Il libro vivente

La biblioteca vivente

In questi giorni a Milano:   I  protagonisti   Raccontano la loro malattia

Giornata mondiale sulla salute mentale

Uno strano modo di cantare…

Dopo le suore  cantanti, ecco l’ultimo esempio della Chiesa  che cerca forme di espressioni  moderne.

Lui è un prete, ex dj su  navi da crociera , e sta cercando di mettere  la religione in musica…

Uno strano modo di cantare…

Papa Francesco, Mamma Africa

 

per Aida Millecento

Ciao Aida   Ci credo che non puoi togliertelo dalla testa, e dal cuore.

L’avessi conosciuto io, mi sarei follemente innamorata del suo stile  🙂

reportage di un viaggio

Carnea in festa

VISTA DALL'ALTO

VISTA DALL’ALTO

particolare del borgo

particolare del borgo

buoni gustosi caldi

GLI SGABEI

l'orchestra pronta per suonare

L’ORCHESTRA PRONTA A SUONARE

in fila alla cassa

LA CASSA DEI DOLCI

c'è da comprare

LA BANCARELLA DELLE COLLANE

IMG_1448

CHI COMPRA

la moglie del birraio e altri

LA MOGLIE DEL BIRRAIO

il cuoco della porchetta

IL CUOCO DELLA PORCHETTA

scende il cesto

SCENDE IL CESTO DEL PANE

il nipote del cuoco

IL NIPOTE DEL CUOCO

l'aiuto cuoco

L’AIUTO CUOCO

sale il cesto

SALE IL CESTO

la fila della porchetta e dei ravioli

LA FILA DELLA PORCHETTA E DEI RAVIOLI

la moglie del signor Sgabei

LA MOGLIE DEL SIGNOR SGABEI

veduta dall'alto

VEDUTA DALL’ALTO

veduta dal basso

VEDUTA DAL BASSO

in cucina

GIOVANI CAMERIERI

tanta allegria

TANTA ALLEGRIA

le cuoche

LE CUOCHE

il vinaiolo

IL VINAIOLO

la festeggiata

LA FESTEGGIATA IN COTTURA

preparativi

IL TAGLIO DELLA PORCHETTA

parte dello staff

PARTE DELLO STAFF

donne in cuicna

ALLA FRITTURA

gente della festa

GENTE DELLA FESTA

il banco dei dolci e delle bibite

IL BANCO DEI DOLCI E DELLE BIBITE

il vivandiere della birra

IL BIRRAIOLO

via dello sperone

VIA DELLO SPERONE

Carnea

VEDUTA DAL BASSO

Vienici   a trovare per la prossima festa del 6-8 settembre quando ci sarà la sagra della frittella  di baccalà

Visita il sito di  Carnea in festa  e del suo  borgo antico

oggi è domenica

Ciao Domenica

Buona Domenica - Chiesa di San Martino - (HDR)

Il Gates di Calypso, Cascate di Iguazu, Brasile - Argentina

Google+

Il Parco nazionale di Plitvice in Croazia - questo sembra magico

Ponta da Piedade - Lagos, Portogallo

Molletta Gigante.  Scultura da Mehmet Ali Uysal.

Antelope Canyon.  United States

Buon compleanno

 

Svetlana Bayankina, http://www.facebook.com/svetlana.bayankina

 

 

 

Buon compleanno

alla vita

che invecchia

senza perdere il suo vigore;

alla nuova giornata che inizia

con l’energia di sempre

ma  tanta conoscenza in più

che ieri ancora non c’era;

agli amici

che festeggiano insieme a te

e fa bene vedere la luce nei loro occhi;

alle piccole cose quotidiane

che oggi vuoi vivere con più calma

quasi al rallentatore;

a tutti quelli che ti vogliono bene

ricambiati

dove le parole non servono

e bastano i silenzi;

ai pensieri allegri

che ancora per molto tempo  non ti abbandoneranno

e continuano a farti compagnia;

alla saggezza

che avevi quando eri ancora una bambina

e  che ora sono esattamente il tuo vestito

su misura;

alla follia della gioventù

che sta dentro il cuore

capace di buttarsi nella mischia

anche nella notte piena;

ai nostri pensieri viventi

ai ricordi

ai progetti segreti

come a quelli raccontati…

Buon compleanno

tesoro.

 

pensieri di bambini

Pensieri di bimba

bella

Ragazza giapponese

-Edit.jpg by phitar, via Flickr

♥ ♥

E 'tempo di pesca da Adhitiya Wibhawa, via 500px

sorrisi

Bella

da Sergey Anisimov

cosa-un-sorriso

Smile di Harjono Djoyobisono Una ragazza felice presa al Adha celebrazione Idul, dicembre 2007, utilizzando la luce naturale disponibile.  Località: Solo, Giava centrale, Indonesia.  (Tramite "Smile" di Harjono Djoyobisono | RedBubble)

vietnam bébé da ichauvel

 

kommaar: waw!

Ragazzo che gioca con un granchio in Nigeria (posizione esatta non dato) Foto di Alejandra Ramirez Martin del Campo

 

anime-of-my-scarpe: Hug (da Jeffri ricardo)ballare per la gioia

 

Petit Cabinet de curiosités

 

pequeña sonrisa da janchan

 

Jade (by phicolo34)

 

Africa | Hausa ragazza in un villaggio nel nord della Nigeria | © Gianluca Di Santo

 

bambino raikhad, India.

 

.

 

Native ragazza americana della tribù corvo.

Ridere duro

PATCHWORK

Laboratorio 13

Ciao amici, in questi ultimi giorni ho trascurato questo blog perchè sto lavorando su un altro, che è   nato da nemmeno due settimane  all’interno di un corso che ho ribattezzato per me con un nome  di mia fantasia.

