il pugno del Papa

Il nostro carissimo Papa Francesco come sempre ogni tanto ci sorprende con le sue uscite mediatiche. L’ultima è stata la sua battuta sul pugno; il pontefice praticamente ha detto “Se qualcuno ti offende la mamma, tu gli dai un pugno, perchè è normale reagire così”… Ma prima di dire questa frase aveva anche precisato che mai per nessuna ragione si può uccidere qualcuno, per nessuna offesa possibile.

Mi sembra doveroso tenere le due parti del discorso strettamente congiunte, prima che passi la falsa notizia che anche il Papa dà ragione a chi pensa che è stata legittima la reazione di morte dei terroristi.

Il Papa ha piuttosto voluto invitare noi tutti ad essere più riflessivi sull’uso delle parole e nell’uso delle immagini, in questo caso specifico, delle vignette.

E’ vero, una vignetta può diventare irriverente ed offensiva, irrispettosa dei sentimenti religiosi o personali altrui.  E allora?

Esiste il diritto del libero pensiero, della libera espressione, e queste persone, che per altro sono atee, e dunque non comprendono il sentimento religioso,  lo hanno liberamente esercitato, e oltretutto  lo hanno anche pagato con la vita.

Sono convinta che se potessero essere chiamate a modificare le loro scelte, rifarebbero esattamente quello che scelsero di fare.

Per  quello che è accaduto a Parigi non si è trattato di avere dato un pugno a chi ci ha offeso la madre. Magari i signori Kouachi    si fossero limitati a prendere a scazzottate questi simpatici quanto   irriverenti e anche non condivisibili  vignettisti.  Magari avessero avuto la forza umana di affrontare direttamente a viso aperto e con armi leali il loro presunto nemico.  Magari esistesse la possibilità di risolvere i problemi di scontri di civiltà  “andandoci a prendere per le mani…”,  come può accadere e come accade nelle normali famiglie…

Per questo non voglio lasciare nessunissimo spazio ai musulmani di pensare che in qualche modo   il Papa abbia giustificato l’operato del loro terrorismo.

Il loro terrorismo rimane un atto esecrabile.  Doppiamente esecrabile se esercitato in un contesto come quello occidentale, aperto al confronto e al dialogo.

Possiamo capire che dentro i territori nigeriani possa essere più difficile dissociarsi  dal fanatismo che rappresenta peraltro la normalità, possiamo capire che dissuadere chi usa semplici bambine come bombe, e chi fa saltare  interi asili e scuole come fossero spazzatura (vedi in Pakistan), e chi utilizza il genere femminile come merce di scambio (vedi  sempre in Nigeria) , non debba rappresentare un interlocutore facilmente individuabile.

Ma dentro la nostra liberissima civiltà,  che tutto fa e tutto ha fatto per integrare ed accogliere ( ovviamente con tutti i limiti annessi e connessi),  nessun musulmano ha diritto di pensare che quello che hanno fatto i terroristi ai nostri liberi pensatori sia vagamente giustificabile.

Se c’è qualche musulmano che lo pensa, possa il suo pensiero di morte ricadere immediatamente  su se stesso,  perchè  non abbiamo bisogno di essere criticati per le nostre  virtù, soprattutto   quando le nostre virtù ci fanno piangere.

 

 

 

 

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