2 gennaio 2015

Conoscere, scoprire, scrivere, rinascere

Ad auspicio di un mondo più coerente, dove l’onestà possa avere la meglio sulla furbizia e dove buoni segnali di ripresa ci aiutino a non vomitare tutta la rabbia che ci teniamo dentro, compresa una certa vergogna d’essere quello che siamo diventati, come sistema paese

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in attesa del bilancio di fine anno…

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la tenerezza di Dio

Padre Francesco è il nostro parroco, il parroco di tutti che sempre ci stupisce nelle sue parole e nei sui gesti.

Ho ascoltato per poco e per caso qualche tratto della sua  omelia  sul santo natale, ed il Papa usava queste parole su cui indurci a riflettere; parlava di pazienza di Dio, di vicinanza di Dio, di tenerezza di Dio.

Dio il sommo ed unico e sconosciuto perchè nessuno lo avrebbe mai visto nelle sue vere fattezze,  non sarebbe altro che un amorevole nonno senza età determinato a volere che noi  uomini e suoi figli  ci decidessimo a lasciare che il suo Bene ci possa cambiare la vita.

Perchè poi si tratta solo di questo; non tanto che siamo noi   a trovare Lui, ma almeno permettere che possa Lui essere l’Essere che trova noi.

Bene, da oggi è ancora un poco più Natale anche a Cuba, dove i cristiani possono liberamente esibire i loro presepi che solo  fino a ieri erano ancora proibiti.

 

 

la chiesa anglicana apre ai gay

le nozze in chiesa

l’elemosina

Ieri mattina ero in casa, nella mia bella casuccia calda, in assoluto relax.
Suona il citofono ed io apro la porta finestra del terrazzo e lancio un urlo nel vuoto..”Chi è?”
Nessuno risponde allora mi avvicino alla balconata e intravedo una mendicante, una signora anziana, che in genere sotto le feste viene sempre a bussare in giro in cerca di arrotondare la sua povertà.
Accidenti, come faccio a scendere così in disordine? Allora cerco di rendermi un poco presentabile, e quindi prendo il mio piccolo obolo e scendo le scale.
Arrivata al cancello, la mendicante non c’è più.
Ma no, non può essere andata via.
Allora guardo meglio, se poi corro sulla strada forse la vedo allontanarsi e la posso richiamare.
Nulla, di lei è rimasto solo il suo fantasma.
Dispiaciuta torno in casa.
Ma che razza di cristiana sono, penso tra me.
Hai esitato troppo a renderti presentabile, mia cara, e l’occasione di fare il tuo dovere te lo sei lasciato scappare.

Poco male, ripenso. Devo uscire e forse la ritroverò per strada.

Nella tarda mattina decido di andare al mercato. Siamo sotto le feste e devo fare delle spesucce.
Arrivo nel solito angolo della via Cavour.
Tutti i giorni sta un ragazzo di colore, sempre nello stesso punto, come se si fosse incollato a quella mattonella della strada, a chiedere un poco della nostra generosità.
Come lo vedo giro l’angolo, per istinto.
Mi inquieta vederlo sempre lì, con il suo sguardo implorante, e la gente che gli passa davanti facendo finta di non vederlo.
Ma subito dopo mi si accende il ricordo della mia povera vecchietta dimenticata e ritorno indietro decisa.
Mi giro verso il mio amico e vedo che lui già mi sta guardando.
Ha già capito tutto anche lui.
Lo raggiungo, e gli metto nelle mani il mio dovere di buona cristiana.
Lo guardo negli occhi e gli dico “Buon Natale”.
Lui mi ricambia risollevato lo sguardo.
Poi mi allontano, tra il soddisfatto e l’imbarazzata.
Mi imbarazza incontrare la povertà.
So che dentro ogni povero c’è Gesù, ma io non sono stata educata ad averne autentica compassione. Io non ho il dono di amare i poveri come me stessa. Io della povertà ho paura, e in genere paura ed amore non vanno molto d’accordo.
Però mi vergogno. Mi vergogno della mia piccola fortuna che so di non avere fatto nulla per meritarla. So che c’è un muro invisibile tra quello che sono io e quello che sono loro, i poveri.
Il mio terrore di stare dalla parte sbagliata è tale che la povertà preferisco gestirla così, con questi piccoli quanto sporadici gesti.
E questo fanno di me una cristiana come tutti, un poco smunta.

