e di slancio pressochè infantile, di ambizione e di dedizione al sacrificio, di ferma determinazione e di capacità di analisi obiettiva, che ce la consegnano in tutta la sua normalità e vicinanza
2. il suo essere nata in un tempo storico dove i bambini orfani venivano destinati al manicomio, ad essere etichettati come bambini con problemi mentali, solo perchè di loro nessuno se ne voleva occupare e se ne era mai preso il carico, non in maniera scientifica, non in maniera politica e non in maniera umanitaria
3. il suo incrociarsi con persone autorevoli che a lei diedero tanto il peggio di sè come anche grandi occasioni di sviluppo e di insperata provvidenziale salvezza

Ecco, volevo solo concludere con il giudizio finale: semplicemente un esempio di insegnante e di madre ok.

Io la trovo una donna  straordinariamente moderna, giovane, vitale, incoraggiante, e non mi stancherò mai di ripeterlo.

la tenerezza di Dio

Padre Francesco è il nostro parroco, il parroco di tutti che sempre ci stupisce nelle sue parole e nei sui gesti.

Ho ascoltato per poco e per caso qualche tratto della sua  omelia  sul santo natale, ed il Papa usava queste parole su cui indurci a riflettere; parlava di pazienza di Dio, di vicinanza di Dio, di tenerezza di Dio.

Dio il sommo ed unico e sconosciuto perchè nessuno lo avrebbe mai visto nelle sue vere fattezze,  non sarebbe altro che un amorevole nonno senza età determinato a volere che noi  uomini e suoi figli  ci decidessimo a lasciare che il suo Bene ci possa cambiare la vita.

Perchè poi si tratta solo di questo; non tanto che siamo noi   a trovare Lui, ma almeno permettere che possa Lui essere l’Essere che trova noi.

Bene, da oggi è ancora un poco più Natale anche a Cuba, dove i cristiani possono liberamente esibire i loro presepi che solo  fino a ieri erano ancora proibiti.

 

 

narcos e desaparecidos

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la notizia

Analisi di un salvatore…

Torno sul mio argomento preferito: la personalità di Gesù.

Dalla lettura molto accattivante di Alberto Maggi  sto rispolverando  un Cristo  che praticamente era:

  • irriverente ( non su cura dell’autorità, delle convenzioni, della tradizione, mettendosi a dire e fare cose assolutamente sconvenienti)
  • scomodo ( parlando nel nome del Padre suo, ossia nostro, mette in ridicolo la stessa autorità che aveva la presunzione di detenere  la verità assoluta  e andando predicando tutto il contrario di quello che i sacerdoti del Tempio  sostenevano)
  • rivoluzionario ( glorifica gli ultimi, la feccia della società, e anzichè circondarsi di dotti e religiosi, si circonda di miserabili pescatori, dopo avere  riscattato i pastori  e i ladri; parla  alle donne,  che era noto, non avevano diritto di occupare un posto di rilievo nella gerarchia sociale; addirittura perdona l’adultera,  compromettendo un equilibrio politico e giudiziario che si reggeva sulla condanna assoluta verso i peccatori e soprattutto verso certi generi di peccato; si accosta toccandoli ai lebbrosi, che per antonomasia erano intoccabili, senza volto e senza nome, chiamati ad espiare le colpe dei loro padri o le loro stesse colpe, indesiderati dal mondo e dallo stesso Dio; guarisce nel giorno del sabato, giorno assolutamente dedicato al Signore e dunque non profanabile; compie miracoli a costo zero, senza chiedere sacrifici alcuni da parte dei beneficiari, mentre i sacerdoti vanno avanti a suon di riti sacrificali che richiedono dei precisi tributi…
  • incomprensibile,     perchè parlava  di un regno che era giunto, che portava la salvezza,  e tuttavia  la stessa vita di Gesù,  cioè del suo stesso profeta, viene messa dai suoi comportamenti   in grave pericolo, e dunque quale doveva essere la salvezza che questo giovane un pò folle  andava  predicando?
  • blasfemo   perchè  si esprime con l’autorità stessa del Padre,  e non come un qualsiasi  profeta,  pretende l’identità padre-figlio, aggiunge il servizio dello spirito santo, andando a suggellare il mistero della Trinità in un contesto  culturale  profondamente  Teocentrico e monocentrico, dove l’umano era l’umano e il divino era il divino, assolutamente distinti e diversi, praticamente inconciliabili

Che altro aggiungere?

Io davvero non conosco rivoluzionario  storico che possa competere con questo profilo.

Di tutti i grandi rivoluzionari, ed ognuno potrebbe aggiungere e pensare al proprio o ai propri,  io non  individuo alcuno vagamente simile.

Mi si potrebbe replicare che come rivoluzionario, Gesù ha miseramente fallito.

Perchè,  conosciamo forse rivoluzioni che abbiano sconfitto concretamente   la povertà? le malattie? l’ingiustizia? la corruzione? infine la tortura e la stessa morte?

Forse qualcuna qualcosa ha fatto di buono; occorre valutare con parsimonia ed equilibrio, obiettività e giudizio.

A testimonianza del fatto che gli uomini quando si impegnano seriamente,  riescono, possono riuscire.

Magari non fanno miracoli, ma nessuno pretende miracoli da un uomo.

La  differenza tra le rivoluzioni umane e le rivoluzioni divine,  è che  il divino  sarebbe capace dell’impossibile.

Gesù può piacere solo ad inguaribili sognatori. A chi o vuole tutto, o non si accontenta.

L’albero d’arancio

Una terrazza marina sopra la valle

muri rosa

una tenda gialla che veleggia

contro il cielo;

è grande il silenzio cristallino

interrotto qui e là

dai viandanti,

e nello scrigno delle stanze dipinte,

nulla disturba il nostro pacifico lavoro.

