amate farfalle

 

Leggere come piume

colorate come pagliacci

volano le farfalle

sopra i nostri sguardi distratti

e di qualcuno attenti…

Ridono i bambini nei giardini di carta

della scuola

invasa dal colore,

anche adesso che è inverno,

e noi presi da mille pensieri

attendiamo l’arrivo del sole

 

Annunci

per una scuola nuova

Ci sono solo due cose durature che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli: una sono le radici, l’altra le ali” (Hodding Carter).
La scuola rappresenta a pieno titolo per una comunità le ali e le radici da lasciare in eredità ai propri figli.
La scuola rinsalda le radici, perché incardina una vita al territorio, ne fa assimilare la linfa, fa sorgere legami forti, scava pozzi profondi da riempire con ricordi.
La scuola fa spiegare le ali, perché spinge a vedere le cose dall’alto, fa inebriare il respiro della mente con l’aria pura del sapere, conduce verso orizzonti di consapevolezza e panorami di libertà.
Con la parola “scuola”, noi ragioniamo di muri ma anche di pensiero, intendiamo uno spazio fisico ma anche un magistero, scandiamo il tempo fisso della frequenza con quello variabile della conoscenza.
In questa scuola, tanti e tanti docenti consacrano la loro fatica  dedicando gli anni migliori della loro vita, donano conoscenze e disponibilità dando nutrimento alle radici e forza alle ali delle generazioni di ragazze e ragazzi accompagnati in quest’avventura unica e personale.
Creatura  viva e preziosa, anno dopo anno, la scuola assorbe l’odore di chi ci vive e ci lavora; si colora della patina dei pensieri di chi vi trascorre il tempo intenso della crescita; si impregna delle parole e dei suoni, delle risa e dei pianti di chi si attende cura e attenzione ma anche di chi le chiede asilo e protezione.
E, giorno dopo giorno, come una casa abitata, questa scuola avrà sempre più il volto che è il nostro volto, avrà il profumo della nostra fatica e del nostro impegno, avrà il colore che ciascuno di noi porta nella propria tavolozza, avrà la luce che proviene dagli occhi delle donne e degli uomini che la abiteranno da oggi e per tanti anni ancora.
6 ottobre 2012
Francesco Callegari
Dirigente Scolastico

due parole

Un uomo voleva entrare in un ordine religioso molto rigido.
Gli venne spiegato che la regola dell’ordine consisteva nel parlare all’abate soltanto una volta ogni cinque anni, e anche in quell’occasione di dire solo due parole.
Dopo cinque anni, l’abate chiamò l’uomo e gli chiese: «Dimmi le tue due parole».
L’uomo disse: «Cibo terribile».
Cinque anni più tardi, l’abate di nuovo lo chiamò e gli chiese le sue due parole.
L’altro rispose: «Letto duro».
Dopo altri cinque anni, l’abate di nuovo chiese all’uomo le sue due parole e questi replicò: «Stanza fredda».
Cinque anni dopo, nuovamente si ripeteva il rito delle due parole e questa volta il nostro amico disse: «Per dirvi la verità, sono proprio stanco di questo posto e ho deciso di andarmene».
L’abate allora rispose: «Non sono per nulla sorpreso, una bella liberazione per te! Non hai fatto altro che lamentarti da quando sei arrivato».

 

