Tu per me sei importante

Carissimi, oggi volevo parlare con voi  di come il tempo che corre  ci abbia introdotto in una società che sembra avere  superato   i canonici  limiti della temporalità  ed i canonici limiti della spazialità.

Molto spesso quando vado in Facebook, ma non solo,  mi imbatto in articoli    di vario genere  postati  da persone molto molto  valide che sanno d’avere il mondo in mano,  se non proprio il mondo,  il  proprio tempo ed il  proprio  spazio senza   esclusione  di dubbio.

Li guardo, li osservo e di loro mi viene da dire: “Ecco dei giovani  che stanno nel posto giusto al momento giusto,  che cavalcano la tigre nel fiore dei loro anni,  pieni  di  entusiasmo, di sicurezza di sé, di virtù, di potenzialità,  di fermento…”  e concludo che è giusto, che è bello, che per molti  le stagioni arrivano  quando è doveroso  debbano arrivare, probabilmente per la maggioranza  di noi, per chi ha la fortuna di avere  delle storie  familiari  normali,  delle crescite  emotive  e  formative e professionali  nei tempi regolari.

Poi  mi  ricapita  di  rileggerli,  di riosservarli,  non posso dire di parteciparli,  per quanto io posso condividere quello che dicono, ma un conto è condividere,  un conto è farne parte…

Tra loro e me stanno almeno  quindici anni   di distacco, che non sono molti ma nemmeno pochi, sono quasi una generazione;  loro sono giovani sul serio, a pieno titolo,  io sono   un po’  stagionatella,  sì, potrei egregiamente vestirmi  come loro si vestono, confondermi tra loro, persino pensare quello che loro pensano,  ma dovrei  camuffarmi  nelle loro  sicurezze verbali e comportamentali,  e  appunto,  sarebbe solo un camuffamento, alla fine. Quello che io sento non è quello che loro sentono. Loro sentono senza avere nessuna radice,  non hanno nessun maestro, sono come fuochi artificiali  mirabolanti pronti a catturare gli sguardi  di folle inebetite  che hanno bisogno di venire distratte;  io sento  invece con tutte le mie radici,  con tutti i miei  maestri, quelli  veri e quelli desiderati e mai avuti,  sono  non un fuoco artificiale  ma  una piccola luce,  calda, calorosa, vivace,  ma pur sempre piccola, quasi invisibile.

Insomma,  io devo sempre e ancora misurarmi  con qualcuno, con qualcosa, spesso con montagne che sanno d’essere montagne; loro no, sfrecciano come saette pungenti e sicure,  argute, impertinenti  e irriverenti  come solo i giovani  sanno essere.

Io  ho accettato  il tempo  e le sue regole perché l’ho vissuto, mio malgrado e per mio piacere;  chi non accetta il tempo che passa  è un poveraccio che non può avere né passato e né futuro,  mentre io adoro il mio passato,  che sia stato quello che è stato perché comunque  ho cercato  di spenderlo bene, e  non potrei farne a meno,  ovunque io vado, qualunque cosa io faccio, il passato mi segue, ne fa parte;  nello stesso tempo, adoro il mio futuro, perché è nel futuro che io devo e penso  ancora dare la parte migliore di me, è quello che non ho ancora fatto che  cattura incondizionatamente il mio interesse;  infine  mi muovo nell’unico tempo e nell’unico spazio che è concesso  all’esperienza,  ossia  nell’oggi e nel qua,    in questo luogo.

La  rivoluzione tecnologica  ha contribuito  ad allargare  a dismisura   i confini spaziali e le contingenze  temporali. Nell’era del  web  ognuno di noi può comunicare in tempo reale con un presumibile punto qualunque  della terra (per ora ci dobbiamo limitare al nostro emisfero planetario)   e sempre con l’aiuto della  tecnologia  può raggiungere fisicamente    in tempi straordinariamente  brevi ,  spazi  ritenuti solo  cinquant’anni fa  inimmaginabili.