Camminando decisa verso il mercato, trovo un altro giovane, questa volta non di colore, che altrettanto mi chiede qualcosa, implorando.
Io rispondo decisa: “Ho già dato dall’altra parte, non ho nulla…”
Mento spudoratamente.
Non è vero che non ho nulla.
Ho semplicemente ritenuto esaurito il mio dovere di assistere il prossimo.
Subito mi ripento della mia indifferenza.
Decido tra me di rimediare al ritorno.

Tornando dal mercato piena di piccole borse, m’ incammino decisa verso quell’angolo dove avevo lasciato deluso il mio povero.
Ma ecco che mi cade lo sguardo su un uomo che sta inginocchiato sul ciglio della strada. Ha davanti a sè un cartello con scritto. “Sono povero, per favore aiutatemi”

Lo so che ci sono i falsi poveri. Lo so che tra questi si nascondono dei mezzi omuncoli che vivono di espedienti e che stanno soltanto recitando una parte. Lo so che se dovessi incontrarli di notte, da sola, in una strada solitaria, forse sarebbero loro a farmi la festa.
Ma ora è giorno, siamo in una via piena di gente e di luce, ed io sono propensa a fare bene, a vedere solo le cose positive.
E dunque mi dico pari pari. “E perchè non darli a lui, i miei piccoli denari?”

L’uomo sta con la testa girata dalla parte opposta, come se avesse vergogna di farsi vedere, o come se attendesse la sua fortuna altrove.
Però mi sente avvicinare e si gira verso di me.
Intravede l’obolo tra le mie mani e non faccio in tempo a dirgli “Auguri” che già le sue mani hanno afferrato le mie, pronte ad acciuffare il cinque euro prima di vederselo volare via.
Anche lui si stupisce di tale immediatezza inconsulta ed inattesa.
Io lo saluto con lo sguardo pensoso.
Un fugace incrocio di sguardi, e poi il povero ritorna sommerso nella sua povertà mentre io ritorno a far parte della mia vita ordinaria.

Quanti poveri, ragazzi. Se abbiamo bisogno di toglierci il nostro senso di colpa per avere una vita normale mentre altri non ce l’hanno, davvero non ci mancano le occasioni.

Se ci fossero tanti uomini buoni quanti sono i poveri del mondo, il mondo non sarebbe poi così povero.

E pensare che i poveri esistono solo perchè esistono i ladri, non ci fa davvero sentire meglio.

In quanto alla mia vecchietta, non l’ho rivista, ma so che tornerà a suonare alla porta.

Ecco, quello che volevo dire con questo piccolo articolo è che noi siamo soprattutto la nostra quotidianità, dietro l’apparenza e i momenti di euforia che lasciano il tempo che trovano.

E che se avessimo una quotidianità di cui non vergognarci, saremmo senz’altro come gli alberi di natale, tutti splendidamente illuminati.

