Italia, terra di tesori e persone argute

La verità è che l’Italia è un paese strano, unico e incompreso.

Siamo gente strana, perchè non ci crediamo un gran che, sappiamo d’avere un mare di difetti,  però in noi, anche nell’ultimo dei nostri  compaesani,  sta insito il pensiero che siamo grandi, che  possiamo andare fieri di noi stessi, che semo gente  vera, e non  squaquaraqua  de poco conto...(non so perchè mi è venuto fuori il romanesco…)

Oggi a scuola chiacchieravo con il mio collega di  materie tecniche meccaniche, un ingegnere, di origine molisana. Sarà la primavera ormai inoltrata  che ci spinge a essere tutti un pò ciarlieri, sarà che era reduce di una veloce rimpatriata, sarà che i ragazzi stavano lavorando  intenti  alla loro tesina d’esame,   fatto sta Mucciaccio   mi racconta del suo paese, di suo padre, di suo zio preside ormai in pensione  ma ancora iperattivo,   e del fatto che  la sua regione, il Molise appunto,  conserva vari  dei più speciali tesori architettonici  ed archeologici   della nostra bella terra..

Vogliamo forse scordarci  dell’Abazia di san Vincenzo al  Volturno?,  o della chiesa  di santa Chiara?  o  di Venafro  con le sue veneri   ed i suoi chioschi?  o  di Isernia   con le sue celebri fontane ?  E  cosa dire del museo sannitico di  Campobasso?   La lista delle celebrità potrebbe proseguire  e mentre che mi racconta gli brillano gli occhi, anche perchè va ricordando di quando era bambino, o ragazzo,  e per lui  le sue colline e le sue valli erano tutto il suo mondo,  tutto il meglio che mai un giovane  potesse    mai  desiderare.

La lingua italiana come lingua nazionale   avrà ricevuto i natali da Firenze,  ma la lingua latina da cui la lingua italiana  proviene,  trova proprio nel Molise uno dei suoi centri linguistici più vivaci ed effervescenti.

Tutto questo discorso su quanto è bella l’Italia nasce senza una ragione particolare, in classe ci sono alunni un pò di tutte le provenienze, non mancano anche gli stranieri,  e siamo un coacervo di  sentimenti passionali  dove ognuno porterebbe con orgoglio la propria bandiera, il proprio baluardo di famiglia.

L’amico professore mi racconta che là, nel Molise,  dove vai a scavare  trovi, e dove trovi,  poi vai ad ingrandire il già florido  museo  della storia  antropologica e  non solo  che fa  glorioso e in dimenticato il nostro passato  almeno quanto il  nostro presente.

Se solo fossimo capaci di tradurre in economia e dunque in lavoro tutto quello che possediamo, allora sì che diventeremmo  migliori di quello che siamo.

Forse ci manca la capacità imprenditoriale, forse ci manca la capacità  di   rischiare del nostro,  di metterci  alla prova,  e ci fermiamo a metà, quasi in superficie, rinunciando a quello che potremmo diventare  e rappresentare per il mondo che ci  ammira nonostante le critiche.

Forse è la certezza che in Italia di questi tempi non ne vale molto la pena (del resto dopo il Rinascimento di epoche d’oro ne abbiamo avute veramente poche)  o proprio non c’è possibilità,  ma poi scopriamo per non smentirci  come  tante botteghe si industriano, tante arti e mestieri ci hanno sempre distinto, e scopriamo che c’è vita, c’è vita ovunque che vuole fiorire, rimanere,  cambiare.

Ma io mi domando e chiedo: Roma è stata Roma per  se stessa o forse anche  per i suoi romani?  un italiano  è italiano    per se stesso  o  forse anche per i tesori che conserva? Ma di quanto siamo tutti noi consapevoli dell’immensa bellezza che ci circonda? E  quanto  potrebbe  una classe dirigente migliore   smuovere i fardelli che ci tengono ancora incatenati come eterni  servi asserviti a logiche medioevali?

Perchè in Italia  i migliori rischiano di andarsene e chi rimane rischia di  assuefarsi all’immobilismo  della burocrazia  e delle caste dominanti? O forse fingiamo, fingiamo solo di stare  cheti  ma  dentro c’è un movimento di pulsioni sopite, pronte a venire fuori.

Dopotutto noi facciamo i professori, il nostro compito è entrare in classe  e mostrare ai ragazzi  che fuori c’è un mondo che li aspetta,  dove potranno  realizzare di sè  i loro sogni,  le loro aspettative.

Siamo dei privilegiati, anche se non riconosciuti e sottopagati. Privilegiati perchè facciamo un lavoro intellettuale, meraviglioso per chi ci crede,  e poi perchè   ci lascia il tempo per riflettere. Quella cosa che sembra essere caduta in disuso.

Intellettuale significa che    della   persona noi ci occupiamo con la mente nostra   della mente  altrui, ed il   cervello è  la parte più elastica, la più mobile, la più energica (oltre che la meno conosciuta e la più  mal considerata),    quella che se sospinta da emozioni  può portare molto lontano.

Lontano come un giro  di volta  tracciato da una antica  spada romana  (la spada di san Vittore) usata nei giochi cistercensi,   rinvenuta   per caso  dentro antichi casolari, abbandonata dentro vecchi  scafandri,  che Mucciaccio mi racconta  avere  imbracciato  di persona,  averci giocato per qualche istante, senza sapere d’avere tra le mani un pezzo  assolutamente   unico   che conservava ancora,   nelle sua lega tra le pieghe della parola  Roma incisa a fuoco,   il tempo ed il respiro del suo antico gladiatore.

Lontano   come l’apparizione maestosa    di   uno dei tanti nostri  castelli  esistenti e perfettamente restaurati,  come   l’eccellente  castello Pandone, che mi si dice essere  da poco  un museo nazionale,  meraviglioso esempio di architettura     con origini sannitiche e poi romaniche,  ricco di affreschi perfettamente conservati  a motivo equestre, riproduzioni di  cavalli a grandezza naturale  che sembrano volere  uscire dal muro e mettersi al galoppo sfreccianti  nel vento.

Anche Mucciaccio a guardarlo sembra un moderno gladiatore, alto, moro, due occhi enormi, un sorriso solare, uno sguardo fiero.

Noi italiani siamo fatti così,   abbiamo  il  luogo più bello al mondo tanto che non ci viene molta voglia di  andare a guardarci in giro, e se poi lo facciamo, non vediamo l’ora di ritornare  tra le nostri valli, e se poi pochi ci vengono a cercare, forse è anche meglio,  che   intanto   il chiasso  ed il frastuono  della modernità tecnologica sarà anche indispensabile e interessante,  ma alla fine   ci disturba, a noi gente di   frontiera abituati a cavarcela sempre, abituati   a vivere di poco  sapendo che dagli antichi nostri,    abbiamo ricevuto l’immenso.

Questo immenso noi abbiamo il dovere e il piacere  di  conservarlo,  non possiamo metterlo dentro una  capsula del tempo.  Succeda quel che succeda,  la bellezza  salverà il mondo, e Dostoevskij  non si sbagliava.

 

 

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