Vi indico il link  di  Laboratorio 13

E’ legato a questo sito Insegnare apprendere mutare   dove il prof   Andreas Formiconi insegna l’uso al meglio delle tecnologie.

Se non sono qui sono là, almeno  fino al  10 di giugno prossimo…

Comunque non abbandono casa.

Morire di crepacuore

Oggi ho visto una mia parente acquisita, morire.

Aveva ottant’anni ed era una specie di zia che però da anni non frequentavo più, per vecchie storie come ne esistono spesso in molte famiglie.

Voi mi direte: e allora, era vecchia, non ci eri affezionata, non era quasi niente per te, e dunque? dove sta il dolore? dove sta la notizia degna di riflessione?

La notizia degna di riflessione è che la conoscevo, e per diversi anni  l’avevo frequentata, del tipo Natale insieme, le domeniche ogni tanto, ed era una brava donna.

Continua a leggere

I have a dream

Io ho un sogno, anzi tanti piccoli sogni.

Sogno di vedere chi ha fatto tanto per me un poco   sereno, se non addirittura felice.

Sogno di vedere chi non ha fatto ancora nulla per me ma che credo che un giorno potrebbe farlo, felice, se non addirittura felicissimo.

Continua a leggere

Mangia prega ama

Mangia prega ama non è la regola da applicarsi nella ricerca della felicità: è la storia di una donna e del suo complicato rapporto con l’eros. Una donna esigente che ama abitare la verità, e dirla sempre, a qualunque prezzo.

Continua a leggere

L’età più bella

L’età più bella è quella in cui siamo stati felici?

O quella in cui  siamo diventati consapevoli?

Che cos’è la felicità se non solo un dono che ci viene offerto per farci capire la bellezza del mondo? e dunque solo un dono che ci rimane dentro a consolarci nei momenti meno felici nell’attesa che si ritorni a ridere con il sole?

La consapevolezza invece  è molto di più.

Continua a leggere

La scuola che amo

La scuola che amo è un luogo allegro, dove la gente si reca  ogni mattina contenta di andarci, tutta indaffarata nelle proprie occupazioni, senza l’affanno  del dovere a tutti i costi  portare a casa un obiettivo irraggiungibile o fuori luogo.

Continua a leggere

chi dice donna dice…bello

Continua a leggere

Immagini di speranza

Continua a leggere

Quadriamo il cerchio

.

Ciao amici,

sulla scena politica tutto in stand by.

E noi tacciamo nell’attesa di segni positivi. Incrociamo le dita.

Sul fronte delle nostre vite private e personali, per fortuna invece tutto si muove.

Non c’è giorno in cui non si abbia a ringraziare il fatto di possedere un lavoro.

Continua a leggere

Lezioni di piano

L’amore è una cosa complicata, altro che semplice.

Sarebbe stata semplice se noi avessimo avuto una natura coraggiosa solare intelligente capace  sincera e lungimirante, anzichè averla codarda ombrosa lacunosa debole disonesta e sprovveduta…

Nonostante questo rimane il motore del mondo.

Si fanno cose grandissime grazie all’amore, a dir poco miracolose, e comunque tutte le cose degne d’essere vissute sono legate a questo sentimento.

L’amore ha tante facce e contenuti; si ama una cosa, una persona, un lavoro, un luogo, un animale o un pensiero, un modo di essere.

C’è chi ama molto perchè ha molti oggetti d’amore tra essi non in conflitto,  o perchè ama perfettamente.

Esso non ha limiti, nè  ostacoli  che non siano superabili.

Quando l’amore trova il suo equilibrio,  sta come una nota musicale dentro un’orchestra, una margherita  bellissima in un prato, una casetta accogliente in una dolce campagna.

In altre parole sta come un pisello nel suo baccello.

Continua a leggere

Il fatto non sussiste

Nichi Vendola, prima dell'assoluzione, si reca in tribunale con il suo compagno

Non tutta la politica è sporca…

QUASI AMICI

 

 

Due  vite si incontrano e i loro destini si incrociano.

Uno è un giovane  di colore che ha bisogno del sussidio di disoccupazione; l’altro è un maneger ultra ricco  che per un incidente di percorso si ritrova su una sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù.

L’unica parte del corpo rimasta sensibile  è il volto,…e il cuore.

Il giovane disoccupato dal passato turbolento  si presenta  al colloquio perché Philippe è alla ricerca di un badante personale, ma sa già  che non sarà assunto, perché non ha credenziali, non ha titolo, e sinceramente  nemmeno gliene importa più di tanto…

Il colloquio  sembra invece catturare la curiosità  dell’invalido,  che vede in quel ragazzotto tutto muscoli e simpatia  una persona autentica, vera, genuina, piena di vita, proprio quello che lui ha perso o rischia di perdere per sempre, seppellito dentro quella  poltrona  completamente strappato alla gioia di sapersi vivo.

Gli lancia una sfida; gli propone l’incarico in prova per un mese , ed aggiunge “Secondo me non resisterai nemmeno due settimane…”

Driss accetta, tanto non ha niente da perdere; fuori c’è solo la strada ad attenderlo, ed una famiglia in bilico,  piena di problemi, dove la madre lavora dalla mattina alla sera per potere guadagnare per tutti  il necessario  per andare avanti.

Inizia così un periodo  di  convivenza, dove hanno modo di conoscersi.