Dimora dolce dimora

che ci abbracci senza farci male

dove tutto ride

di rosso vestito

anche i passeri sotto le grondaie e le formiche in fila su per l’albero d’arancio;

domina nel mezzo della corte il verde oleandro dopo la fioritura

e i nostri pensieri trasparenti

volano non molto lontano

verso il mare

blu.

Sento il rumore delle onde attraverso le conchiglie

le mie dita accarezzano la sabbia bianca

non certo tropicale ma che sa di

vita quotidiana

e quando accenderemo il forno e faremo il pane

ci sarà il profumo del grano e del sale.

Ruscelli fragorosi

cantano l’acqua

che ci nutre

ed anche quando sarà inverno e ci sarà la nebbia,

per noi sarà sempre estate

dentro il sole.

Terra di limoni

Oggi niente cose tristi e strazianti;  solo pensieri positivi.

Come una casa nuova appena finita e tutta da riempire di cose nuove e pimpanti, allegre.

Vediamo cosa ci può essere di allegro, a cui pensare.

La compra di piccole cose che non costano nulla ma che, come si suol dire, arredano.

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I have a dream

Io ho un sogno, anzi tanti piccoli sogni.

Sogno di vedere chi ha fatto tanto per me un poco   sereno, se non addirittura felice.

Sogno di vedere chi non ha fatto ancora nulla per me ma che credo che un giorno potrebbe farlo, felice, se non addirittura felicissimo.

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L’età più bella

L’età più bella è quella in cui siamo stati felici?

O quella in cui  siamo diventati consapevoli?

Che cos’è la felicità se non solo un dono che ci viene offerto per farci capire la bellezza del mondo? e dunque solo un dono che ci rimane dentro a consolarci nei momenti meno felici nell’attesa che si ritorni a ridere con il sole?

La consapevolezza invece  è molto di più.

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Donne emancipate, costrette, in crescita, dipinte o reali, di ieri e di oggi…comunque sempre donne

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UNO SPLENDIDO FIORE

Qui puoi leggere meglio la sua storia

Questa ragazza si è suicidata perché ha commesso un errore sulla rete, caduta in una forma di inganno,  e la rete usata  nella sua forma peggiore non l’ha rispettata ed ha peggiorato una realtà che poteva essere ancora salvabile.

Si chiama cyberbullismo,  ed è un fenomeno molto più diffuso di quanto non si immagini.

Anzi, è un vero e proprio sistema violento praticato  quotidianamente ovunque e senza limiti di tempo,  capace di stritolare vite ancora acerbe ed immature.

Basta calunniare, basta infangare, basta  dire cose orribili perché così fan tutti su chi conosciamo appena e per sentito dire,  per cose anche gravi  di cui  però non conosciamo l’origine. e sulle quali COMUNQUE  non abbiamo il diritto di esprimere giudizi.

Gli insegnanti lo conoscono bene, perché  lo vivono attraverso i loro stessi alunni.

I genitori anche, dovrebbero ben conoscerlo, se solo tengono gli occhi ben aperti.

Infatti  quasi sempre  i carnefici inconsapevoli o meschini  sono anch’essi  giovanissimi.

Mi rivolgo a questi stessi giovani, che potrebbero essere i nostri figli, i nostri nipoti, i figli dei nostri amici, i fratelli degli amici dei nostri amici, i nostri alunni, appunto, o ai bambini di oggi che domani saranno in grado di potere cadere nello stesso problema.

Non usare mai  la rete per offendere, non sarebbe una cosa intelligente, non sarebbe  giustificabile, piuttosto  fatti una sbronza, se proprio non sai come occupare il tempo,  ma io consiglierei,   sfogati in qualcosa che non possa danneggiare nessuno, nemmeno il peggiore dei tuoi nemici.

Fallo per chi in te crede o ha creduto e ancora ci crede.

Fallo per la tua stessa dignità, non c’è errore fuori di te  che in qualche modo tu non potresti  generare o incrementare, con questo comportamento.  Se ritieni qualcuno  non degno del tuo rispetto,  domandati  se tu faresti a te stesso quello che potresti causare a un compagno o compagna vicino a te, di cui credi di sapere tutto e invece non sai proprio un cazzo…e domandati  se ti farebbe  piacere essere tu la vittima di queste vigliaccate  e di queste leggerezze imperdonabili.

Non pensare che  potresti  essere migliore delle tue probabili vittime; potresti ritenerti  solo uno stupido, un superficiale, un bullo di carta, che si nasconderebbe   dietro un clic perché   non c’è nemmeno il coraggio  di affrontare le persone negli occhi    e che oltretutto prenderebbe  l’iniziativa aggregandosi   alla massa, al gruppo, a quello che gli altri fanno, visto che la tua testa sarebbe solo una bolla di sapone.

E infine  fallo proprio per il tuo unico imperdibile cuore, per quello che sei e che diventerai, se lo lascerai permettere, un giorno.

Ossia uno splendido fiore.

TEMPI MODERNI

Femminista ucraina protesta in Piazza San Pietro

Quali sono i matrimoni ben riusciti?

Sappiamo quali sono i matrimoni che vorrebbe la Chiesa ed il senso comune, ma questo non risponde alla nostra domanda.

Io sono eterosessuale, mi piace il sesso opposto al mio, ma non per questo posso affermare che non possano esistere sentimenti contrari e diversi.

Sappiamo   anche che l’essere una coppia etero non è garanzia per rappresentare  anche una famiglia equilibrata.

La cronaca ci riporta fatti contrari e terribili   quotidianamente.

Quando penso ad una possibile coppia gay   come detentrice del diritto genitoriale, non penso di avvallare il desiderio dei genitori, ma penso di rendere possibile una  buona protezione  per il bimbo o la bimba che potrebbero trovarsi  a crescere dentro questa coppia omocostituita.