Anthony De Mello, Brevetto di volo per aquile e polli, p. 76-77

una giornata in una scuola che funziona

LA GIORNATA IN UNA SCUOLA DELL’ALTRO MONDO – Anna Chiara Fontana

A scuola le giornate hanno preso il loro ritmo. Quando arriviamo ci salutiamo con un abbraccio tra colleghi e anche con alcuni genitori. La prima mezz’ora è sempre dedicata ad un momento comunitario.
Dopo i primi 25 minuti della giornata i bambini si dividono in tre commissioni che hanno scelto loro: orto, riciclaggio e reporters e lavoreranno in questi gruppi per tre mesi, poi ruoteranno. Anche quest’attività dura 25 minuti circa, dopodiché ognuno va nel suo salone.
Nel mio gruppo, tempo fa, abbiamo presentato ai bambini una scheda con gli obiettivi dell’anno e l’abbiamo letta passo passo, vedendo cosa già sapevano fare (occasione per far un ripasso), quello che non sapevano fare e se avevano voglia di impararlo.
La scorsa settimana abbiamo iniziato un’indagine che riguardava il nome del gruppo ossia le stelle, le lune e i diamanti. In una discussione ognuno ha detto ciò che sapeva sul tema e si è fatto una domanda su ognuno dei tre oggetti di discussione a cui ha cercato di rispondere a casa. Poi, domande e risposte sono state copiate in un foglio bianco, corredate da un disegno; queste ricerche sono state esposte al gruppo e infine sono state fotocopiate per tutti, di modo che ogni bambino possa leggerle e rispondere al test che faremo lunedì. Questa verifica, però, non ha valutazione, serve solo per far capire ai bambini quanto hanno imparato e anzi verrà corretta scambiandola tra compagni.
Parallelamente abbiamo iniziato un racconto sul tema e ogni giorno un bambino se lo porta a casa per continuarlo. Così funziona qui, si scrive su ciò che interessa al gruppo. Per correggere gli errori di ortografia si usano dei simboli che mettiamo sotto la parola e che indicano il tipo di errore, così il bambino è stimolato nell’autocorrezione.
In matematica è tutto molto concreto, tutta la scuola va matta per la matematica! Per quanto riguarda lo studio, i più grandi hanno scelto una disciplina che li interessava e per un mese l’approfondiremo. Abbiamo iniziato con la chimica: il lunedì approfondiamo la teoria e il giovedì la pratica col laboratorio di esperimenti che propongo io.
ribloggato da Diapason 2.0

la speranza

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari, Filastrocche per tutto l’anno

ribloggato da Diapason 2.0

le mani di Dio

Un maestro e il suo discepolo si trovarono a percorrere un deserto. A un certo punto, il maestro spiegò al discepolo che potevano sempre confidare in Dio, giacché Egli si occupa di tutto.
Quando scese la sera, decisero di accamparsi. Il maestro prese a montare la tenda e incaricò il discepolo di legare i cavalli a una roccia. Ma, mentre si avvicinava al luogo adatto, questi pensò: «Il maestro mi sta mettendo alla prova. Ha detto che Dio si occupa di tutto, ma poi mi ha chiesto di legare i cavalli. Intende scoprire se ho fiducia in Dio, oppure no».
Anziché legare i cavalli, recitò una lunga preghiera e affidò la loro custodia a Dio.
L’indomani, quando i due uomini si svegliarono, i cavalli erano scomparsi. Deluso, il discepolo andò a lamentarsi con il maestro. Gli disse che non aveva più fiducia in lui, giacché gli aveva mentito riguardo al fatto che Dio si occupava di tutto: non si era premurato di sorvegliare i cavalli.

«Stai sbagliando, – replicò il maestro. – In realtà, Dio avrebbe voluto occuparsi dei cavalli ma, in quel momento, doveva servirsi delle tue mani per legarli alla roccia».

Paulo Coelho, Le valchirie

ribloggato da Diapason 2.0

“ero sicuro che saresti venuto”

«Il mio compagno non è rientrato dal campo di battaglia, signore. Le chiedo il permesso di andarlo a cercare».
«Permesso negato – rispose l’ufficiale – Non voglio che tu metta a rischio la tua vita per un uomo che probabilmente è già morto».
Ma il soldato andò lo stesso e, un’ora dopo, ritornò ferito mortalmente, con il cadavere dell’amico caricato sulle spalle.
L’ufficiale era furioso: «Ti avevo detto che era morto. Adesso ho perso tutti e due. Dimmi: è valsa la pena di andare per riportare indietro un cadavere?»
Il moribondo rispose: «Si, signore. Quando l’ho raggiunto, era ancora vivo e mi ha detto: “Jack, ero sicuro che saresti venuto”».
Anthony De Mello, Brevetto di volo per aquile e polli, p. 52
ribloggato da Diapason 2.0