IL MIO ESAME DI MATURITA’

Esami di Stato 2012 date 20 giugno prima prova di Italiano

Il mio esame di maturità  è stato negli anni  in cui  non si poteva ancora dire ad un professore  quello che pensavi apertamente, senza rischiare  di venire per questo penalizzato.

Giovanissima, ingenua, inesperta, forte soltanto della mia serietà, del mio impegno nello  studio, del mio amore autentico per il sapere.

A scuola ci avrei voluto portare volentieri il letto, forse perché  a  casa non avevo nessuno  con cui  scambiare discorsi  come invece mi risultava più facile stando tra i compagni.

Gli anni del magistrale sono stati i più belli della mia esistenza  trascorsa; guardavo il mondo e le cose come se non mi dovessero mai  riguardare; la mia  curiosità intellettuale e non solo, era pura,   si rivolgeva  a tutti gli aspetti  della vita,  che io consideravo come una cosa che un giorno mi sarebbe appartenuta, il giorno che finalmente qualcosa  mi avrebbe fatto sentire libera di  scegliere. Protagonista di me stessa e degli altri.

La scuola che io stavo per abbandonare, senza che me ne rendessi veramente conto,  era stata  tutto il mio mondo e tale sarebbe rimasta.   Diligente,  tranquilla, carina, capace  e piena di talento,  con tutto il  futuro davanti,  eppure  qualcosa non girava, non ha mai girato per molto tempo.

Succede. Nessuno di noi  sceglie chi essere,  ma solo  di essere.  Ed io  stavo zitta  e buona   nell’attesa   di  sentire la mia campana suonare solo per me, tutta per me…

La notte prima della fatidica prova ricordo d’avere dormito  sonni relativamente sereni; avevo scelto   Pirandello ed il tema  della follia e della maschera.

Il mio esame è stato brillante,  ma siccome  avevo detto  al commissario   interno    che ero intenzionata  a proseguire gli studi, non mi favorirono in modo particolare con il voto; solo un cinquanta, che però non fu   da intendersi come riduttivo. Nella mia classe concessero    solo un 52 ed un 54  prima di me,  e non ho mai studiato per il voto,  anche se a dire il vero è questo ridicolo numero che spesso ci porta avanti…

Non mi sono dovuta impasticcare, allora non si usava, nessuno ci avrebbe provato, ma se anche l’avessi potuto,  non mi sarebbe mai passato per il cervello; solo litri di caffè, magari, per quelli più esagitati,  che poi avevano anch’essi il rovescio della medaglia.  Le cose o le sapevi  o le tiravi   a caso o facevi  scena muta;   le sapevi   o perchè ti eri   ben preparato o  perchè ti chiedevano la sola cosa su cui   avevi buttato l’occhio negli ultimi trenta giorni di studio (cioè ti andava  di culo).

Di tutto quello che è accaduto poi, o meglio, non è mai  successo,  Io sono e mi dichiaro colpevole; una colpevole senza colpa,  ma pur sempre colpevole.

Non ho vissuto e sono rimasta a guardar vivere; non ho reclamato mai, non ho mai alzato la mano  per chiedere spiegazioni, sempre attendendo pazientemente l’arrivo della mia occasione. Del resto non facciamo  forse così  quando andiamo dal medico  e ci sono dieci persone prima di noi? No, l’esempio non è abbastanza   calzante, perché dopotutto dieci persone vengono servite  in un tempo relativamente breve, mentre io ho dovuto rimanere nel luogo del nulla per  un tempo che non può essere definito ragionevole.

Forse questo  secondo  esempio può rendere meglio l’idea:   come  quando prenotiamo un biglietto  che troviamo esaurito, e quindi possiamo solo sperare nella disponibilità  improvvisa dell’ultima   ora…Non c’è certezza che questo possa accadere.

Un giorno ho rischiato  di morire, soffocata dal dolore,  perché   la mia attesa è stata veramente troppo lunga….

Mi  dichiaro di nuovo  al mondo colpevole;  ho permesso  quello che non avrei mai dovuto permettere ma che non ho potuto   evitare.

C’è di bello  che  Ora   di  certo  il mio mondo è cambiato.

E se è cambiato  il mio mondo,  cambierà anche il vostro, il nostro, il loro…

Abbiamo amici,  occasione di sorridere e   rallegrarci.

Perchè nulla è accaduto invano.

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