Cosa è stato il 68?

A seguito di una Conferenza a cui ho  partecipato sul tema “Cosa è stato il 68?…”, vorrei cercare di trarre dei punti centrali di riflessione utili  per altri, oltre che per me.

Partiamo da quello che del ’68 già si conosce, ossia che è stato il tentativo di una rivoluzione fallita; ma anche  il movimento giovanile di un intero mondo che per lo più o è finito in droga/scontro sociale  o è finito al potere di quello stesso sistema che si voleva criticare; ma anche un momento di debolezza del potere allora costituito che si è lasciato in parte destabilizzare da un’ondata che sembrava irrefrenabile;  ma anche la facile illusione che si potesse cambiare il mondo con delle belle parole e della bella musica…

Chi non fosse proprio  di quella generazione perchè all’epoca era  ancora troppo giovane o ancora non nato,  è qui comunque a farsi delle domande, perchè di quel lavoro  che fu fatto (bene o male non è questo il punto) siamo qui tutti nello stesso modo  a viverne le conseguenze.

Il 68 è stato per me stessa un momento rivoluzionario giovanile, spontaneo e globale, che   ha trasformato nell’istante  la vita delle persone, che ha fatto uscire dal silenzio, negli anni  a seguire,  molti tabù sociali  come il sesso e l’appartenenza di classe,  un modo indefinito di sentirsi libero e nel pieno diritto di prendersi il proprio spazio, al di là della propria razza, età, lingua, sesso e religione. Qualcosa di molto molto forte che sembrava portasse in sè un’energia di cambiamento positiva e feconda, ma che invece è nel giro di pochi decenni andato a frantumarsi contro un muro di pietra e di ipocrisia, che ha lasciato a terra numerosi morti e numerosi feriti. Quanto meno molti insoddisfatti.

Cerchiamo di capire meglio gli eventi. Il giorno  che fa da spartiacque tra il prima  il dopo della Rivoluzione sessantottina è la battaglia di Valle Giulia. In quella durissima giornata di scontri che vide la destra e la sinistra unite a combattere contro il potere precostituito  della Polizia e dello Stato padrone ed oppressore, si arrivò per logiche di potere  ad un punto di non ritorno.

Lo Stato padrone ed oppressore, e comunque detentore dell’Ordine,  ha alzato l’asticella della repressione, i giovani  di destra e di sinistra anzichè rimanere uniti e identificati nella medesima lotta e nel medesimo obiettivo comune, si sono lasciati schiacciare dalle logiche divisorie del comune nemico e del bisogno perentorio di vedere  ristabilito il controllo  sociale.

Quello che doveva rimanere un momento di tutti i giovani e di tutte le libertà, si è trasformato grazie ad un’opera di manipolazione aberrante  in uno scontro politico tra opposte fazioni da strumentalizzare   a tavolino e non  scelto  o  voluto  da chi in quegli anni chiedeva veramente solo pace e libertà, rispetto ed autonomia, cambiamenti e spazi di espressione..

Sarà anche vero che si sta vivendo un’era di oscurantismo e di regressione, così come sostiene il tempo del Kali juga, e ci sono appartenenze  identitarie meglio predisposte ed  attrezzate a farsene consapevoli. Tuttavia il farsi consapevoli che non si è in grado di sovvertire il sistema marcio e corrotto nè con una rivoluzione di piazza, nè con una  rivoluzione terroristica e sanguinaria (che sia di destra o di sinistra pari rimangono),  non può significare che bisogna rinunciare a stare nel sistema, per cercare poco a poco, con un’organizzata contestazione politica, di modificarlo e di umanizzarlo a beneficio di tutti.

Cadere nel baratro della violenza e di una qualche forma di dittatura è sempre un attimo, si sta su di un terreno paludoso e minato di innumerevoli trabocchetti, ma  davvero non ci mancano gli strumenti per valutare, per ragionare, per invitare gli animi al necessario confronto, evitando i terribili errori del passato e le debolezze di giudizio.