tanti auguri, mondo

perchè la vita è un albero che vive

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Auguri di Buon Natale

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roberto benigni

Ho assistito per curiosità e interesse alla seconda puntata di Roberto Benigni sul tema dei 10 comandamenti (mi sono persa la prima).
Devo dire che all’inizio ho fatto un poco di fatica a resistere sullo spettacolo, ma non ho ceduto al tentativo di cambiare canale.
Benigni si è confermato essere quello che credo sia: un mattatore dello schermo, un uomo pieno di talento e di risorse, sia comiche quanto drammatiche; una persona colta ed attenta alle problematiche legate allo spirituale dell’essere, ben celate dietro il suo aspetto di ometto che ama la satira, la provocazione e lo scherzo (del resto cosa aspettarsi di meno da un toscanaccio???)
Un attore e quindi uomo di mondo, che improvvisamente si trasforma in pensatore, in lettore attento della Sacra Scrittura, e che senza paura propone un testo così antico ed intoccabile ad una platea altrettanto moderna ed antisacrale quale può essere il pubblico della Rai, il pubblico di noi italiani, che da tempo abbiamo fortunatamente abbandonato la frequentazione passiva della Chiesa ed il timorato ma non consapevole rispetto dei santi comandamenti.
Benigni stupisce, come sempre. Stupisce perchè è l’insieme di tutte queste contraddizioni, e ancora un pezzettino di più.
Benigni viene amato e rispettato perchè è uno che si impegna, nel senso vero della parola. Ci mette molto del suo.
E’ uno che credo pensi di se stesso: “Questa cosa non l’ho ancora fatta, vediamo se mi viene? vediamo se ne sono capace, vediamo se ho da imparare cose che non sapevo nemmeno esistessero…
Insomma, è un bravo maestro poichè è un bravo scolaro.
E’ uno che si mette a testa bassa e studia, arrivando al risultato.
La cosa che più ho apprezzato del suo lungo monologo, dove praticamente senza testo, ma solo con il canovaccio dei dieci comandamenti messi in fila, Roberto ha saputo tenere le fila dell’attenzione, senza battito ferire, è stata l’intelligenza e la profondità delle sue osservazioni.
Insomma, forse un Benigni filosofo ancora un poco ci mancava.
Dovrei ripercorrere passo a passo le sue riflessioni, partite dai tre/quattro santissimi comandamenti verticali, fino ad arrivare agli altri sei cosiddetti orizzontali, ma lo farò in un altro post, che adesso devo staccare.
Di sicuro tra i più belli è stato quando ha citato il fondamento della verità come pilastro del nostro vivere sociale, e quando ha citato la meraviglia della libertà, onde per cui Dio ci ha voluto liberi nella maniera più assoluta; e poi quando infine ha citato l’incanto del comandamento più amato da Gesù, ossia l’amare il prossimo nostro come noi stessi.
Che altro dire, amici carissimi? La bellezza della Bibbia è tale che dopo tremila e passa anni ancora ci stupisce, ci ammalia, ci azzittisce, ci fa abbassare la testa…
Alla prossima, dunque 🙂

la felicità è un dettaglio

che fa la differenza

noi non dimentichiamo

Enzo Camerino

un uomo che è vissuto perchè noi non potessimo dimenticare

è lui l’uomo più famoso al mondo

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oggi si parla di…

orrore dal Pakistan la dolce morte o la morte amara?

fabiola gianotti

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comunità amate nemiche

ama e fa quel che vuoi

 

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Ipazia nel film storico Agorà

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PANNELLA, NON ACCETTO RICATTO DI CHI DICE 'MOLLA'

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mia dolce madre

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“Mia dolce madre, l’unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore divengano polvere.”

Sono alcune delle ultime parole lasciate alla madre dalla giovane donna iraniana impiccata in Iran per essersi difesa da uno stupratore.

Qui tutta la vicenda

matera, la terra senza tempo

Ha vinto Matera, il paese dei sassi, fuori dal tempo e dal degrado del modernismo, lontana da ogni contaminazione urbana selvaggia o vagamente modernizzante…
Viva Matera città della cultura 2019

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tempo di scomuniche

Da tanto tempo non si sentiva più parlare di scomuniche; da quando la Chiesa orribile e indegna perchè corrotta era quella cosa che ti faceva rigare dritto (nel senso ovviamente da lei inteso), che altrimenti erano guai…
Con i divorziati ci fu un atteggiamento rigido, del tipo “Togliamo loro il diritto della comunione”, che era sempre un fatto pesante per chi frequenta l’ambiente con abitudine; però questa della scomunica è un’altra cosa.
E’ il Capo della Chiesa cattolica che dice al mondo:”Tu sei sgradito, o ti penti o non considerarti dei nostri”.

E’ un messaggio forte, incisivo, chiaro ed inequivocabile.