Da un lato  il  giovane  ormai  ex disoccupato  che diventa giorno dopo giorno un bravo  assistente specializzato, ma solo perché ha carta bianca, solo perché Philippe lo lascia libero di esprimersi in tutto e per tutto, trattandolo da subito come uno della famiglia e non come l’ultimo intruso; dall’altro lato, l’invalido  che si trova improvvisamente catapultato in una serie di situazioni  dove non esiste più la regola, l’etichetta, la forma, il già detto e risaputo,  ma  l’imprevisto, la novità, l’improvvisazione, la proposta  di nuovi esperimenti,  di nuove esperienze,  trattato non più come un handicappato e basta, ma come una persona che nonostante il suo handicap ha bisogno di fare una vita assolutamente  normale,  dove ci si alza al mattino   con la contentezza d’essere vivo, con la speranza di cose belle e   positive, dove  si cerca  di combattere  la noia,  la solitudine, l’ipocrisia…

Nasce  tra i due, senza nessun calcolo,  un’amicizia spontanea, nonostante il legame professionale e specifico.

Philippe si diverte con Driss, come non si divertiva più da un’infinità di tempo. Non solo si diverte Philippe, ma si diverte chiunque viene a contatto  con la sua presenza, perché la sua bellezza  umana  è semplicemente  contagiosa…

A sua volta  Driss    ha trovato una vita normale e  positiva con Philippe,  e non è più sotto i ponti…

Certo,  questo può accadere perché  il giovane   è  fondamentalmente  una persona  onesta, e valida,  nonostante  tutta la sfortuna  che  l’ha perseguitato fino  a quel momento…e Philippe  non è un coglione ricco pieno di sé  e privo di attenzioni umane, che un giorno sfigato  si è trovato privo  dell’uso delle gambe;  prima di diventare invalido era stato  un uomo normale; aveva amato profondamente sua moglie, ormai morta; ed ora nel presente,   non soffre tanto per la sua immobilità fisica,  quanto per la sua solitudine  affettiva…

Non a caso cerca di trovare una nuova compagna, che probabilmente troverebbe senza problemi,  nonostante  il suo stato…, ma lui non vuole una donna  qualunque, non si accontenta.

Inizia pieno di aspettative  una relazione  epistolare  che Driss finisce per seguire passo a passo…

Philippe  desidera al suo fianco  una donna   innamorata, capace d’affetto  almeno quanto lui potrebbe di sicuro  essere   con la sua eventuale  compagna…

Ma c’è un ma, c’è un ostacolo oscuro  che sembra vincere  sul desiderio  di tornare a vivere;  l’ostacolo è la paura di sentirsi rifiutato, di sentirsi  giudicato, soppesato, messo a nudo  nella propria  fragilità…la paura di non potere essere all’altezza…

E Philippe allora scappa, si sottrae all’ultimo momento   alla prova, all’incontro,  all’impresa…

Continuerà a sottrarsi  fino a che l’amico, e non certo il badante,  l’obbligherà  a farvi fronte.

E’  lui che deciderà, è lui che li farà incontrare, è lui che organizzerà   a sua insaputa  la frittata.

E vince,  tutto va come  doveva andare,  come  la squisita  umanità dei due protagonisti  permette  che venga ad  accadere.

E la vita per Philppe riprenderà alla grande; un nuovo matrimonio, nuovi figli, una nuova vita.

E la vita per Driss    comincerà a girare;  un lavoro vero, una compagna, una famiglia tutta sua.

E se pensiamo che questo film si ispira  ad  una storia  vera,  c’è veramente da sorridere, da essere contenti…

E’  stato campione d’incassi in Francia, e nonostante questo, merita sul serio.

UNA SOCIETA’ SPALANCATA

Culture

Dopo la famiglia aperta ha vinto la società  spalancata.

Andiamo verso la società CONDIVISA, questo è il messaggio chiaro ed inequivocabile che arriva dal tribunale europeo.

Non a caso ho scelto il termine spalancata  piuttosto che nuova; divenire un sistema di paesi dove la legge che deve regolamentare il matrimonio  diviene unica  e  sottoscritta, significa  aprire le frontiere che prima bloccavano la valdità di una legge all’ingresso  di una nuova comunità, ma non significa  divenire un sistema di  paesi  che comincia a pensarla effettivamente nella stessa maniera.

Questo è solo un  segno di progresso  pilotato, di  invito al  bisogno  di dialogo.

Ognuno rimanga della propria convinzione religiosa od etica che sia,  ma quando si tratta di regolamentare sotto il profilo legislativo e quindi comunitario  le leggi che disciplinano una realtà imperitura e principe come quella della famiglia,  allora occorre, per il bene stesso della distensione sociale,  arrivare ad un punto di incontro.

Io ho interpretato in questo modo lo spirito di questo diktat.

Quali potrebbero essere altrimenti le conseguenze di eventuali irrigidimenti   nei confronti di  queste realtà diffuse?

Purtroppo le possiamo immaginare:   discriminazioni, ghettizzazioni e persecuzioni nei confronti dei diversi di turno.

Oggi sono i gay sotto il mirino  della censura  e dell’odio, ieri  lo sono stati  gli ebrei, gli zingari, i  malati di mente   e i neri…

Rimane  il fatto  che l’Europa non è il mondo; fuori di questo pugno di terra c’è il pensiero musulmano che di certo  ha ben altre attenzioni e direttive  comunitarie, e questo significa semplicemente che siamo ben lontani dall’avere risolto   un tabù, un pregiudizio, o qualcosa di simile,  che credo mai verrà completamente divelto.

Siamo davanti ad un ostacolo veramente ostico.

Fino a che si diceva che i neri e i bianchi dovevano avere gli stessi diritti,  si proclamava qualcosa di molto ovvio.