Insomma, sto cercando di capire perchè ci sono pensatori che io ritengo evoluti e che sono capaci di parlare sia alle anime accese  o smarrite della sinistra che alle anime accese  e smarrite della destra. Perchè si può stare oltre la trincea di una divisione che ormai è diventata riduttiva e pregiudiziale. Non lo dimostra forse pienamente il totale fallimento della sinistra politica e che lascia molti egregi uomini e donne   senza ragioni di contentezza? Non lo dimostra forse pienamente il totale successo di una certa destra equilibrata che cerca di essere Ragionevole e Responsabile, anche rimanendo arroccata a principi di alleanza che fungono da fanale illuminante la via oscura ed incerta del cammino?

Quando il convegno  va a parlare della scuola e di quello che il 68 ha significato per essa, e di quello che la scuola è diventata oggi, un luogo che non forma più e che sforna invece ragazzi violenti e privi di controllo, allora un pò mi irrigidisco davanti all’ inadeguato nominare fuori luogo  personaggi intoccabili per chi dovesse fare l’insegnante, come Don Milani, la Montessori e lo stesso Gianni Rodari. Che si sta cercando di dire? Che la scuola l’hanno forse rovinata questi illustri educatori che  ai ragazzi hanno dato tutto di sè, la vita, l’energia, i loro sogni e il loro tempo, per cui non basterebbero 1000 pagine per descriverne i meriti morali ed esistenziali?

Cerco di capire. Forse si vuole dire che la scuola, andando a demonizzare il concetto di nozione/studio e andando ad esaltare il concetto di fantasia/creatività, alla fine si è ridotta ad un luogo senza più regole efficaci, dove domina e sovrasta  di fatto l’elogio dell’ignoranza, dove non si insegna più a migliorarsi e al senso del dovere e del sacrificio, ma bensì solo al gioco, all’esprimersi libero senza costrutto, perchè anche qualora  un giorno diventassi un bravo artista (di artisti c’è bisogno come il giorno necessita di luce…),  quale spazio mi rimarrebbe per potere tradurre la mia  presunta arte  in strumento di progettazione e realizzazione?

Ma poi, mi domando, non siamo tutti artisti, anzi, la maggior parte  delle persone in formazione  sono in sè degli ottimi operai, semplici esecutori, magnifici tecnici, gente stupendamente pratica  che chiederebbe solo di avere la dignitosa possibilità di farsi il proprio futuro. E guai a chi pensasse che i migliori insegnanti stanno tutti al liceo, che semmai è vero il contrario, perchè è molto più facile insegnare ai già bravi,  che insegnare a quelli che dimostrano incertezze…

La realtà è che le scuole private continuano indisturbate la loro programmazione scolastica, da loro continueranno ad uscire i probabili quadri dirigenti del domani, che a giudicare dal livello di elevazione collettiva non devono essere stati  formati  molto meglio degli altri; se questo è per loro,   dalle scuole pubbliche  cosa si può ancora sperare di vedere realizzato?

Aldilà delle tristissime notizie di bullismo che dimostrano una scuola ridotta al nulla, dove gli insegnanti hanno timore di entrare in una classe, c’è da domandarsi  perchè non c’è nulla che li sostenga   nella loro  delicata e sostanziale funzione.  Anzi no, qualcosa c’è, il meccanismo indagatorio e punitivo  che gli stessi scellerati mettono in azione andando a pubblicare le loro vigliaccate sulla rete, che portano all’inevitabile intervento delle forze di polizia. Se si voleva una scuola che non fosse un carcere, ebbene, la scuola sembra diventare l’anticamera dello stesso.

Insomma, la critica che si fa alla scuola è che non insegna più nulla, incoraggia il fare niente o poco, che intanto tutti passano perchè non c’è più una valutazione finale seria, e che questo ha causato il crollo delle iscrizioni alle facoltà scientifiche, il crollo delle iscrizioni universitarie  in generale, l’aumento dell’abbandono scolastico e l’esplosione dell’analfabetismo di ritorno, ragazzi che scrivendo commettono errori ortografici pesanti, oppure che dimostrano un livello di preparazione generale e storica   assolutamente inadeguato. Altro che scuola dell’eccellenza.

