una bella rivoluzione

Non c’è nessuna rivoluzione dal basso dove non si arriva alla fame,  e non c’è nessuna rivoluzione culturale delle coscienze  se non si arriva alla guerra.

In altre parole, la rivoluzione si fa inevitabilmente con la violenza.

La violenza è un’arma  dolorosa ma necessaria, ma non deve cadere nella tortura o nella ceca sopraffazione.

Quando detta violenza viene saggiamente ed onestamente  esercitata, porta con sè notevoli pesi e notevoli  complicazioni,  tanto che  è difficile trovare uomini giusti capaci e intenzionati ad esercitarla.

Il nostro paese Italia ne è attualmente sprovvisto, di detti uomini. Difficile  quindi pensare che si possa fare una rivoluzione culturale.  E nemmeno si è socialmente parlando alla fame, non ancora. Difficile dunque pensare  che si possa fare una rivoluzione civile.

Rimane lo stagnamento di  conflitti e di precarietà   che continuano a vivacchiare e a  creare tanti piccoli fuochi sparsi.

Il nostro amato  papa Francesco  qualcosa di concreto forse lo sta facendo.

Vorrei potere vedere che sapesse fare molto molto di più, ma vorrei potere vedere anche uomini di mondo al suo fianco, uomini arditi, passionali ed onesti, uomini che sapessero  ancora possedere ideali  e  progetti oltre il loro proprio specifico interesse e oltre le parole che rimangono sempre e solo parole. Oltre le scaramucce di parte.  Oltre i cartelloni di palazzo.

Abbiamo bisogno di leader che sappiano amare la vita e il nostro paese ( il paese mondo) quanto potrebbero   avere a  cuore il trionfo della giustizia.

Io  continuo a volere credere.

E che cosa faccio per essere coerente?

Sono tante le cose  possibili.

Non lusingo gli ipocriti, non mercifico cose che non hanno prezzo, cerco di dare il buon esempio, me ne frego di non possedere prestigi che non sono tutto, cerco di accontentarmi di piccoli passi in avanti, faccio cose  che mi possono gratificare, cerco di non offendere il mio prossimo, dico pane al pane,  incoraggio i disperati, ma  queste semplici  cose le possiamo fare tutti, nella nostra quotidianità.

Se le facessimo tutti,  già ci sarebbe una rivoluzione culturale.

Possibile,  senza  neanche un poco di violenza?    Si, lo sarebbe,  perchè la prima  violenza necessaria   è quella…verso di se medesimi.

 

 

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