Il mondo festeggia per tutta la notte…

 

    

capodanno in piazza

feste ad Lisbona per capodanno

Africa delle mercaviglie Capodanno 2011 G

Una vita nuova

Quali immagini potrebbero  mai meglio significare una vita nuova  se non queste? bambini che nascono, farfalle pronte a spiccare il volo, alberi carichi di promesse, albe, sorrisi,  persone che incarnano il dono di sè, bambini che sull’altalena sembrano potere toccare il cielo… 

Di pari passo,   un  nuovo   anno che arriva non è come una  vita nuova?  Ma questa vita nuova che chiede di  trovare il suo spazio non è forse come un  ferito  che  curate le sue ferite si rimette in piedi per riprendere a camminare? Ma quando   riesce a riprendere la strada  non ci si accorge che  dopotutto una parte del suo passato continua a rimanergli dentro come se fosse una parte ineliminabile che non può essere dimenticata?   e non ci  si accorge forse che  anche nel frattempo si sono lasciati per  strada cadaveri che hanno giustamente  dovuto morire per fare spazio al cambiamento? Ed  allora il nuovo non è forse qualcosa che continua,    pur rinnovando, il vecchio?

Io voglio una vita nuova ma che non sia il rovesciamento di quanto ho già avuto, ho già costruito, ho già conosciuto.

Voglio  stanze ariose e piene di luce dove non ci sia  per nulla     bisogno  di   alzare la voce o di nascondersi  per fingere  di  capirsi  e dove soprattutto le persone hanno voglia di guardarsi, di riconoscersi, di vivere insieme..

    

    

                     

   

 

                                 

Fiori per te, immaginali tutti in una ghirlanda…la nostra primavera

Io sono ciò che sono

Ciao  a tutti,  amici carissimi.

Siete già spaparanzati  nelle vostre belle case  ben addobbate per le feste?  vi immagino  già tutti pronti con le bottiglie di spumante  in mano,  se non nelle vostre mani,  di sicuro in quelle del vicino, e già sento i botti, i frastuoni, il grande gioioso chiasso  che  non ci lascerà riposare  fino a notte fonda…

2010  addio,  largo al nuovo anno, al nuovo decennio, a tutte le incognite   preziose  che conterrà.

Sempre continuando  il nostro  chiacchierare  cortese,   sento di potere  abbracciarvi  con lo sguardo  e di potere  registrare   i vostri pensieri  più consueti e più probabili,  quelli  che  ci tocca  di  rispolverare in queste occasioni antiche  e sempre  attese  con   curiosità  ed interesse.

Per prima cosa  auguri dunque al mondo.

Che possa  chiudere in bellezza, che possa dimenticare per un attimo le cose che non vanno,  che possa  serenamente  per una notte  arrestarsi  nella sua  abituale  frenesia    per  potere  pensare  solo e finalmente a se stesso. Cogliere l’attimo fuggente.

Lo so che mentre  che il mondo opulento   o normale  si permette questo lusso, c’è una fetta di  universo  che  troverebbe  magico   quello che noi riterremmo  banale.  Lo so.  Non serve ricordarlo, non serve sottolinearlo, anzi,  è talmente  risaputa questa cosa  che  chi  se ne prende veramente  a cuore  ha già fatto qualcosa per  questo  pezzo  di  paese eterno  sfortunato  e  scandaloso.

L’ha fatto senza metterne fuori i manifesti, l’ha fatto  con  generosità ed autenticità; l’ha fatto e basta.

Al mondo  cosidetto normale, invece, io mi  rivolgo  con  calma   per potere  comprendere  meglio  le vostre e le nostre  aspettative più segrete  quanto più  comprensibili.

Ciò che mi viene d’aggiungere  a quanto già detto,  è che  non sempre,  persino   noi  fortunati, vorremmo  fare quello che arriviamo a fare, non sempre vorremmo dire quello che arriviamo a dire, e spesso vorremmo svegliarci anche noi,  come quegl’altri,  in un altro paese, magari con un’altra famiglia, magari con un’altro lavoro…

Questo succede  quando  forze avverse ci hanno  persistentemente  contrastato;  non è  un luogo comune,  non è becerismo.

L’umanità normale  non  è  portata  al sacrificio.