Tutto con la complicità e responsabilità prima delle stesse famiglie, inadeguate al loro compito primo e assoluto di educatori, preoccupate soltanto di non vedere i loro figli bocciati o richiamati alle loro personali istanze.

La dice lunga il titolo dell’ultimo Convegno pedagogico a cui ho assistito che diceva  “La  lezione non serve”…Sostituiamo alla parola lezione la parola  Scuola e abbiamo detto tutto.

Ma torniamo al 68.  Con quel fatidico evento culturale dove la musica giocò un ruolo magico ed assoluto,  si è dato inizio ad un processo in cui si cerca sempre di uccidere il padre nel nome di una rivolta che se veramente si concretizzasse, lascerebbe solo un cadavere eccellente da non sapere dove seppellire.

Cosa mai potrebbe fare il figlio una volta che avesse ucciso il padre? Ne potrebbe solo perdere le radici, e con esse, se stesso. Non è un caso che i movimenti politici che dimostrano di salire contro la tendenza dei più che dimostrano tutti di scendere, sono proprio quei due movimenti che un padre identitario  hanno deciso di tenere e celebrare; il relatore si riferisce  al pensiero strategico che ha accompagnato tutta la costruzione del gruppo legato a Forza Italia, che ha identificato il padre nella figura sacrale del mitico Berlusconi, come si riferisce   a quel pensiero strategico che ha portato nel giro di un decennio il Movimento dei 5 stelle  a diventare il maggiore partito italiano al Parlamento, scegliendo come figura paterna l’immagine abbastanza demenziale di Grillo, immagine su cui molti non avrebbero scommesso molto e che invece si è rivelata straordinariamente  vincente.

Grillo ha rappresentato l’uomo qualunque pieno di difetti, che però è ancora capace di dire qualcosa con lo scopo di smuovere le persone dalla loro apatia, dalla loro sfiducia verso una certa politica capace solo di pensare alla propria casta e ai propri personali interessi. Questa sapiente e per nulla casuale manovra di marketing è arrivata alla sua solidificazione, il movimento di un gruppo di apparenti sbandati si è trasformato in un partito votato al comando, pronto ad assumersi le proprie responsabilità, pronto a tenere questo padre un pò anomalo sulla scena di sfondo, dalla quale sarà sempre in grado di ricomparire per continuare da lontano  a dare, su comando,  ragguagli e valutazioni.

Che poi questo neo partito di giovani contestatari o presunti tali,  per nulla patentati o esperti,   sappia davvero stare al comando in maniera intelligente, è faccenda ancora tutta da scrivere.

La fine che sta invece facendo il movimento di Forza Italia sembra evidentemente sotto l’occhio di tutti.  Sta trasformandosi  sotto l’ombra di una nuova stella nascente, quella del giovane Salvini, che porta il nome di Matteo, che ricorda un altro Matteo che ha invece fatto di se stesso e del suo gruppo una vera e propria debacle, nell’attesa della prossima trasformazione o frantumazione .

Ma questa è politica spicciola che non macina  nessun vento, è già preistoria dell’oggi dove siamo piuttosto  nell’attesa necessaria  del domani, in una società per l’appunto liquida dove tutto dura poco, si mescola e si rigenera con estrema plasticità

Si è detto queste cose note solo per fare riflettere sul fatto che i parricidi  non portano da nessuna parte. Anzi, se si vuole determinare la sconfitta di qualcosa,  non c’è  prassi più efficace di questa. Ma scusate, si potrebbe mai immaginare una società dove si dichiarasse morto Dio, il padre di tutti i padri? Che società rimarrebbe? Possiamo mai immaginare un mondo arabo senza il suo Hallah e dunque le sue moschee, o un mondo occidentale senza il suo Dio  e quindi le sue chiese, o un mondo ebraico senza il suo Innominabile e dunque senza le sue sinagoghe?

