Kasserine, un piacevole incidente di percorso

 

 

Siete mai stati a Kasserine? No? Bene, non andateci, non per dormire.

Io ci sono capitata per sbaglio durante il mio bellissimo viaggio in Tunisia; il programma era fare tutto il giro del paese partendo da Tunisi, tappa obbligata dello sbarco e poi via Bizerta/Tabarca fare il confine interno verso la Libia, quindi giù verso il confine sud   via Le  Kef  e via Tozeur   fino alla zona desertica di Douz; da lì spostarsi  verso la costa orientale e su su attraverso   El Jem e Kairowan , ritornare, dopo una toccata e fuga sopra il mare di Madia, verso il grande golfo tunisino dove non si può non visitare le antiche rovine di Cartagine…

Durata del percorso venti giorni circa, comprendendo i tre quattro giorni per arrivare via mare da Milano e i tre quattro giorni per ritornare alla meta, con relativa calma e senza troppa fretta.

La Tunisia è bella, è piccola ed accogliente; i tunisini per lo più gente tranquilla e solare; come tutti i grandi paesi del nord Africa è in espansione; allo sbarco eravamo pochi turisti in ingresso e moltissimi tunisini che rientravano in patria dopo il loro soggiorno di lavoro all’estero, in questo caso provenienti dall’ Italia.

In giro per le strade che sono tutto sommato ben battute e percorribili c’è molta security; il turismo è la seconda entrata nazionale del bilancio e quindi il governo è accorto a trasmettere questa politica di accoglienza e volta allo sviluppo turistico.

La tecnologia è alle prime armi; il giorno del ritorno non andava internet così l’imbarco che doveva durare il tempo regolare di due ore si è prolungato di oltre quattro ore di ritardo; fortunatamente qui il tempo non sembra avere un grande peso; sia per loro che non conoscono l’affanno del ritmo moderno delle nostre metropoli, che per noi che essendo in vacanza ci permettiamo atteggiamenti rilassati ed impostati al vivi e lascia vivere.

Non solo la tecnologia muove i primi passi ma anche il confort ed il design sono quelli che noi potremmo definire di trenta o quaranta anni scorsi.

Le donne non portano il velo integrale, se non pochissime per propria scelta; all’interno e verso il sud è senz’altro maggiore il peso dato alla tradizione ed al rispetto rigoroso ma direi anche deviato del Corano.

Tunisi è una vivace   città moderna dove si respira un clima senz’altro multiculturale; appena arrivati all’una di notte, io e Giovanni fatichevamo a trovare la collocazione dell’Hotel che sapevamo non dover essere molto lontano; abbiamo chiesto in un inglese un po’ stentato aiuto ad un signore che stava fermo sul suo suv al semaforo accanto a noi; ha compreso più per intuito che per altro il nome dell’hotel pronunciato all’occidentale anziché nel modo corretto e molto gentilmente ci ha portato al suo ingresso, che per l’appunto era due isolati intorno.

Lo abbiamo ringraziato di cuore e lui ci ha restituito un grande sorriso; avrà pensato : “Italiani in vacanza, che si godano pure il nostro bel paese di povera gente…”

Bello è bello, come si diceva, per quanto pieno di tutte le varie contraddizioni tipiche di ogni continente, ma forse qui ancor più amplificate dallo scontro di due mondi sempre più distanti e sempre più diversi: quello della modernità più estrema e quello dell’arretratezza che non sembra conoscere vie di ripresa e di riscatto.

La Tunisia è ricca d’agricoltura; un granaio , un frutteto ed un uliveto a cielo aperto; producono anche del buon vino, sembra grazie a dei viticoltori italiani che hanno pensato bene di trasportare la loro arte su questa riva del mediterraneo.

Molti giovani gay  si trasferiscono su queste coste per ovvie ragioni di turismo sessuale; non trova spazio  invece il fenomeno dello sfruttamento minorile qui severissimamente punito.

L’emancipazione della donna, come l’emancipazione politica, come si può immaginare  sono  ancora molto a divenire; il loro  destino per ora sono  ancora  per la donna quello di sposarsi e fare figli,  per la  politica   quello di attenersi scrupolosamente alle regole del governo.