Poi mi immagino questa famiglia tanto  rivoluzionata   dentro la nostra attuale società, e qui effettivamente  mi compaiono evidenti tutte le possibile difficoltà e complicazioni del  caso.

Una famiglia per potere garantire il meglio ai suoi figli deve potersi sentire accettata  anche dal gruppo sociale.

E forse per potere comprendere che una società è pronta ad accogliere questo, occorrerebbe fare un referendum  che chiedesse l’opinione di tutti.

Come si è fatto per il divorzio e per l’aborto.

Siamo pronti ad andare a votare  per decidere se le coppie gay possono costituirsi un una famiglia ed educare figli?

In Francia  sembra che ci sia in questi giorni una forte contestazione in merito i diritti  avanzati dalla comunità omosessuale, ma accade   più per radicate credenze tradizionali o per contestare una sinistra troppo esigente in materia fiscale?;  l’Inghilterra insegna diversamente, nel  senso  che sembra essere molto più progredita ed evoluta; e la Spagna? gli americani? i russi? i cinesi? cosa ne pensano loro dei matrimoni gay?

E tu cosa ne pensi?

Oggi in piazza san Pietro durante il tradizionale Angelus impartito dal pontefice alla folla gremita e ossequiosa, un gruppo di contestatrici femministe ucraine  hanno voluto protestare il loro dissenso contro una posizione clericale storicamente   antifemminista e antitutto  quello che può sapere di vago rinnovamento.

Ieri era la caccia alle streghe, oggi è la caccia all’omosessuale  piuttosto che allo straniero,  omosessuale  che cerca di riscattare lunghi periodi di oscura persecuzione;    domani lo sarà a qualcos’altro…

Io penso che tutti abbiamo diritto ad essere felici, con la precisa natura con cui veniamo al mondo, che non è solo  quella del sesso, ma anche  quella della testa e del cuore.

Penso che ci possono essere affetti casti anche dentro le coppie gay, e perversioni anche dentro il più canonico ed ortodosso dei matrimoni.

E non dico questo privilegiando i sentimenti degli adulti, lo dico per privilegiare la buona crescita e protezione dei bambini stessi.

Un figlio cresce bene se ha dei genitori che si amano e si rispettano (o che cercano di amarsi e rispettarsi), e se ha una società che rispetta  o cerca di rispettare  tutti i propri membri.

Inutile sostenere   il contrario nel volere  separare le due facce della stessa mela; nella vita familiare il bimbo si ciba  dell’umanità  diretta ed immediata, quotidiana e carnale, fatta di contatti fisici, di sguardi, di emozioni profonde, di silenzi parlanti, di condivisioni totali…; nella vita sociale,  che  può cominciare  ben presto, spesso  fin dal proprio inserimento nel nido,  l’infante si ciba  di sostituti che vanno a replicare, integrare o sostituire  quello che la famiglia stessa non può offrire o garantire.

A  volte  il piccolo  si trova ad affezionarsi maggiormente a figure estranee al gruppo genitoriale o presunto tale; dipende dalla quantità di tempo che si trova a potere  passare in famiglia, e dipende dalla qualità della famiglia stessa.

Questo ci riporta alla premessa; solo la società intera può decidere sul presente e sul futuro di questa delicata e preziosa  questione.

Poi accadrà che anche nelle coppie gay succederanno crisi coniugali, e si andrà in separazione con la contesa dei relativi figli, ma questo non sarà da addebitarsi  in quanto coppia omosessuale, ma semplicemente in quanto coppia limitata e soggetta alle  difficoltà  della vita comuni a tutti  i matrimoni.

E così proseguiranno i tempi moderni.

IL SIG. ENNE

Molti  uomini semplici  pensano    che basta comportarsi bene per avere in cambio cose buone; pensano  che basta essere onesti per non avere nulla da temere dalla vita e dalla legge; pensano   che come ci dicevano i nostri vecchi,  “se male non fai, paura non avrai…”.

La  ben triste   storia di   Ambrogio Mauri  purtroppo smentisce questa  santa solidità, questa  solo  prudenziale   ovvietà. E se solo si trattasse della sola storia o di una vicenda isolata e sporadica,  ci si potrebbe comunque rallegrare, ma   purtroppo   non è la sola, non si tratta  di  un caso isolato e sporadico.

I numerosi suicidi degli ultimi mesi, ma potremmo dire degli ultimi anni, causati da i dissesti economici   e da corruzioni  politiche ed amministrative  che hanno messo  e che mettono in ginocchio  piccole e medie  imprese   produttrici  e preziose per il territorio e  per il paese,  ci raccontano esattamente il contrario.

La vicenda Mauri è stata  a tempo debito  egregiamente  celebrata dalla bravissima  Milena Gabanelli   che  quando c’è  da smuovere  le coscienze  non fallisce mai un colpo.

Restando nel campo delle ingiustizie  commesse dallo Stato,  mi viene puntualmente  a memoria  la più celebre  strage  che ha mandato a morire  alcuni  dei nostri migliori  figli,  Falcone e Borsellino;  avrebbero dovuto essere protetti e difesi, ritenuti preziosi come la vita stessa  della repubblica  e della democrazia,  e invece sono stati lasciati soli, orrendamente  condannati alla morte  perchè ritenuti scomodi.

Lo stesso è accaduto  al buon cittadino sopra citato, potremmo chiamarlo il sig.  enne, enne come nessuno,   che voleva solo fare il proprio dovere, che voleva solo migliorare il tessuto economico  ed ambientale, che voleva solo mettere al servizio della  collettività il proprio   spirito  creativo e geniale,  ostinatamente  fiducioso, contro ogni  logica di  violenza e di  prevaricazione,   nella  forza morale  della  legge  sana  e  dello Stato giusto.

Ma la legge si è rivelata insana, costruita ad hoc per stritolare ed indurre al suicidio, e se non al suicidio,  allo sfinimento e all’abbandono  di ogni speranza; così  il  sistema corrotto  ha prodotto la sua vittima di turno.