Se ne guarda bene,  lo osserva da lontano,   se ne tiene in disparte.

L’umanità  speciale  con il sacrificio convive;  convive a tal punto che ne diventa l’immagine, l’icona, l’incarnazione.

Poi  succede che qualcosa cambia;  non chiedetemi che cosa  cambia di preciso.

Sostanzialmente cambiano le condizioni,  cambiano gli equilibri, cambiano  i rapporti, e tutto quello che era stato dato per immutabile diventa improvvisamente  mobile,  non solo mobile,  persino  paludoso, scivoloso, irrefrenabile, incontenibile…

Come presenze  senza più una propria volontà  ci lasciamo assorbire  da questa forza  invincibile  che come un uragano tutto sembra spazzare via.

Il nostro senso di responsabilità ci dice che  dobbiamo essere prudenti, che dobbiamo essere giusti, che dobbiamo essere equi nell’organizzare  i nuovi scenari  che sembrano profilarsi all’orizzonte.

E’  questo che io vi auguro e mi auguro per l’anno nuovo.

Che noi si sappia  acquisire e  coltivare    l’arte dell’equilibrio   della  nuova chiarezza,  clarità  condivisa  e  dichiarata,  che possa fugare il dubbio  e le incomprensioni,  affinchè non ne vengano  in eredità nuovi vinti e nuovi vincitori,    ma solo nuovi uomini  più consapevoli, più giusti, più forti, e perchè no,  più felici o più   adeguatamente  determinati  alla felicità.

Comprendere i propri errori per non più ripeterli; comprendere il proprio presente  per trovare l’energia di  accettarlo; progettare  il proprio futuro per avere il   respiro del tempo e nel tempo.

Torno  a ripetere il titolo di questo blog:  cuore, tempo, mente.

Il cuore  ci fa sentire la vita  ma se fosse abbandonato a stesso   senza  la mente che lo controlla  ed il tempo  che lo  contiene  potrebbe diventare  una  fiamma devastatrice e distruttiva.

Il tempo  è quello spazio   che noi ci costruiamo o ci organizziamo più o meno  liberamente  ma che  senza  il cuore  e che senza  la mente  non avrebbe alcun senso, alcuno scopo, alcuna origine ed alcuna  destinazione.

La mente   è la lucidità del nostro agire,  è  la comprensione  del nostro fare e del nostro ricevere,  ma che senza il cuore  che la rende personale e nostra, e che senza il tempo  che la rende  contestualizzata  e mobile,  in continua trasformazione,    sarebbe un sapere senza  costrutto, senza  utilità,  senza  armonia con il creato.

Che tutti noi  si possa dire: “Io sono ciò che sono  e vivo  la mia vita  che mi è stata data  da vivere.   Non posso fare altro. Non voglio fare altro. Non devo fare altro.”

L’astrologia è una cosa seria

ANNO NUOVO, TEMPO DI OROSCOPI…

L’importante  è consultare quello serio  e non pensare  che  non si debba fare nulla, perchè accadrà solo quello che faremo accadere, anche grazie alle stelle.

Altra regola importante, non lasciarsi mai prendere in giro dai ciarlatani…

I  re si facevano e si fanno guidare dall’astrologo; i  grandi lo consultano nelle grandi occasioni; le persone normali  lo usano per gioco o per superstizione, i religiosi dicono che non bisogna lasciarsene influenzare, nell’antichità  la pratica astrologica  era paragonata ad una   stregoneria e condannata sul rogo. 

Storia di un sapere antico e misterioso  che come tutto il resto  è finito nel declino del tempo  spazzatura ma che sopravvive  ai furori  dell’ignoranza,  del superficialismo e dei luoghi comuni…

    

     

     

    

    

    

Due chiacchiere di fine anno, tra le rovine degli uomini…

   

Ciao a tutti.

Il mese di dicembre mi ha tenuto occupata  molto in faccende private,  così che ho trascurato di molto il blog,  dove mi sono limitata  a  lanciare più che altro immagini,  immagini che non  ho certo fatto fatica a pensare, visto  il periodo ricco di  feste, ricorrenze  e quant’altro…

Si sta chiudendo  l’anno, il primo anno di vita  di questa mia  piccola rubrica  che  sto cercando   di  gestire con voi.

