eran trecento, eran giovani e forti, ma…

…Domani faranno le prostitute, sempre che non vengano uccise prime…

Ieri sono stati giovani soldati che sono andati a morire per la libertà del loro paese; oggi si traducono in giovani donne  che sono state sottratte al loro diritto di essere libere.

La loro sola colpa: andare a scuola, avere una vita troppo uguale a quella di tutte le donne del mondo, dove una persona di sesso femminile può diventare un medico, un avvocato, un giudice, uno  scienziato o semplicemente aprire un negozio, fare commercio, fare politica, scrivere,pensare con la propria testa,  ecc. ecc. ecc.

Scusate, ancora prigioniera dei luoghi comuni, mi sono dimenticata di aggiungere che una donna deve essere libera anche di andare a fare la prostituta, senza con questo rischiare la flagellazione o altro genere di giudizio. Del resto, la libertà serve a questo, a dare la possibilità di scegliere. Soprattutto considerando che  il genere di prostituzione maschile è stato  da  sempre esercitato senza mai subire nessun ostruzionismo. Mi riferisco  al loro prostituirsi nel cervello, nelle pratiche d’affari, nelle pratiche di profitto illecito, e nelle pratiche di convenienza sociale.

Quello che non si accetta, al limite, della prostituzione femminile, è la sua imbarazzante  onestà.

Un corrotto è tale,  ma oltre a farlo nelle segrete stanze, lo nega fino alla morte. Una prostituta è tale, ma oltre a farlo nelle pubbliche vie, non ci pensa a negarlo, lo manifesta. Ancor più lo manifesterebbe se fosse una sua libera scelta.

Insomma, la prostituzione potrebbe  essere inquadrata come un lavoro pulito, che persino si adatterebbe a pagare le tasse (come accade in altri paesi).  Verso la  corruzione della politica e del commercio maschile non ci si sognerebbe  di metterla pubblicamente  in regola, per quanto si rimane colpevoli di lasciarla  oscuratamente  libera di organizzarsi.

Il fatto recente sopra riferito (eran trecento, eran giovani e forti, ma…),  accade in Nigeria, ad opera dell’organizzazione di Boko Haram, dove la bestia nera dell’integralismo  islamico  fa razzia di carne umana considerata semplice merce da macello.

Solo una cosa vorrei precisare sull’integralismo: l’integralismo di Boko Haram odia la donna occidentale perchè è libera da certe costrizioni, tra cui quella di potere scegliere di prostituirsi,  ma poi lui stesso conduce ragazze normali e sane verso un destino di morte, violenza e bruttura, nel nome della “guerra santa”, ossia nel nome  di un mero sistema politico che non vuole mutare e scendere a patti con la uguaglianza di sesso.

Contraddizione nella contraddizione.  Utilizza un argomento sacro per questioni di squallida violenza e usurpazione; il fatto che prima di loro l’abbia fatto anche  l’integralismo cattolico , non giustifica  nulla della loro inaudita violenza.

Si sbagliava ieri, si continua a sbagliare oggi.

Questo accade oggi in Africa, nel cuore del continente nero  che nell’ immaginario  di noi occidentali è un paese arretrato e violento, dove effettivamente tutto può accadere, soprattutto in presenza di gruppi estremisti  fuori controllo o protetti da un governo dittatore.

Ma non è così. La Nigeria è il paese più ricco dell’Africa, non è arretrato. E  l’integralismo  rimane dentro nel nostro istinto al comando, al potere, al dominio. Imperversa  ovunque, anche nella nostra civilissima Europa,  che ha ridotto  con la sua incompetenza ed arroganza  secoli di storia e di democrazia in cammino,  a una voragine di vuoto e di precarietà, non solo lavorativa, ma anche mentale e spirituale.

Il 25 maggio si andrà a votare.  Vedremo chi e come si recherà  nei seggi elettorali.

In un mondo globale quel che accade all’equatore o nelle fasce tropicali deve  riguardare anche quel che accade in altre latitudini e longitudini della terra. Il problema è saper prendere e capire dal confronto   le cose migliori e che servono, e non le cose peggiori e che non servono.