Lo   Stato si è rivelato  ingiusto,  non volendo difendere  i suoi uomini di valore, non sapendo  proteggere gli onesti e i semplici,  semplici  di spirito  e non certo  di  ragioni, perchè è la Ragione a stare   dalla loro parte, perchè è la Verità  a  splendere  sui loro corpi morti.

Non vorrei seminare sconforto   là dove di certo  di esso  non ne abbiamo bisogno,  ma è così;  la solitudine appartiene  a chi non si mescola  con  la massa  becera  e grondante  di  esibizionismi e pretese,  una  massa  ordinaria, scontata,  prevedibile e manovrabile, una  massa  che  è  quello che noi sconciatamente  siamo o dimostriamo  di condividere.

Certo che tra la capacità  o   l’ esasperazione  di compiere gesti di protesta  come quelli di altri  nostri  concittadini  che si sono dati fuoco  per manifestare   contro un sistema  fiscale e bancario  incivile ed indegno di un paese  evoluto,   ed il lasciarsi  banalmente  corrompere dal ritornello  “Così fan tutti e dunque solo il furbo  vince”,  ci può stare un’ immaginabile e salvifica via di mezzo.

Ci vorrebbero dieci cento mille  Ambrogio Mauri,  in tutte le città, in tutti i comuni, in tutti i paesi, in ogni rione, in ogni cortile, in ogni  famiglia…  Sarebbe più bello guardarsi in faccia  la mattina, e l’aria  sarebbe meno irrespirabile.

Prima  di spararsi un colpo al cuore perchè stanco di lottare per nulla, il sig. enne  scrisse queste parole alla sua famiglia e alla nostra  società:

“Auguro, a chi continua a resistere, di avere maggiore fortuna di me. Potrà sembrare un atto di egoismo. Non è così, sono proprio stufo di lottare ogni giorno contro la stupidità e la malafede e non capisco se è incompetenza. Come tanti, ho cercato di fare il mio dovere, di uomo, di imprenditore. Sempre. Abituato ad essere uno che guardava avanti con fiducia, ora, dopo tangentopoli tutto è tornato come prima. Più raffinati. Forse chissà, saranno anche onesti. C’è chi rinuncia alla vita perché non riesce a lavorare per troppa trasparenza. Il mio vuole essere un gesto estremo della protesta di chi si sente isolato dalla così detta società Civile. P.S. Se fosse possibile vorrei essere il primo sepolto nel nuovo cimitero per essere più vicino al luogo dove ho lavorato e sofferto molto”.

POSTI IN PIEDI IN PARADISO

 

 

 

Tre storie diverse che si intrecciano e che ben rappresentano il mondo di oggi,  dove dominano le famiglie sfatte che poi diventano famiglie allargate  più o meno  riuscite, più o meno  rattoppate.

C’è  chi si è sposato per amore con la  persona sbagliata, con la quale si progetta una figlia  che ben presto si troverà dei genitori separati  per  immaturità  di una delle due parti e per leggerezza  dell’altra…; la  stessa figlia  arriverà  ad assumere nei confronti degli stessi  genitori  (soprattutto nei confronti di uno di essi)   atteggiamenti  più adulti di quanto  i medesimi  non abbiamo  saputo avere nei suoi riguardi.

C’è chi dopo tre figli  scoppia (sempre presumendo una qualche normalità  mentale preesistente) e si accoppia   con la giovane  trentenne  di passaggio, che però scoprirà solo all’ultimo momento la doppia vita ( e forse tripla)  dell’  infedele marito ; ecco che in questo caso nasce una bambina dentro una coppia che già non è più tale   ancor prima di venire al mondo,  se non per gli   avvocati e gli   alimenti  permettendo.

C’è  chi  dopo  una caduta in depressione   post partum  della moglie diventata neo mamma,   entra  lui stesso  in crisi e decide di intrecciare  una platonica relazione epistolare  con la compagna  del   proprio capo;  conclusione:   tutto viene scoperto, la moglie lo caccia di casa, il disgraziato finisce col perdere il lavoro  e  la famiglia  tutto in un sol colpo, e senza neanche avere consumato…

I tre malcapitati  hanno tutti problemi di casa;  e non potendo nemmeno contare su un reddito  serio e continuativo,   trovare un tetto sulla testa  ad un costo ragionevole può diventare  davvero un’impresa.

E così   accade  un fenomeno assai  bislacco  ma per nulla   fuori  luogo e fuori del tempo: decidono alla bella età di cinquant’anni  di andare a vivere insieme, per dividere le spese di un alloggio    ben  modesto,  in uno squallido ma indispensabile   appartamento di periferia, afflitto  dal passaggio  giornaliero   dei treni  ed afflitto  dalla quasi totale mancanza di campo…

Ci sarebbe da sganasciarsi  dalle risate, amici miei,  se non fosse  che  questa   suite  comedy  riflette in tutto in tutto  quel che accade   ripetutamente   nelle nostre città, nei nostri paesi, ogni giorno, in moltissime famiglie.

E nel frattempo  la vita va avanti comunque;  ci si torna ad innamorare, si continua ad avere storie di sesso, si può  cominciare  a riflettere  di cambiare lavoro, ci si inventa  forme  più o meno  contingenti di reddito, ci si improvvisa dei ladri  che invece  di  concludere  buoni  affari  vanno solo  a combinar  casini, ci si torna ad innamorare della propria compagna e compagno, ci sono  i figli che si laureano a pieni voti mentre noi non sappiamo nemmeno  scrivere una lettera, e ci sono i figli che decidono con estrema responsabilità  di mettere su famiglia   alla  sola  età di diciotto anni  squillanti…

Davvero un bell’affresco  di società;   mentre  le scene si susseguono spassosamente  con qualche nota di malinconia  e di sano sentimentalismo,   noi stiamo lì seduti nella nostra poltrona   e pensiamo a chi di nostra conoscenza  potrebbe  ben riflettere  quelle situazioni…

Certamente non ci mancano i paragoni, i riferimenti, le similitudini  a cui andare a memoria.

