la speranza, la compassione

“All’inizio di questo nuovo giorno, eccomi davanti a Te, Signore: Tu sei il mio Creatore e Padre, Tu sei il mio amico e salvatore, Tu sei la forza che mi dona la vita. Io mi metto davanti a Te per lodarti e ringraziarti per la mia esistenza e per quella di ogni creatura. All’inizio di questo giorno affido a Te, la mia vita: custodiscimi lungo il giorno, affinché cammini secondo la Tua volontà. Ti affido il mondo intero, i miei cari e i miei amici, tutti i poveri del mondo: posa su di loro il tuo sguardo.”

Non so chi abbia scritto questa preghiera, che si trova sulla rete sotto il titolo “All’inizio del giorno”

E’ solo un semplice testo di ringraziamento e di invocazione della pace per la nuova giornata che si trova al suo esordio.

Stanca di cose ordinarie, di richiami banali, di testimonianze effimere o violente, mi viene spontaneo cercare quello che non fa tendenza, che non fa cicalecchio, che non fa vetrina.

Ho sempre considerato il cristianesimo e l’essere religiosi in genere, un modo di essere impegnati, di avere qualcosa di serio da dire, ed alla fine viene sempre fuori che questo è null’altro che la verità.

Il cristianesimo è sempre stato per me il mio comunismo, il mio essere per gli ultimi, per quelli che nessuno considera.

Lo so, sto calpestando un suolo minato, dove il rischio di ipocrisia e di eresia è sempre dietro l’angolo. Non c’è bel fiore che noi si possa raccogliere e che non contenga il pericolo d’essere solo vuota apparenza.

Papa Francesco ci racconta che lui è cresciuto nella fede grazie agli elementari insegnamenti di sua nonna, che, tra molte altre cose immagino, nella settimana santa lo portava davanti alla croce di Gesù morto crocifisso, dicendo: “Ecco vedi, questo è Gesù che è morto in croce, ucciso perchè ci voleva bene, ma domani risorgerà, non sarà più inchiodato su questa croce”.

Le parole non erano proprio queste, ma era questo il loro senso e il loro spirito, che è questo che conta.

Il significato di un evento.

Quello che a scuola ogni insegnante deve trovarsi a spiegare ai suoi alunni.

Quello che ogni genitore deve trovarsi a insegnare ai propri figli.

Quello che ogni amico o innamorato deve trovarsi a donare alla propria innamorata (e viceversa).

Il significato di Gesù che muore in croce e poi risorge, me ne rendo conto, non è argomento che possa trovare facile ascolto nel giorno di oggi, 18 agosto 2014, quando molti di noi siamo ancora o appena andati in vacanza, o quando ci frullano in testa mille preoccupazioni o semplici pensieri assai pratici e contingenti.

Però, prima di riprendere io stessa le mie cose quotidiane, sento proprio il bisogno di affidare a qualcuno di speciale il mio presente ed il mio futuro.

Perchè farlo in rete, e non solamente nel privato della mia giornata? Ma perchè la rete è diventata parte del nostro quotidiano, diventando anche parte del nostro privato. E quando dico parte intendo dire che non è TUTTO il nostro quotidiano. Ovviamente.

Non si mettono forse con estrema leggerezza le nostre cose più care e preziose alla mercè di chiunque? anche di chi potrebbe farne un uso affatto lecito?

Con questo articolo invece sto facendo una cosa molto diversa; sto solo pensando ad alta voce.

Oddio, pensare è una parolona un poco impegnativa.

Diciamo che sto riflettendo sugli eventi che ci stanno accadendo: un pontefice speciale che ogni giorno ci meraviglia per la sua semplicità e schiettezza, fatti di cronaca sempre meno straordinari per la loro estrema follia, abitudini di vita che mescolano l’uso della tecnologia all’essere normalmente nel mondo a contatto con gli altri, per cui siamo finiti a non avere magari amici in carne ed ossa, ma ad averne qualcuno di significativo che ci segue sulla rete, oppure le due cose che tranquillamente coesistono.

Tutto questo ciarlare era partito dalla bella preghiera di ringraziamento e di invocazione.

Del resto, potremmo mai ringraziare o invocare una persona così come ringraziamo ed invochiamo Dio?

Se lo facessimo, saremmo in alternativa o dei folli, o dei satanisti, o degli schiavi.

Non era Nietzsche che paragonava i credenti a piccoli esseri che hanno bisogno in un Dio da pregare, solo perchè incapaci di prendersi la responsabilità della loro delirante potenza?

Tanto amo il grande filosofo del nulla, quanto non capisco la sua cecità ed il suo pensiero privo di speranza e di compassione.

Solo la speranza e l’essere compassionevoli ci permettono di prenderci ogni giorno sulle spalle il nostro bagaglio di vita.

E come potrebbe mai un uomo scendere sotto i nostri occhi dalla croce da dove è stato trucidato, se non ci fosse la speranza?

Come potrebbe un uomo perdonare o capire un altro suo simile se non ci fosse la compassione?

Questo blog era nato con il titolo “La croce, il tempo, la mente”
Forse perchè alla fine io so parlare solo di queste tre cose.
Ciao a voi, carissimi.

Annunci