il coraggio, la resistenza

Se ieri parlavo di speranza e di compassione, oggi mi viene di parlare del coraggio e della capacità di resistere.
Il coraggio è direttamente conseguente all’avere speranza, che altrimenti si sarebbe solo dei folli o degli sprovveduti nel compiere un gesto che sappiamo non avere nessuna possibilità di riuscita.
Che altrimenti si sarebbe solo degli uomini spenti, privi di slancio e di argomentazioni, privi di personalismi e di architettura, privi di intendimenti e di semplici sogni.
Con il coraggio sappiamo di andare ad impegnarci in qualcosa di difficile, ma non di impossibile.
Il nostro ardimento si nutre di un progetto, di uno spirito, di un disegno, di un istinto, di una passione.
E per portarlo a termine spesso dobbiamo ricorrere alla nostra capacità di resistere; resistere alla fatica, allo sconforto, al ripensamento, al dubbio e alla paura.
Come vediamo il coraggio non sta da solo come un eroe ben vestito senza macchia e senza timore; è la persona che veste abiti assolutamente ordinari, che passa inosservata, che non ama nemmeno apparire, ma che procede determinata alla realizzazione di uno scopo.
Un bel giorno esso viene a bussare alla nostra porta e noi possiamo decidere se averne o se decidere di non rischiare.
Certo, senza coraggio non riusciremo ad andare da nessuna parte, perchè la vita stessa è spesso un atto che richiede iniziativa, forza e ardimento.

Un tema che potremmo proporre agli studenti da che hanno acquisito l’uso della scrittura potrebbe essere: “Racconto quella volta che ho avuto coraggio…” oppure “Secondo te quando è importante dimostrare/non dimostrare coraggio?”

Sempre meglio dare l’idea che non bisogna avere coraggio a tutti i costi.

Può accadere che per questo esercizio non si sia ancora pronti, e dunque è opportuno non azzardare, non improvvisare, non buttarsi allo sbaraglio.

Il coraggio è tale solo se si fa carico del possibile fallimento di se stesso.

Altre cose poi verranno dette…

Per esempio, proporre una riflessione allargata alla realtà con una proposta del tipo “Descrivo il mio eroe pieno di coraggio”

Non si può immaginare la moltitudine di agganci che ne potrebbero emergere.

Se invece siamo impegnati in una lezione di storia o di geografia o di scienze, non mancherebbero certo i riferimenti possibili all’avere avuto coraggio.

Comprendo il mio limite; mi viene spontaneo collegare l’argomento, qualunque esso sia, alla didattica, perchè è nella didattica che io sono chiamata a mettere in pratica le parole che racconto (oltre ovviamente che nel privato).

L’opposto del coraggio è la codardia, che non va confusa con la prudenza.
Della prima possiamo elencare ogni difetto, della seconda invece ogni virtù.
La prudenza è quella vocetta che ci sussurra di non fare una determinata cosa, perchè prematura o sconsigliata.
Il limite sottile tra la saggia prudenza ed il suo eccesso, è quel margine impercettibile ma sostanziale che ci porta ad avere coraggio.

Ciao come sempre, amici carissimi.

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