Ci sorprendiamo ancora una volta  della bravura del regista, ci  chiediamo tra noi  “Ma come fa a fare sempre centro    così  magistralmente sulle  macchiette  e  sulle situazioni  che  come sempre  assolutamente e fedelmente ci rappresentano?”

Il  quadro che n’ emerge non è dei più edificanti;  se ne conclude  che  il cittadino medio  di una qualunque società occidentale   è un  essere  che soprattutto  rifugge,  al di là di tutto,  la vecchiaia, il proprio  entrare in decadenza.

Del resto  è il nostro vivere   che ce lo impone; obbligati a lavorare   fino a che  forse non ci reggeranno più le gambe,  obbligati  a doverci misurare con performance   che non ci lasciano tregua o possibilità di via di fuga,   nessuno di noi vuole sentirsi e trovarsi messo da parte,  e questo è legittimo sia  per i giovani che hanno ancora tutte le loro   occasioni da spendere,  che per gli adulti  che le loro occasioni devono sperarle  e fare di tutto  per incontrarle di nuovo o per incontrale, e basta.

Un bel nove, a Verdone.  Per l’equilibrio ed il senso della misura, per la sensibilità e l’acutezza  di pensiero, per la capacità tutta comica  di farci ridere ridere e ridere sui   nostri condivisi  difetti.

Genitori e figli  sono due mondi  che continuano a dovere rimanere legati e vicini;   i figli  possono insegnare  che  a tutto  ci può essere rimedio, e che il bisogno naturale   della felicità  recupera energie impensabili;  i genitori  insegnano  che  si continua a rimanere degli eterni  giovani  nel nostro bisogno di sentirci amati,   e che essere adulti non significa affatto  ritenersi  vecchi, decrepiti  e sclerotici…non più.

Genitori come  giovani adulti e giovani come adulti  in prova  in età  giovanile, dunque?  Può essere,  ci può stare,  visto che sempre più le differenze  ed i tabù tra le parti   tendono a venire liquidati, smascherati  e  buttati al macero   da un’esistenza  che corre corre corre    senza potersi fermare   mai.

Almeno così appare…

UNA SOCIETA’ SPALANCATA

Culture

Dopo la famiglia aperta ha vinto la società  spalancata.

Andiamo verso la società CONDIVISA, questo è il messaggio chiaro ed inequivocabile che arriva dal tribunale europeo.

Non a caso ho scelto il termine spalancata  piuttosto che nuova; divenire un sistema di paesi dove la legge che deve regolamentare il matrimonio  diviene unica  e  sottoscritta, significa  aprire le frontiere che prima bloccavano la valdità di una legge all’ingresso  di una nuova comunità, ma non significa  divenire un sistema di  paesi  che comincia a pensarla effettivamente nella stessa maniera.

Questo è solo un  segno di progresso  pilotato, di  invito al  bisogno  di dialogo.

Ognuno rimanga della propria convinzione religiosa od etica che sia,  ma quando si tratta di regolamentare sotto il profilo legislativo e quindi comunitario  le leggi che disciplinano una realtà imperitura e principe come quella della famiglia,  allora occorre, per il bene stesso della distensione sociale,  arrivare ad un punto di incontro.

Io ho interpretato in questo modo lo spirito di questo diktat.

Quali potrebbero essere altrimenti le conseguenze di eventuali irrigidimenti   nei confronti di  queste realtà diffuse?

Purtroppo le possiamo immaginare:   discriminazioni, ghettizzazioni e persecuzioni nei confronti dei diversi di turno.

Oggi sono i gay sotto il mirino  della censura  e dell’odio, ieri  lo sono stati  gli ebrei, gli zingari, i  malati di mente   e i neri…

Rimane  il fatto  che l’Europa non è il mondo; fuori di questo pugno di terra c’è il pensiero musulmano che di certo  ha ben altre attenzioni e direttive  comunitarie, e questo significa semplicemente che siamo ben lontani dall’avere risolto   un tabù, un pregiudizio, o qualcosa di simile,  che credo mai verrà completamente divelto.

Siamo davanti ad un ostacolo veramente ostico.

Fino a che si diceva che i neri e i bianchi dovevano avere gli stessi diritti,  si proclamava qualcosa di molto ovvio.

Fino a che si è detto che  mai più bisognerà toccare il capo di un ebreo,  si è detto qualcosa di molto  sacrosanto…

Ma quando si viene  fuori a dire “Io omosessuale ho diritto a sposarmi e a formare una famiglia con gli stessi diritti  di un eterosessuale”,  allora si viene asserendo qualcosa che va contro la natura stessa, che non è più tanto ovvia.

Mi spiego meglio:  non è ovvio dire che l’uomo e la donna sono la stessa cosa, nel senso che è solo una questione di attitudine scegliere di essere una cosa piuttosto che un’altra, perchè si nasce  già con una certa  predisposizione,   e la natura non è quello che si vede fuori ma è quello che esiste di dentro.

Come spiegare ad una persona normale, e sottolineo normale,   che il sesso di una persona non è quello che ha o non ha , ma è quello che è o non è?

Siamo ancora abbastanza lontani     dal poterlo comprendere.

Inutile fare il finto progressista, inutile fare lo snob che  in pubblico  finge d’essere  equipaggiato   a gestire certe realtà, ma poi nel privato  può solo dire “In casa mia, non lo accetterò mai…”

Da che mondo è mondo noi diciamo “Il cielo è blu e  la merda puzza…” perchè vediamo che il cielo è di quel colore e che di fatto   i nostri escrementi  non emanano  un buon profumo.