Fino a che si è detto che  mai più bisognerà toccare il capo di un ebreo,  si è detto qualcosa di molto  sacrosanto…

Ma quando si viene  fuori a dire “Io omosessuale ho diritto a sposarmi e a formare una famiglia con gli stessi diritti  di un eterosessuale”,  allora si viene asserendo qualcosa che va contro la natura stessa, che non è più tanto ovvia.

Mi spiego meglio:  non è ovvio dire che l’uomo e la donna sono la stessa cosa, nel senso che è solo una questione di attitudine scegliere di essere una cosa piuttosto che un’altra, perchè si nasce  già con una certa  predisposizione,   e la natura non è quello che si vede fuori ma è quello che esiste di dentro.

Come spiegare ad una persona normale, e sottolineo normale,   che il sesso di una persona non è quello che ha o non ha , ma è quello che è o non è?

Siamo ancora abbastanza lontani     dal poterlo comprendere.

Inutile fare il finto progressista, inutile fare lo snob che  in pubblico  finge d’essere  equipaggiato   a gestire certe realtà, ma poi nel privato  può solo dire “In casa mia, non lo accetterò mai…”

Da che mondo è mondo noi diciamo “Il cielo è blu e  la merda puzza…” perchè vediamo che il cielo è di quel colore e che di fatto   i nostri escrementi  non emanano  un buon profumo.

Poi ci dicevano anche “La mamma fa i bambini ma il papà no”

E noi zitti perchè vedevamo che era proprio così, perchè sapevamo che  così andava il mondo.

Ora qualcuno ci viene a dire che    “Tu sei quello che provi e non quello per come sei fatto”.

STRAORDINARIO, RAGAZZI.

Ma allora  questo è il Paradiso,  dove finalmente viene riconosciuto  il primato  dell’invisibile sul  visibile, del  vero sul falso, dell’interno sull’esterno, e se questo è il Paradiso, perchè tutte le altre cose che andrebbero messe a posto ancora non funzionano?

Perchè  questa antica   discriminazione    comincia a girare bene e tutte le altre rimangono sotto uno strato di letame  che forse altri   duemila anni   potranno bastare  a   creare cambiamenti?

Cos’ha   l’evidenza del sesso  da smuovere le montagne che  altre questioni    assai urgenti e necessarie    non hanno?

Forse è perchè nel sesso  sta il nostro istinto  alla vita?. O forse è perchè parlando di questo non si parlerà di altro? O  forse è perchè   “di con chi  va a letto  il mio vicino è una questione privata”  e dunque  non si deve  invadere  le  volontà  dei singoli?

E la vita non è mamma che fa bambini mentre papà deve fare altro,  ma  è  un essere con un altro essere, di qualunque  apparato  sessuale siano,  che si promettono amore eterno. Punto.

Tergiversiamo pure   sull’amore eterno,   che ad andare bene  potrà essere solo   più o meno  duraturo,  ma non si tergiversi su questo assoluto: l’amore non ha sesso, come non ha età, come non ha   limiti.  

Ce lo ha detto il   Parlamento europeo,  ed è bene che si cominci a riflettere  seriamente   la questione.

A  me piacciono i confetti, da qualunque parte essi arrivino.

Se puoi…

File:Rudyard Kipling.jpg

Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L’ hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell’insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti “Su!”.

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d’un solo istante
superare l’istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
E —cosa ancora più importante— sarai un Uomo, figlio mio!.

Rudyard Kipling

Ok, ragazzi, questo è il grande testo poetico.

Dalla poesia alla concretezza, è l’applicazione alla quale sono maggiormente  interessata.

Se molti intorno noi perdono la testa, se rimaniamo soli senza scoraggiarci, se ci attaccano ingiustamente ma non cediamo alla vendetta, se tutto ci ostacola e tuttavia non perdiamo  la speranza…insomma,  non c’è da stare  molto tranquilli, ma diciamo  che  da un momento all’altro le cose potrebbero mettersi al meglio.

E se si rimane in piedi tra tanti disagi, è perchè si hanno delle sacche interiori  di compensazione  che nella poesia  vengono date per implicite.  Queste sacche  fortuite e preziose  io le chiamo   capacità immaginativa, fantasia, ottimismo, equilibrio, senso del buono e del bello, apertura  incondizionata alla vita.

Volontà e capacità di vedere in ogni giorno che inizia  la grande possibilità  di potere arrivare  in cima la montagna.

8 MARZOOOOOO

Ho avuto problemi con  wordpress, sembrava non funzionare più la funzione in visuale, indispensabile per scrivere….

Adesso sembra funzionare,  vediamo  se così   rimane…

Nel  frattempo   festeggio  la Festa  delle donne,  che è  una ricorrenza che trovo del tutto  svilita  e  insulsa,  quantomeno  se festeggiata solo tra donne …

Viva gli uomini, allora;  io propongo la festa dell’altro sesso,  per la pari opportunità,  non  credete?   E  poi che ci sarà mai da festeggiare,  oggi,  in piena crisi di identità  sessuale  e in piena  crisi  economica?

Forse che la vita rimane   sempre una cosa  meravigliosa…comunque

Ecco allora    immagini  di uomini, famosi o sconosciuti non fa nessuna differenza,  che hanno amato le donne nella loro donna;  immagini di  uomini e donne  che hanno  amato  l’umanità  in genere nella loro  idea d’amore…animali compresi;  immagini  di donne che hanno amato la vita nel dono di darla,  la vita;  e insomma, quando si dice donna si dice  inizio  di qualcosa di nuovo…

Ciao  a tutti

      

L’egualitarismo dell’amore

Amici   cari, scusate la mia lunga assenza.

