chiamami ancora amore, chiamami sempre amore mio…

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Mai più tornerò sui miei passi…

 

 

Mai più tornerò sui miei passi

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Sono una donna che si è destata
Mi sono alzata e sono diventata una tempesta
che soffia sulle ceneri
dei miei bambini bruciati
Dai flutti di sangue del mio fratello morto sono nata
L’ira della mia nazione me ne ha dato la forza
I miei villaggi distrutti e bruciati mi riempiono di odio contro il nemico,
Sono una donna che si è destata,
La mia via ho trovato e più non tornerò indietro.
Le porte chiuse dell’ignoranza ho aperto
Addio ho detto a tutti i bracciali d’oro
Oh compatriota, io non sono ciò che ero.
Sono una donna che si è destata.
La mia via ho trovato e più non tornerò più indietro.
Ho visto bambini a piedi nudi, smarriti e senza casa
Ho visto spose con mani dipinte di henna indossare abiti di lutto
Ho visto gli enormi muri delle prigioni inghiottire la libertà
nel loro insaziabile stomaco
Sono rinata tra storie di resistenza, di coraggio
La canzone della libertà ho imparato negli ultimi respiri,
nei flutti di sangue e nella vittoria
Oh compatriota, oh fratello, non considerarmi più debole e incapace
Sono con te con tutta la mia forza sulla via di liberazione della mia terra.
La mia voce si è mischiata alla voce di migliaia di donne rinate
I miei pugni si sono chiusi insieme ai pugni di migliaia di compatrioti
Insieme a voi ho camminato sulla strada della mia nazione,
Per rompere tutte queste sofferenze, tutte queste catene di schiavitù,
Oh compatriota, oh fratello, non sono ciò che ero
sono una donna che si è destata
Ho trovato la mia via e più non tornerò indietro

Meena   1956- 1987

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LA DIDATTICA METACOGNITIVA

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LA DIDATTICA METACOGNITIVA

LA SCUOLA DEL SUCCESSO E LA METACOGNIZIONE

IL SISTEMA ADVP A SCUOLA

 

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Arcinboldo a Milano

 

Opere da tutto il mondo, genio del passato, incanto del presente…e accanto al trionfo del colore,  il trionfo della  depressione contemporanea…

 

opera di Giuseppe Arcimboldi      

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Umberto Boccioni, Stati d'animo - Gli addii

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Umberto Boccioni, Dinamismo di una testa d'uomo

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Giorgio Morandi, Natura morta con palla

Giorgio de Chirico, Il figliol prodigo

Non è mai troppo tardi

“Cari bambini, oggi volevo parlare con voi di quando nascono i bambini, di quando nasce una vita”

“I bambini nascono dal papà e dalla mamma, la mamma lo tiene nella sua pancia e poi lo partorisce dopo nove mesi, quando il bambino è pronto per nascere. Io lo so, ho visto nascere il mio fratellino…”

“E’ tutto molto giusto. Certo, i bambini nascono così, dopo che il papà e la mamma si sono voluti bene  e dunque hanno dato forma a questa creatura. Ma quello che io voglio discutere insieme a voi è chi sia un bambino, come è fatto un bambino, quali sono le sue necessità, le sue caratteristiche, le sue diversità dalla persona adulta, le sue uguaglianze con la persona adulta, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, i suoi desideri.”

“Il bambino è qualcuno che ha bisogno di tutto, soprattutto della presenza della mamma, almeno fino a che non smette di prendere il latte dal seno materno e comincia a venire svezzato”

“Giusto Carlo, il bambino appena nato è una creatura molto piccola e indifesa che ha bisogno di tutta la protezione della sua mamma e del suo papà, soprattutto della sua mamma che lo allatta e che è la sua forma di contatto umano prioritaria ed assoluta. Ma poi? Il bambino cresce, impara a muovere i primi passi, a dire le prima parole, a giocare con i suoi primi giocattoli, impara a mangiare da solo,  impara  a socializzare con altri bambini come lui,  comincia  ad andare alla scuola materna, e poi alla scuola  elementare e diventa un bambino come voi…”

“Si, diventa un bambino come noi.”

“Allora  cominciamo con il dire   che  cosa  il bambino come voi  fa e impara  mentre che viene a scuola.  In altre parole, perché i bambini devono andare a scuola?”

“ Noi bambini dobbiamo andare a scuola   perché  qui impariamo a leggere, a scrivere,  a contare, a disegnare, facciamo ginnastica, giochiamo a giochi sempre nuovi,  scopriamo cose sempre  diverse, studiamo la natura, gli animali, le leggi  della terra,  facciamo religione, facciamo musica…”

“Ma che meraviglia questa scuola  che  insegna a chi non sa nulla  tutte queste cose  importanti…”

“Io veramente sono arrivato a scuola che sapevo già leggere e scrivere…”

“Sei stato fortunato,  eri  già  bravo  paragonato agli altri che dovevano cominciare; chi ti aveva insegnato?”