Per tornare a Dio,  soggetto decisamente interessante ma oscuro e pericoloso quando non trattato con la necessaria cautela,  ci si può chiedere: “Voleva forse il 68 buttare a mare questi tre giganti (che poi è solo uno che si cambia di veste trasformandosi, come dire che anche Dio è assolutamente liquido come tutto)? Pensava forse il 68 di proclamarsi libero dal bisogno irriducibile e  tutto spirituale dell’uomo di sentirsi non solo corpo e materia ma soprattutto anima e coraggio? ma anche tradizione? ma anche Continuamento?”  Io non penso che il 68 volesse o abbia mai voluto fare questo. Cercava solo più autonomia, giustamente. Cercava solo più ascolto, giustamente. Cercava solo più affermazione di sè, giustamente. Voleva dire  che anche  l’uomo di strada  vive ed ha cittadinanza  ovunque nel mondo. Poi invece è arrivato l’orco cattivo  a mangiarsi tutto, e l’orco cattivo siamo noi stessi ed i nostri limiti, ma è soprattutto  un pensiero opportunista  ed  organizzato che scalza un pensiero insicuro e disorganizzato.

L’orco cattivo in verità non si è portato via proprio un bel niente. Quello di vero che meritava di continuare  a vivere ha continuato a vivere. Quello di falso che era già destinato a fare pochi passi, è stato eliminato o si è lasciato corrompere nel tempo. E poi ci sono stati i morti, quelli sì tutti veri, quelli sì tutti tragici, quelli sì tutti ancora impressi nella memoria dei sopravvissuti.

E’  per loro e nel loro ricordo che il 68 continua a rimanere una ferita sempre aperta e ancora non risolta.  E bisogna andare avanti, perchè l’oggi è già domani ma non c’è domani senza la nostra storia vissuta. Questa cosa deve essere chiara per  tutti.

La verità è che studiare serve, eccome se serve; avere delle regole serve, eccome se serve; fare dei sacrifici e tanta gavetta serve, eccome se serve; avere un padre a cui ogni tanto dare ascolto serve, eccome se serve. Se proprio si vuole uccidere qualcuno, nel senso metaforico del termine, sia  abbia a  far fuori i patrigni,  i falsi profeti e i raccolta frottole che si sa non hanno da portare nulla di buono.

E’ una lotta titanica, ma non impossibile. Si può fare  a piccoli passi. Con tanta pazienza e fiducia. Senza rassegnarsi a mollare.  Cadere nello squallore è un attimo, cadere negli estremi è un secondo, è davvero questione di briciole. Qualche segno di speranza lo danno i pochi (ma ce ne sono) giovani che hanno compreso che impegnarsi serve, che non omologarsi serve, che farsi delle domande serve e può rendere la qualità della vita migliore. Non solo migliore, ma degna d’essere vissuta.  Contro i più che le domande non se la fanno, che credono che essere giovane significhi andare in discoteca o nei circoli di appartenenza, vestirsi in maniera tutta uguale,  rifiutare un lavoro che di certo non è più degno d’essere chiamato tale, e non avere fedi o credi o fuochi ardenti,  perchè intanto è tutto inutile, scegliendo a questi  le ideologie.

Certo, il fenomeno della globalizzazione e dell’invasione immigratoria  non ha semplificato la possibilità di fare la quadra del cerchio,  e non sta aiutando. Non sta nemmeno aiutando il ruolo della Chiesa  che rimane abbastanza equivoca, oscillante tra il dovere cristiano dell’accoglienza e l’impossibilità oggettiva a lasciarsi invadere senza opporre nessuna  ragionevole  contropartita o controfferta. Il prezzo di tutto questo lo sta naturalmente pagando l’uomo medio, la classe media, che di fatto si è spaventosamente impoverita.

Si torna alla questione centrale: i giovani e non solo si chiedono se c’è ancora uno Stato  o se tale Stato  esiste solo per venirci a pignorare la casa quando è lui stesso ad averci ridotto sul lastrico  per non averci  pagato il dovuto.  I giovani e non solo  si chiedono se c’è ancora uno Stato o se esiste solo per fare gli interessi di un oscuro disegno economico che rimane oscuro ma non per questo non reale e non per questo non tragicamente vissuto sulla pelle di noi cittadini che da sovrani siamo diventati fango e nullità.