Vorrei   riprendere   il tema di sempre, ossia parlare con voi  sulle necessità dell’amore.

Leggendo i giornali, o ascoltando  i notiziari,  od osservando  il  quotidiano,  ci si potrebbe  stupire  del bisogno  di stare addosso ad un sentimento  che tutto sembrerebbe  tranne  che utile, ma  è ovvio che non solo è necessario  ma esso  costituisce il sale della terra.

Sorge spontaneo  l’interrogativo  che ci porta a chiederci:  “Ma io amo? come posso mettermi  nelle condizioni  dell’amore?  E se questa materia già la possiedo,  come la conosco, l’alimento   e la conservo?”

Cominciamo col dire   che già il fatto di porsi la domanda   sul  come amare,  ci mette su di un livello  di salvaguardia;  vuol dire che conosciamo il problema,  conosciamo il pericolo  conseguente  la sua  assenza,  vuol dire  che  ci stiamo prendendo   cura  del tema, che ci stiamo  organizzando.  Che ci stiamo prendendo cura dell’essere e del tempo,  del nostro essere e del nostro tempo, perché di questo stiamo parlando,  del nostro io e della nostra realizzazione.

Realizzazione non come scalata al successo, ma come esigenza del quotidiano,  cosa assai più grave ed urgente.

L’essere e tempo di   Heidegger     è costato al filosofo  una fama  non esattamente  felice.  Senza volere  rendere  alleggerito uno dei più pesanti pensatori  del novecento,  mi sorge spontaneo, sia  in quanto filosofa che in quanto pensatrice attenta  all’ontologia della vita,  rendere dei parallelismi  tra quello “essere e tempo” (celebre e  magistrale)  e tra questo  (sconosciuto  e  dubbioso)    senso dell’essere e  senso del  tempo.

La filosofia ed il suo sviluppo  non può certo  fare affidamento su appoggi ed incoraggiamenti che possano venire dall’apparenza   collettiva.  Ben poco o quasi  nulla  dell’ordinario  apparente  ci stimola  a  migliorarci,  quasi tutto  ci  induce   in un senso contrario,  e tuttavia   questo  distruttivismo del sapere   non è   che  una   scusa   ridicola   che non potrà   mai   giustificarci e risollevarci dalle nostre  mancanze. Ne ha saputo qualcosa Heidegger stesso.

Cosa può fare allora   il singolo  filosofo  (così come l’essere  che si interroga) di fronte alla miseria  del quotidiano? Di fronte  a  realtà  familiari   che possono avere ben poco di  gratificante?  Di fronte ad un lavoro   che non si ha avuto la fortuna di scegliere   ma che ci si è trovati   ad ereditare   da un sistema  che   fabbrica  situazioni di vita   nostro   malgrado e senza il nostro  diretto  contributo?

Si cominci con il dire che  è utile   mettere al bando  tutto quello che  non funziona,  che ci  può  deviare  dal cammino,  cercando   di circondarci solo  di  elementi positivi e costruttivi.

Se questo non è ovviamente possibile, sempre e comunque,   si può stare accanto   gli esseri  disturbati    e/od   assenti   alla propria  salvezza,   cercando di neutralizzarli.

Sul come concretizzare tutto questo,  molto dipende dal nostro  specifico   lavoro,  dalla nostra specifica  occupazione, dalle nostre energie, dalle nostre aspettative,  dalle nostre famiglie, dalle singole   condizioni.  L’unica  cosa   certa è che prima si comincia  a bilanciare  questo assetto  e meglio  si può guadagnare spazio  ed occasioni di  crescita.

Premesso  che  molte cose  non potranno mai essere  recuperate o  migliorate,  perché  dipendono da un  ingranaggio     che ha estraniato  l’umano   riducendolo   a  presenza/assenza   che a sua volta si è resa disponibile per le più varie ragioni  ben immaginabili  a quest’ opera di macellazione,   occorre concentrarsi  su uno o due  contenuti  personali   verso i quali spendere tutte le proprie  reali  e preziose   energie.

Nella cronaca  storica   recente   in genere si  sentiva   dire dai saggi “Può andare tutto storto, ci possono essere difficoltà,  ma la famiglia rimane il mio punto di riferimento solido”.

Bene,  se la famiglia è ed è sempre stata    l’unico  vero  punto di riferimento  per la salvezza di ognuno di noi,  chi non ne possiede  una, o chi se ne trova improvvisamente sprovvisto/defraudato/spodestato, o chi la possiede  ma preferirebbe  non averla  o è come se non l’avesse,   non rientra   certo in questo  più che  condivisibile  quadro di  riferimento.

Possiamo addirittura scoprire  che è la maggiore parte  delle circostanze;   è l’eccezione e non la regola trovare chi  possiede la fortuna  di un nucleo  familiare in equilibrio.  Per la maggior parte  si trovano  realtà  familiari  complesse, contorte, squilibrate, non stabili, profondamente fragili,  famiglie  che tutto possono ritenersi tranne che un solido punto di ancoraggio.

L’avere sani principi  che porterebbero   dei giovani  a  crearsi  il proprio  stato  familiare sembra  essere  diventata una cosa  pressoché  ardita  e rara.  Le famiglie usualmente   costituite  non sono che  relazioni  che  si spezzano alla prima difficoltà.  Persino quelle storiche  possono andare incontro  a  smarrimenti  e   fasi  involutive,  soprattutto   quando  queste  crisi  emergono con  superficiale   cognizione di causa.  Il morbo  del  volere  rimanere  disimpegnati   e quindi  deresponsabilizzati  sembra  non risparmiare  nessuno,  sembra  non guardare  in faccia nessuno, falcia e miete vittime   a  grande passo e senza  esitazioni alcune.