Come non comprendere  la   forma mentis  delle nuove generazioni   definite i nativi   digitali, e dei giovani rampanti  di cui sopra si parlava?  E’  comprensibile  che loro  si guardino d’intorno  ed abbiano a trovare tutto così obsoleto, tutto così ridicolmente  vecchio e superato…E’  vecchia la nostra società  ancora ingessata in schematismi  assurdi  ed imbecilli,  è vecchio il sistema  che continua a triturare con  un movimento ebete  le solite ritrite questioni, è vecchia la nostra scuola  che ancora ripropone i soliti insulsi  programmi ministeriali mentre che gli alunni in classe  hanno la testa altrove, e purtroppo spesso non solo la testa. È vecchia la politica che non trova il coraggio  di denunciare se stessa, di fare il salto di qualità,  assente  di una nuova generazione  che abbia  seriamente la volontà di fare  rinnovamento, di fare progresso, di fare  investimenti sul sociale.

Un  grido  solenne s’erge dalla platea:  “Vogliamo rinnovare quel che non funziona più,  vogliamo  diventare protagonisti  del nostro tempo e del nostro spazio  che invece  ci viene  non tolto, non negato,  ma bloccato,  circoscritto,  ingessato…”

Sono sicura che ci riusciranno, che ci riusciremo a portare a casa qualcosa,  e questa è la prima cosa assolutamente positiva  di questo complesso  discorso.

Allora  cerco  di immaginarmi il dopo,  come potrà  essere  questa società, per esempio tra trent’anni?  Non riesco ad immaginarmi  un tempo più lungo, visto che nei  soli   ultimi venti    i punti di riferimento  collettivi  si sono talmente  stravolti   da  non avere  nessun precedente e nessun punto di paragone che possa aiutarci  in questa delicata e un po’ abusiva  analisi…

La  prima cosa che mi viene in mente,  è che la tecnologia  avrà naturalmente portato  sé stessa all’ennesimo grado,  sì,  ma con quali conseguenze, e con quali vantaggi,  perché è chiaro  che qui si sta sottolineando  la conquista di  saperi  e di espressioni e non  la critica sterile  al progresso che non avrebbe dovuto esserci perché molto banalmente si  stava meglio quando si stava peggio…

Io parto sempre dal presupposto che è il bisogno che  fa  maturare  le scelte,  i cambiamenti.

Di cosa avrebbe   dunque bisogno il nostro tempo per evolversi  e migliorarsi?

Non tanto  di maggiori supporti  tecnici,  di quelli abbiamo compreso  che  l’uomo  ne fa incetta,  che non c’è bisogno di stimolarlo  per  condurlo sulla via  di questo avanzamento;   il nostro innato senso  laborioso  che mentre  che produce  non è obbligato a pensare e trova piena soddisfazione  nella produzione di sé,  avrà sempre  uno cento mille  uditori  pronti  a plaudirlo;   così  che possiamo  già concludere  fin d’ora che  senza dubbio la lunghezza della vita media si sarà allungata,    e che avremo sconfitto altre forme varie  di malattie,  e che avremo  scoperto un modo di far partorire l’umanità  il più possibile senza dolore, a dispetto di  quel monito antico divino  che recitava  inquietante “Partorirai tra grida  e lamenti…”.

E poi ancora,   ci sarà più di  tutto per una buona fetta  di tutti noi,  i mondi oggi ancora nel solco  dell’arretratezza   saranno senz’altro anch’essi un po’ meno  arretrati;  credo  che si sarà  anche in qualche modo  maturato  il senso  di  appartenere  tutti  ad un solo genere, per cui il sogno di Einstein che voleva un mondo   libero da ogni pregiudizio e da  ogni   prevaricazione di sorta non dico che sarà oggettivo  ma quantomeno svincolato  da certi tabù ancora  vagamente  assillanti.