Insomma, ci racconta un giovane che è venuto a testimoniare il suo disgusto per il  nostro mondo tanto allegro e spensierato, completamente occupato a lanciarsi i like sui social di mezzo pianeta: “Questo mondo così bellamente   perso non mi appartiene, preferisco passare il mio tempo sui libri, dove posso riflettere su come sia stato possibile passare dall’era dell’oro quando le pietre cantavano, all’era del libro quando le persone hanno potuto cominciare a farsi una cultura diventando  sovversivi perchè istruiti, all’era dell’ignoranza quando si è fatto credere che studiare non serviva e che ci si poteva trastullare in orge di libertà assoluta o di sterili masturbazioni mentali….Fino ad oggi, al minimalismo di oggi,  dove non si riesce più a tirare fuori un ragno dal buco, dove tutto è finito in vacca, dove ci è stato rubato il futuro, perchè il futuro è già morto e sepolto sotto le macerie del recente passato.”

Economicamente parlando non siamo messi molto meglio. Ci dice un analista del campo   che  il sud del mondo diventerà sempre più povero e disabitato, lasciato al suo destino; il nord  si piegherà al peso di questo  compito  insostenibile, quello di ricevere richieste di altri spazi; le imprese continueranno a chiudere perchè  dove non c’è uno stato e delle politiche adeguate  che sostengono il circuito produttivo,  non vale la pena di mettere denaro; se anche la robotizzazione dovesse arrivare a fare passi da gigante, chi sarà oramai in grado di comprare dei manufatti in un contesto sociale incapace di mantenere se stesso, incapace di provvedere al consumo dei suoi stessi prodotti così altamente tecnologizzati?  Sembra un film dell’orrore ma è invece  una non impossibile realtà.

Heidegger subì un processo di pensiero mondiale  per essersi compromesso con il nazismo, e fino a che si è potuto è stato bandito dalla cultura, lui  che era l’immagine stessa della sapienza    e della cultura;   oggi   ci si è dovuti ricredere, perchè il brevissimo e comprensibile  errore di Heidegger  di avere scambiato lucciole per lanterne, si è trasformato nel non legittimabile   errore  della  Sana Santa  e Democratica cultura dopo di lui, che è andata a declassarsi, a buttarsi via, a criminalizzarsi  con il   peggiore dei delitti possibili, quello della banalizzazione del sapere,  che altro non è che il tempio dei nuovi tabù indicibili.

Io veramente conoscevo la banalizzazione del male di Arendtiana memoria, della banalizzazione del sapere non avevo ancora sentito parlare in un senso specificatamente  storico.

Questo  Convegno non finisce più, comincio ad essere un pò stanca ma cerco di resistere. La curiosità vince e riesco ad arrivare irremovibile  fino alla fine.

L’ennesimo ospite che interviene  è uno psichiatra che ci parla dell’importanza dell’inibizione. Perdere i propri istinti inibitori è rischioso, si può ovviamente cadere nella depravazione e nell’indicibile o nell’insostenibile e  nell’indifendibile. L’inibizione rappresenta il limite da non superare, il padre da non uccidere, il rispetto dell’altro  da non negare. Mi sembra la prima cosa rassicurante che ascolto dopo diverse minacce inquietanti.

Dopo di lui parla un altro esperto di sviluppo sociale Ci presenta alcuni libri tutti sul tema della democrazia; se non fossero i loro autori persone assolutamente fuori sospetto,  si potrebbe pensare che stiamo in un covo di facinorosi testedicazzo;  uno è “La democrazia: brutta e impossibile”  di non ho capito quale autore, devono essere autori vari…    ; l’altro è “La democrazia non esiste” di Piergiorgio Odifreddi; e il terzo   è “I numeri non sbagliano mai”  di   Jordan Ellenberg. Da queste letture emergerebbe che già Platone aveva sostenuto che la democrazia non poteva funzionare, perchè di fatto si può tradurre solo  in una oligarchia, cioè in un governo di pochi che ti fanno credere che sei tu a decidere. Insomma, è un inganno mascherato. E comunque è logicamente dimostrato che la democrazia ha sempre fallito ovunque e continuerà sempre a fallire. Sento parlare di democratura, di democrazia 2.0, di democrazia apparente o inutile, di democrazia dei divieti, di epistocrazia e di democrazia utopica o manovrata.