Non vale più in alcuna maniera il detto  “La mia famiglia  dà il senso alla mia vita”,  non per il nostro collettivo.

Dunque  le famiglie  che sembrano  resistere a questo attacco e a questo bombardamento,  o sono nuclei familiari solidi,  o sono  nuclei familiari  obbligati,  dove risulta    praticamente   impossibile  dissociarsi  senza conseguenze   da certe  contingenze  che dettano le regole  dei comportamenti  e dove le persone stanno unite  per pura convenienza e per pura incapacità a fare altro.

Dal possedere una famiglia sana e giusta,  al possedere il segreto della felicità, il passo è veramente breve, come dire che non si può essere felici da soli o perché soli, ma sempre con qualcuno, per qualcuno, grazie a qualcuno che si fa dono di sé.

Le necessità dell’amore  sono molto  oggettivamente  e  molto  soggettivamente potere contare su una persona  che in un  preciso contesto è/diventa/si candida  e viene accettata  come  la propria   famiglia, è il seme fecondo della propria  progenie e discendenza, che potrà   anche  portare/incrociare   tutti i più vari  imprevisti     di   percorso  e tutte le più varie incognite,   senza tuttavia   arrivare mai a   spezzarsi.

Cerco a questo punto  di farmi ragione  di tutto quello che può accadere  all’interno di questo  involucro   solido  e prezioso   che un bel giorno decide  di nascere e crescere.

La prima cosa che mi viene di sottolineare  è che gli esseri si evolvono, crescono, a volte persino  involvono;  nel  trasformarsi secondo i tempi,  le stagioni  ed i propri  destini,   si chiede a questo contenitore fatto per durare nel tempo  di resistere agli attacchi  dei   rinnegamenti.

Non è legittimo   osservare  che  le mutazioni non vanno permesse e comunque sempre   negate:  ci sono mutazioni assolutamente necessarie,  necessità assolutamente inderogabili.

L’amore è un sentimento  esigente, preciso, complesso e semplice  nello stesso tempo;  non si può dare per esso ed in esso  nulla di scontato.    Se vuole realizzarsi e non negarsi,    esso deve sapere a volte perdere, saper farsi minore,  saper   farsi  tollerante;  altre volte  deve divenire ardito e coraggioso,  quasi  spavaldo  ed  insolente  al  caso. Sempre    se vuole  rimanere degno di chiamarsi tale.

Ricordo   che si sta parlando  della stessa identica necessità universale   che ci fa solo per questo tutti uguali, realmente  uguali,  concretamente  identici;  qui non si trattano  questioni che possano esigere   precedenze  su altre.

La ragione di questo egualitarismo dell’amore è presto detta:  non è  la durata del tempo che fa  un certo legame   più  prezioso  ed imperdibile di altri,  ma è la qualità  di questo tempo, di questo legame, di questo  affetto.

Parlando d’amore  infatti si esce  definitivamente dai territori  banali e scontati  della quantità  e della certezza,  per entrare nei   territori   misteriosi  e  aggrovigliati     della qualità e del’incertezza.

Se così non fosse   la qualità sarebbe   scontata   e non affatto una merce rara per solo precisi  personaggi   che si guadagnerebbero  questo   privilegio a suon di  impegno  e patimento.

Se solo potessimo immaginare la sofferenza che si cela dietro un grande affetto,   non  so quanti  sprovveduti   allineati  dentro le fila dei romantici  finirebbero per defilarsi    furbescamente.

L’amore  bello  ed assoluto  che sempre celebro  non è un amore banalmente romantico, infantile  e  sprovveduto, ma un sentimento tenace, solido, avveduto,    maturo,  che chiede semplicemente  di rimanere nel tempo  perché   esiste per la vita, e questo non può  ammettere   che   debba  essere  soffocato perché sconveniente,  per la banalissima ragione che non esistono amori  sconvenienti, ma  solo difficili semmai.

Saper vivere l’amore bello  è un’arte   che si apprende  giorno dopo giorno. Difficilmente  si fa di quest’arte  una  particolare  pubblicità,   essendo   che rimane  una questione  molto intima e molto personale, tuttavia  è questa conoscenza   che alimenta l’agire quotidiano. Cosa mai  potremmo arrivare a costruire  senza l’amore? E cosa invece sappiamo  creare con esso?

Mi viene in mente  una   famosa imprenditrice cinese che  è arrivata a gestire il più grande ristorante della Cina, diventando plurimilionaria;  lei sostiene  di  essersi buttata  in questa impresa per fuggire da un marito che la maltrattava;  io aggiungo   che senz’altro inizialmente è stato il suo bisogno di affermarsi  a portarla su quella strada  (e dunque  la mancanza d’amore  di cui  non possiamo fare a meno),   ma che poi a questo  iniziale  bisogno   si è unito il piacere  di vedere   realizzati  i bisogni di molti altri  che  grazie al nostro agire  riescono  a guadagnarsi   spazio  nel mondo.

E’ grandioso  vedere persone che  acquistano  sicurezza   anche grazie al nostro operare.  E’ grandioso vedere come si può essere utili al prossimo, oltre che a se stessi.

Concludo:  il  sentimento  dell’amore bello  può  trovarsi sia  nei  legami  che durano da tempo  che nei legami  che  devono ancora nascere o nati da un tempo  irrilevante.

Si ripete che non è la quantità  che qui detta legge,  ma solo unicamente la  santa e benedetta e saturnina  esigenza  dell’essere  bello.

Vi abbraccio tutti.