Non perseguiteremo senza venire   perseguiti   i gay   o i diversi di  qualunque  grado, perché ci saranno leggi esplicite e severe  ad impedirlo;  saranno sempre più condivise le pari opportunità  e le uguaglianze di diritto;  le costituzioni nazionali  dei paesi democratici (sempre maggiori)   non saranno più solo fondate  sul lavoro  ma anche sul diritto alla felicità,  diritto  fino ad oggi sempre tenuto ascritto al privato  e mai al pubblico.

Ci saranno piani di difesa internazionali  sempre più  consolidati  nella garanzia  alla  tutela  della pace,  l’uso della tortura  sarà bandito  persino  dalla Cina  che credo  in vent’anni  troverà il modo  di fare i propri  conti  anche con il proprio  passato. Il  terrorismo islamico  sarà  ancora una minaccia  ma  sempre  più  combattuto  con tutti i mezzi  informativi , strategici, diplomatici e   militari.

Saranno stati fatti notevoli passi avanti contro  la lotta all’aids, e contro la pratica indegna  dell’infibulazione, e contro la pratica disumana  della dilapidazione , e contro la vergogna dello stupro  e dell’abuso all’infanzia…

Vivremo allora  in  democrazie finalmente diventate  mature ed equilibrate?

No,  questo no;  per questo non bastano trent’anni, ma nemmeno  duecento, ma nemmeno  mille…e teniamo conto che queste evoluzioni saranno raggiunte inevitabilmente    al prezzo di scontri e di lotte e di conflitti  anche  gravi…

Gli assassini continueranno ad esserci, come i ladri, come   i parassiti,  come i corrotti, come  i mafiosi,  stirpe  di  uomini incalliti  che  non avendo regole  non hanno neppure alcun freno  alle loro azioni, quindi  non hanno nemmeno  morbi interni  che minaccino la loro sopravvivenza.

I miglioramenti  maggiori  verranno dalle fasce più deboli,  quelle che hanno tanto da guadagnare e poco da perdere;  dopotutto sono sacrosante leggi di natura,   è il più affamato che corre al tavolo   per primo (quando ce l’ha un tavolo a cui sedersi),  a dispetto di chi si tronfia  della sua  opulenza  o del suo non bisogno  che lo fa tenere nelle ultime  postazioni della fila, dimentico che l’immobilismo dovuto alla pigrizia  non ha mai premiato nessuno.

La  questione israeliana  a dispetto di tutto questo pur  cauto  ottimismo  non sarà invece ancora stata risolta. Si può immaginare un maggiore stato di tregua,  di capacità  di convivenza,  nessuno più  parlerà impunemente  di  non diritto di Israele ad esistere,  però  saranno ancora  sempre aperti   certi problemi di carattere  politico-territoriale.

Credo che questo sia il conflitto  di tutti i conflitti, il dolore di tutti i dolori, la guerra di tutte le guerre,  e come già  ho avuto  modo di asserire altrove, quando in Israele ci sarà pace, il mondo sarà finalmente salvato.

Chi pensa ancora oggi  che  Israele sta là, lontano da noi, e che i problemi degli altri non centrano nulla con i propri, e che si può stare sul proprio pezzo  di terra come se fossimo cellule  isolabili ed isolate,  e che è peggio per chi non vuol fare come dovrebbe se continua a poter decidere quello che vuole a casa propria,  o che al contrario  si possa andare a casa altrui  a dettare legge quando  non   rispettiamo nemmeno le leggi a casa nostra….tutti questi individui pensano male.

Siamo veramente ormai un mondo unico, e vorrei sapere parlare tutte le lingue  per potere capire  i pensieri  di chi pensa  senza bisogno di averli tradotti, e vorrei  con la  scoperta   di una lingua  che  sta  nascosta   sapere farmi intendere  e vedere gli altri che si comprendono,  che si rincorrono, che si dicono perché questo occorre dirsi : “io ho bisogno di te,  tu per me sei importante…”

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