Abbiamo volutamente evitato tutta la costa (Madia a parte)  che è diventata da qualche decennio la roccaforte del commercio turistico, in capo l’isola di Jerba e quindi la città di  Hammamet   diventata famosa per avere ospitato in vita  ultima  ed in morte il nostro leader politico Bettino Craxi.

Per concludere c’è Kasserine dove praticamente o ci finisci per caso o non viene battuta da nessuno straniero che volesse  semplicemente  fare amicizia con i locali; centro agricolo e di nessuna importanza archeologica, ci sono in tutto due alberghi, ma anche questi solo sulla guida turistica; in verità è come se ce ne fosse solo uno, perché l’altro rimane accettabile di nome ma non di fatto; di giorno è deserto e di notte si popola di prostitute e di avventori che vogliono sia compagnia femminile che compagnia alcolica. Lo riconoscereste subito: ha una insolita forma circolare ed effettivamente  ai suoi tempi  deve essere stata una bella struttura…

Noi avremmo ovviamente scelto l’unica opzione  concessa,  se non fosse che l’albergatore appena chiesto un riparo per la nostra moto ci ha risposto non solo di non poterci accontentare, ma di non lasciare il cavallo in strada incustodito perché non l’avremmo senza dubbio ritrovato l’indomani. Addirittura ci ha consigliato di andare dalla polizia lì vicino a chiedere se potevamo lasciare il mezzo riparato da loro.

Messi alla stretta  ci siamo rivolti all’hotel fantasma che quantomeno ci garantiva un rifugio per il motore, per noi ovviamente assai prezioso.

Non vi racconto lo stato della stanza; polvere vecchia di secoli, un bagno a dir poco ruggine dove non scendeva dal rubinetto nemmeno più un goccio d’acqua, un letto praticamente abbandonato e con coperte fatiscenti, un mobilio che faceva orrore solo al pensiero di toccarlo…

Alla bisogna abbiamo chiuso occhi e naso e ci siamo adeguati, pensando che comunque sarebbe passata la notte e sarebbe arrivato il nuovo giorno e quindi il momento di ripartire;  quella sera  abbiamo dormito senza spogliarci, stendendo  i nostri teli sul giaciglio di fortuna, con i documenti ed il danaro sotto il cuscino  e barricati nella stanza pronti  a dare battaglia, ce ne fosse stato bisogno. Un messaggio via cellulare  per comunicare la nostra posizione  e la conta delle ore alla rovescia…

Albergo a parte, è invece proprio a Kasserine che abbiamo avuto modo di conoscere la genuinità ed il decoro della gente tunisina.

Questo grazie alla cena che ci è stata servita ad un costo che noi diremmo ridicolo (otto euro per un pasto per due…) da un cordialissimo  quanto modesto  ristoratore del luogo. Lungo la strada principale che attraversa il paese c’è un grande locale che noi definiremmo il ritrovo pubblico del posto,  ed  accanto c’è questa specie di trattoria; il capo era più stupito di noi di vedere   gente straniera andare da lui a chiedere cibo; abbiamo chiesto cosa servisse e lui si è subito precipitato nella macelleria accanto a prenderci delle bistecche di manzo fresco; quindi ci ha preparato un piatto di pasta che noi useremmo per fare la minestra in brodo ma che loro condiscono con il sugo, il loro condimento, quello un po’ speziato che noi del nord facciamo fatica a gustare. Per concludere un po’ di insalata mista, un bicchiere di vino e l’acqua.

Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere altro, nel senso che più di così e meglio di così non  saremmo potuti essere serviti; visto il genere di clienti ci hanno dato anche i coltelli al tavolo, per potere tagliare la braciola, perché qui non li danno ai loro, in quanto poi finirebbero per essere usati magari durante qualche rissa improvvisa. Il gestore ci ha portato il conto scritto al momento su un pezzo di carta e ci ha chiesto se eravamo stati contenti; abbiamo risposto “contentissimi”. Ed in effetti questa cena frugale ma più che adeguata è stata la cosa migliore di tutto il giorno. Dopo l’albergo fantasma e la pioggia  torrenziale, un vero e proprio temporale in pieno agosto e nel mezzo della Tunisia che non ci aveva dato tregua dall’arrivo, la gentilezza di questo signore e la sua capacità di rappresentare l’accoglienza verso un popolo diverso, ci è sembrato tutto sommato il più che onorevole  biglietto da visita   di questo paese.