Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene e che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via. .
(U. SABA, Città vecchia)

Commento: dopo che ho letto questa poesia ho pensato: “Ecco, chi scrive in questo modo è capace di sentire gli altri, potrei definirlo un empatico, uno che sa mettersi nei panni dell’altro (oltre naturalmente essere un geniale poeta che incrocia parole come sapienti suoni incantevoli e leggeri)” Virtù assai speciale.

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