Mi dispiace  che nessuno dei miei  più o meno  sconosciuti lettori  abbia  ogni tanto l’idea  di  scrivermi  qualcosa che vada  oltre le due parole o il semplice commento,  difetto che mi risulta essere condiviso da molti,  ma sono egualmente  felice  di tutte le vostre  piccole e preziose  considerazioni, soprattutto delle  eventuali  critiche  che mi permettono di aggiustare il tiro,  di riuscire ad avere un confronto   preciso  su  determinati argomenti  dettati dal caso o dai tempi.

Personalmente lascio un anno  prezioso, un  anno che mi ha portato  nuova conoscenza, nuove occasioni, nuovi incontri, nuovi progetti; un anno che  mi ha obbligato  a bilanci  non sempre  positivi  o   sereni;    un anno che  mi ha  chiamato   a responsabilità, a scelte, a rischi.

In una società  che sembra rincorrere  i tempi moderni  del  nulla, della leggerezza, della precarietà e  dell’apparenza,   dove  tutto è niente  e niente  vale  qualcosa,  io più che mai mi devo confermare  nel   pensiero  che  il tempo moderno  è un bene prezioso  solo se speso al servizio  della tradizione, là dove per tradizione   si vogliono solo intendere i valori  dei sentimenti, quelli eterni, quelli immutabili, quelli  che unici tengono in piedi gli uomini che grazie a questi pilastri  invisibili quanto  granitici   riescono a superare tempeste ed uragani  cataclismatici…

Amici carissimi,  cosa voi sareste capaci    di sacrificare per una vita trasparente, cristallina, all’insegna  della chiarezza,  del lindore,  dell’onestà, della passione,  della fedeltà e della coerenza?

Prima di rispondere  occorre analizzare e soppesare le parole messe sul piatto:  chiarezza, onestà, passione e coerenza, già queste  quattro includono  tutte le altre sopra indicate.

Ciò che è chiaro  è anche trasparente, è anche pulito,  che non  vuol dire che non possa essere complesso;  ci sono forme di complessità  molto sottili  ed  argute che tuttavia  mantengono il loro  livello di chiarezza,   cioè di messa a fuoco,  di intelligibilità.

Questa chiarezza  per emergere  necessita di mezzi  idonei, altrettanti  diretti  ed operati  alla luce del sole.

Ogni nostro agire  che  viene tenuto nell’ombra   per necessità di forza maggiore,  di contingenza, di oscuramento  subito e non voluto,   sono null’altro che l’agire  del  rivoltoso che  così  opera per potere uscire dal buio, dall’anonimato,  dal recinto  fangoso   in cui è stato  rinchiuso e  dimenticato.

Il rivoltoso esce dalla prigione  appena ci riesce, appena ne trova l’occasione  e la possibilità,  per potere mettersi appunto sotto  il chiarore  dell’alba  e potere camminare  dritto  là dove tutti lo possano vedere, e lo possano avvicinare, e lo possano  incontrare.

Questo viene detto  per far comprendere possibilmente  il fatto che    non si nasce  rivoluzionari  ma semplicemente  lo si diventa  un po’ per   necessità, un po’ per destino,  un po’ per   idealismo.

Fino a che  la rivoluzione non  trova il suo giusto spazio, il suo giusto tempo, il suo giusto  consenso,  essa rimane qualcosa di incerto,  di sacrificato, di inconcluso, di latente,  di  non  dichiarato.

Trovando il suo spazio, tempo e consenso,  il cambiamento  fiorisce  come   un   albero  che  affonda le sue  prime  ed incerte radici  nella zolla  che dovrà diventarne   la dimora.

Il legame tra rivoluzione e tradizione   è tanto  forte quanto invincibile ed innegabile; che cosa è infatti  rivoluzionario?  Tutto quello che va contro  il luogo comune, l’ipocrisia  e  lo status  quo.

E nello stesso  tempo  che cosa è  degno d’appartenere   alla tradizione?   Tutto  quello  che non viene scalfito    dal tempo, dall’ipocrisia   e  dal becero   status  quo.

Ciò che appartiene  allo status  quo non è  quello  che  la filosofia  in quanto scienza della verità  fa rientrare  nella Tradizione,  ma  semplicemente quello  che   volontà di governo precise fanno  conservare  a difesa di interessi privati e parziali  di cui   il sistema  politico non  vuole  il rovesciamento.