E i mafiosi in carcere disertano la messa.
Giusto. Mi sembra giusto.
Che rimangano pure nelle loro celle impentiti e fieri di essere quello che sono.
Coerenza per coerenza.
Se poi qualcuno di loro si volesse pentire, che lo facesse sapere; la chiesa sarà felice di riabbracciarlo tra i peccatori consapevoli del loro stato.

Ma poi in processione in un bel paesino di terra di ndrangheta, il corteo che porta in giubilo la Madonna si ferma davanti alla casa del boss per onorarlo e dirgli ” Ave Cesare di questo nostro paese, che senza di te noi non saremmo…”
Gia, una volta i Cesari erano i Cesari, potenti, unici e indiscussi come la Storia li ha fatti; in questi paesi sottosviluppati i Cesari sono solo mafiosi, cioè malavitosi, cioè seminatori di morte, cioè feudatari moderni che non solo ti tolgono la terra ma anche il sangue e tutto il resto, se ti permetti di fare di testa tua e di crederti un cittadino di un Paese normale che si chiama Italia.

In parte questo è ancora il nostro sud.
E anche per questo la mafia resiste e trionfa.
Dico anche perchè ovviamente non è solo colpa di chi sta in basso, ma soprattutto di chi sta dentro i Palazzi e protegge questo stato di cose.
Forse il Papa dovrebbe chiaramente passare alla scomunica anche i colletti bianchi di questa politica malsana.

marmellata o nutella?

Carlo Gabardini parla dell’omosessualità, ma lo fa con un linguaggio nuovo, quasi scanzonato, tra il comico e il divertito, dove il contenuto gravoso e tragico viene alleggerito  e ridimensionato nella sua semplice umanità e incredibile scontatezza.

Davvero geniale. Bravo Carlo!

(appena mi sarà possibile ci metterò il video, purtroppo da dove scrivo  la rete è debole, non mi carica le immagini, e non riesco neanche a leggere i vostri commenti,  sob sob , devo mettermi  qualcosa di meglio!..)   🙂

dedicato a chi ha perso ma non si è arreso

 
 Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in dieci anni Apple è diventata – da quell’aziendina con due ragazzi in un garage che era all’inizio – una compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila dipendenti.
Nel 1985 – io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione, il Macintosh – sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall’azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l’azienda insieme a me, e per il primo anno le cose erano andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il consiglio di amministrazione si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era saltato e io ero completamente devastato.
Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l’ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley.
Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L’evolvere degli eventi con Apple non aveva cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un’azienda chiamata NeXT e poi un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, ‘Toy Story’, e adesso è lo studio di animazione di maggior successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono tornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. Mia moglie Laurene e io abbiamo una splendida famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. È stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente.
Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.
firmato  Steve Jobs
ribloggato da Diapason 2.0