Antonella dallomo

Tutto quello che è fatto per amore, merita d’essere fatto

Ciao a tutti, amici miei.

Oggi 21 giugno  poco prima e   dopo  la mezzanotte,  è un ottimo giorno per tornare a scrivere dopo un lungo silenzio; mi siete mancati, mi è mancato il vostro ascolto, la vostra  lettura, la vostra simpatia  che io sento  circondarmi intorno.

Vorrei riprendere   questo  mio adorabile seppur  faticoso  sentiero   con una celebre frase di Nietzsche che recita   “Tutto quello che è fatto per amore è aldilà del bene e del male”

E’ per amore che ho fatto quello che ho fatto, è per amore che penso quello  che penso,  è per amore che organizzo il tempo e lo spazio, secondo le mie possibilità e speranze di miglioramento.

E’ per amore che scrivo, è per amore che vivo, e non conosco nessun’altra forma d’espressione che sia degna d’essere vissuta, d’essere incoraggiata e condivisa.

L’amore che ci rende uomini veri, capaci di raccontare   la verità.

L’amore che ci rende liberi, capaci  di costruire come veri e propri  giganteschi  architetti  le nostre quotidianità  imbrigliate.

E non sono parole, no davvero.  Sono i fatti che uno semina, e li semina non certo con leggerezza e superficialità, ma con  profonda sapienza e capacità d’equilibrio, pur tra gli inciampi.

A volte i nostri comportamenti possono apparire ad occhi  distratti e sconosciuti  poco avveduti  o del tutto  fuori luogo, ma invece noi  li sappiamo  possedere  grandi ragioni.

Non c’è verità  che non possa sopportare   il peso  della  chiarezza; questo peso  è la nostra ragione, è la ragione  che fa muovere le cose, che fa decidere i passi e le scelte. E quando dico ragione, intendo dire una precisa estrema millimetrica irremovibile e solida  necessità.

I miei  anni mi hanno liberato dalla schiavitù  dell’ipocrisia e della convenienza; il mio intelletto mi tiene ancorata   al  buon senso  ossia al senso della misura; il mio cuore  mi tiene legata  alle cose vere, alle cose grandi,  quelle capaci di spostare le montagne, di far deviare il percorso dei fiumi, di far diventare la notte un giorno pienamente  luminoso…

Così che mi sento appagata, rincuorata dal mio coraggio, confortata dalla mia onestà,  consolidata alla vita  che non vuole invecchiare nel senso che non vuole consegnarsi alla  propria  involuzione  prima del tempo, prima della propria   ora. Un senso della vita che rimane vigoroso, baldanzoso ed allegro, nonostante lo scorrere del tempo.

I pensieri sono  virgulti  tenaci ed indomabili  che  ci  consegnano al mondo  come eterni giovani  destinati all’immortalità. I sentimenti sono incommensurabili tesori  che stanno  nel nostro corpo   senza conoscere la minaccia   dell’imputredimento.  I nostri corpi sono  templi sacri  da custodire  come le sole dimore  degne d’essere abitate.  Solo dentro questo teorema   esiste un tempo  che non  è fatto per essere  temuto, ed esistono possibilità di vita  che  potranno conoscere solo  la loro  benedizione e non mai la loro sventura.

Dentro questo mondo  non c’è spazio per i pavidi, per i mentitori,  per  gli stupidi, per  i furbi, per gli inetti;  accade una selezione  spontanea, che schiaccia  i deboli perché si sentono soccombere  alla legge del  più forte, ossia del più grande, ossia del più migliore…

Ognuno si sceglie le proprie  possibilità nel senso  che decide quello che  deve  e che non deve fare essere.

Io ho scelto di fare essere le cose migliori  che stanno  nelle nostre  miserabonde umanità. Già vivere è la cosa più  misteriosa  che ci può capitare  tra le mani, che ci manca solo che al pensiero della vita  noi sia abbia ad aggiungere la paura della morte…

E chi vive come una bestia  senza  arte né parte,  non è che sterco  malato  che non macina nessuna fioritura.

Sto gioiosa nelle strade piene di sole,  in questa  meravigliosa notte d’estate;  stiamo  solari  nelle piazze  piene di ombre;  abbiamo   solo bisogno di uomini  che non abbiano paura  di vivere, e lottare, e comprendersi, e dichiararsi, e scegliere.

Il mio canto è lungo e provvido  perchè nasce dal dolore, dalla sofferenza, da quasi una lunga agonia  che solo per pudore e per decoro di sè  non vuole e non deve rendersi  pubblica.

L’amore bello, l’amore assoluto  torna ad essere l’unico  vero protagonista sulla scena di questo palcoscenico;  esso  si lega alle persone  senza la  pretesa  di volerle   nè di lasciarsi dominare da esse;  come una  stanza  piena di luce   sa tenere  spazio agli incerti  che camminano  meditabondi;  è vigoroso come un albero secolare, non teme nessun temporale od  improvviso uragano;  sa farsi ragione dei fallimenti ossia delle incapacità  e  delle paure  che   non  riusciamo immediatamente  a vincere per le più varie  debolezze; sa trasformarsi, assumere secondo necessità le forme più inverosimili; non teme il ridicolo o il fraintendimento  perchè  ai suoi occhi  non c’è  ragionevole  critica   che possa  intrattenerlo;  sa vedere perfettamente quello che occhi normali non  percepiscono e che solo per questa banale ed obiettiva  incapacità  rimangono tagliati fuori al gioco;  è paziente, come una vera Penelope tesse   e ritesse    la sua tela   senza sosta;  è adorabile, come  un amante pieno d’ardore  che si predispone all’atto amoroso  con la leggerezza  di un velo ma la possenza di un abbraccio;  è  senza fine perchè  rimane  vivente  anche quando  non ci sarebbe più nessuna  oggettività  al suo ricordo;  è razionale, perchè non chiede a nessuno di perdere se  stesso  nel nome di una follia  che porterebbe alla distruzione  di qualche  prezioso ancoraggio o punto d’orientamento; è casto, perchè non è mercenario, non è commerciabile,  non è  contrattabile;   è  scaltro, perchè non conosce illusioni  o vaneggiamenti, ma le giuste parole per ogni  situazione e le giuste reazioni  ad ogni imprevisto o difettosa  condizione.