Poi ci dicevano anche “La mamma fa i bambini ma il papà no”

E noi zitti perchè vedevamo che era proprio così, perchè sapevamo che  così andava il mondo.

Ora qualcuno ci viene a dire che    “Tu sei quello che provi e non quello per come sei fatto”.

STRAORDINARIO, RAGAZZI.

Ma allora  questo è il Paradiso,  dove finalmente viene riconosciuto  il primato  dell’invisibile sul  visibile, del  vero sul falso, dell’interno sull’esterno, e se questo è il Paradiso, perchè tutte le altre cose che andrebbero messe a posto ancora non funzionano?

Perchè  questa antica   discriminazione    comincia a girare bene e tutte le altre rimangono sotto uno strato di letame  che forse altri   duemila anni   potranno bastare  a   creare cambiamenti?

Cos’ha   l’evidenza del sesso  da smuovere le montagne che  altre questioni    assai urgenti e necessarie    non hanno?

Forse è perchè nel sesso  sta il nostro istinto  alla vita?. O forse è perchè parlando di questo non si parlerà di altro? O  forse è perchè   “di con chi  va a letto  il mio vicino è una questione privata”  e dunque  non si deve  invadere  le  volontà  dei singoli?

E la vita non è mamma che fa bambini mentre papà deve fare altro,  ma  è  un essere con un altro essere, di qualunque  apparato  sessuale siano,  che si promettono amore eterno. Punto.

Tergiversiamo pure   sull’amore eterno,   che ad andare bene  potrà essere solo   più o meno  duraturo,  ma non si tergiversi su questo assoluto: l’amore non ha sesso, come non ha età, come non ha   limiti.  

Ce lo ha detto il   Parlamento europeo,  ed è bene che si cominci a riflettere  seriamente   la questione.

A  me piacciono i confetti, da qualunque parte essi arrivino.

Se puoi…

File:Rudyard Kipling.jpg

Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L’ hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell’insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti “Su!”.

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d’un solo istante
superare l’istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
E —cosa ancora più importante— sarai un Uomo, figlio mio!.

Rudyard Kipling

Ok, ragazzi, questo è il grande testo poetico.

Dalla poesia alla concretezza, è l’applicazione alla quale sono maggiormente  interessata.

Se molti intorno noi perdono la testa, se rimaniamo soli senza scoraggiarci, se ci attaccano ingiustamente ma non cediamo alla vendetta, se tutto ci ostacola e tuttavia non perdiamo  la speranza…insomma,  non c’è da stare  molto tranquilli, ma diciamo  che  da un momento all’altro le cose potrebbero mettersi al meglio.

E se si rimane in piedi tra tanti disagi, è perchè si hanno delle sacche interiori  di compensazione  che nella poesia  vengono date per implicite.  Queste sacche  fortuite e preziose  io le chiamo   capacità immaginativa, fantasia, ottimismo, equilibrio, senso del buono e del bello, apertura  incondizionata alla vita.

Volontà e capacità di vedere in ogni giorno che inizia  la grande possibilità  di potere arrivare  in cima la montagna.

L’egualitarismo dell’amore

Amici   cari, scusate la mia lunga assenza.

Vorrei   riprendere   il tema di sempre, ossia parlare con voi  sulle necessità dell’amore.

Leggendo i giornali, o ascoltando  i notiziari,  od osservando  il  quotidiano,  ci si potrebbe  stupire  del bisogno  di stare addosso ad un sentimento  che tutto sembrerebbe  tranne  che utile, ma  è ovvio che non solo è necessario  ma esso  costituisce il sale della terra.

Sorge spontaneo  l’interrogativo  che ci porta a chiederci:  “Ma io amo? come posso mettermi  nelle condizioni  dell’amore?  E se questa materia già la possiedo,  come la conosco, l’alimento   e la conservo?”

Cominciamo col dire   che già il fatto di porsi la domanda   sul  come amare,  ci mette su di un livello  di salvaguardia;  vuol dire che conosciamo il problema,  conosciamo il pericolo  conseguente  la sua  assenza,  vuol dire  che  ci stiamo prendendo   cura  del tema, che ci stiamo  organizzando.  Che ci stiamo prendendo cura dell’essere e del tempo,  del nostro essere e del nostro tempo, perché di questo stiamo parlando,  del nostro io e della nostra realizzazione.

Realizzazione non come scalata al successo, ma come esigenza del quotidiano,  cosa assai più grave ed urgente.

L’essere e tempo di   Heidegger     è costato al filosofo  una fama  non esattamente  felice.  Senza volere  rendere  alleggerito uno dei più pesanti pensatori  del novecento,  mi sorge spontaneo, sia  in quanto filosofa che in quanto pensatrice attenta  all’ontologia della vita,  rendere dei parallelismi  tra quello “essere e tempo” (celebre e  magistrale)  e tra questo  (sconosciuto  e  dubbioso)    senso dell’essere e  senso del  tempo.

La filosofia ed il suo sviluppo  non può certo  fare affidamento su appoggi ed incoraggiamenti che possano venire dall’apparenza   collettiva.  Ben poco o quasi  nulla  dell’ordinario  apparente  ci stimola  a  migliorarci,  quasi tutto  ci  induce   in un senso contrario,  e tuttavia   questo  distruttivismo del sapere   non è   che  una   scusa   ridicola   che non potrà   mai   giustificarci e risollevarci dalle nostre  mancanze. Ne ha saputo qualcosa Heidegger stesso.

Cosa può fare allora   il singolo  filosofo  (così come l’essere  che si interroga) di fronte alla miseria  del quotidiano? Di fronte  a  realtà  familiari   che possono avere ben poco di  gratificante?  Di fronte ad un lavoro   che non si ha avuto la fortuna di scegliere   ma che ci si è trovati   ad ereditare   da un sistema  che   fabbrica  situazioni di vita   nostro   malgrado e senza il nostro  diretto  contributo?

