la memoria dell’acqua

LA MEMORIA DELL’ACQUA – Tiziano Terzani

 
Ma cosa sappiamo noi dell’acqua? Positivisti come siamo diventati, ci pare assurdo che l’acqua possa contenere informazioni su elementi o sostanze che nell’acqua ci sono state, ma non ci sono più. Sappiamo forse qualcosa su ciò che un evento lascia nel luogo in cui è avvenuto? Su quel che le cose, le sostanze, o le molecole di quelle sostanze possono comunicare?
Nonostante la nostra pretesa di capire e il nostro altezzoso disprezzo per tutto quel che non è scientifico, continuiamo a sfruttare ciò che ci serve anche se non capiamo come funziona. I medici-scienziati, ad esempio, sono tornati a usare l’elettroshock nel trattamento di certe malattie mentali, pur non avendo ancora un’idea di che cosa provochi gli effetti desiderati. Eppure lo fanno con la stessa fiducia con cui le massaie stendono i lenzuoli sui prati nelle notti di luna piena perché sanno che s’imbiancano meglio che con un detersivo. Allo stesso modo gli indiani continuano a bere al mattino un bicchiere d’acqua che durante la notte è stata in un recipiente di rame dal quale avrebbe tratto una benefica «energia». Cominciarono a farlo secoli e secoli fa, quando forse ne sapevano meglio il perché.
Il primo passo di ogni grande sapere è il sapere di non sapere. È un passo quello che, a suo modo, la scienza più moderna e più spregiudicata sta facendo accettando ad esempio la teoria del caos, secondo cui un insignificante avvenimento in una parte del mondo può avere ripercussioni catastrofiche e non immaginabili in un’altra. La scienza sta accettando anche che, contrariamente a tutto ciò che ha pensato finora, non esiste una osservazione oggettiva, in quanto persino gli oggetti più inanimati non restano indifferenti all’essere scientificamente osservati: reagiscono!
Quel che sappiamo del nostro mondo è una frazione infinitesimale rispetto a tutto quel che non sappiamo. A pensarci bene, nonostante i grandissimi progressi fatti dalle varie scienze, siamo circondati da fenomeni che non capiamo, fenomeni di cui non sappiamo minimamente che cosa possano significare o nascondere.
Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra, p. 126-127
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