Il piano dei fatti

Erich Priebke in servizio pressol'ambasciata tedesca di Roma.

Il suo aspetto sembra quello di un uomo normale, persino simpatico.

Invece è  stato  Erich  Priebke,  un individuo al soldo delle SS  naziste  che durante la seconda guerra mondiale si è distinto per ferocia, crudeltà e insensibilità, causando il massacro delle fosse Ardeatine.

E’ di quelli che scusò il suo comportamento nel rispondere “Ho  soltanto eseguito degli ordini”  salvo poi non dimostrare mai un briciolo di pentimento o di ripensamento verso quel periodo così oscuro e terribile, verso le stesse vittime innocenti (tra cui solo ragazzi) barbaramente uccise, verso   gli stessi parenti che chiedevano e che ancora chiedono giustizia; vedasi il suo testamento post mortem che sostiene impunemente il negazionismo dell’Olocausto.

Come se non bastasse è morto a cento  anni,  quasi a beffeggiare chi muore suicida nella sua giovane età, solo perchè non si trova più un futuro davanti; quasi a beffeggiare chi  meriterebbe di vivere per l’eternità e invece gli spetta di andarsene precocemente.

Oltretutto anche dopo morto continua a far parlare di sè, come senz’altro avrebbe voluto che fosse.  Vuoi per quel suo testamento demenziale che si è ben preoccupato di lasciare affinchè non venisse smentita nemmeno dopo la sua dipartita  la sua ben conosciuta opinione sul nazismo e su quello che è stato e che ancora rischia di diventare.

Certo che la forza di certi uomini (ma è stato  questo un uomo?)  non finisce mai di sorprendere.

Adesso l’Argentina, da dove era stato estradato e donde lui desiderava tornare, non lo vuole per la sepoltura. Roma, la città che l’ha processato, condannato e sopportato  per anni   in prigionia,  vuole proibirgli il diritto d’avere una tomba, lui che di tombe ne ha causate moltissime.

Ma lui una dimora sottoterra   l’avrà, c’è da scommetterci.

Magari in sordina, magari senza clamore,  magari non nella forma che lui avrebbe desiderato, ma l’avrà.

Del resto, si può forse  impedire la inesorabile  trasformazione in cenere  di quello che  può rimanere per poco ancora un qualcosa di simile a un umano?

Di inumano  aveva tutto: lo sguardo, il sorriso malvagio, l‘arroganza, la  pusillanimità.

Il potere che ha potuto esercitare gli era stato asservito  da un Potere che purtroppo non è mai morto per davvero, nemmeno con la fine della guerra, nemmeno con la sconfitta del nazismo, nemmeno con quarantaquattro anni  di  lotte intestine e fratricide.

E  questo Priebke lo sapeva molto bene. Sapeva che per mille che lo volevano morto,  ce ne sono almeno dieci (ma sono di più) che lo vorrebbero ancora  tra noi.

Il male va sconfitto sul piano dei fatti e non delle idee.

I  fatti sono che  obiettivamente  parlando siamo sull’urlo di una catastrofe, e questo non a causa di quest’uomo e del nostro comune passato.

A me   non importa del  futuro di questo assassino, morto  da prigioniero, senza onore e senza gloria. M’interessa  invece del nostro, amici carissimi; moltissimo.

Ed è solo  di questo che mi voglio occupare, problemi permettendo.

Forse fatti di cronaca come questo servono proprio a farci comprendere come sia preziosa l’unica esistenza che è stata assegnata ad ognuno.

Si lascino morire  i morti che erano tali già da vivi, già dimenticati perchè mai ritenuti degni d’amore,  ma la vita per i vivi viventi  possa trovare e coltivare  la sua luce piena di  speranza.

Ogni giorno un pezzo  sempre di più, sempre di più, sempre di più…

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