Si cominci con il dire che  è utile   mettere al bando  tutto quello che  non funziona,  che ci  può  deviare  dal cammino,  cercando   di circondarci solo  di  elementi positivi e costruttivi.

Se questo non è ovviamente possibile, sempre e comunque,   si può stare accanto   gli esseri  disturbati    e/od   assenti   alla propria  salvezza,   cercando di neutralizzarli.

Sul come concretizzare tutto questo,  molto dipende dal nostro  specifico   lavoro,  dalla nostra specifica  occupazione, dalle nostre energie, dalle nostre aspettative,  dalle nostre famiglie, dalle singole   condizioni.  L’unica  cosa   certa è che prima si comincia  a bilanciare  questo assetto  e meglio  si può guadagnare spazio  ed occasioni di  crescita.

Premesso  che  molte cose  non potranno mai essere  recuperate o  migliorate,  perché  dipendono da un  ingranaggio     che ha estraniato  l’umano   riducendolo   a  presenza/assenza   che a sua volta si è resa disponibile per le più varie ragioni  ben immaginabili  a quest’ opera di macellazione,   occorre concentrarsi  su uno o due  contenuti  personali   verso i quali spendere tutte le proprie  reali  e preziose   energie.

Nella cronaca  storica   recente   in genere si  sentiva   dire dai saggi “Può andare tutto storto, ci possono essere difficoltà,  ma la famiglia rimane il mio punto di riferimento solido”.

Bene,  se la famiglia è ed è sempre stata    l’unico  vero  punto di riferimento  per la salvezza di ognuno di noi,  chi non ne possiede  una, o chi se ne trova improvvisamente sprovvisto/defraudato/spodestato, o chi la possiede  ma preferirebbe  non averla  o è come se non l’avesse,   non rientra   certo in questo  più che  condivisibile  quadro di  riferimento.

Possiamo addirittura scoprire  che è la maggiore parte  delle circostanze;   è l’eccezione e non la regola trovare chi  possiede la fortuna  di un nucleo  familiare in equilibrio.  Per la maggior parte  si trovano  realtà  familiari  complesse, contorte, squilibrate, non stabili, profondamente fragili,  famiglie  che tutto possono ritenersi tranne che un solido punto di ancoraggio.

L’avere sani principi  che porterebbero   dei giovani  a  crearsi  il proprio  stato  familiare sembra  essere  diventata una cosa  pressoché  ardita  e rara.  Le famiglie usualmente   costituite  non sono che  relazioni  che  si spezzano alla prima difficoltà.  Persino quelle storiche  possono andare incontro  a  smarrimenti  e   fasi  involutive,  soprattutto   quando  queste  crisi  emergono con  superficiale   cognizione di causa.  Il morbo  del  volere  rimanere  disimpegnati   e quindi  deresponsabilizzati  sembra  non risparmiare  nessuno,  sembra  non guardare  in faccia nessuno, falcia e miete vittime   a  grande passo e senza  esitazioni alcune.

Non vale più in alcuna maniera il detto  “La mia famiglia  dà il senso alla mia vita”,  non per il nostro collettivo.

Dunque  le famiglie  che sembrano  resistere a questo attacco e a questo bombardamento,  o sono nuclei familiari solidi,  o sono  nuclei familiari  obbligati,  dove risulta    praticamente   impossibile  dissociarsi  senza conseguenze   da certe  contingenze  che dettano le regole  dei comportamenti  e dove le persone stanno unite  per pura convenienza e per pura incapacità a fare altro.

Dal possedere una famiglia sana e giusta,  al possedere il segreto della felicità, il passo è veramente breve, come dire che non si può essere felici da soli o perché soli, ma sempre con qualcuno, per qualcuno, grazie a qualcuno che si fa dono di sé.

Le necessità dell’amore  sono molto  oggettivamente  e  molto  soggettivamente potere contare su una persona  che in un  preciso contesto è/diventa/si candida  e viene accettata  come  la propria   famiglia, è il seme fecondo della propria  progenie e discendenza, che potrà   anche  portare/incrociare   tutti i più vari  imprevisti     di   percorso  e tutte le più varie incognite,   senza tuttavia   arrivare mai a   spezzarsi.

Cerco a questo punto  di farmi ragione  di tutto quello che può accadere  all’interno di questo  involucro   solido  e prezioso   che un bel giorno decide  di nascere e crescere.

La prima cosa che mi viene di sottolineare  è che gli esseri si evolvono, crescono, a volte persino  involvono;  nel  trasformarsi secondo i tempi,  le stagioni  ed i propri  destini,   si chiede a questo contenitore fatto per durare nel tempo  di resistere agli attacchi  dei   rinnegamenti.

Non è legittimo   osservare  che  le mutazioni non vanno permesse e comunque sempre   negate:  ci sono mutazioni assolutamente necessarie,  necessità assolutamente inderogabili.

L’amore è un sentimento  esigente, preciso, complesso e semplice  nello stesso tempo;  non si può dare per esso ed in esso  nulla di scontato.    Se vuole realizzarsi e non negarsi,    esso deve sapere a volte perdere, saper farsi minore,  saper   farsi  tollerante;  altre volte  deve divenire ardito e coraggioso,  quasi  spavaldo  ed  insolente  al  caso. Sempre    se vuole  rimanere degno di chiamarsi tale.

Ricordo   che si sta parlando  della stessa identica necessità universale   che ci fa solo per questo tutti uguali, realmente  uguali,  concretamente  identici;  qui non si trattano  questioni che possano esigere   precedenze  su altre.

La ragione di questo egualitarismo dell’amore è presto detta:  non è  la durata del tempo che fa  un certo legame   più  prezioso  ed imperdibile di altri,  ma è la qualità  di questo tempo, di questo legame, di questo  affetto.