No, l’amore che io conosco  è perfetto;  perfetto non perchè non commette    errori,  non perchè non conosce esitazioni o dispiaceri o lotte o  smarrimenti…;  è perfetto  perchè  è  semplicemente  un sacrosanto  dovere.

Verso di noi, verso gli altri.

Vi   abbraccio tutti.

Antonella Dallomo

INNO ALLA VITA

Io amo mio padre

lui è paziente

dona tutto senza chiedere nulla

non si addormenta la sera

se non vede i suoi figli al sicuro;

quando sono ancora bambini

li immagina già uomini fatti

che affronteranno la vita,

non si risparmia nelle ore della fatica

indomabile come un guerriero

progetta ogni singolo spazio

del suo breve giorno.

Io amo mio padre

perchè è buono

e sa tutto di me

e non vuole vedermi infelice

è pronto a togliersi la sua mano sinistra

pur di sapere che io non perderò la mia destra

mi accompagna con lo sgaurdo

sulla via che conduce nel tempo

ed io cammino spedito

non ho nessun timore  di cadere

lui ha già asciugato tutte le mie lacrime

come un albero sempre verde

ha nutrito  tutti i miei   appetiti

come uno stupendo arcobaleno

ha colorato tutte le mie candide vesti

tra me e lui c’è un canto soave che ci tiene uniti

indissolubilmente

oltre le rovine degli uomini.

Io amo mio padre

che sa

che io non sono il mio lavoro

che io non sono quello che faccio vedere

che io non sono il mio presente

ma  che sono solo quello che

il giorno giusto

deciderò di essere.

Possa il tuo cuore

essere degno del suo

possa la tua vista

divenire capace quanto la sua

possa il tuo tempo

accompagnarmi tra i sentieri

oscuri del mondo

che renderemo insieme    pieni di luce.

Una vita nuova, una vita vera di PD

Sono felice

solo quando mi guardi

mi sento viva

solo quando penso che tu vivi

per te potrei fare qualunque cosa

potesse servire a renderci felici

Continua a leggere

Io aspetto il momento giusto

                

So  che le mie amiche l’hanno già fatto; so che io sono forse la sola che lo deve ancora fare e questo mi fa sentire diversa, come malata, mi fa sentire come  esclusa, ma non voglio farlo solo perchè lo fanno tutte, solo perchè altrimenti mi potrei sentire “bacchettona”…

Fare l’amore è una cosa grossa, è la cosa più bella del mondo, come posso buttarla via con il primo che viene, che magari nemmeno mi piace, a cui magari nemmeno piaccio…fare l’amore non è fare sesso e basta;  sì, lo so, può succedere, e succede spesso  che noi giovani vogliamo solo fare sesso, esattamente come fanno gli  adulti, anzi,  so che lo facciamo sempre più in modo disinibito proprio perchè  in questo modo non facciamo altro che dichiarare la nostra volontà di indipendenza, o di libero arbitrio, o di contestazione  di un mondo  che ci ha deluso,  ci ha ferito, ci ha ignorato…

Ma io non voglio buttare via solo per questo  la  mia  verginità  o quello che conservo della mia capacità d’amare; lo stesso potrebbero dire anche gli adulti, quelli che passano da un’avventura all’altra come se fossero collezioni, anche loro sono solo dei poveracci  che si consolano con il niente solo perchè non vogliono fare nessuna fatica…Dico questo non perchè sono bacchettona,  e nemmeno perchè non abbia mai sbagliato, e nemmeno perchè sto giudicando, e nemmeno perchè  non mi riconosco nel mio mondo, nel nostro mondo, no davvero, per nessuna di queste stupidissime ragioni,  ma perchè credo ancora nell’amore,  ecco tutto, e voglio essere pronta, voglio gustarmelo, come è giusto che sia, non voglio pentirmi dopo che l’avrò fatto, e che diamine,  io diventerò donna, sto per diventare donna, un giorno avrò, credo dei figli, e cosa racconterò ai miei figli?  che fare l’amore è come prendere l’autobus?; poi magari  l’amore mi deluderà lo stesso,  ma io voglio che la mia prima volta possa essere speciale, è un mio legittimo desiderio e un mio legittimo tesoro che sarei idiota a togliermi, e allora per questo io aspetto il momento giusto, quello che arriverà solo per me, guardandomi negli occhi e non sotto le sottane, tenendomi per mano e non su qualunque parte del mio corpo  come se fosse un oggetto  qualunque da usare e buttare…

Io Maria, Angela, Federica, Sonia, Antonella, Giorgia, Filippa, Greta, Carla, Donatella, Rachele, Marta, Gaia, Allegra, Monica, Veronica,  Francesca, Beatrice, Rebecca, Fatima,  Jasmine,  Magdalene,  Simon, Elisabeth,  Giovanna, Daria, Serena, Giuseppina………..noi  vogliamo aspettare il momento giusto. Semplicemente.

E non ce ne frega niente di quello che fanno gli altri…

click to zoom