“Mia mamma, lei è maestra  e conosce molto bene  anche  il metodo Montessori  che è stata  una importante pedagogista  dei primi anni del 900…”

“Sì,  la  maestra  Montessori ha    inventato   le scuole a misura di bambino;  in queste   scuole ogni bambino è autonomo,  fa tutto da solo,  ha un arredamento  dove   lui  si può  gestire come se fosse un grande. Perché il bambino  non è una persona  sciocca ed incapace solo perché è piccola,  già distingue   con la sua sola  comprensione  il bene dal  male, il bello dal brutto, il vero dal falso…certo,  lo capisce con le sue parole, con le sue capacità,  ma non è    una scatola vuota  che deve essere riempita,   come invece stupidamente  prima  si tendeva a credere.  Voi bambini siete  scatole piene, siete testoline  con pensieri vostri, avete il vostro modo  di essere contenti, di essere tristi, di essere stanchi, di essere distratti… e potete fare secondo le vostre capacità  tutto quello che può fare un grande,  o quasi tutto, ovviamente.”

“Il mio papà  guida un grande autocarro  ma io di certo non sono capace di guidarlo…”

“Bravo Luca, hai sottolineato  una di quelle cose   che possono fare i grandi  e che non possono fare i bambini;  andiamo avanti allora,  facciamo un elenco di tutte le cose che fanno solo i grandi…”

“I  grandi  fanno nascere  i bambini,  governano il paese, curano i malati,  insegnano ai piccoli…”

“Bene,  tutto giusto;  però  in tutte queste  cose che hai detto,  a parte la prima,  che riguarda solo i grandi,  in tutte  le altre  attività   la  collaborazione dei bambini può essere comunque utile: infatti,  non avete mai sentito  parlare delle città dei ragazzi?  Ed il medico che cura il  bambino non deve forse chiedergli  dove sente male  e se riesce  a fare certi movimenti…per capire  il genere di malattia?  E l’insegnante che insegna come sto facendo io adesso,  non deve  forse   chiedere ai suoi bambini, a voi scolari,  se avete capito? Cosa vi interessa di più?  Cosa fareste  in una determinata  situazione…e così facendo  non   vi rende partecipi  della lezione  e dunque  dell’imparare?”

“Sì maestra,  è così;  anche noi  collaboriamo; è giusto che  sia il bambino che decide  quello che deve fare  perché si viene a scuola  per imparare  ad essere autonomo,  a diventare grande appunto.”

“Bene,  ma tutto quello che fanno i grandi  è giusto solo perché lo fanno i  grandi?  Certo che no,  i grandi fanno tante cose  che è meglio che i bambini non imparino mai a fare.  Facciamo  allora  un piccolo elenco delle cose   che  gli adulti sbagliano e che sarebbe meglio non facessero…”

“Gli adulti sbagliano quando si picchiano, quando urlano  senza ascoltare  quello che dice l’altro, quando  si dimenticano  di dovere  fare certe cose importanti, quando  credono di fare una cosa fatta bene  ma poi la fanno male, quando dicono le bugie per fare del male a qualcuno,  quando  non fanno il loro dovere…”

“Bene,  tutti gli adulti possono sbagliare,  nessuno è perfetto, l’importante  è ammettere d’avere sbagliato  e così capire la ragione dell’errore. Chi sbaglia e non cambia comportamento  continuando a ripetere   lo stesso errore   è  molto peggiore  di quello che  sbaglia  ma poi  non ripete più  lo sbaglio commesso…siete d’accordo?”

“Sì, siamo d’accordo.  Tutti sbagliamo. Sbagli anche tu maestra?”

Sì, sbaglio anch’io bambini, anch’io non sono infallibile.  Anzi, io vi chiedo cortesemente di dirmi quando secondo voi sbaglio, così ne parliamo insieme  e cercherò di rimediare.  Io faccio lo stesso  con voi  perché questo è il mio dovere,  ma anche voi avete questo dovere con me, non pensate?”

“Io  dico che mi sembra che è giusto che sia così…tu aiuti noi e noi aiutiamo te…anche  se un bambino che aiuta  un grande   non è  molto  facile da  capire…soprattutto non lo capirebbe la mia mamma che mi dice sempre: ”Ascolta  la maestra  che  non sbaglia mai…”

“Certo,  la maestra non sbaglia mai tranne quando  anche lei  sbaglia…(i bambini si mettono a ridere…). Non vi è mai successo di essere sicuri di una cosa che avete fatto e di scoprire poi con sorpresa  che quello che avevate  pensato giusto alla fine si rivela  sbagliato?  Lo stesso può capitare alla maestra, perché nessuno nasce imparato…Del resto, pensiamoci bene,  le cose che dovremmo conoscere sono talmente  tante e complicate  che dovremmo essere onniscienti. Ma solo il buon Dio  è onnisciente,  noi siamo solo  dei bravi  insegnanti, dei bravi artigiani, dei bravi chirurghi, dei bravi  tecnici o dei bravi bambini che cercano di fare al meglio quello che devono fare…ecco perché nessuno è infallibile.”