Parlando d’amore  infatti si esce  definitivamente dai territori  banali e scontati  della quantità  e della certezza,  per entrare nei   territori   misteriosi  e  aggrovigliati     della qualità e del’incertezza.

Se così non fosse   la qualità sarebbe   scontata   e non affatto una merce rara per solo precisi  personaggi   che si guadagnerebbero  questo   privilegio a suon di  impegno  e patimento.

Se solo potessimo immaginare la sofferenza che si cela dietro un grande affetto,   non  so quanti  sprovveduti   allineati  dentro le fila dei romantici  finirebbero per defilarsi    furbescamente.

L’amore  bello  ed assoluto  che sempre celebro  non è un amore banalmente romantico, infantile  e  sprovveduto, ma un sentimento tenace, solido, avveduto,    maturo,  che chiede semplicemente  di rimanere nel tempo  perché   esiste per la vita, e questo non può  ammettere   che   debba  essere  soffocato perché sconveniente,  per la banalissima ragione che non esistono amori  sconvenienti, ma  solo difficili semmai.

Saper vivere l’amore bello  è un’arte   che si apprende  giorno dopo giorno. Difficilmente  si fa di quest’arte  una  particolare  pubblicità,   essendo   che rimane  una questione  molto intima e molto personale, tuttavia  è questa conoscenza   che alimenta l’agire quotidiano. Cosa mai  potremmo arrivare a costruire  senza l’amore? E cosa invece sappiamo  creare con esso?

Mi viene in mente  una   famosa imprenditrice cinese che  è arrivata a gestire il più grande ristorante della Cina, diventando plurimilionaria;  lei sostiene  di  essersi buttata  in questa impresa per fuggire da un marito che la maltrattava;  io aggiungo   che senz’altro inizialmente è stato il suo bisogno di affermarsi  a portarla su quella strada  (e dunque  la mancanza d’amore  di cui  non possiamo fare a meno),   ma che poi a questo  iniziale  bisogno   si è unito il piacere  di vedere   realizzati  i bisogni di molti altri  che  grazie al nostro agire  riescono  a guadagnarsi   spazio  nel mondo.

E’ grandioso  vedere persone che  acquistano  sicurezza   anche grazie al nostro operare.  E’ grandioso vedere come si può essere utili al prossimo, oltre che a se stessi.

Concludo:  il  sentimento  dell’amore bello  può  trovarsi sia  nei  legami  che durano da tempo  che nei legami  che  devono ancora nascere o nati da un tempo  irrilevante.

Si ripete che non è la quantità  che qui detta legge,  ma solo unicamente la  santa e benedetta e saturnina  esigenza  dell’essere  bello.

Vi abbraccio tutti.

Antonella dallomo

Raccontando la vita

Quando ero tua

Io  ero sempre muta senza parole

Che sapevo non sarebbero state ascoltate

Io ero vuota senza pensieri

Che sapevo non sarebbero stati apprezzati

Ero triste senza desideri

Che sapevo sarebbero rimasti inesauditi

Non che tu non sia  un brav’uomo, no davvero

Ti sei preso cura di me

Come hai saputo

Mi son presa cura di te

Come  dovevo

Fino alla fine

Fino all’ultimo giorno

Di un tempo che non ricordo

Quando  mai avrei potuto pensare la nostra fine

Quando  c’era ancora speranza ed un certo ottimismo

Quando c’era ancora una  vaga solarità

Nell’aria

Poi un giorno ho smesso di sperare

Un giorno molto molto  molto lontano da oggi

Quel giorno tu non ti sei nemmeno accorto di perdermi

Perché tutto è accaduto senza rumore

Come sempre accadono  le lontananze

Che non si trovano

Che non si incontrano

Non che io e te non ci si voglia bene

Io te ne voglio immensamente

Me come una cara persona che  per te darebbe la vita, certo

E nulla più…

Rimane qualcosa che conta più della vita stessa

Più di ogni  spettacolare regalo

Più di ogni meravigliosa vacanza

Io non so chiamarla in altro modo

Se non con la parola  felicità

Quella sensazione meravigliosa ed impagabile

Di sentirsi nel posto giusto al momento giusto

Quello che tu non sei mai stato

Quando mi stavi lontano anche se vicino

Quando mi venivi contro

Anziché  comprendermi

Quando  giocavi a fare il gioco del massacro

Anziché accorgerti  di noi

Mio dolce compagno

Mio dolce sposo

Perché sei morto?

Perché non hai mai voluto nascere?

Il mio cuore però vive

Aiutami

Aiutami questa volta

Aiutami

Non mi deludere ancora…

Non mi deludere più

Benedetta  Formigaro

Ringrazio le persone, gli amici, i blogger ecc.  che mi offrono i loro testi…di libero pensiero.

Lotta al velo integrale o lotta alle segregazioni?

Il Belgio è il primo paese in Europa ad avere  varato  una legge contro l’uso in pubblico del velo integrale; senz’altro questo farà scuola agli altri paesi, ma osserviamone più da vicino il significato e le relative implicazioni.  A Novara è stata inflitta la prima salatissima e meritatissima multa contro una donna che camminava per strada con il velo che gli copriva completamente il viso; il commento del marito è stato: ” D’ora in poi non uscirà più di casa…” e quindi è ancora la donna e sempre solo la donna che finisce per pagare i tabù  e le ignoranze   dei propri  uomini.  Verrebbe da aggiungere la seguente domanda: “Ma perchè queste donne non si ribellano? possibile che sono tutte così succubi e ceche? possibile che non riescono a non fare qualcosa  di significativo per cambiare lo stato delle cose, nemmeno quando vivono in paesi occidentali?”

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Non di solo pane o di sole debolezze vivrai…

Baciami ancora

paraolimpiadi L amore al tempo dei disabili