Il problema ancora più complesso è che non è possibile acquisire cose positive senza con esse portarsi dentro cose negative od ostili;  è come l’acqua del mare dove tutto si mescola e si commista, si confonde, si contamina…

Di certo  non ci si può occupare dei problemi lontani se non sappiamo occuparci nemmeno dei paesi vicini, nel senso che spesso si parla degli altri per non parlare delle nostre magagne, e spesso si rifiuta il problema altrui  sempre perchè  non sappiamo nemmeno affrontare il problema che ci compete.

Quando qualcuno dice “pensiamo prima ai nostri” senza avere fatto nulla di serio per evitare in patria leggi sciagura, oppure dice “non possiamo farci nulla, ognuno risolva le sue questioni”, chiudendosi in un opportunismo che non lascia spazio alla speranza, oppure ancora dice “apriamo le porte al vicino che muore”  senza avere programmato e preteso un sistema collettivo  capace di far fronte a una vera e incontrollata  odissea di gente, fa sempre i conti a metà;   o con la metà di cui dispone che però è insufficiente e dovrebbe sapersi allargare, o con la metà  di cui vorrebbe disporre ma non ha e non si preoccupa  di  garantire..

Tornando alle trecento giovani  ragazze che sono state strappate al mondo della normalità per essere gettate nello squallore di una vita senza nome, cosa può fare l’occidente malato, ferito e corrotto  per loro? cosa possono fare i loro connazionali per loro stesse? cosa possono fare le voci dei potenti con i loro organismi complessi e sofisticati  per questo ennesimo atto di barbarie inaudita?

Non abbiamo  idea di quante cose si potrebbero fare!

Lo sconcerto è che non si fanno.

 

 

 

 

 

 

Annunci

7 thoughts on “eran trecento, eran giovani e forti, ma…

  1. Editto di Costantinopoli leggasi come una forma di potere, coercizione verso coloro i quali essendo del popolo devono rimanere nell’ignoranza e nella paura. Non a caso nei secoli a venire la vendita delle indulgenze, la mano morta, l’eresia. Che poi guarda. Non abbiamo avuto il paradosso delle 70 vergini in paradiso per chi muore per la patria, ma abbiamo avuto le crociate che promettevano il paradiso!

  2. è stato ufficializzato nel 313, con Costantino- diventato potente è diventato corrotto- come la politica che più ha da spendere e più si prostituisce- sembra quasi che il troppo denaro faccia più danni che cose buone- o forse il troppo denaro in mano a pochi- non per nulla amiamo la democrazia, che è espressione di tante persone che cercano di trovare accordi- il compromesso è inevitabile, non è una sciagura di per sè… è una questione di misura, è sempre una questione di misura

  3. E’ proprio quello a cui pensavo; rispondere con le parole, che sono come armi, se ben usate.
    Ecco, la replica di Michelle Obama e del Papa, sono un segno che direziona la mentalità mondiale, mette in minoranza politica l’azione messa sotto accusa e le parti che la sostengono, cercando di togliere loro credibilità e sostanza.
    E’ vero, può sembrare una ben misera cosa, ma le guerre si vincono negli anni. E ogni anno si compone di minuti. Riempiamo i minuti e riempiremo gli anni…

  4. Non è facile cambiare una mentalità, un tipo di cultura, seppur sbagliato ai nostri occhi. Esistono principi internazionali come la “non ingerenza” che vengono interpretati in modo contrastante in situazioni diverse. a seconda dei casi. Nel tuo, ad esempio, quella cultura, tanto vituperata da noi occidentali, rimane carta scritta, e vittime dimenticate. In fondo sono loro ad avere il problema, non noi. Poi ci si mettono le associazioni internazionali a tutela dei diritti dell’uomo. Parlano di violazione di diritti umani quando si tratta di Gheddafi, o di Hussein, poi però il resto è solo notizia. Gossip. Cosa potremo fare? Non ho idea. Non esiste un modo concreto per cambiare le cose. Andare lì e fare guerra? Morti su morti. Andare e parlare da persone civili? Rischiamo noi la pelle. Forse una diffusione di alcuni ideali occidentali, quali l’uguaglianza, il rispetto, potrebbero far qualcosa. Magari con le tv o l’educazione. Ma non vedo una soluzione migliore.

I commenti sono chiusi.