“Io so  di quando  il mio papà   ha dovuto rifare  il cancello allo zio perché un pezzo della serratura  risultava difettoso”  “Io  posso dire di  quando  la mamma ha sbagliato  a fare la torta  ed è venuta  insipida…” “ Io posso raccontare di quando  la  nonna  è inciampata   sul gradino  e cadendo si è rotta il femore.” “Mio fratello  più grande ha fatto un incidente  con la macchina e per fortuna non ha investito nessuno, ma ha rotto la macchina…”  “Io ho paura quando in casa la mamma  piange  perché il papà la sgrida e urla…” “Io  ho paura quando sono sul treno che corre forte  forte  e mi immagino che qualcuno sta sui binari  e potrebbe essere travolto…” “Io ho visto  due uomini litigare e uno dei due alla fine  ha spezzato un braccio all’altro…”  “Mio cuginetto  è nato  cieco  per un difetto dalla  nascita…” “Mia sorella  è bravissima in ginnastica ma sbaglia sempre quando deve fare il compito di latino…”

“Bene bambini,  mi avete  raccontato di tanti episodi che tutti raccontano quanto le persone possono sbagliare perché sono predisposte a fare bene  alcune cose  ma non altre,  e questo succede perché   noi siamo tutti diversi; ognuno di noi però ha un talento, ossia ha qualcosa che gli riesce bene, per cui è venuto al mondo,  questo qualcosa è la sua vocazione.”

“Cosa vuoi dire, maestra?  Che dobbiamo scoprire  qual è la nostra vocazione  per riuscire a fare la cosa  che come noi non saprebbe fare nessuno?”

“Sì bambini, proprio così.  Forse non riuscirete a capirla subito,  forse la scoprirete  quando  sarete già grandi, forse per arrivare a scoprirla dovrete aspettare  molto tempo dopo di oggi,  forse  arriverete persino a dubitare di poterla scoprire, ma dovrete arrivare a scoprirla,  il vostro obiettivo è  conoscerla,   è fare chiarezza, è diventare padroni del vostro tempo, è diventare  sicuri di voi, soddisfatti di quello    che fate…Non  conta  quando arriverete a fare questo; conta  farlo.

Io conosco un bambino che aveva una malattia strana  che non gli ha permesso di  diventare  grande  fino a che non è arrivato a trent’anni. E conosco una bambina  che per uno strano destino  ha potuto cominciare  a prendere in mano il corso  della sua vita  solo a cinquanta…come vedete non è mai troppo tardi…”

“Io non lo so  ancora cosa voglio fare da grande, però un giorno lo scoprirò…Io vorrei fare il pompiere…A me piacciono  i bambini piccoli  perciò farò la maestra come te…Io voglio fare il pasticcere così starò sempre in mezzo ai dolci…Io invece voglio fare il  veterinario perché mi piacciono  gli animali, a casa ho un cagnolino e due gatti….Io voglio curare i malati perché  è bello guarire  chi non sta bene…”

“Bene bambini cari,  ognuno di voi  ha già detto qualcosa di quello che vorrà essere, qualcuno ci deve giustamente ancora pensare; magari poi diventerete  qualcosa che adesso ancora non vi è venuto in mente perché potrete cambiare idea, perché non si è ancora accesa quella lampadina della chiarezza…ma  ora voi capite bene che per arrivare a realizzare questo progetto occorre prepararsi; bene, tutto quello che  facciamo a scuola o che anche potete fare a casa  è il tempo utile  che ci servirà  per diventare  grandi… Se non capite, dovete dirlo, se avete bisogno d’aiuto, dovete chiederlo, se avete un’idea, dovete esprimerla, se non potete farlo a casa, dovete farlo qui a scuola, perché la scuola è la seconda casa dei bambini. Avete capito bene bambini miei?”

I  bambini corrono intorno la maestra, l’abbracciano, qualcuno le sorride,  qualcuno non si è mosso dal suo posto e  sembra assorto nei suoi pensieri…fuori dall’aula c’è un sole alto e luminoso,  sta arrivando la primavera, si sentono dal bosco  cinguettare  mille uccellini, ed   io mi sento un poco la loro mamma, questi bambini sono tutti miei,  sono i bambini che non ho mai avuto, sono quelli  che non ho saputo comprendere  perché  non sapevano esprimere/analizzare il loro male, sono quelli  che non ho saputo aiutare  perché io stessa avevo bisogno d’aiuto  e nessuno mi ha saputo dare al momento che mi servivano  gli strumenti adeguati.

Ma io sono la loro  maestra,  adesso so  di essere  niente di  meno della loro  insegnante.