i funerali di mandela

ciao Mandela

Carnea in festa

VISTA DALL'ALTO

VISTA DALL’ALTO

particolare del borgo

particolare del borgo

buoni gustosi caldi

GLI SGABEI

l'orchestra pronta per suonare

L’ORCHESTRA PRONTA A SUONARE

in fila alla cassa

LA CASSA DEI DOLCI

c'è da comprare

LA BANCARELLA DELLE COLLANE

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CHI COMPRA

la moglie del birraio e altri

LA MOGLIE DEL BIRRAIO

il cuoco della porchetta

IL CUOCO DELLA PORCHETTA

scende il cesto

SCENDE IL CESTO DEL PANE

il nipote del cuoco

IL NIPOTE DEL CUOCO

l'aiuto cuoco

L’AIUTO CUOCO

sale il cesto

SALE IL CESTO

la fila della porchetta e dei ravioli

LA FILA DELLA PORCHETTA E DEI RAVIOLI

la moglie del signor Sgabei

LA MOGLIE DEL SIGNOR SGABEI

veduta dall'alto

VEDUTA DALL’ALTO

veduta dal basso

VEDUTA DAL BASSO

in cucina

GIOVANI CAMERIERI

tanta allegria

TANTA ALLEGRIA

le cuoche

LE CUOCHE

il vinaiolo

IL VINAIOLO

la festeggiata

LA FESTEGGIATA IN COTTURA

preparativi

IL TAGLIO DELLA PORCHETTA

parte dello staff

PARTE DELLO STAFF

donne in cuicna

ALLA FRITTURA

gente della festa

GENTE DELLA FESTA

il banco dei dolci e delle bibite

IL BANCO DEI DOLCI E DELLE BIBITE

il vivandiere della birra

IL BIRRAIOLO

via dello sperone

VIA DELLO SPERONE

Carnea

VEDUTA DAL BASSO

Vienici   a trovare per la prossima festa del 6-8 settembre quando ci sarà la sagra della frittella  di baccalà

Visita il sito di  Carnea in festa  e del suo  borgo antico

chi è un blogger?

Ma chi è un blogger?

Me lo domando perché  mi sto interrogando sul senso e sull’utilità di continuare a scrivere in rete.

Un blogger è uno innanzitutto che scrive, che scrive sulla rete, appunto.

Scrive perché ne è capace (si presume), perché ne ha voglia, per  diletto personale e si spera per utilità di altri.

Scrive per raccontare fatti più o meno privati, più o meno pubblici, più o meno sociali e di interesse comune.

Scrive per mettersi, a volte, in competizione con altri blogger che  a dir della rete risultano essere più popolari e più applauditi.

Scrive per necessità di mettere nero su bianco dei pensieri e delle valutazioni che se non scritte rimarrebbero vaghe e incerte, indefinite, non comprese.

Scrive per rilassarsi, per scaricare forme di nervosismo e di angoscia.

Scrive per esprimersi, come un artista qualunque nell’atto di produrre qualcosa di creativo.

Scrive per comunicare, per lanciare messaggi a chi dovesse per caso o non per caso raccoglierli.

Scrive per incontrare altri scrittori o  puri lettori  che potrebbero liberamente avere voglia di rispondere, commentare, e criticare se necessario.

Scrive per confrontarsi sulle opinioni altrui e proprie, con le opinioni altrui e proprie,…

A volte scrive per esibizionismo, riscuotendo successo tra altri esibizionisti come lui o altro ancora.

Scrive per sentirsi ed essere libero, per gustare il piacere del libero pensiero che non è soggetto a nessuna forma di censura, se non quella che lo stesso sistema etico ci autoimpone, ossia lo stesso che noi stessi applichiamo agli altri, e dunque su di un binario condiviso e partecipato.

Mi domando cosa differenzia la scrittura di oggi da quella che poteva essere negli anni sessanta o settanta  fino agli anni ottanta/novanta.

La scrittura di ieri, di quegli anni gloriosi che rappresentano il nostro background, il nostro vissuto se non diretto quanto meno ereditato,   aveva credo (non posso dirlo per esperienza diretta) un qualcosa che noi giovani di oggi (mi piace continuare a definirci giovani, perché senz’altro lo siamo nell’energia e nelle intenzioni) abbiamo perso o forse mai posseduto: loro avevano lo spirito pioneristico, avevano l’entusiasmo di chi cerca strade nuove, di chi sa di stare per fare la storia, di chi si rende conto che le cose stavano cambiando, e in meglio…

Noi siamo solo, sotto questo punto di vista, dei meri sopravvissuti. Siamo sopravvissuti alla rivoluzione culturale del 68, ne abbiamo raccolti i cocci e le ferite mai risanate del tutto. Dopo il 68’ nulla è stato come prima ma tutto ha tentato di opporsi al cambiamento.

Visto le condizioni attuali,  devo concludere che sta vincendo   la resistenza, l’opposizione, non a che le cose possano    cambiare, ma a che  i privilegi delle caste  tali possano   rimanere e perdurare.

Ieri c’era  l’urlo delle femministe, che sembrava dovessero conquistare il mondo, rovesciarlo sotto sopra, aprire porte invalicabili, abbattere muri insostenibili.

Oggi c’è l’urlo delle donne vittime del femminicidio, vittime di uomini che non sanno crescere, che non sanno essere degni rappresentanti del loro genere, del loro ruolo.