Qualcuno tira fuori  la teoria di Arrow e la teoria di  Sonnenschein. Per chi volesse saperne di più se le   può andare a cercare in rete.

Per quel che mi riguarda, sono troppo innamorata della democrazia per ammettere che sarebbe meglio una dittatura all’esercizio della libertà di voto, ma tra la democrazia senza regole e costrutto  di oggi e un governo democratico con poche regole ma chiare ed inderogabili, io saprei cosa scegliere, questo è certo. Lo ammetto, è il mio limite, toglietemi tutto ma non il mio pensiero su quanto sia IRRINUNCIABILE  vivere liberi e senza dittatori di sorta  sopra la capoccia.

Tutti i dittatori, per quanto possano essere  illuminati, prima o poi  muoiono, e poi chi li sostituisce? ci potrebbe capitare un dittatore di m….. , e allora scusate, prevenire è meglio di curare.

Di tutto questo delicatissimo ed istruttivo discorso capisco che oggi siamo nel tempo della postdemocrazia, e che bisogna sapere rimanere al passo di questa società liquida e sfuggente come un’anguilla che fino a che non l’hai messa nel secchio non te la porti a casa e non te la puoi mangiare.

Sono sfinita, ho consumato il mio unico giorno libero dietro a questi signori che mi hanno riempito di parole che so già finiranno nella centrifuga del rimuginamento. Anche loro hanno affrontato un viaggio più o meno lungo per venire a farci questi discorsi.

Amo chi sa ascoltare tutte le voci, aprire tutte le porte, mettersi in gioco, non dichiararsi mai arrivati e quindi chiusi al nuovo o al diverso..  Certo che è faticoso poi tirare le fila, fare analisi, riconsiderare cose che pensavamo definite. Anche questo è la società liquida, evidentemente.

“Io so che tu sai che io so” è il celebre motiyo del complottista, di chi vive di sospetti indissolubili.  Viviamo nel tempo  degli equivoci, ed io ne so davvero qualcosa che di equivoci potrei raccontarne un’enciclopedia.

Diciamo che  nulla è quello che sembra, e che il vestito non fa il monaco, ma questo lo sapeva anche mia nonna che al Convegno di oggi non c’era ma questa cosa la sapeva da sè… No, l’unico vero pensatore che abbia avuto la sinistra  dopo Marx è stato Gramsci, e proprio i suoi compagni non hanno saputo valorizzarlo e riconoscerlo (viene sempre detto nel Convegno).

La destra, di pensatori degni di nota ne ha avuti  numerosi, a partire da Julius Evola che sta venendo rivalutato, dopo essere stato stigmatizzato come il teorico del nazismo. Certo, anche Nietzsche ha dovuto sopportare lo stesso travaglio, e non c’è stata poi Università libera e degna di attenzione  che non abbia voluto e saputo riconoscerlo e celebrarlo. Gli stessi numerosi filosofi di sinistra ammettono il fallimento della scuola di oggi e si  auspicano   una rivalutazione  della scuola delle nostre origini accademiche, dove lo studio è studio, l’impegno è impegno, i ruoli sono ruoli.

Il nostro relatore oscuro  che ci ha guidato passo dopo passo per tutta la giornata è arrivato ai congedi. Ci lascia con questo monito “Imparate a navigare” che voleva dire che mai come oggi è importante usare lo strumento del discernimento  nel marasma delle mille informazioni   e del  trasformismo.  Occorre   però non tradire  un luogo di possibili  scoperte assolute  con un luogo di insulti, appiattimento ed individualismo.

Sì, è sempre più vero, sempre più solo un Dio ci può salvare…