roberto benigni

Ho assistito per curiosità e interesse alla seconda puntata di Roberto Benigni sul tema dei 10 comandamenti (mi sono persa la prima).
Devo dire che all’inizio ho fatto un poco di fatica a resistere sullo spettacolo, ma non ho ceduto al tentativo di cambiare canale.
Benigni si è confermato essere quello che credo sia: un mattatore dello schermo, un uomo pieno di talento e di risorse, sia comiche quanto drammatiche; una persona colta ed attenta alle problematiche legate allo spirituale dell’essere, ben celate dietro il suo aspetto di ometto che ama la satira, la provocazione e lo scherzo (del resto cosa aspettarsi di meno da un toscanaccio???)
Un attore e quindi uomo di mondo, che improvvisamente si trasforma in pensatore, in lettore attento della Sacra Scrittura, e che senza paura propone un testo così antico ed intoccabile ad una platea altrettanto moderna ed antisacrale quale può essere il pubblico della Rai, il pubblico di noi italiani, che da tempo abbiamo fortunatamente abbandonato la frequentazione passiva della Chiesa ed il timorato ma non consapevole rispetto dei santi comandamenti.
Benigni stupisce, come sempre. Stupisce perchè è l’insieme di tutte queste contraddizioni, e ancora un pezzettino di più.
Benigni viene amato e rispettato perchè è uno che si impegna, nel senso vero della parola. Ci mette molto del suo.
E’ uno che credo pensi di se stesso: “Questa cosa non l’ho ancora fatta, vediamo se mi viene? vediamo se ne sono capace, vediamo se ho da imparare cose che non sapevo nemmeno esistessero…
Insomma, è un bravo maestro poichè è un bravo scolaro.
E’ uno che si mette a testa bassa e studia, arrivando al risultato.
La cosa che più ho apprezzato del suo lungo monologo, dove praticamente senza testo, ma solo con il canovaccio dei dieci comandamenti messi in fila, Roberto ha saputo tenere le fila dell’attenzione, senza battito ferire, è stata l’intelligenza e la profondità delle sue osservazioni.
Insomma, forse un Benigni filosofo ancora un poco ci mancava.
Dovrei ripercorrere passo a passo le sue riflessioni, partite dai tre/quattro santissimi comandamenti verticali, fino ad arrivare agli altri sei cosiddetti orizzontali, ma lo farò in un altro post, che adesso devo staccare.
Di sicuro tra i più belli è stato quando ha citato il fondamento della verità come pilastro del nostro vivere sociale, e quando ha citato la meraviglia della libertà, onde per cui Dio ci ha voluto liberi nella maniera più assoluta; e poi quando infine ha citato l’incanto del comandamento più amato da Gesù, ossia l’amare il prossimo nostro come noi stessi.
Che altro dire, amici carissimi? La bellezza della Bibbia è tale che dopo tremila e passa anni ancora ci stupisce, ci ammalia, ci azzittisce, ci fa abbassare la testa…
Alla prossima, dunque 🙂

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10 thoughts on “roberto benigni

  1. Si perche’ la mia parrocchia ha affrontato con noi giovani questo problema prima ancora che papa Francesco risvegliasse gli animi.

  2. Grazie al fatto che in molti si erano allontanati dalla chiesa per via dei precetti troppo rigidi. E tra chi aveva voltato le spalle erano proprio i giovani!

  3. Questo non è per colpa sua; è il retaggio di un lavaggio del cervello che la chiesa dominatrice ha inculcato per troppo tempo; adesso fortunatamente non è più così, e stiamo sperimentando il rischio opposto, ossia quello di non avere più freni in nulla.
    Di certo e per sacrificio di molti, nonostante tutto, l’impero della Chiesa Padrona sembra essere tramontato.

  4. La chiesa ha preteso egemonia per un solo motivo, essere superiore a tutto e tutti, avere potere e controllo sulle anime umane. Altrimenti come spiegheresti il terrore che ancora molti hanno nei confronti dei precetti cristiani, preti compresi???? Ancora mia madre, di educazione cristiana ante benigni, alla vista di una coppia non sposata con figli si scandalizza!!!!!

  5. Insomma, come tu dici ha portato il decalogo fuori dal dimenticatoio di un regime del cui significato ne ha sempre preteso l’egemonia; tutti i secolari errori della Chiesa, come tu dici, soprattutto di chiusura nei confronti del sesso, lui li ha presentati per quello che volevano significare fin dall’origine.
    Essere umani è essere persone sessuate; essere umani è essere persone che con il sesso si prendono anche cura in ogni senso delle persone che decidono di amare; essere umani è essere gelosi, come Dio lo è di ognuno di noi…
    Questo è un discorso che finirà con la fine del mondo.

  6. Insomma, ha saputo descrivere l’attualita’ in modo semplice e punzecchiante. Ha trattato il non rubare a 360° partendo dal lavoro in neri alla schiavitu’ alle notizie attuali…. Insomma ha fatto dell’intero decalogo una rivisitazione modernissima lungi dall’essere qualcosa da temere perche’ lo impone la chiesa, e mi riferisco a secoli di timore nei confronti del sesso…

  7. cara Aida, qui ti aspettavo 🙂
    Sul comandamento Non rubare, uno di quelli semplici perchè categorici, Roberto non si è lasciato scappare la battuta, che certo non ci fa onore.
    Non rubare è la nostra assoluta capacità di rubare al nostro prossimo, ossia a noi stessi.
    Non rubare è l’intelligenza sopraffina messa al servizio del crimine.
    Non rubare è la mancanza totale di coscienza di chi commette atti indecenti senza nemmeno sporcarsi le mani.
    Che altro ti devo dire? … Chi ha orecchie per intendere intenda!

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