Se anche si dovesse rimediare a questo stillicidio con l’approvazione  di leggi più severe,  nessuno ci garantirebbe  l’effettiva comprensione  di questo terribile disagio e dunque un reale miglioramento delle condizioni  che portano a delinquere.   E’ nella testa delle persone che bisogna sapere e potere intervenire, ovviamente non con lavaggi del cervello, ovviamente non con imposizioni punitive e restrittive, che portano solo a dei risultati opposti e contrari,  ma con educazioni  adeguate alle domande, alle richieste di aiuto che provenissero   da entrambi   i fronti.

Mi  rincuora osservare che nel nord del mondo le cose vanno un po’ meglio, sotto questo punto di vista e non solo.

Là esiste  da molto tempo prima che da noi il rispetto per la donna, il rispetto per lo Stato, per la Cosa pubblica, il rispetto per gli anziani, il rispetto per l’infanzia, il rispetto per il dolore.

Là esistono le strutture e le risorse per far fronte a queste problematiche.

Perché invece il sud è sempre un sud  di qualcosa e di qualcuno?

Coltiva il sud valori  e attitudini che di contro il nord non  possiede facilmente? Immagino di sì.

Potremmo elencare tra queste  virtù  la nostra natura  solare  ed espansiva. Il nostro territorio magico ed unico. Il nostro folclore colorito ed attraente.

Aiutatemi a  trovare altri punti di forza.

E ancora.

Negli anni gloriosi della rivoluzione è stato abbattuto il muro dei manicomi, dell’essere omofobici,  dell’essere borghesi pieni di pregiudizi e ipocrisie.

La gente con problemi psichici o psichiatrici non viene più messa nei lagher che una volta si chiamavano monbelli,  ma vengono lasciati all’assistenza di familiari che spesso non possiedono le capacità psichiche e materiali per garantire una vita tranquilla a se stessi e ai loro cari.

La  gente oggi confessa/comunica   pubblicamente  il proprio essere gay,  ma  deve ancora combattere un mare di pregiudizi  che si annidano proprio all’interno del sistema formativo e scolastico, per non dire ancora familiare.

La gente oggi si sposa sapendo che se andrà male   potrà facilmente separarsi,  ma quello che si è guadagnato in consapevolezza  è stato   perso in possibilità effettiva; i  padri separati faticano a conservare la loro autonomia economica, dopo una separazione; faticano ad esercitare i loro diritti di genitori.

La gente oggi concepisce liberamente figli fuori dal vincolo matrimoniale, la legge finalmente riconosce pari dignità sia ai figli che una volta si chiamavano illegittimi,  però  non è  ancora facile far capire alle donne che   non vogliono riconoscere la loro maternità, che possono farlo liberamente senza dovere sopprimere la creatura che hanno in grembo.

Conseguenza di retaggi terribili e allucinanti che ci hanno afflitto per secoli e secoli di storia.

E  infine.

La gente oggi invecchia con maggiore serenità che un tempo; a sessant’anni non ci si può definire già da buttare, ma si è solo alla soglia di un nuovo periodo che può riservare ancora incredibili piaceri; peccato che i giovani abbiamo potuto combattere e sacrificarsi solo a beneficio di chi mai avremmo immaginato  potesse trovarne guadagno.

Non tornerei mai indietro; amo il mondo che cammina, anche se cammina a passi di lumaca o forse di un gambero.

Vorrei solo potere un giorno svegliarmi e sentire il profumo  delle cose buone  che mi circondano.

Non solo immaginarlo, questo incanto, ma  poterlo toccare, e dire a voce alta, per molti e molti giorni della mia vita: “Questo è il paese che io voglio abitare”.

il tatuaggio: moda o identità

Tattoo Artist - Speranza Tatuaggi - Religious tattoo

Tattoo Artist - Florian  Karg

Nice I would put this lower on side

Back and sleeve tattoo. Love the colors

Tattoo Artist - Speranza Tatuaggi - Skull tattoo

Tattoo Artist - Speranza Tatuaggi - Music tattoo