scuole a confronto

Più di trent’anni fa, il pedagogista francese Jacques Piveteau scriveva queste parole:
“La scuola è diventata «il luogo di tutte le funzioni»: ha dovuto educare i giovani a un civismo scomparso, formarli per professioni che non esistevano più, o ancora, custodirli fra le sue quattro mura perché la società non li voleva per le strade, socializzarli perché non c’erano più strutture per accoglierli, ecc. Si è chiesto alla scuola di compensare le deficienze educative della società, ed è appunto qui che sta il punto di rottura: si è preteso troppo dalla scuola, e questa ha perso di vista il proprio obiettivo principale, che è quello di istruire i giovani e non di sostituire le famiglie o altre strutture sociali nella loro missione educativa.”

 

D. Hameline, J. Piveteau, P. Mayol, La pédagogie à la recherche d’elle-méme. Table ronde, “Esprit”, 1982, n. 11-12. Riportato da Norberto Bottani, La ricreazione è finita, Bologna 1986, p. 146.
San Cristobal de las Casas – Chiapas
La settimana scorsa l’accompagnatrice Laura è arrivata con un piatto di mezzi biscotti e ognuno ne ha presi tre.
In una prima fase, al via, tutti potevano dare un mezzo biscotto alle persone che volevano ringraziare per qualcosa e poi lo spiegavano ad alta voce. In un secondo momento, invece, ognuno poteva prendere dalle mani dei compagni mezzo biscotto se da loro avevano subito qualche torto e poi dovevano spiegarlo.
Ho chiesto se, essendo a conoscenza di qualche litigio, poteva essere una terza persona a parlarne e i bambini mi hanno detto di no, che ognuno è responsabile di ciò che gli accade e questo sicuramente fa la differenza! Questi bambini sono più responsabili di se stessi in generali e sono pure meno invidiosi e se si mettono i calzini di due tipi diversi nessuno dice niente, e se vengono a scuola in ciabatte, stivali, scarpe con le lucette nessuno si guarda.
Questi bambini sono essenziali, altro che i bambini italiani che se non hanno tutto di Hallo Kitty o Dragon Ball fanno una crisi isterica! Questo è uno dei motivi per cui amo l’America latina (e dico così non perché sia tutta uguale ma perché questo accomuna tutti i Paesi che ho girato): la gente è essenziale, conti tu e non come sei vestito o quante cose hai, anche perché quello che hai lo condividi con gli altri e quindi è un vantaggio per tutti!
Quel momento è stato molto intenso, faticoso ma costruttivo e quando ci siamo alzati dalle sedie eravamo tutti più leggeri!
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