Dunque primo punto da mettere nella griglia  della chiarezza: 

Status quo = conservazione di interessi privati  garantita dalla volontà politica; 

Tradizione = valore immutabile  che va conservato  dal sentimento  dell’agire  umano

Facciamo esempi pratici:  sono  valori immutabili   l’amore, l’amicizia, la solidarietà, l’uguaglianza, la libertà,  la ricerca della verità, la bellezza…; sono  realtà   di natura conservative    il matrimonio come  ogni genere  di associazione.

Non è l’aspetto associativo  di per sé criminale o da criminalizzare;  è   criminalizzante  l’uso  che l’uomo  arriva a farne  di questi   statuti,  nel momento  in cui sostituisce   alla sua persona  che viene impegnata  nell’atto di assunzione delle responsabilità,  lo stesso statuto  che lo  rappresenta,  trasformando  uno strumento  di per sé sacro  e carico di significato in uno strumento  al servizio   dell’apparenza, dell’ipocrisia e del vuoto/imperioso  interesse, o delegando ad una formalità,  per quanto  grave,   il proprio dovere  affettivo.

Ecco  l’espressione  chiave:  l’affetto è un dovere, è il primo dovere del matrimonio.

Il primo dovere del matrimonio  non è  il prendersi cura dell’altro  secondo le proprie  capacità e sostanze,  ma  è il donarsi affetto.

Nell’affetto c’è tutto,   c’è   il riso, il pianto, il silenzio, il canto, la solitudine, la compagnia, l’allegria, la tenerezza,   il sorriso, le parole….

Ragionando per fantasia   ci potrebbero  essere  status quo  che nessuna rivoluzione desidererebbe sovvertire,  a patto  che  potessero  esistere  in gran quantità  associazioni  che non fossero   tali solo nell’apparenza ma bensì nella sostanza.

Il limite  di ogni contratto è che suggella o pretende di suggellare   sulla carta quello che dovrebbe nascere  e rimanere scritto nel cuore.

E’ come se la legge  prevaricasse  la verità; è come se  il diritto si mettesse al servizio  della menzogna. E’ come  se   declassassimo la tradizione  a  vuoto becerismo.

Di pari passo ci sono rotture associative che sono tali più nell’apparenza che nella sostanza;  come dire, non conta  mai   quello che sembra,  conta  sempre   quello che è, da qualunque angolo lo si guardi.

E  qui inizia la grande lotta;  la lotta  dei benpensanti e degli  impiccioni e dei curiosi e dei falliti  e dei curiosi  e degli esseri  insulsi e privi di talento che non avendo una vita privata propria  di un certo interesse  vanno ad occuparsi della vita privata  del vicino di casa.

Lasciamo pure che questi omuncoli  senza cervello e senza  qualità  cerchino di sbirciare dal buco della serratura;  mentre che loro  buttano via il loro inutile e assai poco prezioso tempo,  qui  si sta ragionando  di cose serie, di cose solide,  di cose che non hanno tempo d’attendere.

Come si è potuto notare sono stati inclusi  nella tradizione  tutti i sentimenti   più rivoluzionari  per eccellenza;   l’amore, l’amicizia, la solidarietà, la libertà, la bellezza, la ricerca della verità…

Questo  per sottolineare  che  c’è una possibilità di incontro  tra   ciò che viene ritenuto  genericamente di destra e ciò che viene  ritenuto genericamente di sinistra.

Ogni uomo, a qualunque sfera  di pensiero appartiene,  ha sentimenti d’amore, d’amicizia, di libertà,  di bellezza  e così via…; è il suo essere capace di concretizzarli nella propria esperienza di vita  che fa l’ unica e determinante  differenza.

Con questa breve   riflessione  che  tocca  la vita di ognuno di noi  vi lascio  nel 2010  per ritrovarvi,  più appassionati che mai  vicino  al mio bisogno  di scrittura ed al vostro bisogno di parole,     nell’anno nuovo     che sta per  esplodere,    come una meravigliosa   stella cometa  nel firmamento…

Auguri specialissimi a tutti.

Vi abbraccio

E dopo l’intimità del Natale…fuochi d’artificio senza farsi male…

Fuochi d'Artificio